Cambiago (Mi): Un uomo colto può credere alla divinità di Gesù?

Incontro - testimonianza con John Waters

Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo? Una testimonianza dal rock al giornalismo con John Waters, editorialista di Irish Time, quotidiano nazionale irlandese.

Palermo: "Io sono qui"

Testimonianza di Mario Melazzini e proiezione del documentario di Emmanuel Exitu

 


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IO SONO QUI di Mario Melazzini - dvd di Emmanuel Exitu Edizioni San Paolo - CDU: 86F 59128 pagine + DVD

Mario Melazzini è un medico di successo di 44 anni che nel 2002 si ammala di SLA: siscrive “Sclerosi Laterale Amiotrofica”, si legge “morte in 5 anni”. I muscoli pian piano siparalizzano e si perde la capacità di camminare, deglutire, parlare, respirare. Fino alla paralisi totale e la morte. Mario allontana tutti e vuole il suicidio assistito, ma prima del giorno stabilito si fa la domanda: “è questo che voglio davvero?” Torna indietro confuso e si ritira sulle sue Alpi. Lassù succede qualcosa tra la sua anima e la bellezza delle montagne. Allora riprende in mano la sua vita e fa una cosa impossibile, cioè normale: vive. Fino a ideare e costruire con i suoi amici il “Nemo”, centro clinico all’avanguardia per le malattie neuro-degenerative presso l’ospedale Niguarda a Milano. Il libro e il DVD allegato, raccontano 7 giorni e 7 notti la vita di Mario Melazzini, medicoche con il dolore della malattia si è riscoperto uomo: i giorni vissuti sempre di corsa tra il lavoro in reparto con i suoi "compagni di malattia" e i continui viaggi per andare dai suo amici; le notti invece offrono brevi flash dalla sua “cuccia” (ovvero il letto), dove Mario riflette sulla sua vita quotidiana, racconta la storia, progetta il suo futuro. «Anche con limiti enormi, io sono ancora il protagonista della mia vita. Perché quando scopri di avere una malattia inguaribile, pensi che la tua vita sia finita. Invece, con una malattia inguaribile fai strane scoperte. Per esempio: arrendersi non serve a niente; la vera malattia è nell’anima; la vita è bella (non solo nei film, anche nella vita). E d’inguaribile c’è soltanto la mia voglia di vivere».







Mario Melazzini è primario del day-hospital oncologico alla Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia e da sei anni èmalato di SLA, sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa con la quale, mediamente, non si vive più di tre anni. È anche presidente dell'AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica). Per le edizioni SanPaolo ha pubblicato: Ma che cosa ho di diverso? Conversazioni sul dolore, la malattia e la vita (2009).

Emmanuel Exitu: regista autodidatta, è nato a Bologna. Il nome d’arte viene dall’In Exitu di Giovanni Testori. A Roma è arrivato per caso facendo quel che capita: dialoghista, adattatore, story editor per progetti tv in Lux Vide. Ha lavorato come drammaturgo e aiuto regista per il Teatro di Documenti fondato da Luciano Damiani, Luca Ronconi e Giuseppe Sinopoli firmando Sipari d’Autoritratto / Frammenti della Tragedia di Lecco (2003) e Baccanti di Guerra,riscrittura della tragedia d’Euripide alla prova della guerra d’Iraq (2004). Dal primo romanzo che racconta il grande viaggio dei Re Magi, “La Stella dei Re” (ed. Marietti), ha tratto la sceneggiatura per il film omonimo prodotto da Edwige Fenech e in onda su Rai Uno nel 2007, vincitore del primetime (5 milioni di spettatori). Il suo primo documentario “GREATER – Sconfiggere l’Aids” ha vinto il Babelgum Contest a Cannes nel 2008, scelto da SpikeLee fra 3 finalisti selezionati da una giuria di esperti su oltre 60 documentari provenienti da tutto il mondo.

Cesena (Fc): «E quindi uscimmo a riveder le stelle»

Lettura di Marco Bersanelli 

 

Marco Bersanelli è professore di Astronomia e Astrofisica all'Università degli Studi di Milano.

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Firenze: Il grande inquisitore

Incontro con Tat'jana Kasatkina e Gustavo Zagrebelsky












A conclusione di un ciclo di conferenze che l'ha portata in varie città d'Italia, proponiamo l'intervista a Tat'jana Kasatkina, de ilsussidiario.net “La grande lezione dell’Inquisitore ai cristiani”. Tat'jana Kasatkina, direttore del Dipartimento di Teoria della letteratura presso l'Accademia Russa delle Scienze e' autrice del libro "Dal paradiso all' inferno: I confini dell'umano in Dostoevskkij" edito da Itaca Libri. Nel volume, attraverso una lettura originale essa mostra che l’opera del profeta russo del XIX secolo si è nutrita della tradizione cristiana, letteraria e iconografica: è questa la sorgente che gli ha insegnato a non temere l’umano, ma ad amarlo. Sempre. Dostoevskij parla dell’uomo all’uomo, affascina e impaurisce proprio perché raggiunge il mistero insondabile del suo essere una creatura aperta al bene e al male con un’ampiezza che va dal paradiso all’inferno.  


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Genova: Cosa tiene accese le stelle

Face to Face con Mario Calabresi




L'incontro si svolgerà in forma di intervista al noto giornalista italiano, che illustrerà le motivazioni e il metodo dei suoi recenti lavori, in particolare del suo ultimo libro, in cui si è impegnato a raccogliere e raccontare storie di persone che, in quest'epoca segnata dalla crisi, non hanno rinunciato ai loro desideri e progetti, né sono venuti meno alla responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Calabresi ci racconta storie di imprenditori, ricercatori, artisti, che ben rappresentano l'Italia creativa e laboriosa, ma anche di persone comuni, o anzi per alcuni aspetti svantaggiate, come la tredicenne di Taggia, figlia di immigrati marocchini, che diventa la migliore studentessa della sua scuola, spinta dalla voglia di imparare e di costruire il proprio futuro. Al centro di queste storie sta infatti quel desiderio che “tiene accese le stelle”, che trae origine nella natura profonda dell'uomo e che può costituire oggi l'antidoto più potente al lamento e alla rassegnazione imperanti. Con questa iniziativa il Centro culturale intende offrire a tutti la possibilità di incontrare un grande protagonista del mondo dell'informazione, che testimonia una sguardo aperto e appassionato alla positività del reale

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Sfidando un freddo pungente sommato al vento che sa rendere inospitale la splendida Genova, la sera di martedì 7 febbraio si è svolto presso il Teatro della Tosse l’incontro del Centro Culturale Charles Péguy con Mario Calabresi, direttore de La Stampa e autore di tre libri, tra i quali l’ultimo, cui era dedicata la serata: Che cosa tiene accese le stelle. Stimolato dalle domande del Presidente del Centro, professor Marco Di Antonio, Calabresi ha parlato delle motivazioni che lo hanno spinto a scrivere il libro, delle persone che più lo hanno colpito e le cui esperienze il libro racconta, della sua visione sulle difficoltà e sulle speranze del nostro paese, infine anche della sua storia personale. La testimonianza fornita da Calabresi è stata autorevole e avvincente. È emerso dalle sue parole uno sguardo di grande positività verso la realtà; una fiducia nelle persone, nella loro voglia di mettersi in gioco anche nelle circostanze più difficili; una critica agli atteggiamenti di autocommiserazione e di lamentela. «Quando un giovane dice: “ci hanno rubato il futuro” – ha detto Calabresi – è come un calciatore che prima di scendere in campo dice: “ci hanno rubato la partita”. E il grave è che lo dice prima di entrare in campo, prima di iniziare a giocare, prima di provare». Il cuore della questione sta quindi, per Calabresi, nella persona, nella sua responsabilità individuale, nella sua fame e nel suo desiderio. Ma anche nell’educazione, nei luoghi e nelle persone da cui la persona può trarre alimento per crescere in questo sguardo positivo. Anche perché, ha ricordato l’autore, l’energia per vivere e costruire non sta solo nei muscoli o nell’ottimismo della volontà dell’individuo, ma anche nel contesto sociale in cui è immerso. C’è un motore sociale, collettivo, oltre che individuale, da cui si trae l’energia del vivere. E la responsabilità personale è anche la responsabilità di fare i conti con la realtà e la responsabilità di fare memoria. Memoria, ad esempio, di un passato non lontano, in cui la situazione italiana non era affatto più facile di quella attuale, ma piuttosto dominata da tanta povertà e poche opportunità, contrariamente a una certa vulgata oggi dominante, che idealizza una mitica (e mai esistita) età dell’oro, spegnendo e mortificando le speranze dei giovani del nostro Paese.Ma una posizione umana come quella documentata da Calabresi, in cui la speranza e la fiducia nella positività del reale prevalgono sullo sconforto e sul lamento, non nasce da sola o per uno sforzo della persona; piuttosto, si impara. Ognuno di noi ha bisogno di imparare da un maestro, da qualcuno che “mostra, più che dire”. È questo ciò che è avvenuto a Calabresi stesso, come è emerso chiaramente nel momento in cui, sollecitato a documentare da dove traggano origine le sue posizioni così “fuori dal coro”, ha parlato della sua storia, ricordando il decisivo rapporto con una madre profondamente cristiana, che ha cresciuto i propri figli nell’idea di verità e di giustizia, insegnando loro a guardare la realtà e le persone con questa ultima positività, anche di fronte alle vicende più drammatiche (su tutte, l’“ingiusta” morte del padre).Ed è anche quello che è accaduto a molti dei presenti in sala, colpiti, toccati, commossi da una testimonianza capace di ridestare l’umano. Tra questi, in particolare, gli amici del Teatro della Tosse, realtà cittadina di grande tradizione e prestigio, che ha ospitato l’incontro; tra alcuni di loro e alcuni membri del Centro Culturale, al termine della serata, si è aperto un dialogo imprevisto, generato dalla commozione per quanto ascoltato. A dimostrazione che questa è davvero la dinamica della vita: è solo un umano ridestato che può a sua volta risvegliare l’umanità della persona incontrata. (A cura del Centro Culturale Charles Peguy di Genova)


Cremona: Il Maestro e Margherita

Presentazione di Marta dell' Asta


Ascolta l'audio dell'evento 

 

Marta dell'Asta, Direttore responsabile della rivista La Nuova Europa, presenta il libro di Michail Bulgakov "Il Maestro e Margherita" , edizioni Baldini Castoldi Dalai, 2012.

 

 Approfondimenti:

La cosa più testarda del mondo di Emmanuel Exitu 

Il Maestro di Aleksandr Men’ di Giovanna Parravicini

Livorno: Chi sei tu che mi guardi?

Evento artistico-culturale aperto alla città di Livorno


Chi sei tu che mi guardi è il titolo dell’evento artistico-culturale che si è svolto a Livorno presso il Conservatorio Mascagni dal 8 al 29 Ottobre. Esso ha assunto l’aspetto di una sinfonia armonica, dove l’arte “parlava” insieme alla storia dell’arte, alla letteratura, alla psicologia. Le opere d’arte esposte dalla sottoscritta e da Emanuele Cazzaniga e gli incontri culturali presentati da relatori vivaci e comunicativi, hanno avuto a tema la domanda chi sei tu che mi guardi: ogni persona fa l’esperienza di guardare e di essere guardato. Van Gogh, Dante Alighieri, Rachmaninov, Schumann sono diventati contemporanei ed attuali poichè attraverso la bellezza delle loro opere, che parlano dell’uomo e di come esso è fatto, è riemersa tutta l’umanità che è in noi, i nostri desideri e tutte le domande del cuore. Lo stupore e la meraviglia, vivendo da protagonista l’evento, mi hanno accompagnato in questo percorso destandomi dal torpore; mi ha colpito vedere sul volto dei musicisti, che suonavano dal vivo introducendo gli incontri che hanno riscosso un grandissimo successo di critica e pubblico, la fatica, il tremore e al tempo stesso l’agilità e l’ardore con cui eseguivano i brani; questi musicisti, tutti molto giovani, hanno offerto il loro talento per costruire con noi un luogo di bellezza aperto a tutti. Io ed Emauele abbiamo avuto il privilegio di accogliere molte persone alla mostra ed aprire un dialogo con loro di fronte ai miei quadri e alle sue sculture; le domande che ci ponevano inaspettatamente ci costringevano ad essere leali con la nostra esperienza artistica: la bellezza, attraendoci a sé, ci ferisce e ci fa scavare nel nostro profondo. Perfino i bambini di alcune scuole elementari di Livorno proponevano domande altamente significative, desiderosi di sapere come si fa a stare di fronte al dolore ed alla morte. Questo cammino ha generato stupore nei visitatori, che con gli occhi spalancati rimanevano attratti e noi commossi eravamo ricolmi di gratitudine.
(Lara Leonardi)


Bolzano: E l'esistenza diventa una immensa certezza

Testimonianza di Padre Aldo Trento

Nella mentalità più diffusa ai nostri giorni, nella coscienza con cui ciascuno di noi affronta le sfide e le fatiche del vivere, sembra che non sia più possibile alcuna vera certezza. Quando pensiamo al senso della nostra esistenza non siamo forse tutti tentati, come figli del nostro tempo, di ritenere che la nostra origine e la nostra destinazione siano in balìa della sorte, e che in definitiva nulla possiamo rispetto alle forze incontrollabili di un fato cieco e di un’insensata casualità? Quel che però appare certo è che l’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino. Tra l’altro ciò appare ancora più urgente in un periodo storico in cui tutto o quasi (politica, economia, lavoro, vita personale e sociale…)  sembra accompagnare l’uomo sempre più verso il baratro dell’incertezza. “Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente” (Benedetto XVI, Enc. Spe Salvi, 2). E quindi: su quale certezza e conseguentemente su quale speranza l’uomo può fondare ragionevolmente la propria esistenza? La certezza che cerchiamo non è un’ideologia o una strategia o una convinzione psicologica, ma l’umile capacità di riconoscere ciò che “già siamo”. Non tanto che le cose andranno a posto come pensiamo noi, ma che noi stessi siamo in rapporto con Chi ci fa continuamente. Per ascoltare un’esperienza che racconti questa certezza, abbiamo invitato Padre Aldo Trento: missionario in Paraguay dal 1989 e parroco nella chiesa di San Rafael ad Asuncion, dove da alcuni anni gestisce un centro che sino a oggi ha assistito quasi 15.000 malati di AIDS, per la maggioranza bambini. E’  un uomo di cui colpisce la storia personale, drammatica e, al tempo stesso, feconda, da cui scaturisce  il suo modo di affrontare le circostanze, sia liete che dolorose, in terra di missione come una sorgente sorprendente e continua di vita: per questo desideriamo ci racconti come per lui sia ora possibile poter riconoscere quotidianamente, in ogni momento della sua vita, la Presenza di Colui che dà la Speranza più attesa: che nulla finisce, che nulla possa terminare e che così come siamo, ciò che abbiamo vissuto, che viviamo e che vivremo non vada perduto e soprattutto che i nostri desideri non siano stati neanche per un istante illusori. 
(Centro Culturale Romano Guardini) 

Como: Con gli occhi degli apostoli

Presentano la mostra Jose Miguel Garcia ed Erasmo Figini



La mostra Con gli occhi degli Apostoli. Una presenza che travolge la vita, realizzatain occasione del Meeting di RImini del 2011, viene riproposta a Como con l’allestimento dell’Arch. Marco Sampietro e graz ie al sostegno del Gruppo Bancario Credito Valtellinese, della Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù e della ditta Peverelli di Fino Mornasco.
Avvalendosi delle conoscenze scaturite dagli scavi archeologici realizzati nell’ultimo secolo dai Padri Francescani della Custodia di Terra Santa e dallo studio esegetico dei Vangeli, la mostra intende ricostruire il percorso che alcuni abitanti ebrei di Cafarnao hanno fatto dal primo incontro con Gesù fino al riconoscimento di fede che permise loro di dare le vita per Lui.
La mostra si snoda, attraverso 38 pannelli e alcuni video, su tre direttrici: la localizzazione e una breve storia di Cafarnao; la trasformazione di questo villaggio per l’arrivo di Gesù; l’esperienza personale di quei pochi uomini che Gesù sceglie, la cui vita diventerà più intensa e vera. Nell’ultima parte, le scoperte archeologiche mostrano come Cafarnao continuerà a rimanere segnata da Gesù anche dopo la sua morte, con i discepoli uniti dalla Sua Memoria. 
(Centro Culturale Paolo VI Como)


Jose Miguel Garcia é professore di Esegesi del Nuovo Testamento all'Università Ecclesiastica San Dámaso di Madrid.
Erasmo Figini é architetto.

Locandina evento

Bologna: Il segreto di Gaudì

Incontro con Etsuro Sotoo e Hisako Hiseki          



“Sono venuto in  Europa a cercare un blocco di pietra da lavorare…..do milioni e milioni di colpi alla pietra per darle una forma ma in realtà è la pietra che sta formando me”. Il passaggio a Bologna di Etsuro Sotoo, giapponese di 59 anni, più della metà vissuti in Spagna come scultore della Sagrada Familia, ha lasciato una traccia profonda perché ci ha messo di fronte un uomo che cerca la felicità e si lascia guidare dalla realtà che ha di fronte. Tre incontri, uno al Centro Culturale “E. Manfredini” e due nelle scuole superiori della città, a cui hanno partecipato più di 2000 persone tra ragazzi e adulti per raccontare il segreto di Gaudì. “Gaudì aveva un’intelligenza diversa”, ci ha detto, “ma che possiamo avere tutti. Perché noi pensiamo che l’intelligenza sia sapere tutto e fare tutto noi, in realtà la vera intelligenza è domandare a chi sa le cose: questa era l’intelligenza di Gaudì! Tutto questo Gaudì l’ha chiesto alla natura; era un grande osservatore della natura. Sembra che la natura non risponda, in realtà dipende da come tu poni la domanda”. In questa prospettiva ci ha introdotto nel lavoro iniziato dal grande architetto nel 1882 e proseguito in tutti questi anni con il sacrificio di tanti operai, certi di quello che stavano facendo anche se non avrebbero visto l’opera terminare. E poi ha descritto la capacità di utilizzare e affermare la natura così com’è, con tutta la sua energia. Abbiamo visto le immagini delle sue sculture e ci ha raccontato come cerca di immedesimarsi con il maestro. Ci ha lasciato con un compito: “L’invito che vi faccio è quello di cercare nel fondo del vostro cuore, cercate la verità e ad ognuno il cuore risponderà e vi indicherà cosa dovete fare. Non dovete avere né paura né vergogna perché scavare nel vostro cuore è molto bello. Io non so perché siete tutti differenti ma se veramente cercate nel vostro cuore, vi interrogate, scoprirete che tutti cercate la stessa cosa e la stessa strada”. Ora ciascuno al proprio lavoro. (Giuseppe Cappiello, Presidente Centro Culturale “E. Manfredini”)

Milano: 150 anni di Sussidiarietà

Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

 

 

 

Foto di  © Stefania Malapelle

Milano: Potere, diritto, democrazia

Dialogo con John Finnis sul Discorso di Benedetto XVI al Bundestag di Berlino

 

Potere, diritto, democrazia. Come riconoscere ciò che è giusto.

John Finnis, professore Emerito di Diritto Costituzionale all’University College of Oxford e nella Notre Dame University (Indiana, USA),
Francesco Botturi, professore di Filosofia Morale all’Università Cattolica di Milano,
Marta Cartabia, giudice della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana.



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«È evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta. […] Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato. […] Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio». Dal Discorso di Benedetto XVI al Bundestag di Berlino, 22/09/2011-- 

Abbiamo incontrato un fine intellettuale ma soprattutto un uomo unito. 
Nel primo momento di lavoro pubblico sul Discorso al Parlamento tedesco di Benedetto XVI, ideate dal Centro Culturale di Milano e svoltosi nell’Aula Magna dell’Università Cattolica sono emerse, in tutta la loro drammatica attualità, le domande e gli ambiti che documentano una crisi della giustizia, del diritto, della politica ma anche la loro possibilità nuovo servizio e ripresa.
La radice dei caratteri arbitrari o ‘creativi’ del diritto o dell’assecondamento della dittatura dei desideri, così come dell’impasse della politica, risiedono nella frattura tra “essere” e “dover essere”, tra ammettere e scommettere sulla capacità della ragione di riconoscere il reale (l’essere) e la conseguente dinamica dell’azione. Una frattura, si è ricordato, tra ciò che è giusto e che questo possa considerarsi esperienza riconosciuta e comune a tutti, divenire perciò costruzione della persona e della società (il bene comune potremmo dire o lo sviluppo integrale della persona).   E’ riecheggiato come il cristianesimo abbia individuato le vere fonti del diritto rimandando sempre alla natura e alla ragione, dando forza a quell’alleanza che affonda le sue radici nell’incontro tra Atene, Roma e Gerusalemme. Una fiducia nelle evidenze del cuore dell’uomo e nello stesso tempo una consapevolezza della sua fragilità. Comunque un punto di non ritorno del mondo da cui dipendono anche l’illuminismo e lo stesso positivismo, laddove non pretendano ridurre tutto a meccanismo e convenzione. “Come riconoscere ciò che è giusto?”. La considerazione di questo interrogativo, rivela la consapevolezza o meno in noi di una drammatica riduzione della ragione nel nostro tempo. Nell’incontro è emerso come il Discorso di Berlino rilancia a tutti una domanda su dove stiamo: se ci diamo la luce e la vita da noi stessi, preferendo il bunker senza finestre di sistemi perfetti e disumani, o se attinge al reale potendo vedere ancora la vastità del mondo in questo inizio di terzo millennio.Più la democrazia si può scambiare con l’accontentarsi di ricevere dal potere il riconoscimento dei propri singoli diritti alla differenza, più tutta la società si soggioga a un Potere della “maggioranza” perdendo i contorni della democrazia come società unita e condivisa. La Chiesa, quella realtà che Finnis scoprì da giovane studioso, sulla scia di Newman, come “l’unica seria candidata ad essere una comunità nuova nella consapevolezza che Dio esisteva, che era intervenuto nella storia, e può mostrare la risposta alla frattura, la risposta a Hume e Kant”, che avvallano il fossato tra morale e conoscenza, tra giustizia e diritto. Questo fattore vivente di comunità è un appello costante alla ragione, di riflessione sull’esperienza che costringe, quando si fa sentire, all’incontro con la realtà fino alla responsabilità di cui c’è grande bisogno. Il prossimo appuntamento il 13 aprile, un dialogo e interrogativo sul contributo della scienza con lo scienziato Emilio Chuvieco, dell’Università che parlerà dell’ecologia dell’uomo del Discorso a Berlino: il biocentrismo e la critica al cristianesimo, conseguenze morali e teologiche delle riflessioni di BenedettoXVI sulla vita e sulla natura.

 

Uno dei maggiori riformulatori del giusnaturalismo è unanimemente considerato John Finnis. Docente nelle prestigiose Università di Oxford e Notre Dame, ateo negli anni della giovinezza, è quindi passato a una visione teistica, arrivando a convertirsi al cattolicesimo dopo il primo anno di permanenza a Oxford. Descrive così questi passaggi in un’intervista su Avvenire: «Avevo due amici all’Università di Adelaide che fecero un viaggio simile al mio e nei medesimi anni, tuttavia seguendo autori e riferimenti diversi. Arrivammo alla consapevolezza, attraverso lo studio e la riflessione, che Dio esisteva, che era intervenuto nella storia e che la fede cattolica era la sola, seria possibile espressione di tale divina rivelazione. E la Chiesa cattolica era l’unica seria candidata a essere la comunità fondata per trasmettere tale rivelazione e la grazia di Dio fino alla fine dei tempi». Continua il filosofo: «A me furono di grande aiuto per superare David Hume e Bertrand Russell alcuni libri sull’empirismo inglese scritti da un sacerdote e filosofo inglese scomparso prematuramente durante il Concilio, D.J.B. Hawkins. Ma importanti furono anche le letture di Newman, specialmente l’Apologia pro vita sua, e la critica dell’empirismo fatta del gesuita Bernard Lonergan». Finnis ha elaborato una filosofia della legge naturale che verte su una serie di “basic goods” di evidenza antropologica, i quali non necessitano di essere di per sé dei credenti in Dio. Lui la spiega così: «Tutta la realtà poggia ontologicamente o “presuppone” un’esistenza divina, una Creazione e una Provvidenza. Ma uno può occuparsi di fisica anche senza occuparsi del suo presupposto ontologico definito filosoficamente. Allo stesso modo, uno può arrivare molto lontano nella ragion pratica senza doversi confrontare con le primissime precondizioni ontologiche (metafisiche) dei beni verso i quali si orienta. L’ordine epistemologico della scoperta e l’ordine metafisico della dipendenza seguono direzioni opposte, è possibile quindi trovare un punto di incontro con tutti coloro che non siano nichilisti dogmatici».
Il filosofo conclude elogiando il pensiero di San Tommaso: «Tutta la mia filosofia della ragione pratica, della legge naturale, della giustizia, della legge positiva, dell’intenzione e dell’azione, i miei lavori sulla teologia naturale seguono profondamente la linea, per quanto posso giudicare, di san Tommaso. In particolare, la sua teoria della legge positiva è di un tale livello che non è stata veramente mai superata. Il mio lavoro a riguardo è poco più che una sua elaborazione». In un’intervista per II Tempo, oltre a elogiare il Santo Padre e il suo discorso a Ratisbona, ha dichiarato: «Considero Tommaso un fondatore del pensiero moderno perché è alla lunga il più lucido e comprensivo divulgatore delle parti migliori della migliore tradizione filosofica della storia umana». Ha poi accennato anche alla portata dei cambiamenti culturali inaugurati dalla contraccezione: «è emersa l’auto-distruzione demografica delle culture che li hanno abbracciati».


Eventi

  • 22 giu

    Veduggio con Colzano (MB): La piccola speranza

    Meditazione teatrale da Charles Peguy

     

    La piccola speranza è tratto da "Le porche du mystère de la deuxième vertu" di Charles Péguy, di e con Andrea Maria Carabelli e Coro teatrale di trenta ragazzi universitari. Musiche del Maestro Pippo Molino interpretate dal Coro Ambrosiano di Voci Bianche, diretto da Elena Benzoni. Promosso dal Centro Culturale di MIlano e Teatro degli Incamminati.

    E’ più facile disperare, ma è più umano sperare. Anche nelle situazioni più incomprensibili Péguy ci parla della piccola speranza, la bambina che sempre comincia. Questa bambina insignificante che attraverserà i mondi. Lei conduce la famiglia umana, guida il lavoro dei padri e delle madri per i figli, prepara la festa più grande per il figlio perduto che ritorna. L’uomo in ogni istante non può fare a meno di sperare, ma si rende evidente che l’uomo ha bisogno di qualcosa che sia all’altezza del suo desiderio, la speranza non va da sé … Per sperare, bisogna esser molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia. 100 anni esatti sono passati dall’occasione per cui Charles Péguy scrisse il ciclo dei Misteri della tre virtù teologali, il sacrificio S. Giovanna D’Arco. Il secondo dei tre quaderni è dedicato alla Speranza, rappresentata come una bambina che accompagna e trascina per mano le sorelle maggiori della Fede e della Carità. 
    (Centro Culturale di Milano)

  • 17 giu

    Gavirate (Va): La piccola speranza

    Meditazione teatrale da Charles Peguy

     

    La piccola speranza è tratto da "Le porche du mystère de la deuxième vertu" di Charles Péguy, di e con Andrea Maria Carabelli e Coro teatrale di trenta ragazzi universitari. Musiche del Maestro Pippo Molino interpretate dal Coro Ambrosiano di Voci Bianche, diretto da Elena Benzoni. Promosso dal Centro Culturale di MIlano e Teatro degli Incamminati.

    E’ più facile disperare, ma è più umano sperare. Anche nelle situazioni più incomprensibili Péguy ci parla della piccola speranza, la bambina che sempre comincia. Questa bambina insignificante che attraverserà i mondi. Lei conduce la famiglia umana, guida il lavoro dei padri e delle madri per i figli, prepara la festa più grande per il figlio perduto che ritorna. L’uomo in ogni istante non può fare a meno di sperare, ma si rende evidente che l’uomo ha bisogno di qualcosa che sia all’altezza del suo desiderio, la speranza non va da sé … Per sperare, bisogna esser molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia. 100 anni esatti sono passati dall’occasione per cui Charles Péguy scrisse il ciclo dei Misteri della tre virtù teologali, il sacrificio S. Giovanna D’Arco. Il secondo dei tre quaderni è dedicato alla Speranza, rappresentata come una bambina che accompagna e trascina per mano le sorelle maggiori della Fede e della Carità. 
    (Centro Culturale di Milano)

  • 16 giu

    Milano: La piccola speranza

    Meditazione teatrale da Charles Peguy

     

     

    La piccola speranza è tratto da "Le porche du mystère de la deuxième vertu" di Charles Péguy, di e con Andrea Maria Carabelli e Coro teatrale di trenta ragazzi universitari. Musiche del Maestro Pippo Molino interpretate dal Coro Ambrosiano di Voci Bianche, diretto da Elena Benzoni. Promosso dal Centro Culturale di MIlano e Teatro degli Incamminati.

    E’ più facile disperare, ma è più umano sperare. Anche nelle situazioni più incomprensibili Péguy ci parla della piccola speranza, la bambina che sempre comincia. Questa bambina insignificante che attraverserà i mondi. Lei conduce la famiglia umana, guida il lavoro dei padri e delle madri per i figli, prepara la festa più grande per il figlio perduto che ritorna. L’uomo in ogni istante non può fare a meno di sperare, ma si rende evidente che l’uomo ha bisogno di qualcosa che sia all’altezza del suo desiderio, la speranza non va da sé … Per sperare, bisogna esser molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia. 100 anni esatti sono passati dall’occasione per cui Charles Péguy scrisse il ciclo dei Misteri della tre virtù teologali, il sacrificio S. Giovanna D’Arco. Il secondo dei tre quaderni è dedicato alla Speranza, rappresentata come una bambina che accompagna e trascina per mano le sorelle maggiori della Fede e della Carità. 
    (Centro Culturale di Milano)

  • 09 giu

    Melzo (Mi): La piccola speranza

    Meditazione teatrale da Charles Peguy

     

    La piccola speranza è tratto da "Le porche du mystère de la deuxième vertu" di Charles Péguy, di e con Andrea Maria Carabelli e Coro teatrale di trenta ragazzi universitari. Musiche del Maestro Pippo Molino interpretate dal Coro Ambrosiano di Voci Bianche, diretto da Elena Benzoni. Promosso dal Centro Culturale di MIlano e Teatro degli Incamminati.

    E’ più facile disperare, ma è più umano sperare. Anche nelle situazioni più incomprensibili Péguy ci parla della piccola speranza, la bambina che sempre comincia. Questa bambina insignificante che attraverserà i mondi. Lei conduce la famiglia umana, guida il lavoro dei padri e delle madri per i figli, prepara la festa più grande per il figlio perduto che ritorna. L’uomo in ogni istante non può fare a meno di sperare, ma si rende evidente che l’uomo ha bisogno di qualcosa che sia all’altezza del suo desiderio, la speranza non va da sé … Per sperare, bisogna esser molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia. 100 anni esatti sono passati dall’occasione per cui Charles Péguy scrisse il ciclo dei Misteri della tre virtù teologali, il sacrificio S. Giovanna D’Arco. Il secondo dei tre quaderni è dedicato alla Speranza, rappresentata come una bambina che accompagna e trascina per mano le sorelle maggiori della Fede e della Carità. 
    (Centro Culturale di Milano)

  • 08 giu

    Aosta: Perché ti amo. Sono libero e ti appartengo..

    Incontro sulla famiglia con Vittoria Maioli Sanese

     

    Vittoria Maioli Sanese è psicoterapeuta della coppia e della famiglia

  • 02 giu

    Palermo: Oggi devo fermarmi a casa tua

    Presentazione della mostra itinerante promossa dal XXV Congresso Eucaristico Nazionale

     

    “Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5). […] Perché “devo”? Perché il Padre, ricco di misericordia, vuole che Gesù vada a “cercare e salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10). La grazia di quell’incontro imprevedibile fu tale da cambiare completamente la vita di Zaccheo». (Benedetto XVI)

    Leggi il percorso della mostra

  • 26 mag

    Bresso (Mi): La bellezza del quotidiano

    Mostra di pittura di Mariateresa Carbonato

     

     

    Il Centro Culturale Alessandro Manzoni di Bresso (Mi), organizza in occasione del Family 2012 la personale di Mariateresa Carbonato. Alle opere pittoriche saranno abbinati testi ricavati dagli interventi di Papa Benedetto XVI sulla famiglia.

     

    Mariateresa Carbonato attualmente vive e lavora a Bareggio (Mi). Ha frequentato il Liceo e l’Accademia di Brera fino al 1968. Ha avuto importanti maestri come De Rocchi, Barbieri, Usellini. Successivamente l’incontro con il pittore Bill Congdon diventa provocazione per un uso più libero degli strumenti e delle tecniche di approfondimento del proprio lavoro. Significativo anche l’incontro con lo scultore Nicola Sebastio. Il suo dipingere è risposta alla realtà, a persone e luoghi incontrati nel vivere quotidiano e guardati con sempre nuovo stupore e affezione.
    (Centro Culturale Alessandro Manzoni) 

  • 25 mag

    Livorno: La Famiglia, il lavoro e la festa

    Incontro con Marco Faccioli



     

    L'Associazione Cometa offre servizi d’accoglienza e proposte socio-educative per minori e le loro famiglie tramite Associazione Cometa e Il Manto: affido diurno e residenziale e  pronto intervento in comunità familiare per minori in situazioni di particolare urgenza e gravità, centro di aiuto allo studio, équipe specialistica di supporto alle attività, sportello d’orientamento legale e counseling familiare, servizi di mediazione familiare, attività estive.

  • 25 mag

    Crema (Cr): Preghiera a Maria

    Recita guidata dei misteri della Gloria

     

  • 25 mag

    Milano: La piccola speranza

    Meditazione teatrale da Charles Peguy 

     

     

    La piccola speranza è tratto da "Le porche du mystère de la deuxième vertu" di Charles Péguy, di e con Andrea Maria Carabelli e Coro teatrale di trenta ragazzi universitari. Musiche del Maestro Pippo Molino interpretate dal Coro Ambrosiano di Voci Bianche, diretto da Elena Benzoni. 

    Il  Centro Culturale di Milano e il Teatro degli Incamminati organizzano uno spettacolo popolare a Milano in occasione della visita del Santo Padre per l’Incontro Mondiale delle Famiglie. I temi dell’incontro mondiale, festa,  lavoro e  famiglia, vengono scanditi in questo testo: la speranza, “la piccola bambina, colei che sempre ricomincia, attraversando le epoche della storia”, guida la Famiglia umana, sostiene il Lavoro dei padri e delle madri, fa Festa per il figlio smarrito e ritrovato. Fino a svelare il segreto che sta all’altezza dei nostri desideri: “per sperare bisogna aver ricevuto una grande Grazia”. Testo quasi mai rappresentato, scritto dal grande intellettuale e poeta, Charles Peguy, introdotto in Italia da Carlo Bo’ nei primi del Novecento e riscoperto poi da Giovanni Raboni. Mai come ora quest’opera di Peguy è da considerarsi di perfetta attualità per gli spunti che suggerisce in un tempo di crisi come il nostro.  

    A seguire, dopo la vista del Papa a Milano,  “La piccola Speranza” toccherà le città di Melzo (Mi), Gavirate (Va), Veduggio con Colzano (MB) e il Teatro Rosetum di Milano, per riprendere poi a settembre con altre città lombarde.

     

    Precisamente cent’anni sono passati dall’occasione per cui Charles Péguy scrisse il ciclo dei Misteri della tre virtù teologali, e cioè il cinquecentesimo anniversario della nascita di Santa Giovanna d’Arco, di cui quindi quest’anno si celebrano i seicento anni. Il secondo dei tre quaderni è dedicato alla Speranza, la piccola Speranza, rappresentata come una bambina che accompagna e trascina per mano le sorelle maggiori della Fede e della Carità. Il testo teatrale è immaginato come un lungo e unico monologo di Madame Gervaise, la precettrice che accompagna la giovane Giovanna d’Arco nel suo cammino spirituale. Ma il soliloquio è solo apparente: ci sono momenti in cui immagina che a parlare sia Dio, altri momenti in cui protagoniste sono le donne e momenti in cui il racconto è così intenso che la descrizione della piccola Speranza o del padre di famiglia sembrano trasferirsi in prima persona. Da qui la scelta di creare una rappresentazione corale che consideri le differenti voci all’interno della stessa voce. Differenze confermate anche dal programma stilistico dello stesso autore, in cui vi è una voce che guida, una voce che ripete, una voce che commenta. Ad accompagnare dunque l’attore protagonista, cioè a dare forza e peso alle parole di Péguy, un coro teatrale di giovani dai 18 ai 25 anni. A scandire la successione delle immagini intense e poeticamente visionarie attraverso cui l’autore sviscera il tema della speranza, un coro di voci bianche. Serve che il colore di fondo, l’immagine visiva più forte e il suono in sottofondo sia rappresentato da giovani, perché giovane è la rappresentazione della speranza, perché dai giovani viene naturalmente la speranza e sono loro che danno la speranza agli adulti, loro che pur non facendo nulla tutto il giorno sono il motore dell’azione dei padri e delle madri che lavorano per loro. La speranza che loro danno con innocenza e purezza agli adulti è la stessa che Dio dà a noi, per cuiper salvare una pecora smarrita lascia tutte le altre novantanove, per cui per il figlio perduto che ritorna il padre prepara la festa più grande. E la stessa fiducia è richiesta all’uomo nei confronti di Dio, come un bambino che dopo aver giocato tutto il giorno stanco la notte si riposa addormentandosi sereno perché certo che domani andrà meglio, perché fiducioso che Dio penserà a fare quello che lui non è riuscito a fare. Mai come ora l’opera in questione di Péguy è da considerare uno spettacolo di perfetta attualità per gli spunti che suggerisce in un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo. Uno spettacolo che per la presenza giovanile sulla scena insegna ai giovani un modo interessante di fare festa, non come evasione ma come riflessione nella gioia. Uno spettacolo che come in un perfetto equilibrio tra arte e fede tende a presentarsi come artisticamente elevato perché, all’altezza dei contenuti, accompagna una forma recitativa tanto ardua nella realizzazione quanto intensa nella comunicazione. La preparazione attoriale parte dalle consapevolezza di dover sostenere un linguaggio che solo serealizzato in una certa fisionomia potrà veicolare i temi trattati. Un linguaggio cioè fatto di cascate verbali legate tra loro da anafore, associazioni etimologiche, parallelismi, giochi verbali. Il tutto teso a rendere teatrali, e quindi maggiormente comunicabili, temi che altrimenti sarebbero oltremodo impegnativi, strettamente religiosi e non propriamente umani. Un impegno linguistico che altro dunque non rappresenta che la tensione a portare lar ealtà verso la verità. Verso il medesimo obiettivo sarà dunque improntata la regia e la recitazione dello spettacolo.

    (Centro Culturale di Milano)

    Il regista e attore principale Andrea Maria Carabelli si avvale di un’esperienza in campo teatrale intensa e innovativa. Dottore in drammaturgia all’Università Cattolica di Milano, attore dal 2001 al 2010 presso la Compagnia teatrale di Sandro Lombardi di Firenze. Lector Dantis ufficiale presso il Battistero del San Giovanni di Firenze nel 2004 e nel 2005. Nel 2011 ha messo in scena come regista e attore Processo e morte di Stalin di Eugenio Corti con Franco Branciaroli, un cast di dodici attori professionisti e un coro di 30 ragazzi delle scuole superiori. Nel gennaio 2012 ha messo in scena come regista e attore al Teatro Franco Parenti di Milano, Job di Fabrice Hadjadj, una nuova piéce richiesta dal Cardinal Ravasi per il Parvis des Gentiles di Parigi, una riflessione in forma teatrale sul tema del dolore che prende spunto dalla vicenda del Giobbe dell’Antico Testamento. Del testo ha curato anche l’edizione italiana pubblicata da Marietti e con la prefazione di sua Eminenza il Cardinal Gianfranco Ravasi e l’Introduzione di Sandro Lombardi.

  • 25 mag

    Salerno: Spirto Gentil

    Presentazione del libro Spirto Gentil ed esecuzione di alcuni brani a cura di Leonardo Acone

     

    Spirto Gentil, Un invito all'ascolto della grande musica guidati da Luigi Giussani, di Luigi Giussani, edizioni BUR 2011.
    Luigi Giussani ci fa dono di una interpretazione - profonda e semplice al contempo - di quelli che sono gli insondabili misteri relativi al percorso antico e sempre nuovo degli uomini sulla terra. E lo fa contemplando la possibilità che, alla base di tutto il cammino e di ogni ricerca, possiamo cogliere una sorta di colonna sonora esistenziale. La musica dei grandi autori di ogni luogo e di ogni tempo diviene, così, filtro interpretativo di una direzione umana tesa alla riscoperta di bellezza e sentimento, innegabilmente ed indubitabilmente riferibili a sfere più alte, a dimensioni spirituali. La grande musica cessa di essere superficiale abbellimento per divenire chiave di volta della ricerca di senso, e veicolo privilegiato di avvicinamento alla Bellezza più 'elevata'. I grandi musicisti si rivelano, nelle illuminanti parole di Giussani, testimoni di un inesausto - e a volte sofferto - percorso in direzione dello stupore, capaci di cogliere l'uomo attraverso note, temi, frasi, ed incanto musicale. La stessa struttura formale delle partiture diviene metafora dell'esistenza, e l'analisi dei brani si colloca a metà strada tra una ridefinizione estetica delle bellissime ed immortali melodie della grande tradizione ed una ricollocazione dei diversi elementi musicali, ormai docili testimoni di un'urgenza di senso e di un grande e profondo bisogno di fede.
    (Leonardo Acone)

    Scarica il programma della serata

  • 24 mag

    Roma: I nuovi Unni

    Incontro con Gianfranco Amato, Magdi Cristiano Allam, don Gabriele Mangiarotti

     

    I nuovi Unni, di Gianfranco Amato, edizioni Fede & Cultura, 2012.

    Presentando il libro «I nuovi Unni - Il ruolo della Gran Bretagna nell’imbarbarimento della Civiltà Occidentale», (durante la trasmissione «Carte scoperte» di mercoledì 28 marzo 2012) sono stati trattati i più scottanti temi di attualità: la responsabilità storica e culturale del Protestantesimo in questa trasformazione epocale della nostra cultura; i rapporti con l’Islam; l’omosessualità e la famiglia; l’individualismo, il soggettivismo e la tecnoscienza come caratteristiche del nostro modo di guardare la realtà; la cristianofobia, dilagante in molte parti del mondo, che genera inedite situazioni di discriminazione e di ingiustizia; la responsabilità dei cattolici oggi, per una difesa senza paura della dignità di ogni uomo e della libertà per tutti. 

    Alcune importanti affermazioni di Mons. Negri, che ne cura la prefazione:
    1. “È necessaria una rivoluzione culturale nella Chiesa: questo vuol dire recupero della tradizione … senza la quale abbiamo nella stessa Chiesa un potpourri di opinioni che costituiscono l’elemento massimo di confusione”.
    2. «E’ vietato credere ai miracoli». “La stragrande maggioranza della ecclesiasticità certamente ritiene che il miracolo non sia una realtà esistente, perché ciò che impregna ancora la mentalità di molti ecclesiastici è un tipo di razionalismo illuministico che ha demolito l’idea di soprannaturale, relegato fuori dall’ambito della vita. «Dio se c’è non c’entra» ricordava il grande Cornelio Fabro”.
    3. «L’esodo dalla chiesa anglicana». “Siamo arrivati alle estreme conseguenze di questa modernità disumana… Prego la Madonna perché coloro che si rivolgono alla Chiesa cattolica non restino delusi scoprendo tra qualche mese che qui si sta più o meno come stavano loro prima”.
    4. «Sulla omosessualità». “Oggi nella chiesa cattolica stanno avvenendo cose inaudite che tendono a creare mentalità, come ad esempio il tentativo di trovare i valori della omosessualità fino ad affermare che essa è una forma di amicizia, quando la parola omosessualità ricorda tutto fuorché una amicizia”.
    5. “Chi nella Chiesa avendo responsabilità, non la pratica come servizio, come amore, (perché chi comanda è il primo che deve amare), snatura l’identità profonda della Chiesa, mutando il DNA della Chiesa stessa e trasformandola in una qualsiasi associazione umana in cui vigono gelosie, antipatie e invidie, le consorterie e le amicizie, in cui parrocchie e diocesi diventano merce di scambio di aderenti alle varie consorterie”. 

    Gli esempi proposti da Gianfranco Amato sono moltissimi, e tutti segno di una profonda deriva anticattolica: dalla bioetica all’attacco ad ogni espressione pubblica della fede. Le conseguenze di questa mentalità si vedono ormai anche qui da noi, in Italia, se lo stesso Avvocato ha dovuto difendere il Vescovo di Grosseto (come documentato nel sito CulturaCattolica.it) dalla accusa di avere violato la laicità delle istituzioni incontrando i giovani nelle scuole durante la sua Visita Pastorale. Il Capo dello Stato, cui era stato presentato un ricorso straordinario, ha dato ragione al Vescovo. Se fossimo stati nel Regno Unito, le cose sarebbero andate certamente in modo diverso, come hanno dimostrato i tanti casi di licenziamento di impiegati che portavano una semplice croce al collo (basta una scorsa alle pagine del libro per rendersi conto di queste varie forme di ingiustizia, o – come sottolinea Amato – della logica dei ‘due pesi e due misure’).
    È necessaria una resistenza culturale e soprattutto una ripresa forte della propria identità. Le parole del Vescovo Mons. Negri ci spronano e ci spingono ad un cambiamento: Ciò che irrita è l’inconsapevolezza di tanti che per vocazione e per funzione dovrebbero essere sentinelle sugli spalti della città e dovrebbero annunciare a chi sta dentro i pericoli, le difficoltà, i nemici e invece non lo fanno. Credo davvero che uno dei punti più significativi dell’insegnamento di Maritain sia quel capitolo del «Contadino della Garonna» in cui egli dice che l’errore della Chiesa di oggi è quello di inginocchiarsi di fronte al mondo. E Maritain faceva una lettura di questa dimissione ideale (perché il problema non è mai la morale, innanzitutto, ma la concezione della vita, di cui la morale è un aspetto)… Allora il problema è quello di riadeguare le strutture formative di coloro che si preparano a diventare preti, perché siano coscienti della loro identità. Solo questo potrà sostenerci nel confronto con gli «Unni».
    (don Gabriele Mangiarotti, culturacattolica.it

  • 22 mag

    Seregno (MB): Eugenio Corti, le opere

    Lettura comemntata da Falvio Ronzoni

    Flavio Domenico Ronzoni é insegnante al Collegio Ballerini di Seregno, storico e scrittore.

     


  • 22 mag

    Milano: Cosa piove dal cielo?

    Proiezione del film di Sebastián Borensztein 


    Per l’edizione 2012 della fortuna rassegna milanese “È ora di andare al cinema” il Centro Culturale di Milano e l’associazione Sentieri del Cinema propongono una silloge sul tema“Riprendere il cammino”. Cinque pellicole, tutte molto recenti, attraverso le quali si vogliono mettere in luce quali sono quei fattori che permettono di ripartire, di riprendere il cammino dopo una crisi. Una crisi che può essere quella finanziaria globale (The Company Men) che innesca per molti la perdita del proprio lavoro e delle proprie certezze (Le nevi del Kilimangiaro e Giorni e nuvole), oppure una crisi personale (50/50 e Paradiso amaro) dove l’insorgere della malattia e della sofferenza costringe ognuno a chiedersi cosa vale veramente. Cinque storie molto diverse - raccontate da registi con tradizioni e sensibilità altrettanto diverse - tutte accomunate da una sottile ma incessante ricerca di quei punti saldi ai quali poter affidare la vita. 

    Il film che chiude la rassegna Riprendere il cammino, è il recente COSA PIOVE DAL CIELO? di Sebastián Borensztein. Un' opera "imperdibile" davvero poco vista in Italia. Spiazzante fin dall' esordio (con una mucca che precipita dal cielo), si tratta di un film curioso e intelligente, con una riflessione non scontata sul senso dello stare insieme.
    (Centro Culturale di Milano)

    Cosa Piove dal cielo?, Aargentina, 2011. Prologo oscuro: due innamorati insieme in barca, una mucca casca dal cielo (!) e sfonda il natante. Buenos Aires: Roberto (il grande Ricardo Darìn, già noto al pubblico italiano per Il segreto dei tuoi occhi) è un cinquantenne solitario con un piccolo negozio di ferramenta. Passa giornate scandite dalle stesse immutabili abitudini: la visita alla tomba dei genitori, la scortesia nei confronti di clienti, le recriminazioni verso i fornitori (è capace di contare tutti chiodi in un pacco e fare telefonate di fuoco al rivenditore se ne manca qualcuno), la lettura dei quotidiani per ritagliare articoli su piccoli fatti assurdi, la luce spenta puntualmente quando la sveglia scatta sulle 23. Anche Mari, una vecchia fiamma conosciuta in campagna e venuta apposta a Buenos Aires per incontrarlo, non sembra scalfire la sua scontrosità. Una sera l'uomo vede un giovane cinese buttato in mezzo alla strada da un taxi. Forzando il suo solito comportamento, Roberto aiuta Jun (questo il nome del giovane), venuto dalla Cina per cercare uno zio che dovrebbe risiedere a Buenos Aires. Ma lo zio non si trova all’indirizzo indicato, e anche nella locale Chinatown nessuno sembra conoscerlo. Così Jun alla fine è ospitato da Roberto, che cerca però in tutti i modi di liberarsene. Gran parte del film è dedicata proprio a questo strano e complicato rapporto: Jun si esprime solo in cinese e Roberto in spagnolo; per capirsi usano i gesti o hanno sempre bisogno di qualche negoziante cinese o del ragazzo delle consegne a domicilio che faccia da interprete. Nonostante Jun sia discreto, gentile e cerchi di assecondare i desideri del padrone di casa, Roberto sembra tetragono nella sua misantropia, una posizione che solo in un lungo colloquio (con l’ausilio del garzone interprete) svelerà le sue ragioni. Curioso e ben lontano da ogni sentimentalismo Cosa piove dal cielo parla dell’incontro apparentemente impossibile tra due persone di lingua e culture differenti, svelando nel profondo posizioni e stati d’animo (il preconcetto, la paura, la certezza delle proprie idee) che solo gli innocenti come il disarmante Jun, ma anche la saggia Mari riescono a superare; un percorso molto più sofferto e doloroso toccherà invece a Roberto. Ma sorprende anche l’ironia e le piccole cose che il film volutamente adopera per insinuare che la vita non sia poi così priva di senso come sembra a chi sfoglia i giornali solo alla ricerca di conferme. C’è qualcosa di grande che unisce non solo la Cina e l’Argentina ma, misteriosamente, ognuno di noi.
    (Giuseppe Musicco)

  • 21 mag

    Seregno (MB): Il Maestro e Margherita

    Presentazione del libro di Michail Bulgakov

    Il Maestro e Margherita, di Michail Bulgakov, edizioni DALAI, 2012 sarà commentato da 
    Giovanna Parravicini, ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana e consultore del Pontificio Consiglio per la Cultura

     

     


  • 20 mag

    Modena: Nessuno genera se non é generato

    Mostra itinerante sulla paternità

  • 19 mag

    Lugo (Ra): Oggi devo fermarmi a casa tua

    Presentazione della mostra itinerante promossa dal XXV Congresso Eucaristico Nazionale

     

  • 18 mag

    Torino: Salvare le apparenze

    Presentazione del libro di Owen Barfield

     

    Giovanni Maddalena, professore all'Università degli Studi del Molise.

     

    Leggi l'articolo di Giovanni Maddalena su ilsussidiario.net (Quelle "strane teorie" di Owen Barfield, il maestro di Lewis e Tolkien, 02.12.10)

  • 18 mag

    Lodi: La Sagrada Familia di Antoni Gaudì

    Dialogo con Maria Antonietta Crippa

     

  • 18 mag

    Forlì (Fc): Di padre in figlio

    Presentazione del libro di Franco Nembrini

     

    Di padre in figlio, edizioni ARES, 2011 di Franco Nembrini, rettore del centro scolastico La Traccia di Bergamo.

    Leggi l'articolo di Paola Ronconi Papà, dimmi che é valsa la pena venire al mondo 

  • 17 mag

    Luino (Va): Di padre in figlio

    Presentazione del libro di Franco Nembrini

     

     

     

    Di padre in figlio, edizioni ARES, 2011 di Franco Nembrini, rettore del centro scolastico La Traccia di Bergamo.

    Leggi l'articolo di Paola Ronconi Papà, dimmi che é valsa la pena venire al mondo 

  • 17 mag

    Milano: La ragazza che guardava il cielo

    Presentazione del libro di Alberto Reggiori

    La ragazza che guardava il cielo, storia di una grazia inattesa, di Alberto Reggiori, Rizzoli editore, 2011. Un medico italiano in Africa. Una ragazza segnata dalla violenza e dalla malattia. La speranza della fede e la promessa di un nuovo inizio. Può un’amicizia abbattere le barriere di una malattia come l’AIDS? L’incredibile storia del medico Alberto Reggiori raccontata in un libro.  

     

    Nel corso dell’incontro sarà presentato il film della campagna: AVSI FREE: sconfiggere l’AIDS sul nascere Dieci anni di lotta all’AIDS in Uganda, dieci anni di bambini nati senza HIV. La Fondazione AVSI presenta la campagna e il mini-film “FREE: 10 anni di lotta all’AIDS in Uganda, 10 anni di bambini nati senza HIV”. Ogni anno nel mondo nascono 400.000 bambini già affetti da HIV: la trasmissione materno-fetale è la seconda principale causa di infezione e propagazione del virus. Attraverso il “Programma PMTCT”, in Uganda in dieci anni  AVSI ha permesso a 197.343 mamme di accedere a cure prenatali e a 4.713 figli di madri sieropositive di nascere senza HIV.  È dunque possibile sconfiggere l’AIDS sul nascere? Si può sperare ancora in una generazione HIV-free? Cosa rende questo tipo di intervento sostenibile? 
    (Centro Culturale di Milano) 

     

     

     

    Partecipano:
    Alberto Reggiori, medico, Presidente di Medicina e Persona 
    Valentina Frigerio, responsabile della campagna FREE AVSI 
    Alberto Piatti, Segretario Generale della Fondazione AVSI
    Annarita Briganti, giornalista de La Repubblica

  • 17 mag

    Roma: Medio Oriente, il mondo sospeso

    Incontro con Samir Khalil, Manuela Borracino e Gian Micalessin

     

     

     

     

  • 16 mag

    Pavia: E adesso vado al Max

    Presentazione del libro di Massimiliano Tresoldi 

    E adesso vado al Max, editrice Ancora 2012

    Leggi l'articolo di Paola Ronconi E pensare che prima ero "solo" felice

  • 16 mag

    Varese: La realtà è sempre positiva

    Testimonianza di Mario Melazzini

     

    Mario Melazzini è primario del day-hospital oncologico alla Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia e da sei anni è malato di SLA, sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa con la quale, mediamente, non si vive più di tre anni. È anche presidente dell'AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica). Per le edizioni SanPaolo ha pubblicato: Ma che cosa ho di diverso? Conversazioni sul dolore, la malattia e la vita (2009).

    Sarà proiettato il documentario di Emmanuel Exitu, IO SONO QUI.
    (Come vive un malato di Sla, sclerosi laterale amiotrofica, il male che ti immobilizza gli arti e ti lascia completamente cosciente? Mario Melazzini racconta al regista Emmanuel Exitu la sua esperienza).

     



  • 16 mag

    Padova: Sposati e sii sottomessa

    Presentazione del libro di Costanza Miriano

     «L’uomo ha quello sguardo da cacciatore che potrebbe rivelarsi utilissimo se una beccaccia sfrecciasse in salotto, ma che lo rende totalmente inetto a reperire il burro nel frigo. La donna si lamenta, e vorrebbe che lui le dicesse quanto è brava, eroica e meravigliosa: lui, ammesso che sia rimasto nella stanza ad ascoltare, cercherà una soluzione rapida al problema». Sono le prime righe, frizzanti e provocatorie, di un testo controcorrente fin dal titolo: «Sposati e sii sottomessa», di Costanza Miriano, editrice Vallecchi, 2011.

    «Pratica estrema per donne senza paura», viene definito il matrimonio nel sottotitolo dell’opera. «Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un’altra razza, e vivere con lui, è un’impresa. Ma è un’avventura meravigliosa. È la sfida dell’impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite», scrive Costanza Miriano. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L’uomo, scrive l’autrice, deve incarnare la guida, la regola, l’autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell’emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio, perché «sta alle donne, è scritto dentro di loro, accogliere la vita, e continuare a farlo ogni giorno. Anche quando la visione della camera dei figli dopo un pomeriggio di gioco fa venire voglia di prendere a testate la loro scrivania». In questa raccolta di lettere originali ed esilaranti Costanza Miriano scrive di amore, matrimonio e famiglia in uno stile inedito: se fosse per lei produrrebbe delle encicliche, ma siccome non è il Papa mescola i padri della Chiesa e lo smalto Chanel, la teologia e Il grande Lebowski, sostenendo con ferrea convinzione la dottrina cristiana del matrimonio senza perdere d’occhio l’ultima uscita di Philip Roth. D’altra parte, come scriveva Chesterton, «non c’è niente di più eccitante dell’ortodossia».
    (Eugenio Andreatta)


    Intervengono

    Jimmy Garbujo, responsabile della comunità familiare Casa S. Benedetto, Verona
    Costanza Miriano, autrice del volume e giornalista del Tg3
    Francesca Trevisi, giornalista 

  • 15 mag

    Bologna: Primavera Araba

    Incontro con Samir Khalil, Manuela Borracino e Lorenzo Ascanio

     

  • 14 mag

    Carugate (Mi): Famiglia. Il miracolo nel quotidiano

    Testimonianza dei coniugi Schilirò

     

  • 13 mag

    Castellammare del Golfo (Tp): In un mondo migliore

    Cineforum sul tema: La famiglia luogo di educazione all'appartenenza

     In un mondo migliore (Haevnen), Danimarca, Svezia 2010.
    In un mondo migliore intreccia la storia di due dodicenni e delle loro famiglie. Da un lato un ragazzino è vittima dei bulli della scuola, mentre suo padre, un "medico senza frontiere" idealista, è impegnato a salvare vite in Africa e sua madre porta avanti la separazione. Dall’altro, un bambino colpito dalla morte della madre sfoga il suo dolore nella rabbia contro il genitore rimasto e contro il mondo. Tra i due ragazzini si sviluppa un’amicizia che sfocerà in tragedia e che costringerà gli adulti a fare i conti con se stessi. Ancora una volta Susanne Bier (autrice del bellissimo Dopo il matrimonio, con cui questa pellicola condivide molti temi) affronta, con un racconto "morale" e profondamente umano, il dilemma di uomini divisi tra il dovere nei confronti dei "figli degli uomini" e quello verso la propria famiglia, ma anche lo scontro tra spinta ideale del singolo e violenza del mondo. Una violenza che interroga nello stesso modo, si tratti di piccoli rais africani che si divertono ad aprire i ventri delle donne incinte o della violenza più domestica del bullismo scolastico; o, ancora, di quella frutto di un dolore che non si riesce né a sopportare né a condividere. La regista danese riesce ancora una volta a dire, senza essere predicatoria o ideologica, qualcosa di molto importante sull’uomo e sulla società. Di fronte alla violenza e al dolore non basta un imperativo morale, per quanto sincero, un discorso o addirittura l’esempio più nobile e coraggioso. Anche l’uomo più buono e generoso del mondo finisce per scontrarsi con uno "scandalo" di fronte a cui il suo "dover essere" non lo sostiene e le idee non bastano. Ma l’errore e la tragedia, per quanto inevitabili, non sono l’ultima parola. Alla fine solo un abbraccio e la presenza, ancorché fallibile, di un padre possono offrire la luce di una speranza non fasulla, proprio perché purificata dal dolore e dall’errore. 
    (Laura Cotta Ramosino) 

  • 13 mag

    Modena: Io sono un opera

    Concerto per pianoforte n.5 di Beethoven e Sinfonia n.101 di Haydn

     

  • 12 mag

    Rivolta d'Adda (Cr): Oggi devo fermarmi a casa tua

    Presentazione della mostra itinerante promossa dal XXV Congresso Eucaristico Nazionale

  • 12 mag

    Cambiago (Mi): Un uomo colto può credere alla divinità di Gesù?

    Incontro - testimonianza con John Waters

    Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo? Una testimonianza dal rock al giornalismo con John Waters, editorialista di Irish Time, quotidiano nazionale irlandese.

  • 12 mag

    Ostra (An): Da Barabba a Gesù

    Incontro con Pietro Sarubbi

    Pietro Sarubbi  è l 'attore nel ruolo di Barabba nel film "La Passione di Cristo" di Mel Gibson, Usa 2004.

    «Barabba non parla perché non ha più parole, ha urlato tutto il suo fiato per l'ingiustizia subìta. Barabba non è un ladrone, ma è un nobile discendente del capo degli Zeloti… è stato fatto prigioniero e torturato fino a essere trasformato in una bestia e come le bestie non ha parole, ma esprime tutto con gli occhi. Per questo ti ho scelto, per fare il mio Barabba. Dovrai apparire come una belva, ma in fondo ai tuoi occhi ci deve essere lo sguardo di un uomo onesto». Ricorda così, l’attore Pietro Sarubbi, le parole del regista Mel Gibson sul set de La Passione di Cristo.

    All’artista che osava domandare una parte più corposa, almeno una qualche battuta da mettere in bocca all’uomo liberato al posto di Gesù, Gibson risponde di non domandare oltre. Sarubbi ha taciuto, com’era scritto nel copione. Nella pellicola ha portato solo il suo sguardo smarrito, incredulo e drammatico. Il volto rovinato, pesto. Di un poveraccio salvato da un innocente messo a morte. Come il personaggio che interpretava nel kolossal americano, così, in un certo senso, lo stesso Sarubbi è stato cambiato da un evento in cui apparentemente non ha avuto alcuna parte attiva. Nel libro in uscita in questi giorni l’attore italiano racconta la storia della sua conversione, avvenuta proprio dopo l’esperienza della partecipazione al film sulla Passione di Cristo.
    Da Barabba a Gesù. Convertito da uno sguardo (Itaca, 160 pagine, 12,50 euro) è la storia di una vita cambiata in una circostanza fortuita, in cui addirittura l’attore rivendicava un maggior protagonismo. E in cui ha finito per riconoscere che il maggior protagonismo di cui un uomo può essere capace è quello di accettare su di sé lo sguardo salvifico di Gesù. E di seguirlo.
    (Centro Culturale Simona Romagnoli) 

  • 12 mag

    Perugia: L'amicizia coniugale

    Incontro con Mons. Francesco Ventorino

     

  • 12 mag

    Ancona: La famiglia. Nel "grande si" che Dio ha detto all'uomo e alla vita

    Incontro con don Filippo Belli

     

  • 12 mag

    Maranello (Mo): 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011


     

    Incontro di presentazione della mostra con Guido Canavesi, professore associato di Diritto del Lavoro all'Università degli Studi di Macerata.

  • 11 mag

    Rimini: Et incarnatus est

    Guida all'ascolto con proiezione video della Grande Messa di Mozart


     

  • 11 mag

    Bologna: "Io sono qui"

    Proiezione del documentario di Emanuel Exitu e testimonianza di Mario Melazzini

    Mario Melazzini è medico, colpito dalla Sla, autore del libro "Io sono qui", edizioni San Paolo, 2011.

  • 11 mag

    Bari: Percorsi di Filosofia fra Ottocento e Novecento

    Lezione di Giambattista Formica su Scienza e Filosofia del '900: il tramonto dell'episteme

    Giambattista Formica è professore di Scienze Filosofiche presso l’Università degli Studi di Bari.



     

  • 11 mag

    Ferrara: Beati Luigi e Zelia Martin

    Peregrinatio dell'urna dei genitori di S.Teresa di Gesù Bambino

     

  • 10 mag

    Napoli: Fine di una storia

    Proiezione e discussione del film di Graham Greene

     



    Fine di una storia di Neil Jordan, Usa 1999. Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Graham Greene.

      In una Londra sconvolta dalla Seconda Guerra Mondiale, lo scrittore Maurice Bendrix soffre per l’abbandono dell’amante Sarah, tornata dal marito Henry, vecchio amico dello scrittore. Roso dalla gelosia, assolda un detective per spiare le mosse della donna. Fino a scoprire le reali cause della sua scelta…Fine di una storia parla di amore e di adulterio nel freddo e nel buio, durante la seconda guerra mondiale a Londra, quando anche il sesso era solo un momento di calore rubato, un intermezzo tra i bombardamenti e la fatica quotidiana di razionamenti e restrizioni. Nella scena di apertura, due uomini si incontrano sotto la pioggia, e si può quasi sentire l'odore umido loro abiti di lana, tagliato con il fumo delle loro sigarette. Uno è un funzionario del governo di nome Henry Miles, l'altro è uno scrittore di nome Maurice Bendix. Henry è sposato con Sarah. Maurice era il suo amante. Ora entrambi gli uomini sono fuori sotto la pioggia, e Sarah è apparentemente a un incontro segreto con un nuovo amico. Questo è ciò di cui Henry vuole parlare con Maurice. Egli non sospetta Maurice di adulterio, vuole semplicemente il suo aiuto, come un amico, per assumere un investigatore privato per seguire Sarah, il cui comportamento ora risulta inspiegabile. Tratto dal romanzo La fine dell’avventura di Graham Greene, è la storia autobiografica dello scrittore e della sua relazione con Catherine Walston. I temi del tradimento, del rapporto con Dio e del segno si manifestano potenti in quest’opera: un vero “giallo dell’anima”, pieno di colpi di scena che svelano lentamente il vero corso di eventi che hanno segnato i personaggi raccontati con nettezza e passionalità (anche se con alcune licenze rispetto al racconto di Greene) dal regista Neil Jordan. (Beppe Musicco)

  • 10 mag

    Manfredonia (Fg): Fragilità tra libertà e potere

    Incontro con Mons. Michele Castoro

     

     

    Intervengono:
    S.E. Mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo.
    Paolo Ponzio, professore di Storia della Filosofia all'Università degli Studi di Bari.
    Walter Fornasa, prorettore delegato per la Responsabilità sociale dell'Università all'Università degli Studi di Bergamo.
    Gemma Barulli, insegnante di Filosofia al Liceo Scienze Umane "A. G. Roncalli" di Manfredonia.

  • 09 mag

    Rovereto (Tn) : La Famiglia, una risorsa per la società

    Incontro con Sergio Nicoli e Roberto Zucchetti

     

    “Il lavoro e la festa sono intimamente collegati con la vita delle famiglie: ne condizionano le scelte, influenzano le relazioni tra i coniugi  e tra i genitori e i figli, incidono sul rapporto della famiglia con la società e con la Chiesa. La Sacra Scrittura ci dice che famiglia, lavoro e giorno festivo sono doni e benedizioni di Dio per aiutarci a vivere un'esistenza pienamente umana.L'esperienza quotidiana attesta che lo sviluppo autentico della persona comprende sia la dimensione individuale, familiare e comunitaria, sia le attività e le relazioni funzionali, come apertura alla speranza e al Bene senza limiti.”
    (LETTERA DEL PAPA BENEDETTO XVI IN OCCASIONE DEL VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE - MILANO 2012)

    Intervengono:
    Don Sergio Nicoli, Decano di Rovereto e Direttore dell'Ufficio Famiglia Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana 
    Roberto Zucchetti, Sindaco di Rho (Mi) e membro dell'Associazione  "Famiglie per l'accoglienza"

  • 09 mag

    Cernusco sul Naviglio (Mi): Nessuno genera se non é generato.

    Mostra itinerante sulla paternità

  • 08 mag

    Milano: Giorni e nuvole

    Cineforum dal titolo "Riprendere il cammino"


    Giorni e nuovle (Warner Bros Italia, 2007)
    Elsa e Michele sono una coppia colta e benestante che entra in crisi quando il marito perde il lavoro. Gli equilibri consolidati si spezzano e il loro matrimonio sembra crollare. A chi affidarsi? 

    Il film sarà introdotto da Francesco Belletti, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari. 

    Per l’edizione 2012 della fortuna rassegna milanese “È ora di andare al cinema” il Centro Culturale di Milano e l’associazione Sentieri del Cinema propongono una silloge sul tema “Riprendere il cammino”. Cinque pellicole, tutte molto recenti, attraverso le quali si vogliono mettere in luce quali sono quei fattori che permettono di ripartire, di riprendere il cammino dopo una crisi. Una crisi chepuò essere quella finanziaria globale (The Company Men) che innesca per molti la perditadel proprio lavoro e delle prioprie certezze (Le nevi del Kilimangiaro e Giorni e nuvole), oppure una crisi personale (50/50 e Paradiso amaro) dove l’insorgere della malattia e della sofferenza costringe ognuno a chiedersi cosa vale veramente. Cinque storie molto diverse - raccontate da registi con tradizioni e sensibilità altrettanto diverse - tutte accomunate da una sottile ma incessante ricerca di quei punti saldi ai quali poter affidare la vita.
    (Centro Culturale di Milano) 

     

  • 08 mag

    Lodi: Le qualità dei legami familiari

    Incontro con Eugenia Scabini

     

  • 07 mag

    Torino: L'educazione come sfida alla crisi

    Incontro con Sara Nosari ed Innocenzo Figini

     

  • 04 mag

    Bari: Percorsi di Filosofia fra Ottocento e Novecento

    Lezione di Costantino Esposito su Heidegger e il problema del Nichilismo

    Costantino Esposito è professore di Storia della Filosofia all'Università degli Studi di Bari.



     

  • 04 mag

    Cesena (Fc): "Io sono qui"

    Testimonianza di Mario Melazzini e proiezione del documentario di Emmanuel Exitu

    Mario Melazzini è medico, colpito dalla Sla, autore del libro "Io sono qui", edizioni San Paolo, 2011.
    Emmanuel Exitu é regista. 

     

    Un pubblico attentissimo ha seguito venerdì 4 maggio nella Sala del Palazzo del Ridotto a Cesena la presentazione del video "Io sono qui" che il regista Emmanuel Exitu ha dedicato all'esperienza di Mario Melazzini, il medico malato di SLA che è oggi responsabile del reparto Nemo al Niguarda di Milano. Dopo essere stati accompagnati dalla proiezione ad entrare dentro la "normalità" di una settimana di Melazzini, intessuta di una intensa trama di incontri con i malati che nella cura si confrontano con la positività del suo sguardo sul reale, i presenti hanno potuto ascoltare la sua testimonianza. Ne è emersa l'immagine di un'umanità che trae la speranza quotidiana dalla consapevolezza del dono ricevuto attraverso incontri che hanno sostenuto ed illuminato la prova della gravissima malattia.
    (Centro Culturale Campo della Stella)

     


    Mario Melazzini è un medico di successo di 44 anni che nel 2002 si ammala di SLA: siscrive “Sclerosi Laterale Amiotrofica”, si legge “morte in 5 anni”. I muscoli pian piano siparalizzano e si perde la capacità di camminare, deglutire, parlare, respirare. Fino alla paralisi totale e la morte. Mario allontana tutti e vuole il suicidio assistito, ma prima del giorno stabilito si fa la domanda: “è questo che voglio davvero?” Torna indietro confuso e si ritira sulle sue Alpi. Lassù succede qualcosa tra la sua anima e la bellezza delle montagne. Allora riprende in mano la sua vita e fa una cosa impossibile, cioè normale: vive. Fino a ideare e costruire con i suoi amici il “Nemo”, centro clinico all’avanguardia per le malattie neuro-degenerative presso l’ospedale Niguarda a Milano. Il libro e il DVD allegato, raccontano 7 giorni e 7 notti la vita di Mario Melazzini, medicoche con il dolore della malattia si è riscoperto uomo: i giorni vissuti sempre di corsa tra il lavoro in reparto con i suoi "compagni di malattia" e i continui viaggi per andare dai suo amici; le notti invece offrono brevi flash dalla sua “cuccia” (ovvero il letto), dove Mario riflette sulla sua vita quotidiana, racconta la storia, progetta il suo futuro. «Anche con limiti enormi, io sono ancora il protagonista della mia vita. Perché quando scopri di avere una malattia inguaribile, pensi che la tua vita sia finita. Invece, con una malattia inguaribile fai strane scoperte. Per esempio: arrendersi non serve a niente; la vera malattia è nell’anima; la vita è bella (non solo nei film, anche nella vita). E d’inguaribile c’è soltanto la mia voglia di vivere».


    Emmanuel Exitu: regista autodidatta, è nato a Bologna. Il nome d’arte viene dall’In Exitu di Giovanni Testori. A Roma è arrivato per caso facendo quel che capita: dialoghista, adattatore, story editor per progetti tv in Lux Vide. Ha lavorato come drammaturgo e aiuto regista per il Teatro di Documenti fondato da Luciano Damiani, Luca Ronconi e Giuseppe Sinopoli firmando Sipari d’Autoritratto / Frammenti della Tragedia di Lecco (2003) e Baccanti di Guerra,riscrittura della tragedia d’Euripide alla prova della guerra d’Iraq (2004). Dal primo romanzo che racconta il grande viaggio dei Re Magi, “La Stella dei Re” (ed. Marietti), ha tratto la sceneggiatura per il film omonimo prodotto da Edwige Fenech e in onda su Rai Uno nel 2007, vincitore del primetime (5 milioni di spettatori). Il suo primo documentario “GREATER – Sconfiggere l’Aids” ha vinto il Babelgum Contest a Cannes nel 2008, scelto da SpikeLee fra 3 finalisti selezionati da una giuria di esperti su oltre 60 documentari provenienti da tutto il mondo.

     

     

     

  • 03 mag

    Fidenza (Pr): La Famiglia, un'eredità

    Testimonianza di Silvio Cattarina

    Silvio Cattarina è presidente della comunità “L'imprevisto” di Pesaro.

    L'Imprevisto è una comunità terapeutica educativa che opera dal 1990 nel settore della devianza e tossicodipendenza. L'obbiettivo primario è il recupero dei ragazzi accolti tentando anche il coinvolgimento delle loro famiglie tramite incontri dedicati che si svolgono mensilmente. Uno spazio rilevante occupano le attività sia atte al reinserimento lavorativo sia ricreative che di arricchimento culturale.


    Silvio Cattarina: nasce a Storo in Trentino il 3 gennaio 1954, dove trascorre i primi anni e dove frequentemente fa ritorno portando con sé la famiglia, i ragazzi delle Comunità e numerosi amici. Frequenta le scuole superiori a Pesaro, ospite del convitto Villa Marina. In questo periodo incontra Comunione e Liberazione e Don Luigi Giussani. Si laurea in Sociologia in Urbino nel 1979. Nel 1980 si sposa con Miriam con la quale “dopo tanti bacini” avrà quattro figli. Conosce Don Gaudiano ed inizia il lavoro di operatore presso la Comunità Terapeutica di Gradara dove si ferma per sette anni. Successivamente favorisce la nascita e dirige la Comunità Terapeutica di S.Carlo di Cesena. Il 1 ottobre 1990 sempre con don Gaudiano dà vita alla Comunità Terapeutica Educativa per minori devianti e tossicodipendenti. Nascono poi “L’Imprevisto”, il Centro Diurno, la Comunità Terapeutica femminile “Tingolo per tutti”, le Case di Reinserimento, la Cooperativa sociale “Più in Là”. Nel frattempo dopo aver conseguito anche il titolo di psicologo, organizza e partecipa come relatore, in Italia e all’estero, a diversi momenti di studio, seminari e congressi. I Centri e le Comunità lanciati da Silvio Cattarina costituiscono un’esperienza che ha qualcosa di unico e rappresentano un punto di riferimento ed un modello osservato e studiato per il suo rilevante interesse e per i suoi interessanti risultati. Silvio per sintetizzare la sua esperienza afferma: “sono sempre stato con i tossici, sono cresciuto ed invecchiato con loro, non sono mai andato da nessun altra parte, è più quello che ho ricevuto di quello che ho dato, mi hanno insegnato tutto loro, guai a chi me li porta via… sono essi l’Imprevisto della mia vita, l’Imprevisto un’eccedenza della realtà, una sovrabbondanza di grazia che ci viene incontro avvolgendoci di meraviglia. Anche il male e il dolore – in un certo senso – sono una sovrabbondanza, uno straripante bisogno d’amore.

  • 29 apr

    Imola (Bo): Amare ancora

    Presentazione del libro di Don Massimo Camisasca

    Amare ancora, genitori e figli nel mondo di oggi e di domani, edizioni Messaggero, 2011.

    Don Massimo Camisasca è Superiore generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di  San Carlo Borromeo 


  • 28 apr

    Luino (Va): Spirto Gentil

    Concerto di Francesco Pasqualotto 

    "Spirto Gentil: Invito all'ascolto della grande musica". Il maestro e pianista Francesco Pasqualotto eseguirà brani di Chopin, Schumann e Ligeti.
    L’evento è a ingresso libero ed è in collaborazione con il Comune di Luino. Una serata in compagnia delle musiche di Chopin, Ligeti e Schumann eseguite dal giovane pianista Francesco Pasqualotto: è questo l’evento da titolo "Spirto Gentil", organizzato dal Centro Culturale San Carlo Borromeo di Luino che vuole invitare il pubblico all'ascolto della grande musica attraverso brani celebri del repertorio classico.
    "Spirto Gentil" è una collana di musica classica fondata e diretta da Luigi Giussani con lo scopo di introdurre le giovani generazioni alla musica e al genio musicale di compositori, solisti e direttori. I suoi commenti sono ora raccolti nel volume omonimo edito da BUR. 

  • 28 apr

    Bresso (Mi): Guareschi, l'umorismo e la speranza

    Presentazione del libro di Walter Muto

     

     

    Guareschi. L'umorismo e la speranza. Piccola antologia commentata dall'opera di Giovannino Guareschi, edizioni Marietti, 2012.
    Agosto 2008: per il centenario della nascita di Giovannino Guareschi al Meeting di Rimini viene allestita una mostra in suo onore. Ho scoperto ancora di più la grandezza di un autore che già amavo, che aveva avuto a che fare anche con la musica (scrivendo addirittura delle canzoni in Lager), che aveva dei gusti musicali. 
    L’opera di Giovannino è un patrimonio sterminato e affascinante, la sua vita un esempio fulgido di fede e integrità morale. Così mi balena l’idea di buttare giù qualche idea per un libretto che sostenga una semplice ma per me inossidabile tesi: l’umorismo - il vero umorismo, quello che attacca il gesto, il costume, il malaffare, ma lascia intatta la persona – è possibile solo ad un cristiano. Esempi illustri nella storia lo testimoniano, e nelle opere di Giovannino questo è espresso con estrema chiarezza. Ne nasce questa breve antologia commentata che – ci tengo a dirlo – ho voluto scrivere comunque, senza avere un editore alle spalle, per fissare una serie di passi dell’opera guareschiana e una serie di miei commenti che mi sembrano centrati ed attinenti. Poi, dopo alcuni tentativi, la cosa è interessata a Marietti Editore, che ha accettato di pubblicarlo. (Walter Muto)

     

    Leggi l'articolo di Gianni Foresti su ilsussidiario.net: Walter Muto ha presentato il suo libro, Guareschi l’umorismo e la speranza, edito da Marietti 1820 in un’affollata libreria dell’hinterland milanese. Il libro è una piccola antologia a commento dell’opera del padre di don Camillo e Peppone. Lo snodo centrale del libro è la parola umorismo. Oggi quando parliamo di ciò pensiamo a Zelig, a Crozza che fustiga i politici, a Berlusconi oggetto di culto sarcastico dei uomini della sinistra come Vauro e la Guzzanti.
    Nel libro, l’autore evidenzia che l’umorismo nasce sempre dall’ironizzare su sé stessi come Guareschi afferma: “L’umorismo non è un genere letterario ma un modo particolare di intendere la vita”. E ancora: “[…] l’unico argomento di cui posso trattare scherzosamente in pubblico con la sicurezza di non suscitare risentimenti, è quello costituito dalla mia persona e dai miei affari personali”. L’umorismo è nemico della retorica, geniale fu l’invenzione dei trinariciuti, uomini con una terza narice da cui esce la materia grigia cerebrale per lasciare entrare le direttive del partito. Non sono solo i comunisti, che il nostro rappresenta anche con le sue vignette, ma chiunque rinuncia a pensare con la propria testa.
    Guareschi parte sempre dalla sua vita, dalla Bassa, dalla sua famiglia, dal lager, in breve, parte da ciò che vive e dalla realtà e la sua concezione di esse è assolutamente cristiana. È il Destino, o come spesso dice Giovannino, è la Divina Provvidenza che permette di cogliere il positivo dell’esistenza. È perciò il suo un umorismo profondamente cristiano.
    Walter Muto accosta al nostro scrittore l’americana Flannery O’Connor perché intravede nei loro scritti lo stesso comune intervento della Grazia divina nella vita degli uomini, del Mistero, che per entrambi lascia però vitale la libertà dell’uomo.
    Da questa concezione si pone l’accento su l’umorismo di Guareschi come speranza, da cui nasce anche il titolo del libro.
    Provate a riflettere un attimo: è andato in guerra, è stato in un lager nazista, è stato imprigionato in Italia dai democristiani che aveva aiutato nelle elezioni del ’48 con il suo Candido, è stato bistrattato dalla intellighenzia italiana che brindò alla sua carcerazione. Ma non ha mai odiato nessuno e mentre era in carcere scriveva: “È Dio che regola queste faccende e Dio non sbaglia mai. Il mio cuore è sgombro e leggero.[…] Completa è la mia fede nella Divina Provvidenza che, per essere veramente tale, non deve essere mai vincolata da scadenze”.
    C’è in Giovannino la certezza di un Destino buono.
    Conclude Walter Muto con un sillogismo: “Guareschi è un vero umorista. Guareschi è un cristiano. Un vero umorista può solo essere cristiano”.
    (Gianni Foresti

     

    Breve profilo 
    Walter Muto si è laureato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano alla Facoltà di Lettere Moderne con una Tesi in Storia della Musica. Ha conseguito anche il Quinto anno di Chitarra Classica al Conservatorio di Verona. Ha inoltre frequentato per 4 anni la Classe di Composizione del Maestro Sandro Gorli al Conservatorio di Milano ed ha partecipato a vari seminari di Chitarra Jazz. 
    Negli anni Walter ha accumulato una eclettica collezione di esperienze di lavoro: è stato docente di chitarra per diverse scuole di musica e accademie, ha tenuto conferenze sulla musica pop e rock, ha suonato in varie band e show televisivi, ha scritto canzoni per bambini, arrangiato musica per altri artisti, pubblicato e lavorato per varie situazioni nel campo dell’educazione come consulente o insegnante.
    E’ stato anche responsabile della Segreteria Gestionale dell’Accademia Internazionale della Musica, la più grande scuola privata di musica di Milano, dal 2002 al 2005.
    Dal Gennaio 2005 lavora come Student Services Coordinator presso IES Abroad Milano,  un istituto para-universitario con sede a Chicago, che fa studiare all’estero studenti di College statunitensi. 
    Al contempo, ha perseguito alcuni progetti paralleli in campo musicale, come concerti, specialmente per le scuole, ed altre produzioni musicali.


  • 28 apr

    Frosinone: Genitori, figli e...facebook

    Presentazione del libro di Jonah Lynch

    Gr ande successo di partecipazione a Frosinone all'incontro "Genitori, figli e... facebook" con la partecipazione di Jonah Lynch, che ha presentato il suo libro "Il profumo dei limoni" e ha risposto, con simpatia e notevole preparazione, a tante domande, comprese quelle dei giovani... 
    Neanche gli organizzatori del Centro culturale Giovanni Paolo II di Frosinone probabilmente si aspettavano, nel primo sabato pomeriggio di autentico caldo della stagione, di riempire in ogni ordine di posti il salone di rappresentanza dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone. E invece è andata proprio così: grande è stato il successo - non solo di partecipazione meramente numerica - all'incontro "Genitori, figli e... facebook", per la presentazione del libro "Tecnologia e rapporti umani nell'era di facebook", di don Jonah Linch (edito da Lindau), giovane sacerdote americano vicerettore del seminario della Fraternità di San Carlo a Roma - a proposito, complimenti per l'italiano, appreso da appena 12 anni ma migliore di quello di tanti italiani! - che ha incollato la platea nella settantina di minuti della presentazione, briosa eppure 'profonda' senza risultare pedante. Merito senza dubbio di questo sacerdote americano, laureato in Fisica, con varie esperienze alle spalle, prima di abbracciare la vita religiosa nel solco di don Giussani e dedicarsi con passione all'educazione, anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione sociale che conosce bene, pure da un punto di vista tecnico.
    Prima del via all'incontro - moderato da Igor Traboni, direttore di dimmidipiu.it, portale che ha in qualche modo concorso alla realizzazione dell'evento - è stato letto un messaggio del Vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico, che ha rimarcato l'importanza di una corretta comunicazione in un mondo in cui invece si parla purtroppo sempre poco, soprattutto cuore a cuore.
    Don Mario Follega, parroco di Sant'Antonio a Frosinone, ha quindi introdotto l'argomento, richiamando i maggiori spunti di una riflessione doverosa per quanti hanno responsabilità educative: genitori, insegnanti, preti. Un filo conduttore che don Mario ha tenuto ben saldo, ricordando poi alla fine come l'incontro "non ha voluto offrire ricette" ma cercare di allargare la mente e gli orizzonti proprio di quanti ogni giorno hanno il compito gravoso ma affascinante di educare.
    Mattatore della giornata, come detto, è stato Jonah Lynch: ha subito catturato l'attenzione dei presenti con un piccolo gioco in sala, facendo rimbalzare dei gomitoli di lana di colore diverso, a significare l'importanza di 'collegare' tutti e 5 i nostri sensi, perché altrimenti restano inutili (e proprio senza... senso) le esperienze umane che non coinvolgono tutto l'uomo.
    Molto si è discusso attorno a internet e alla libertà che dà la rete "ma internet - ha sottolineato don Jonah - non è un soggetto. I soggetti siamo noi". E allora, ha aggiunto senza nascondersi dietro un dito Lynch, non è vero che sono mezzi neutrali per definizione e basta solo usarli bene, perché al centro comunque c'è sempre l'uomo, da un... migliaio di anni a questa parte. Tanto è vero che la rete solo in parte, pur essendo una realtà estremamente importante e in continua evoluzione, è riuscita finora a coniugare libertà e responsabilità.
    Lynch ha poi rimarcato come strumenti così virtuali - ad esempio l'amicizia su facebook - possono comunque diventare reali sempre e solo se questi rapporti non sono velati dal mezzo stesso: "E' più facile dire 'ti amo' ad una persona in chat, ma quanto è più bello porsi davanti alla stessa e ripetere quel 'ti amo'...", ha detto ad esempio Lynch.
    Bravo l'autore del libro anche ad entrare nel vivo del messaggio di Benedetto XVI per la prossima Giornata delle comunicazioni sociali, basata su "silenzio e parola", termini solo in apparenza contradditori e che devono far riflettere anche quando attorno all'uso di certi nuovi mezzi si fa un po' troppo 'chiasso'.
    Altri spunti sono arrivati - e ad ognuno Lynch ha risposto da par suo - dal ragazzo che ha il modem rotto da diversi giorni e tutto sommato... si può stare anche senza, al genitore che si sente chiamato in causa dalla bellezza o meno di una foto che viene caricata solo per cercare un certo 'consenso' attorno alla stessa, al giudizio - che evidentemente ci chiama in causa più di quanto possa apparire - del 'mi piace' sui post di facebook.
    Significativa anche la presenza di alcuni studenti del Liceo Classico di Frosinone, con grande maturità e anche loro con quel pizzico di sana gioia ("Potrà internet eliminare i professori?" ha chiesto simpaticamente uno di loro) che ha attraversato tutto l'incontro. Ragazzi che, come ha chiesto un'altra studentessa, non devono sentirsi solo e soltanto 'nativi digitali' e dunque esclusi a priori da tutto quello che c'è stato e ancora c'è nel mondo, da un brano di Mozart a un passo di Omero "perché voi ragazzi - ha sottolineato Lynch - sarete pure 'nativi digitali' ma non siete certo antropologicamete diversi dal resto degli uomini".
    E dunque agli educatori spetta il compito di amare e accompagnare tutti nella vita "perché tutti ci state a cuore" come ha sottolineato don Follega alla fine. Anche - ma non soltanto - dietro un personal computer, un ipad o attraverso la lucetta verde che si accende per dire che in chat c'è un amico.
    (Igor Traboni

  • 27 apr

    Genova: 150 anni di Sussidiarietà in Italia

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

     

    Il Centro Culturale Charles Péguy, in collaborazione con le associazioni genovesi "Il Pensiero Dominante" e "Noi studenti", si è fatto promotore dell'allestimento della mostra 150 anni di sussidiarietà.Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo, che verrà esposta dal 20 al 29 aprile nel Porticato di palazzo Ducale a Genova, con orario continuato dalle 10 alle 18 e possibilità di visite guidate. 

    Il Centro Culturale Péguy, inoltre, in collaborazione con Oratorium Onlus, promuoverà, in occasione della mostra, quale approfondimento delle tematiche da essa affrontate, un incontro dal titolo:
    La sussidiarietà in Italia: una storia di creatività sociale


    Michele Rosboch è professore associato di Storia del Diritto Medioevale e Moderno all'Università degli Studi di Torino, curatore della mostra.
    Maria Stella Rollandi è professoressa di Economia all'Università degli Studi di Genova. 
    Davide Gandini è segretario Generale Piccolo Cottolengo di Don Orione e membro dell' Istituto Paverano di Genova.

     

    Mostra 150 anni di Sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo
    Nel 150° anniversario dell'unità d’Italia, la Fondazione per la Sussidiarietà ha promosso una mostra per documentare la ricchezza di una storia fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche, frutto di energia costruttiva, inventiva, sussidiarietà e solidarietà.

Punto sorgivo di tale ricchezza è una cultura fondata sulla convinzione che ogni singolo uomo valga “più di tutto l’universo” e non sia riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica. 
Questa concezione di uomo ha dato vita a una grande civiltà, che precede il formarsi dello Stato unitario, ricca di diversità unificanti, alla quale hanno contribuito tutti gli italiani, in diversi modi, con il loro lavoro, le loro millenarie tradizioni, il loro impegno sociale e politico, costruendo un grande Paese.

La prima parte della mostra affronta quattro periodi cruciali dal 1861 a oggi: dall’Unità alla Grande Guerra; il Fascismo e la Seconda Guerra mondiale; l’Assemblea Costituente; il boom economico e il post Sessantotto. Attraverso questo excursus viene messa in luce l’operatività sociale “sussidiaria” promossa dalle grandi tradizioni popolari (sia religiose che laiche) mediante un percorso dinamico fatto di iconografia, letteratura, stampa e cinema. 

Il “miracolo” che gli italiani, alla fine del percorso descritto, avranno realizzato, pur tra le inevitabili contraddizioni e distorsioni, non sarà solo quello della promozione dell'Italia a grande potenza industriale, ma anche quello di una virtuosa collaborazione tra ceti sociali e tra i rappresentanti delle istituzioni pubbliche.

La seconda parte della mostra offrirà spunti di riflessione sull’attuale momento di stallo - ideale prima che economico e istituzionale - che sta vivendo il nostro Paese, di fronte al quale non basta richiamare l’importanza del rispetto delle regole, ma occorre scommettere sul desiderio e la capacità di ogni singola persona di costruire il bene comune. Non è possibile alcuna svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore.

Anche oggi, ciò che ha qualificato il secolare sviluppo italiano - l’azione di persone educate a vivere ideali basati su una concezione non ridotta di uomo, di società, di economia - può quindi ricostituire il tessuto connettivo di un popolo fatto da persone che si mettono insieme non per andare contro qualcuno o qualcosa, ma per costruire giorno per giorno pezzi di vita nuova all’altezza dei desideri più profondi, di verità, giustizia, bellezza, felicità…

Con questo percorso, la mostra della Fondazione per la Sussidiarietà vuole offrire una riflessione sull'originalità dell'identità italiana: un giudizio e un suggerimento per un nuovo inizio.


    A cura della Fondazione per la Sussidiarietà.
Comitato Scientifico: Luca Antonini, Maria Bocci, Edoardo Bressan, Marta Cartabia, Gianluigi Da Rold, Michele Rosboch, Giulio Sapelli, Andrea Simoncini, Vincenzo Tondi della Mura, Gian Luigi Trezzi, Giuseppe Verde, Lorenza Violini, Giorgio Vittadini, Danilo Zardin.
Con la collaborazione di un gruppo di studenti universitari.
La mostra ha ricevuto la concessione del logo ufficiale delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia.

    Benedetto XVI 
La molteplicità dei soggetti, delle situazioni, non è in contraddizione con l’unità della Nazione, che è richiamata dal 150° anniversario che si sta celebrando. Unità e pluralità sono, a diversi livelli, […] due valori che si arricchiscono mutuamente, se vengono tenuti nel giusto e reciproco equilibrio. Due principi che consentono questa armonica compresenza tra unità e pluralità sono quelli di sussidiarietà e di solidarietà, tipici dell’insegnamento sociale della Chiesa. Tale dottrina sociale ha come oggetto verità che non appartengono solo al patrimonio del credente, ma sono razionalmente accessibili da ogni persona. 

 Discorso ai membri dell’ANCI, 12 marzo 2011
    Giorgio Napolitano 
Non lasciamoci paralizzare dell’orrore della retorica: per evitarla è sufficiente affidarsi alla luminosa evidenza dei fatti. […] Nella nostra storia e nella nostra visione, la parola unità si sposa con altre: pluralità, diversità, solidarietà, sussidiarietà. […] Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. […] Convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso.

Discorso alle Camere, 17 marzo 2011


    Luigi Giussani 
 


 Una cultura della responsabilità deve mantenere vivo quel desiderio originale dell’uomo da cui scaturiscono desideri e valori: il rapporto con l’infinito, che rende la persona soggetto vero e attivo della storia. Una cultura della responsabilità non può non partire dal senso religioso. Tale partenza porta gli uomini a mettersi insieme. E non nella provvisorietà di un tornaconto, ma sostanzialmente; così che l’insorgere di movimenti è segno di vivezza, di responsabilità e di cultura, che rendono dinamico tutto l’assetto sociale attraverso l’affronto dei bisogni in cui si incarnano i desideri, immaginando e creando strutture operative capillari e tempestive che chiamiamo “opere”. Le opere costituiscono vero apporto a una novità del tessuto e del volto sociale. La politica deve decidere se favorire la società esclusivamente come strumento, manipolazione di uno Stato e del suo potere, oppure favorire uno Stato che sia veramente laico, cioè al servizio della vita sociale. Discorso al Convegno di Assago, 6 febbraio 1987

  • 27 apr

    Cesena (Fc): «E quindi uscimmo a riveder le stelle»

    Lettura di Marco Bersanelli 

     

    Marco Bersanelli è professore di Astronomia e Astrofisica all'Università degli Studi di Milano.

    Guarda le foto dell'evento.

         

  • 26 apr

    Bresso (Mi): L'uomo che ride.

    Presentazione del libro di Edoardo Rialti

     

  • 26 apr

    Gallarate (Va): Ex umbris in veritatem. Caravaggio

    Presentazione della mostra a cura di Marco Bona Castellotti

     

    Marco Bona Catellotti, professore di Storia dell'Arte Moderna nella sede di Brescia dell'Università Cattolica e curatore della mostra su Caravaggio in occasione dell'edizione 1998 del Meeting per l’Amicizia fra i popoli .

      

  • 26 apr

    Gessate (Mi): Di padre in figlio

    Presentazione del libro di Franco Nembrini

     

    Leggi l'articolo di Paola Ronconi Papà, dimmi che é valsa la pena venire al mondo 

  • 26 apr

    Lugano: La famiglia al centro dell'attuale "disputa sull'umano"

    Dialogo con Francesco Botturi 


    La famiglia è il luogo unico nel quale viene al mondo un uomo. Luogo di un miracolo di cui si sono perse le dimensioni, trincea intorno alla quale si svolge la furibonda battaglia per o contro l'umanità dell'uomo. Mentre a Milano si festeggia la giornata internazionale della famiglia l'autorevolissima presenza di Benedetto XVI, a Lugano proponiamo una mostra che attraverso le opere d'arte più significative insegna a vedere un mistero altrettanto grande, e non senza un nesso con il mistero che è la persona: l'Eucaristia e cioè il segno efficace della presneza reale di Dio nella storia.

    Francesco Botturi é professore di Filosofia Morale all'Università Cattolica di Milano

  • 26 apr

    Parma: Departures

    Cineforum dal titolo "Crisi: l'opportunità di una rinascita"

     

    Può la crisi divenire un'occasione di riscatto per la propria vita? E' questa la provocazione che lanciano i tre film proposti in rassegna (Walk the line, The Company Man, Departures). Sebbene per cause e circostanze diverse, i tre protagonisti si troveranno, infatti, ad affrontare il dilemma di rimanere a piangere sulle ceneri della vecchia vita o di rimboccarsi le maniche per costruire una nuova esistenza.(Associazione Culturale Eliot in collaborazione con l'associazione sentieri del cinema)

     

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    Departures, Giappone (2008), regia di Yojiro Takita 
    Visti crollare i suoi sogni di musicista, il violoncellista Daigo è costretto a far ritorno nel paese natale. Accanto alla giovane sposa si darà da fare per trovare un nuovo mestiere. Le ricerche lo porteranno ad entrare in contatto con “un’agenzia di viaggi”. Recatosi al luogo del colloquio, apprenderà però che il viaggio che lì si vende altro non è che la dipartita dell’anima dal corpo. Inizierà così il mestiere di tanatoesteta, colui che prepara i cadaveri prima della cerimonia funebre. In principio odierà il lavoro ma pian piano, stando accanto al maestro Sasaki, apprenderà la dignità del suo agire. E quel dover stare quotidianamente di fronte al mistero della morte farà nascere in lui domande di senso che lo porteranno a rimettere in discussione tutta la sua vita, compreso il ricordo dell’odiato padre che lo abbandonò in tenera età. Pellicola vincitrice del premio Oscar 2010 per il miglior film straniero, Departures è un film praticamente perfetto. Yojiro Takita, regista che in patria è celebre per i suoi film erotici, eredita dallo sceneggiatore Kundo Koyama un’opera commovente che dirige con maestria. Tutti i personaggi sono al loro posto, funzionali al racconto e ben sviluppati, a cominciare dai tre assoluti protagonisti. Daigo, presente in ogni scena del film, ha un carattere complesso, uno spirito debole che si rafforzerà col tempo. Il ricordo del padre emergerà in diversi passaggi cruciali, diventando sempre più incombente (e lo spettatore non potrà che appassionarsi alle sorti del giovane). La moglie Mika è una ragazza tenera e forte, presenza gigantesca nella vita del marito. Quando scoprirà il suo nuovo mestiere, avrà umanamente paura: cercherà di fuggire ma l’amore che la lega a Daigo la riporterà indietro più forte di prima. Infine il maestro Sasaki, uomo dal passato doloroso, vuole essere presenza viva per i suoi clienti, vestendo i defunti con una cura e una grazia che comunicano speranza. Sarà lui a testimoniare a Daigo che in quel lavoro drammatico può risiedere la medesima poesia delle note del violoncello. Non si pensi a un film reso eccessivamente grave dalla materia trattata. La pellicola è ricca di momenti di vera gioia, persino di humour gradevole (anche se un po’ nero). Inoltre lo sguardo che generalmente è rivolto al mistero della morte, è colmo di speranza. Tutto il film ne è pieno: da ogni scena, da ogni dialogo emerge una letizia di fondo accanto ad un bisogno estremo di affetto. E le domande che si accumuleranno nel cuore del protagonista e dello spettatore, troveranno risposta in uno dei finali più commoventi di sempre. (Andrea Puglia

  • 26 apr

    Palermo: Il fondamento naturale del matrimonio

    Incontro con Christofer Tollefsen 

    Christofer Tollefsen è professore di Filosofia Morale all'Università del South Carolina, USA

     Leggi i commenti dell'evento

  • 24 apr

    Torino: Claude Tresmontant. L'intelligenza di fronte a DIo

    Incontro con Giorgio Bruno

     

    "Di Carne e sangue":Ciclo di incontri su ragione, affezione e conoscenza 
    Allargare la ragione non vuol dire aumentare il razionalismo, ma recuperare l’unità di intelletto e affezione che fondano la reale dinamica della conoscenza. L'intelligenza di fronte a Dio, (edizioni Jaca Book, 1983), è uno dei primi libri che don Luigi Giussani fece leggere e tradurre e mostra come la fede e la stessa accettazione della Rivelazione non solo non neghino la ragione, ma al contrario ne esigano un uso aperto e pieno. (Centro Culturale Pier Giorgio Frassati) 

    Giorgio Bruno é insegnante al Liceo salesiano Valsalice di Torino.

  • 24 apr

    Concorezzo (Mi): Note di nostalgia, Pascoli e Chopin

    Lezione a cura di Pier Paolo Bellini

     


     

    Pier Paolo Bellini: Nato a Forlì nel 1965, si laurea in Lettere Moderne all’Università di Bologna nel 1990. Nel gennaio 1993 vince un concorso per borse di studio per specializzazione all’estero indetto dall’Università di Bologna iniziando un lavoro di ricerca presso l’Università di Parigi XII, Creteill, sulla Filosofia della musica del ‘600. Nel 1998 si è diplomato in Composizione presso il Conservatorio di Bologna. Ha tenuto il corso di Teoria della musica ed elementi di Armonia e Contrappunto e di Metodologia dell’educazione musicale presso la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Macerata. Dal 1997 è General Editor della fortunata serie Spirto Gentil, collana di musica classica prodotta e distribuita dalle maggiori case discografiche internazionali.

  • 24 apr

    Palazzo Pignano (Cr): Caravaggio, la passione della realtà

    Lezione di Roberto Filippetti

     

     

    Roberto Filippetti é studioso d'arte e letteratura.

  • 24 apr

    Casatenovo (Lc): "Cos'è l'uomo perchè te ne curi?"

    Conversazione con Fabio Cavallaro, Paolo Gulisano, Pierdomenico Galbiati


    Conversazione sul dolore, la malattia e la cura.


    Fabio Cavallaro, giornalista, autore del libro Il grande campo della vita, edizioni Lindau, 2011.
    Paolo Gulisano, medico, autore del libro L’arte di guarire: storia della medicina attraverso i santi, edizioni Ancora, 2011.
    Pierdomenico Galbiati, medico 

     

  • 24 apr

    Maranello (Mo): Gli affreschi del Buon Governo di A. Lorenzetti

    Lezione di Mariella Carlotti docente di Letteratura Italiana, esperta di Storia dell'Arte

     




     

  • 23 apr

    Lugo (Ra): In un Mondo migliore

    Cineforum dal titolo "Storie di famiglie al cinema" 

    In preparazione al VII Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano il Centro Culturale Umana Avventura propone la visione di due films per riflettere sul tema della famiglia (American Life e In un mondo migliore).

     

     In un mondo migliore, (Haevnen), di Susanne Bier, Danimarca, Svezia 2010, genere Drammatico. 
    In un mondo migliore intreccia la storia di due dodicenni e delle loro famiglie. Da un lato un ragazzino è vittima dei bulli della scuola, mentre suo padre, un "medico senza frontiere" idealista, è impegnato a salvare vite in Africa e sua madre porta avanti la separazione. Dall’altro, un bambino colpito dalla morte della madre sfoga il suo dolore nella rabbia contro il genitore rimasto e contro il mondo. Tra i due ragazzini si sviluppa un’amicizia che sfocerà in tragedia e che costringerà gli adulti a fare i conti con se stessi. Ancora una volta Susanne Bier (autrice del bellissimo Dopo il matrimonio, con cui questa pellicola condivide molti temi) affronta, con un racconto "morale" e profondamente umano, il dilemma di uomini divisi tra il dovere nei confronti dei "figli degli uomini" e quello verso la propria famiglia, ma anche lo scontro tra spinta ideale del singolo e violenza del mondo. Una violenza che interroga nello stesso modo, si tratti di piccoli rais africani che si divertono ad aprire i ventri delle donne incinte o della violenza più domestica del bullismo scolastico; o, ancora, di quella frutto di un dolore che non si riesce né a sopportare né a condividere. La regista danese riesce ancora una volta a dire, senza essere predicatoria o ideologica, qualcosa di molto importante sull’uomo e sulla società. Di fronte alla violenza e al dolore non basta un imperativo morale, per quanto sincero, un discorso o addirittura l’esempio più nobile e coraggioso. Anche l’uomo più buono e generoso del mondo finisce per scontrarsi con uno "scandalo" di fronte a cui il suo "dover essere" non lo sostiene e le idee non bastano. Ma l’errore e la tragedia, per quanto inevitabili, non sono l’ultima parola. Alla fine solo un abbraccio e la presenza, ancorché fallibile, di un padre possono offrire la luce di una speranza non fasulla, proprio perché purificata dal dolore e dall’errore. 
    (Laura Cotta Ramosino)

  • 23 apr

    Parma: Il Maestro e Margherita

    Presentazione del libro di Michail Bulgakov


    Interverrà: Maria Candida Ghidini, professoressa di Storia della Letteratura Russa alla Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università degli Studi di Parma

  • 19 apr

    Seveso (MB): Come si assemblano gli atomi

    Incontro con Raffaella Soave

    Nella mostra allestita per l’edizione 2011 del Meeting di Rimini, Atomo: indivisibile? che sarà allestita a Seveso dal 14 al 22 aprile, l’Associazione scientifica Euresis ha affrontato la questione della certezza nella scienza in un modo originale. Invece di avventurarsi in ragionamenti astratti sul tema, ha preferito esemplificare la dinamica con cui la scienza acquisisce conoscenze di cui non è poi ragionevole dubitare .Come caso esemplare, è stata scelta la domanda sui costituenti ultimi della materia, questione che ha affascinato l’umanità dai greci ai giorni nostri. Nel riproporre la mostra a Seveso, abbiamo pensato di accompagnarla con un ciclo di conferenze che illustrino la stessa dinamica nei confronti di domande altrettanto importanti in campi diversi della conoscenza scientifica: Scienza a Seveso 2012: domande e certezze nella scienza

    COME SI ASSEMBLANO GLI ATOMI.
    Incontro con Raffaella Soave, dottoressa del CNR di Milano.
    Come da un limitato numero di elementi si genera l’immensa varietà di sostanze, inorganiche e organiche, che si trovano in natura? Come le proprietà macroscopiche della materia sono spiegabili con la modalitàcon cui si legano tra loro i singoli atomi?

    Scarica il volantino

  • 19 apr

    Milano: Tu metteresti l'Universo intero

    Presentazione del libro di Roberto Mussapi

    Tu metteresti l'Universo intero, Poesie per giovani innamorati di Charles Baudelaire, a cura di Roberto Mussapi, Salani Editore, 2012.

    Intervengono:
    Roberto Mussapi, poeta, curatore del volume.
    Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano.

    Il lettore vivrà con Baudelaire questa assoluta, franta, umanissima e altissima ricerca d’amore nelle poesie alla donna, mai raggiunta del tutto, mai appagante per sempre, rapinosa, sensuale e sfuggente. Irraggiungibile, in ultima analisi: oltre il suo corpo, le carni, l’amore, qualcosa permane sempre di imprendibile e fuggente. La bellezza che rende lo spirito inappagato per sempre, e sempre assetato di esplorazione e conoscenza. 
    (Centro Culturale di Milano)

    Roberto Mussapi è un poeta, scrittore e traduttore italiano. Nato a Cuneo nel 1952, vive a Milano, dove si è trasferito dopo la laurea. Poeta e drammaturgo, è anche autore di saggi, opere narrative, e ha all’attivo una vastissima opera di traduttore e curatore di autori classici e contemporanei, scelti sull’esclusivo criterio delle affinità elettive. Editorialista del quotidiano Avvenire, docente di Drammaturgia all’Università Cattolica, intensa la sua attività di lettura poetica, in pubblico o sala d’incisione. Dirige la collana “I poeti” per le edizioni Jaca Book. Autore e conduttore di programmi radiofonici per radiorai, in cui si fondono voce, musica e racconto. Tra questi: Poesia della terra, dell’acqua, dell’aria, del fuoco, Itaca, Il corvo e l’allodola, Le porte della notte, Samarcanda, Il capo e la coda.  

  • 18 apr

    MIlano: XXV anniversario di Andrès Segovia

    Concerto di Eugenio Della Chiara


    “L’artista è un uomo come gli altri, e non deve mai innamorarsi di se stesso. Perderebbe irrimediabilmente qualcosa... Come gli altri, con in più un dono meraviglioso: e per questo dono dev’essere sempre vicino ad ogni altro uomo”. A. Segovia

    Attraverso questo concerto desideriamo presentare la figura del grande padre della chitarra classica Andrés Segovia (1893-1987), in occasione dei XXV anni dalla sua scomparsa. Il programma del concerto si articola in due parti, due sguardi - intrinsecamente collegati - che evidenziano il lavoro e il carisma del maestro spagnolo. La prima parte è dedicata al rapportofra Segovia e la tradizione musicale europea, la seconda comincia con lavori di compositori che scrivevano per il maestro e si conclude con una sua trascrizione. Abbiamo voluto inserire, un oper parte, due brani di autori contemporanei per sottolineare che Segovia, da vero maestro, ha reso il suo strumento “contemporaneo” aprendosi ai compositori del suo tempo.

    Eugenio Della Chiara Pesaro, 29 dicembre 1990, intraprende lo studio della chitarra all’età di 8 anni sotto la guidadella Prof.ssa Simona Barzotti. Nel 2002 incontra il suo Maestro, Piero Bonaguri, con cui inizia a studiare in occasionedi corsi estivi ed annuali. Nel 2010 si diploma in chitarra presso il Conservatorio Gioacchino Rossini di Pesaro, sotto laguida del M. Giuseppe Ficara, ottenendo il massimo dei voti e la lode. Attualmente è iscritto al 3° anno di Lettere Classiche presso l’Università Cattolica di Milano. Svolge da alcuni anni attività concertistica in vari teatri delle Marche,e collabora stabilmente con cori composti da studenti universitari. Ha appena terminato la registrazione del suo primo CD, “Attraverso i secoli”, pensato come omaggio ad Andrés Segovia.

  • 18 apr

    Bologna: Primavera Araba. Un anno dopo.

    Dialogo con Lorenzo Ascanio, Giuseppe Caffulli e Yahya Sergio Yahe Pallavicini

     

    Primavera Araba. Un anno dopo. Presenze, prospettive e speranze



    Lorenzo Ascanio é avvocato e professore di Diritto e Civiltà Islamica all'Università degli Studi di Macerata.
    Yahya Sergio Yahe Pallavicini é vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica (CO.RE.IS.) Italiana - Complessità tra religione e politica nel mondo islamico e prospettive euromediterranee dopo la "primavera araba".
    Giuseppe Caffulli é giornalista, direttore della Rivista Terrasanta. 

    Modera e introduce
    Giuseppe Cappiello, presidente del Centro Culturale Enrico Manfredini

  • 17 apr

    Parma: The Company Men

    Cineforum dal titolo "Crisi: l'opportunità di una rinascita"

    Può la crisi divenire un'occasione di riscatto per la propria vita? E' questa la provocazione che lanciano i tre film proposti in rassegna (Walk the line, The Company Man, Departures). Sebbene per cause e circostanze diverse, i tre protagonisti si troveranno, infatti, ad affrontare il dilemma di rimanere a piangere sulle ceneri della vecchia vita o di rimboccarsi le maniche per costruire una nuova esistenza.(Associazione Culturale Eliot in collaborazione con l'associazione sentieri del cinema)

     

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    The Company Men, USA (2010) regia di John Wells
    Siamo tristemente abituati alle notizie di aziende che tagliano o chiudono lasciando a casa centinaia di lavoratori alla volta, e anche il cinema più volte ha proposto film che rappresentano il dramma di operai e impiegati che perdono il posto di lavoro (il migliore italiano? Giorni e nuvole di Soldini; il migliore in assoluto? Le nevi del Kilimangiaro del francese Robert Guediguian). The Company Men sposta l’inquadratura più in alto, per guardare nella vita di tre dirigenti licenziati dall’oggi al domani. Bobby Walker (Ben Affleck), Phil Woodward (Chris Cooper) e Gene McClary (Tommy Lee Jones) sono tre pezzi grossi di quello che una volta era un cantiere navale, diventato con gli anni una grossa compagnia finanziaria cui la produzione interessa sempre meno, dato lo sforzo di massimizzare i profitti e assicurare utili sempre più elevati agli azionisti. Così, all’ennesima visita dei “tagliatori di teste”, Walker e Woodward perdono il posto: il primo, abituato a 120.000 dollari l’anno più benefit, non riesce a capacitarsi di dover cambiare radicalmente un tenore di vita (basta club del golf, via la Porsche, ridiscutere il mutuo) anche perché i colloqui di lavoro non portano a niente. Il secondo ha 60 anni, e questo dice già tutto. Anche il terzo, di più alto grado, quando oserà obiettare al capo - suo amico dagli inizi della compagnia - che le persone non sono semplicemente costi per l’azienda, riceverà il benservito. Il film è molto efficace nel rappresentare lo stato d’animo di chi era abituato a concepirsi in un certo modo all’interno dell’azienda, con un concetto di lavoro molto differente da quello conosciuto fino a solo pochi anni fa. Una distanza che viene accentuata quando Walker, dopo averle provate tutte (compresi i gruppi di sostegno per migliorare la propria autostima), accetta di fare l’operaio alle dipendenze del cognato (Kevin Costner), titolare di una piccola impresa di costruzioni. Lasciate alle spalle le punzecchiature tra i due durante le cene familiari, proprio sul valore del lavoro dell’uno e dell’altro, per Walker essere costretto al lavoro manuale (e alle inevitabili critiche del capo/cognato) diventa l’occasione per riscoprire la soddisfazione per un lavoro ben fatto come “la cosa più vicina alla felicità che si possa provare in terra” (per citare Primo Levi) e anche per ritrovare un giusto equilibrio in famiglia. Purtroppo, e anche nel film, non tutti riescono a trovare nuove prospettive professionali e questo non può mancare di suscitare interrogativi reali sull’economia e sulla società. Le risposte del film indicano una possibile soluzione nell’abbandono di certa finanza per tornare a meccanismi più semplici anche se meno remunerativi. Ma soprattutto una rivalutazione della persona, il cui valore non è certo misurabile solo nella riga dei costi in un bilancio aziendale. (Beppe Musicco)

  • 16 apr

    Lugo (Ra): American Life

    Cineforum dal titolo "Storie di famiglie al cinema" 

     

    In preparazione al VII Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano il Centro Culturale Umana Avventura propone la visione di due films per riflettere sul tema della famiglia (American Life e In un mondo migliore).

    American Life, di  Sam Mendescon, Produzione USA 2010, Genere commedia.
    Di primo acchito, Burt e Verona sembrano l’ennesima coppia immatura americana del cinema: hanno più di trent’anni, non sono sposati, vivono in una catapecchia mal riscaldata col cartone che rappezza i vetri rotti e non perché siano poveri, ma semplicemente perché non hanno voglia di crescere. Il fatto che però Verona rimanga incinta costringe i due a un inaspettato salto, a porsi delle domande e cercare delle risposte. Dove far crescere la bambina che verrà al mondo? Chi potrebbero essere i suoi parenti o gli amici più prossimi? Burt e Verona vorrebbero capirlo, visto che la prima cocente delusione viene proprio dai genitori di lui: noncuranti della gravidanza della nuora, decidono che si trasferiranno ad Anversa per tre anni proprio alla vigilia del parto, per assecondare un vecchio desiderio (e la scelta del Belgio accentua ulteriormente l’assurdità della decisione). Così, forti del fatto che non hanno problemi col lavoro (Verona lavora da casa come illustratrice, Burt vende prodotti assicurativi per telefono), decidono di partire alla ricerca delle conoscenze che hanno tra Stati Uniti e Canada, per decidere dove stabilire la nuova famiglia. E proprio in questo viaggio i due incontreranno i peggiori luoghi comuni delle coppie cinematografiche: madri alcolizzate che disprezzano i figli, padri depressi, famiglie che - anche nel migliore dei casi - nascondono disperazione e dolore. E tutti con la certezza, espressa o meno, che il mondo sia un posto orribile e senza speranza. Sam Mendes non è nuovo a queste forti contrapposizioni tra persone che non sanno guardare la realtà e piccoli barlumi di lucidità e di percezione di una bellezza che supera le contraddizioni. Era la storia di American Beauty, ma anche di Revolutionary Road, due tra i film più significativi degli ultimi anni. Col suo stile acuto, una fotografia nitida e una narrazione declinata in capitoli e con personaggi ben descritti anche se con poche pennellate, Mendes sembra volerci dire (in una risplendente scena finale) che la ricerca delle proprie radici è l’unico terreno su cui è possibile innestare una nuova vita, trasmettere quel che di buono si è provato e vissuto.
    (Beppe Musicco)

  • 14 apr

    Macerata: Per l’amore al vero, Jérome Lejeune

    Incontro con Ombretta Salvucci, Mark Basik e Pierluigi Strippoli

    Chi era Jérome Lejeune?  Nel 1958, esaminando i cromosomi di un bambino nato con la sindrome di Down, scoprì l’esistenza di un cromosoma soprannumerario (trisomia) nella coppia di cromosomi che dal 1960 sarà indicata dal numero di 21. Ma i risultati scientifici vanno oltre questa scoperta fondamentale, rivelando i meccanismi di diversi disordini cromosomici e aprendo la strada della moderna citogenetica clinica. La grandezza di Lejeune non sta solo nella sua capacità di scienziato, egli si pone di fronte alla natura umana alla luce delle conoscenze scientifiche, seguendo un metodo conforme alla sua fede, basandosi sulla profonda convinzione che è lo Spirito che dà la vita e che senza non c’è materia vivente. Ben presto si accorge che la sua scoperta può essere usata contro la vita dell’embrione perché con l’amniocentesi si può scoprire l’anomalia del feto e pensare di disfarsene. Passerà il resto della vita a difendere in tutte le sedi scientifiche e pubbliche la vita umana e quella dei suoi piccoli pazienti, a dare speranza e coraggio alle loro famiglie. Per queste sue posizioni proclamate anche in una assemblea dell’ONU, non riceverà mai il premio Nobel per la medicina ma  Giovanni Paolo II lo volle come primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, benché fosse ormai a pochi giorni dalla morte. Il  prossimo 11 aprile  l’arcivescovo di Parigi chiuderà la causa di beatificazione di un uomo che ha assunto pienamente la responsabilità specifica dello scienziato, pronto a divenire, come disse il Papa, segno di contraddizione, senza considerare le pressioni  esercitate dalla società né l’ostracismo di cui era oggetto. Conoscere la vita di Jérome Lejeune ci può aiutare a capire che la conoscenza è un avvenimento, sottotitolo dell’incontro di sabato 14 e come anche noi siamo chiamati, in questo momento di crisi non solo economica, a proclamare che la vita va difesa in ogni circostanza e in tutti i suoi aspetti. Gli scienziati invitati ci aiuteranno a conoscere meglio questo santo dei nostri giorni e la sua opera che continua in  una fondazione dedita allo studio della sindrome di Down, per incrementare le capacità intellettuali dei bambini che nascono con essa e renderli capaci di autogestirsi nella società. Si tratta di Ombretta Salvucci, dottore di ricerca presso il National Cancer Institute di Bethesda negli USA, di Mark Basicìk, medico chirurgo presso la McGill University di Montreal e di Pierluigi Strippoli docente dell’Università di Bologna.
    (Associazione Centro Nuova Cultura Macerata)

     

    Ombretta Salvucci é dottore di ricerca al National Cancer Institute di Bethesda, USA.
    Mark Basik é medico chirurgo alla McGill University di Montreal. 
    Pierluigi Strippoli é medico e genetista, professore all’Università degli Studi di Bologna.

  • 14 apr

    Pisa: Il Medioevo e la nascita del mercato

    Franco Franceschi presenta il libro di Paolo Nanni

      



    Presentazione del libro di Paolo Nanni: “Ragionare tra mercanti. Per una rilettura della personalità di Francesco di Marco Datini (1335ca-1410)” Pacini Editore 2010.
    Interverrà Franco Franceschi, professore di Storia medioevale all'Università degli Studi di Siena.

     

    Intelligenza e spregiudicatezza hanno reso Francesco di Marco Datini il simbolo dell’intraprendenza dei pratesi. In lui l’audacia e il valore nel condurre gli affari si univano a particolari doti di benefattore, facendone uno straordinario esempio di mercante del primo Rinascimento.

    Nato a Prato intorno al 1335, si trasferì ad Avignone dove operò come banchiere fino al 1382.Tornato nella sua città con la moglie Margherita Bandini, fondò una specie di holding company costituita da società di capitali ad Avignone, Firenze, Pisa, Genova, Barcellona, Valenza e Palma di Maiorca. Visse tra Prato, dove costruì il suo bel palazzo, e Firenze, dove aveva la società che dirigeva il gruppo. Sempre più ricco e rispettato, si dedicò al commercio di ogni genere di mercanzia, dal grano alla lana, dal pellame, ai panni, agli oggetti preziosi; a Prato fondò un lanificio e una tintoria, a Firenze una compagnia bancaria. Stabilì rapporti di stima e amicizia con illustri personalità.
    Morì il 16 agosto 1410 disponendo l’istituzione del “Ceppo dei poveri di Francesco di Marco”, l’odierna Casa Pia dei Ceppi, a cui il mercante lasciò tutti i suoi beni, valutati oltre 100.000 fiorini d’oro. Tra le molte attività benefiche, Datini fu particolarmente vicino ai frati di San Francesco. Proprio in quella chiesa si trova la sua lastra tombale, realizzata da Niccolò di Pietro Lamberti.Il Palazzo Datini ancora oggi è sede dell’ente di beneficenza ed è occupato in parte dall’Archivio di Stato che conserva il prezioso fondo documentario del mercante: 1193 pezzi, dal 1361 al 1411, con un imponente carteggio di circa 150.000 lettere.
    Nel suo volume Poalo Nanni tratteggia in chiave nuova la figura del Datini utilizzando le lettere che egli scrisse nell’arco di trent’anni: tale rilettura permette un'altra interessante rilettura, quella del mondo odierno, dell’economia e della crisi degli ultimi anni.
    (Centro Culturale San Ranieri)

  • 14 apr

    Como: Con gli occhi degli apostoli

    Presentano la mostra Jose Miguel Garcia ed Erasmo Figini



    La mostra Con gli occhi degli Apostoli. Una presenza che travolge la vita, realizzatain occasione del Meeting di RImini del 2011, viene riproposta a Como con l’allestimento dell’Arch. Marco Sampietro e graz ie al sostegno del Gruppo Bancario Credito Valtellinese, della Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù e della ditta Peverelli di Fino Mornasco.
    Avvalendosi delle conoscenze scaturite dagli scavi archeologici realizzati nell’ultimo secolo dai Padri Francescani della Custodia di Terra Santa e dallo studio esegetico dei Vangeli, la mostra intende ricostruire il percorso che alcuni abitanti ebrei di Cafarnao hanno fatto dal primo incontro con Gesù fino al riconoscimento di fede che permise loro di dare le vita per Lui.
    La mostra si snoda, attraverso 38 pannelli e alcuni video, su tre direttrici: la localizzazione e una breve storia di Cafarnao; la trasformazione di questo villaggio per l’arrivo di Gesù; l’esperienza personale di quei pochi uomini che Gesù sceglie, la cui vita diventerà più intensa e vera. Nell’ultima parte, le scoperte archeologiche mostrano come Cafarnao continuerà a rimanere segnata da Gesù anche dopo la sua morte, con i discepoli uniti dalla Sua Memoria. 
    (Centro Culturale Paolo VI Como)


    Jose Miguel Garcia é professore di Esegesi del Nuovo Testamento all'Università Ecclesiastica San Dámaso di Madrid.
    Erasmo Figini é architetto.

    Locandina evento

  • 14 apr

    Seveso (MB): Atomo. Indivisibile?

    Mostra itinerante realizzata in occasione della XXXII edizione del Meeting di Rimini svoltasi dal 21 al 27 agosto 2011


    È possibile nella scienza diventare certi di qualcosa? Che cosa significa raggiungere una “certezza” in ambito scientifico? Di che cosa si diventa certi: del dato osservato o di una più ampia realtà che il dato indica? Quanto conta, nel cammino verso la certezza, il metodo con cui si interroga la realtà? Esistono, nel percorso della ricerca, risultati che diventano punti di non ritorno? La mostra intende mettere a fuoco l’esperienza del diventare certi nel lavoro scientifico raccontando una storia, una di quelle storie che hanno cambiato il cammino della scienza. Ripercorre infatti le tappe principali dell’indagine sulla struttura intima  della materia, dalle intuizioni degli antichi ai primi modelli ingenui dell’atomo, che hanno condotto, cento anni fa, agli esperimenti decisivi di Ernest Rutherford e alla formulazione del suo modello atomico planetario. La mostra continua poi il suo percorso fino ai giorni nostri, facendoci entrare (virtualmente) in alcuni dei più avanzati laboratori scientifici e dandoci il quadro attuale della conoscenza sui costituenti ultimi della materia.

    Scarica il volantino 

  • 13 apr

    Milano: La natura della terra e la natura dell'uomo.

    Dialogo con Emilio Chuvieco, Marco Beghi e Carlo Soave 


    La natura della terra e la natura dell'uomo. Come riconoscere ciò che è giusto?
    Contributo alla “necessaria discussione pubblica” sul Discorso di Benedetto XVI al Bundestag di Berlino.

    «Nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. […] Esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si  è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana». (Discorso di Benedetto XVI al Bundestag di Berlino, 22/09/2011)

    Intervengono:
    Emilio Chuvieco, professore di Geografia all’Universidad de Alcalà (Madrid), Coordinatore dell’Environmental Remote Sensing Group.
    Marco Beghi, professore di Fisica della materia al Politecnico di Milano.
    Carlo Soave, professore di Fisiologia vegetale all’Università degli Studi di Milano.
    Introduce e coordina Mario Gargantini, Direttore della rivista Emmeciquadro.

    Ascolta l'audio dell'evento

  • 13 apr

    Udine: La sfida educativa

    Testimonianza di Silvio Cattarina, presidente della comunità “L'imprevisto” di Pesaro.


    L'Imprevisto è una comunità terapeutica educativa che opera dal 1990 nel settore della devianza e tossicodipendenza. L'obbiettivo primario è il recupero dei ragazzi accolti tentando anche il coinvolgimento delle loro famiglie tramite incontri dedicati che si svolgono mensilmente. Uno spazio rilevante occupano le attività sia atte al reinserimento lavorativo sia ricreative che di arricchimento culturale.

    Silvio Cattarina: Nasce a Storo in Trentino il 3 gennaio 1954, dove trascorre i primi anni e dove frequentemente fa ritorno portando con sé la famiglia, i ragazzi delle Comunità e numerosi amici. Frequenta le scuole superiori a Pesaro, ospite del convitto Villa Marina. In questo periodo incontra Comunione e Liberazione e Don Luigi Giussani. Si laurea in Sociologia in Urbino nel 1979. Nel 1980 si sposa con Miriam con la quale “dopo tanti bacini” avrà quattro figli. Conosce Don Gaudiano ed inizia il lavoro di operatore presso la Comunità Terapeutica di Gradara dove si ferma per sette anni. Successivamente favorisce la nascita e dirige la Comunità Terapeutica di S.Carlo di Cesena. Il 1 ottobre 1990 sempre con don Gaudiano dà vita alla Comunità Terapeutica Educativa per minori devianti e tossicodipendenti. Nascono poi “L’Imprevisto”, il Centro Diurno, la Comunità Terapeutica femminile “Tingolo per tutti”, le Case di Reinserimento, la Cooperativa sociale “Più in Là”. Nel frattempo dopo aver conseguito anche il titolo di psicologo, organizza e partecipa come relatore, in Italia e all’estero, a diversi momenti di studio, seminari e congressi. I Centri e le Comunità lanciati da Silvio Cattarina costituiscono un’esperienza che ha qualcosa di unico e rappresentano un punto di riferimento ed un modello osservato e studiato per il suo rilevante interesse e per i suoi interessanti risultati. Silvio per sintetizzare la sua esperienza afferma: “sono sempre stato con i tossici, sono cresciuto ed invecchiato con loro, non sono mai andato da nessun altra parte, è più quello che ho ricevuto di quello che ho dato, mi hanno insegnato tutto loro, guai a chi me li porta via… sono essi l’Imprevisto della mia vita, l’Imprevisto un’eccedenza della realtà, una sovrabbondanza di grazia che ci viene incontro avvolgendoci di meraviglia. Anche il male e il dolore – in un certo senso – sono una sovrabbondanza, uno straripante bisogno d’amore.

    Leggi il comunicato del Centro Culturale "Il Villaggio" di Udine

  • 13 apr

    Torino: Famiglia. Un dialogo ancora possibile?

    Dialogo con Eugenio Borgna e Maria Teresa Ferla




    Cosa può rendere stabile il legame familiare in un’epoca come la nostra in cui i rapporti fondanti della personalità umana sono così fluttuanti? Esiste ancora la possibilità che i rapporti familiari generino delle persone adulte, in grado di affrontare le sfide che la vita inevitabilmente pone ad ognuno?
    Nella nostra società può la famiglia, ancora oggi, rappresentare la risorsa adatta  per uno sviluppo umano e consapevole?
    L'incidenza di tanta sofferenza psichica, evidente soprattutto nei giovani con la ricerca di forme diverse di dipendenza, ma anche in molti genitori con gesti ricchi di disperazione, pone serie domande su come sia possibile intervenire, ed occorre farlo, forse, partendo soprattutto dal luogo primario dell'educazione della persona: la famiglia.
    Infatti occorre oggi, come citato nella Familiaris Consortio: "Un’ educazione della coscienza morale, che rende ogni uomo capace di giudicare e di discernere i modi adeguati per realizzarsi secondo la sua verità originaria, diviene così una esigenza prioritaria ed irrinunciabile”. Un luogo aperto al significato  del vivere, che non  censuri o nasconda: a questo la famiglia deve ritornare per riaprirsi all'avventura della vita.
    (Centro Culturale Pier Giorgio Frassati) 



    Eugenio Borgna, primario emerito di psichiatria dell'Ospedale Maggiore di Novara, è libero docente in  Clinica delle malattie nervose e mentali presso l'Università di Milano. Rappresenta uno dei maggiori esponenti italiani della psichiatria fenomenologica, quella cioè che coniuga la tradizione filosofica della fenomenologia di Husserl, dell'esistenzialismo tedesco e francese, dell'ermeneutica gadameriana, con la psichiatria che ha tentato di comprendere il malato piuttosto che spiegare la malattia.
     
    Maria Teresa Ferla é Direttore di Struttura Complessa Psichiatria Azienda Ospedaliera Salvini-Garbagnate Milanese e professoressa di Antropologia all'Università degli Studi di Milano Bicocca.

  • 13 apr

    Barzanò (Lc): La questione educativa oggi

    Incontro con S.E. Carlo Caffarra, Bruno Vespa e Maurizio Lupi

    Parteciperanno:
    S. E. Cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna.
    Bruno Vespa, giornalista e conduttore.
    on. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei Deputati.

  • 13 apr

    Moncalieri (To): Duns Scoto

    Proiezione del film

    Produttore: padre Alfonso Maria Bruno per i Francescani dell'ImmacolataRegista: Fernando Muracacon Adriano Braidotti nel ruolo di Giovanni Duns Scoto.
    Il film italiano su John Duns Scotus racconta la storia del filosofo medievaleche vinse la disputa per affermare l'Immacolata Concezione di Maria all'Università di Parigi nel 1305. E' stato beatificato il 20 marzo 1993 da Giovanni Paolo II.
    Il film verrà presentato dal prof. don Francesco Saverio Venuto,docente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica di Torino.

  • 13 apr

    Napoli: I luoghi dei primi cristiani in Campania

    Incontro con Giuliana Mazzara e Massimo Ripa


    Un viaggio attraverso i luoghi che hanno visto nascere e diffondersi il cristianesimo nella nostra regione. Partendo dal luogo dove fisicamente San Paolo è sbarcato, un vento nuovo che ha rinnovato la zona tra le più pagane del mondo pagano: i Campi Flegrei con Pozzuoli e Cuma, dove ancora si conservava il ricordo della Sibilla Cumana. Un’area molto affascinante, dove si respira l’antico e dove si può toccare con mano il passaggio dal paganesimo al cristianesimo.
    Passando poi dai luoghi che hanno visto la vita liturgica dei cristiani, come le catacombe di Napoli, complessi molto particolari e dal carattere unico, non riscontrabile in altri esempi, si arriva alla cattedrale, dove la vita dei cristiani si è ormai consolidata esprimendosi in testimonianze antiche e significative di un cristianesimo carnale e profondamente umano.
    (Centro Culturale Neapolis) 

    Giuliana Mazzara, storica dell'arte e responsabile della Cooperativa Rione Sanità Napoli
    Massimo Ripa, architetto e docente di storia dell'arte

  • 13 apr

    Roma: Passione Chesterton

    Incontro con Ubaldo Casotto, Andrea Monda e Edoardo Rialti

     


    Monica Mondo, giornalista.
    Ubaldo Casotto: giornalista, vicedirettore esecutivo per Il Riformista, autore di G. K. Chesterton. L'enigma e la chiave, edizioni Lindau, 2011
    Andrea Monda: scrittore e saggista, autore di Benedetta umiltà. Le virtù semplici di J. Ratzinger, edizioni Lindau, 2012
    Edoardo Rialti: professore di Letteratura Inglese e Americana alla Facoltà Teologica di Firenze e all'Istituto Teologico di Assisi, autore di L'uomo che ride. La vita e le opere di G. K. Chesterton, edizioni(Cantagalli -Il Foglio, 2012

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Da il sussidiario.net (11.04.2012) intervista a Paolo Gulisano, esperto di letteratura anglosassone:
    Chi ci darà lo "sguardo di bambino" di Padre Brown?
    «Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un grande revival editoriale di Chesterton. Molti dei suoi titoli erano scomparsi dai cataloghi degli editori, mentre ora si sta tornando a pubblicare diversi suoi testi, anche assolutamente inediti. E’ certamente significativo questo ritorno di Chesterton, soprattutto perché a mio avviso si tratta di uno scrittore di cui oggi si ha più che mai bisogno». Paolo Gulisano, scrittore ed esperto di letteratura e cultura anglosassone, ci parla della vita e della carriera di Gilbert Keith Chesterton, scrittore, giornalista e aforista inglese nato a Londra nel 1874 e morto a Beaconsfield nel 1936. La Sala del Centro Culturale di Roma di via Marcello Malpighi 2 ospiterà il prossimo 13 aprile, alle ore 18.30, l’incontro “Passione Chesterton”, dedicato proprio al celebre scrittore inglese. «Qualcuno ha detto che Chesterton appartiene ad un’epoca passata, - ci spiega ancora Gulisano - chiedendosi chi ancora oggi possa leggere i suoi scritti, cercando in questo modo di giustificare la scelta di molti editori di non pubblicarlo più. E’ vero che Chesterton appartiene a un’epoca e un mondo culturale come quello inglese che forse appare lontano dal nostro, ma il suo pensiero è mai quanto oggi attuale».
    Come fu la giovinezza di Chesterton? Chesterton nasce nel 1874 a Londra, figlio dell’epoca vittoriana in cui l’impero britannico rappresentava la prima superpotenza mondiale. Crebbe in una famiglia borghese benestante ed ebbe un’infanzia molto felice, forse anche troppo, perché poi quasi per contrasto nella giovinezza andò incontro ad una forte depressione, una crisi profondissima che iniziò poco dopo aver iniziato l’università.Come mai?Chesterton faceva fatica a superare gli esami, nonostante non avesse alcun tipo di problema, ed entrò così in una crisi esistenziale che si ripercosse anche sulla sua persona: era infatti già un ragazzo molto alto, più di un metro e novanta, e a un certo punto il suo corpo esplose letteralmente anche in larghezza fino a raggiungere un peso di circa 150 chilogrammi. Tutto questo, all’età di vent’anni, non era facile da gestire e da vivere, e nello stesso tempo anche le esperienze di fallimento universitario contribuirono a portare Chesterton in una sorta di tunnel della depressione, in cui accarezzò perfino l’idea del suicidio.Come ne uscì?Ebbe modo di leggere un Libro della Bibbia che lo colpì particolarmente e che lo aiutò ad uscire da quella difficile situazione: il Libro di Giobbe, il libro del dolore dell’uomo innocente, che non ha fatto niente per meritare tutto quello che gli accade. Quel libro lo illuminò, anche perché una cosa che in quella fase angosciava Chesterton era l’idea che per diventare grandi occorresse rinunciare alla condizione di semplicità e di innocenza dell’infanzia. Il suo timore nasceva dal pensiero che per entrare nel mondo adulto bisognasse perdere quello sguardo da bambino sulle cose, ma presto si rese conto che poteva invece essere conservato e salvato solo dal Cristianesimo.
    In che modo arrivò a questo pensiero? Chesterton abbandonò l’università senza troppi rimpianti e si mise a fare quello per cui si sentiva davvero chiamato, cioè il giornalista. Cominciò quindi a scrivere e a disegnare per diversi giornali, visto che era anche un abile vignettista, e nel giro di pochi anni divenne una delle penne più famose di tutta l’Inghilterra. Nell’ambito del giornalismo incontrò poi una persona, che sarebbe presto diventato il suo migliore amico, vale a dire Hilaire Belloc, un anglofrancese che per lui divenne un punto di riferimento. Basti pensare che fu proprio il grande drammaturgo angloirlandese George Bernard Shaw, con cui spesso Chesterton e Belloc incrociarono le spade della polemica, a chiamare i due scrittori “Chesterbelloc”, come fossero una specie di unico animale a otto zampe. E fu Belloc a far scoprire il cattolicesimo a Chesterton? Sì, ma Chesterton impiegò molti anni ad arrivare alla conversione, che avvenne nel 1922. Nonostante questo, anche il personaggio più fortunato inventato da Chesterton, Padre Brown, il prete detective, fu creato quando ancora lo scrittore non era formalmente cattolico. Cosa fece Chesterton dopo aver interrotto l’attività giornalistica? Dopo il giornalismo, che gli aveva fatto guadagnare una notevole notorietà, Chesterton scrisse anche molti romanzi, come L’uomo che fu Giovedì, in cui faceva grande uso della fantasia, dell’immaginazione e del paradosso. Tra l’altro aprendo anche la strada al buon uso della fantasia e dell’immaginazione, che poi nel corso del XX secolo avrebbero adottato anche grandi scrittori inglesi come Tolkien, che fu lettore attento di Chesterton. I due non si incontrarono mai, ma Tolkien lasciò nei suoi scritti numerosi riferimenti a Chesterton. Cosa può dirci invece di Padre Brown? Padre Brown è un prete investigatore, il protagonista dei romanzi gialli di Chesterton. Molti critici storsero il naso per la sua scelta di occuparsi di generi letterari popolari, ma Chesterton affermava invece con forza la necessità di scrivere innanzitutto per il lettore e non per i critici. E visto che il giallo era il tipo di narrativa più letto e più in voga tra la gente, decise di scriverne per riuscire ad arrivare davvero a tutti, e comunicare qualcosa di grande, cioè quello che aveva dentro da quando aveva conosciuto il cristianesimo. Che tipo è Padre Brown? Padre Brown è un investigatore che però non si occupa solo di misteri banali, ma investiga sostanzialmente su quel Mistero con la “m” maiuscola. I gialli di Chesterton non sono semplicemente dei romanzi per far trascorrere al lettore qualche piacevole ora, ma sono un modo per calarsi veramente fino al fondo della realtà. Padre Brown non è la caricatura di un prete, ma è un prete vero, a 360 gradi, e proprio per questa sua capacità di calarsi nel grande Mistero riesce anche ad affrontare tutte le avventure di cui è protagonista. Cosa può dirci della sua grande passione per Chesterton?  Sono vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana, composta principalmente da lettori, appassionati e cultori di Chesterton. Inoltre recentemente ho voluto riprendere in qualche modo il lavoro di Chesterton, che a un certo punto della sua carriera aveva lasciato da parte Padre Brown per dedicarsi ad altre cose. Così ho pubblicato un romanzo (Il destino di Padre Brown, SugarCo Editore, ndr) in cui riprendo il celebre personaggio, là dove Chesterton lo aveva lasciato, dando vita a nuove sue avventure. (Claudio Perlini)

  • 13 apr

    Fermo (FM): L'avvenimento secondo Giotto

    Roberto Filippetti presenta la mostra sulla Cappella degli Scrovegni (Padova)

     

    Roberto FIlippetti: studioso d'arte e letteratura

  • 13 apr

    Bari: Percorsi di Filosofia fra Ottocento e Novecento

    Lezione di Costantino Esposito su Nietzsche e la crisi dell'epoca moderna


    Costantino Esposito è professore di Storia della Filosofia all'Università degli Studi di Bari.

  • 12 apr

    Ostra(An): Cercando le 7 chiavi.

    Documentario di Massimo Manservigi su Antoni Gaudì e la Sagrada Familia

    “Un breve viaggio nel cuore e nella mente di un geniale artista cristiano.
    Don Massimo Manservigi, sacerdote ferrarese e direttore del settimanale ‘la Voce di Ferrara-Comacchio’, descrive il video ‘Cercando le 7 chiavi: Antoni Gaudì, artista e mistico’ appena terminato. Prodotto in collaborazione con l’Arcidiocesi di Barcellona e Mimep-Docete, il documentario si propone di raccontare la fede personale del grande architetto Catalano, di cui è in corso la causa di beatificazione. “Esistono tanti documentari sulle opere di Gaudì, ben fatti e girati con gran quantità di effetti speciali - afferma don Massimo - basti solo pensare alla diretta televisiva in occasione della consacrazione della Sagrada Familia da parte di Papa Benedetto XVI il 7 novembre 2010. Più complesso è trovare un prodotto audiovisivo che possa aiutare tutti, con un linguaggio semplice e diretto, a comprendere le ragioni profonde che hanno guidato l’artista a realizzare opere di così struggente e spirituale bellezza. Tanti libri ma non documentari”. Il video è strutturato in sette parti, quante le porte d’ingresso alla Sagrada Famiglia nella facciata della Gloria, e ogni sezione unisce un tratto della vita di Gaudì a un bimio spirituale: genialità e vocazione, natura e creazione, architettura e liturgia, arte e mistica, Provvidenza e opera umana, espiazione e sacrificio, bellezza e manifestazione di Dio. “Chi entra oggi alla ‘Sagrada’ - osserva don Manservigi - dopo lo stupore iniziale, e in forza di esso, sente inevitabilmente il bisogno di conoscerne l’autore, e non si stupirebbe di sapere che per Gaudì fu una vera e propria missione, la vocazione di tutta una vita, che lo spinse perfino a chiedere l’elemosina per continuare i lavori. In sintesi ho cercato di far intravvedere ‘la cattedrale’ che Gaudì aveva nell’anima, di cui la Sagrada Familia è la versione in pietra. Da qui la spiegazione del titolo”. Il documentario si avvale della collaborazione di importanti specialisti quali Josep Maria Tarragona, biografo di Gaudì per la causa di beatificazione; Jordi Bonet, architetto direttore dei lavori alla Sagrada Familia; Etsuro Sotoo, scultore giapponese che si è convertito al cristianesimo lavorando alle cappelle, ai portali e al tetto; Maria Antonietta Crippa, docente al Politecnico di Milano e curatrice di tante pubblicazioni su Gaudì architetto e credente. Per la realizzazione tecnica: Riccardo Garattoni, Tiziano Giardini, Laura Magni, Maurizio Pagliarini, Andrea Carli. 
    (Centro Culturale Simona Romagnoli) 

  • 12 apr

    Civitanova Marche (Mc): Il potere dei senza potere

    Incontro con Andrea Rebichini e Carla Silenzi

    Andrea Rebichini é insegnantedi Italiano al Liceo Scientifico di Civitanova Marche.
    Carla Silenzi é cardiologa.

     

  • 12 apr

    Seveso (MB): Di cosa è fatta la materia

    Incontro con Lucio Rossi

    Nella mostra allestita per l’edizione 2011 del Meeting di Rimini, Atomo: indivisibile? che sarà allestita a Seveso dal 14 al 22 aprile, l’Associazione scientifica Euresis ha affrontato la questione della certezza nella scienza in un modo originale. Invece di avventurarsi in ragionamenti astratti sul tema, ha preferito esemplificare la dinamica con cui la scienza acquisisce conoscenze di cui non è poi ragionevole dubitare .Come caso esemplare, è stata scelta la domanda sui costituenti ultimi della materia, questione che ha affascinato l’umanità dai greci ai giorni nostri. Nel riproporre la mostra a Seveso, abbiamo pensato di accompagnarla con un ciclo di conferenze che illustrino la stessa dinamica nei confronti di domande altrettanto importanti in campi diversi della conoscenza scientifica: Scienza a Seveso 2012: domande e certezze nella scienza

    DI COSA È FATTA LA MATERIA.
    Incontro con Lucio Rossi, professore al CERN di Ginevra.
    Cosa sappiamo oggi dei costituenti ultimi della materia? Perché il “bosone di Higgs”, unico tassello del modello standard non ancora dimostrato sperimentalmente, è cosi importante da essersi guadagnato l’appellativo popolare di “particella di Dio”?

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  • 12 apr

    Paderno Dugnano (Mi): Emilia e i suoi ragazzi

    Incontro con Stefano Giorgi ed Emanuele Boffi


    L'esperienza educativa della Copperativa Sociale In-Presa
    La Cooperativa Sociale In‐Presa, di Carate Brianza, opera da anni per sostenere i minori in età evolutiva ed adolescenziale, favorendo la loro piena crescita attraverso un reale inserimento nella famiglia, nel mondo del lavoro e della società. E’ attiva nell’ambito della formazione professionale, inserimento lavorativo, orientamento e sostegno scolastico e aggregazione per giovani in età di obbligo formativo. E’ accreditata presso la Regione Lombardia per tutte le attività di formazione e di orientamento da questa riconosciute; opera come Centro di Formazione professionale ed è Centro di Rilevanza Regionale, attuando percorsi sperimentali innovativi di alternanza scuola‐lavoro. 

    Parteciperanno:
    Stefano Giorgi, Direttore Generale della cooperativa sociale “In–presa”
    Emanuele Boffi, giornalista del settimanale “Tempi” e autore del libro “Emilia e i suoi ragazzi – l’opera civile della fede”, edizioni Lindau, 2010.


    In questo periodo storico di crisi, anche a livello educativo,vogliamo con questi gesti offrire un contributo positivo, proponendo esempi virtuosi di realtà che con speranza, intelligenza, creatività e capacità di sacrificio sono rimesse in gioco per un bene desiderato e perseguito.  
    Annamaria Saita Valerin) 

  • 12 apr

    Albenga: "La gloria di Colui che tutto move"

    Mostra sul tema della felicità nel Paradiso di Dante

     

    Presentazione della mostra con Daniele Gomarasca, preside del Liceo "Collegio della Guastalla" e Simone  Carriero, giornalista.



     

  • 12 apr

    Ascoli Piceno: 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

  • 11 apr

    Cesena (Fc): La crisi del personaggio nei romanzi di Pirandello e Svevo

    Lezione di Andrea Battistini


    Andrea Battistini é professore di Letteratura Italiana all'Università degli Studi di Bologna. 

  • 10 apr

    Parma: Walk the line

    Cineforum dal titolo "Crisi: opportunità di una rinascita"

    Può la crisi divenire un'occasione di riscatto per la propria vita? E' questa la provocazione che lanciano i tre film proposti in rassegna (Walk the line, The Company Man, Departures). Sebbene per cause e circostanze diverse, i tre protagonisti si troveranno, infatti, ad affrontare il dilemma di rimanere a piangere sulle ceneri della vecchia vita o di rimboccarsi le maniche per costruire una nuova esistenza.
    (Associazione Culturale Eliot in collaborazione con l'associazione sentieri del cinema)

     

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    Walk the line, USA (2005), regia James Mangold
    In Italia non è noto come negli States, ma Johnny (al secolo John) Cash è stato oltreoceano una figura di riferimento della musica moderna (il suo era un personalissimo incrocio tra country, gospel, blues e rock) e questo film rappresenta il tentativo di rendergli il giusto onore. Quando l’amore brucia l’anima è una più che dignitosa biopic (biographic picture, un film biografico) che ripercorre i momenti salienti della sua carriera e della sua vita privata. Innanzitutto, la famiglia. Di questo artista, conosciuto anche come “man in black” per la sua predilezione per il colore nero nell’abbigliamento, vengono mostrate le origini contadine come il punto di partenza di molti elementi con cui poi l’uomo si ritroverà a fare i conti per tutta la vita. Come l’umiltà ereditata dal lavoro nei campi, che, una volta catapultato nel music-business, sarà una caratteristica che gli permetterà di stabilire dei rapporti umani in un ambiente già allora frenetico e spersonalizzante. Un forte senso della famiglia che gli farà inseguire il sogno di averne una propria; con la prima moglie, (da cui ebbe tre figlie: non una cattiva persona, ma incapace di cogliere la necessità del marito di esprimersi appieno artisticamente e schiacciata da ciò che comportava essere la moglie di un cantante famoso) e poi con la cantante June Carter, l’amore per la quale occupa la seconda parte della pellicola. L’affetto profondo per il fratello scomparso precocemente, che lo lascerà per sempre con una ferita viva, come qualcuno che abbia perso la sua metà buona (o meglio: da lui idealizzata, fino ad esserne ingiustamente e dolorosamente soffocato), che lo “marchierà” a vita con un atteggiamento malinconico e al tempo stesso grato, fattore che si rifletterà anche nella sua struggente musica, asseme a una profonda religiosità, purtroppo occultata nel film. Poi la madre, da cui è appena accennato il fatto che abbia ereditato la passione per il canto ma che, nonostante questo potrebbe essere un elemento importante nella ricostruzione della vita di un cantante, rimane ben poco definita e descritta. Lasciando spazio invece al padre, con cui Johnnny fin da piccolo ha un rapporto conflittuale e da cui riceve fino alla fine un trattamento psicologicamente spietato. Forse una figura dipinta in modo esageratamente duro, quasi macchiettistica. Ma comunque utile a rafforzare l’idea di un Johnny Cash incompreso, dolente e in cerca di un tu con cui condividere tutto: la musica, la vita, una casa. Cash trova tutto questo in June Carter, cantante country che quando Johnny era a inizio carriera calcava già le scene da anni con la sua famiglia di musicisti. Sicura di sé, sa come muoversi nell’ambiente dello spettacolo, cerca la tranquillità e l’appagamento del cuore (ha un matrimonio alle spalle e due figlie cui badare) e rappresenta un punto solido per il solitario Cash, che ben presto si rende conto di non poter più fare a meno di lei. Per l’uomo stare con lei diventa un match, interessante nella misura in cui June sembra essere l’unica davvero in grado di farlo uscire dai confini angusti della sua solitudine autoimposta e di costringerlo a fare i conti con qualcuno. Per lui conquistarla definitivamente sarà una lunga e dura sfida, al termine della quale guadagnerà non solo la compagna del resto della sua vita, ma anche e soprattutto se stesso (“Walk the line”, titolo originale del film, è un verso di una celebre canzone di Cash che dice “io con lei rigo dritto”). Per le loro performance Joaquin Phoenix e Reese Witherspoon sono stati candidati come migliori attori protagonisti ai prossimi Oscar (5 marzo 2006). Un riconoscimento, soprattutto all’ottima prova di lui, che non sembrerebbe affatto inadeguata (notevoli anche le prove canore dei due interpreti, che hanno cantato di persona tutti i brani del film). Non un film agiografico (il periodo della dipendenza da droghe del cantante è lucidamente ritratto come una debolezza – come pure, ad esempio, le infedeltà alla moglie con alcune fan), ma un bel ritratto che dà, anche a chi non aveva mai sentito parlare di Johnny Cash, motivo per cominciare ad interessarsi alla sua persona ma soprattutto alla sua più eloquente testimonianza rimastaci: la sua musica. (Eva Anelli)

  • 04 apr

    Lugano: Ecco tua Madre

    Esecuzione Stabat Mater di Arvo Part e lettura di brani di Charles Peguy

     

  • 03 apr

    Milano: "La vita buona"

    Presentazione del libro di  S.E. Card. Angelo Scola 


     La Vita Buona. Dialoghi sulla Chiesa, la fede, l’amore, la vita e il suo senso, Mondadori, (2012).
    La laicità, i giovani e la rivoluzione di Dio; la nostra società in transizione, il rapporto tra scienza-fede, la famiglia, le questioni economiche e politiche, la sofferenza umana e il fine della vita. In questa conversazione con Aldo Cazzullo, il cardinale Scola tocca molte delle questioni e dei nodi fondamentali della società italiana, disegnando così il suo sistema di pensiero, la sua visione del mondo e della fede, ancorata profondamente alla Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Questo saggio è una guida per credenti e laici, che ci offre il punto di vista di una grande personalità religiosa e spirituale dei nostri tempi, sulla società, la politica, la religione e che risponde con semplicità e profondità alla sete di spiritualità del mondo contemporaneo. Ciò che emerge come filo conduttore della conversazione è il concetto di "Vita buona": un'esistenza incentrata sulla più alta forma di libertà, animata dall' amore per il bello, il bene, il vero e l' eterno; una vita in cui il "dover essere" e il "voler essere" riescono a coincidere.  

    Intervengono:

    Sua E.C Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano.
    Aldo Cazzullo, inviato ed editorialista del Corriere della Sera.
    Ugo Amaldi, fisico del CERN di Ginevra.
    Aldo Bonomi, sociologo.

     

  • 02 apr

    Padova: Stabat Mater

    Meditazione di don Stefano Alberto ed esecuzione dello Stabat Mater di G.B. Pergolesi




    Nello Stabat Mater, come si rileva nello studio dell’autografo, c’è una grande fretta di scrivere, confermata da numerosi errori, parti di viole mancanti o soltanto abbozzate, e più in generale un certo disordine tipico di chi ha poco tempo davanti a sé. Tanto che in calce all’ultima pagina dello spartito Pergolesi scrisse di suo pugno “Finis Laus Deo” (fine, lode a Dio). Commovente è la cronaca degli ultimi giorni di vita di Pergolesi. Ecco il racconto di un contemporaneo. «Essendosi portato a visitarlo Francesco di Feo, rinomato maestro di musica che lo amava teneramente, e veduto che egli giacendo a letto si occupava a terminare la composizione dello Stabat Mater, fortemente lo rimproverò, dicendogli che le sue condizioni di salute meritavano ben altri riguardi. Ma il povero giovane rispose che non voleva morire prima di finir l’opera che gli era già stata pagata ducati dieci: - E forse, aggiunse, non varrà dieci baiocchi. Tornò dopo qualche settimana il Feo e lo ritrovò peggiorato a segno che a stento dalle moribonde labbra di lui potrà intendere che lo Stabat era stato terminato e inviato al suo destino. Pochi giorni dopo, nel di 16 marzo 1736, il Pergolesi rendeva l’ultimo sospiro».
    «Per comprendere fino in fondo la portata di quest’opera», scrisse Luigi Giussani proponendola come prima uscita della collana di cd Spirto Gentil da lui diretta, «occorre innanzitutto ricordare che essa è espressione di una cultura di popolo e dell’esperienza personale del musicista. Una sola regola guidò la sua mano: che le parole, portatrici di esperienza, potessero emergere con assoluta libertà e il canto servisse unicamente a ridar loro la vita originale».
    Finis, Deo gratias. «Le ultime parole scritte di suo pugno», commenta Giussani, «mettono un sigillo non solo sul capolavoro, ma anche sulla breve esistenza del giovane che nell’Amen finale dello Stabat innalza, dal suo stato rattrappito dalla malattia, il più fulgido ringraziamento al Mistero che salva attraverso il dolore». Vuole la tradizione, infatti, che negli ultimi supremi istanti Pergolesi fu visto contemplare un’effigie che era rimpetto al letto, e rimirandola ansiosamente col petto ansante, piangesse: era l’effigie della Madonna Addolorata che l’autore dello Stabat chiamava «la sua celeste musa».
    (Eugenio Andreatta) 



    L’Ensemble Stella Maris, fondato e diretto da Luca Belloni, ha eseguito in varie occasioni lo Stabat Mater di G.B. Pergolesi, la Johannes-Passion di J.S.Bach e lo spettacolo Percorsi e labirinti (su un testo di Maurizio Biondi) dedicato alle strutture polifoniche nella tarda produzione bachiana.

    Luca Belloni è nato a Milano nel 1969. Ha studiato Composizione nei Conservatori di Milano e Adria (RO) diplomandosi nel 1997 con il massimo dei voti nella classe di Luigi Verdi e perfezionandosi quindi sotto la guida di Pippo Molino. È direttore stabile dell’Ensemble Webern. Svolge attività musicologica e di divulgazione: ha curato tra l’altro l’introduzione di vari cd della collana Spirto gentil fondata da Luigi Giussani. Dal 2005 al 2007 ha insegnato Analisi delle Forme compositive nel Conservatorio di Adria. La sua opera compositiva è edita da ABEditore di Milano. È editor della macroarea Universo Musica della stessa casa editrice. Collabora stabilmente con il quotidiano online Ilsussidiario.net.

    Don Stefano Alberto, nato nel 1959, sacerdote della Fraternità dei Missionari di San Carlo Borromeo, è docente di Introduzione alla teologia nell’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Membro del Consiglio nazionale di Comunione e Liberazione, ha curato Vangelo e storicità. Un dibattito (1995), La Chiesa Corpo mistico di Cristo nel primo capitolo della Lumen Gentium (1996) e Generare tracce nella storia del mondo. Nuove tracce d’esperienza cristiana (1998), con Luigi Giussani e Javier Prades.

  • 02 apr

    Bologna: Compianto, vita

    Lettura di Davide Rondoni

     

    Il gruppo di sei statue detto "il Compianto", opera dell'artista Niccolò dell'Arca, è situato nella Chiesa di Santa Maria della Vita, a Bologna. Realizzata nella seconda metà del '400, l'opera suscitò l'ammirazione di poeti come d'Annunzio, di critici d'arte come Malvasia e Gnudi, ed è meta della visita discreta e commossa di tanta gente. E' uno strano tesoro, a cui si recano credenti e non credenti. Cosa vedono? Cosa va in scena?
    (Davide Rondoni, Compianto,vita - Edizioni Marietti, 2004)

    Davide Rondoni, poeta e scrittore italiano



     
    La forza discreta e potente della poesia per contemplare nei giorni di Pasqua l'opera d'arte più vertiginosa di Bologna.
    Un appuntamento che si ripete diverso ogni anno da sette anni (una volta accompagnato da Lucio Dalla al piano e letto da M. Alemanno, una volta letto da G. Lindo Ferretti e ogni volta con altri artisti) per dare un'occasione di fermarsi di fronte al più grande mistero della storia 
    (Centro Culturale Enrico Manfredini) 

     

    Guarda il servizio televisivo del TG3 Regionale dell'Emilia Romagna della RAI di Liliana Fabbri in onda il  6 Aprile 2012 alle ore 14,00  
    (dal minuto 9,42 al minuto 11,15)

     
  • 01 apr

    Como: Morte dov'è la tua vittoria?

    Concerto del gruppo Quattrottave


    "La Passione e la Resurrezione di Cristo in un concerto vocale che accorda
    polifonie classiche, gospel tradizionali, spiritual e composizioni contemporanee".

    Visita il sito di
     Quattrottave  

  • 31 mar

    Paderno Dugnano (Mi): Concerto di Pasqua

    Concerto eseguito da Lucian Furda e Cristian Rosoaga

    Concerto di Pasqua per violino ed organo eseguito da Lucian Furda, violinista e Cristian Rosoaga, organista.
    L’ingresso sarà libero e al termine della serata verranno raccolte offerte destinate ai progetti umanitari di Fondazione AVSI onlus e del Banco Alimentare della Lombardia “Danilo Fossati”  onlus. 

    Scarica il programma

  • 31 mar

    Lecco: Concerto per Haiti

    Concerto a favore di Avsi




  • 30 mar

    Pisa: "Torniamo a spalancare le finestre"

    Incontro con Costantino Esposito


     La ragione positivista... non è in grado dipercepire qualcosa al di là di ciò che èfunzionale, assomiglia agli edifici di cementoarmato senza finestre, in cui ci diamo il climae la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio (...) Bisogna tornare a spalancare le finestre,dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.» Le parole di Benedetto XVI - pronunciate a lParlamento tedesco lo scorso settembre- costituiscono una sfida e propongono un metodo che interrogano non solo il nostro agire personale ma anche il nostro operare come centro culturale cittadino. Vediamo che chi è seriamente impegnato conla propria vita, fino ad interrogarsi sul sens oultimo di questa, ha l'aspirazione e sente l'esigenza di usare le cose in modo giusto. Eppure il Papa ci ricorda che prima ancora di usare le cose, queste vanno conosciute, allargandola nostra ragione a tutta la veraampiezza e per tutti i reali nessi che essehanno. Ciò richiede innanzitutto il superamento della definizione del reale come oggetto che si può all’occorrenza manipolare. L'abitudine ormai sempre più invalsa di chiedersi il "come"delle cose e sempre meno il loro "perché" produce il rischio, che tutti corriamo, di rimanere incastrati, privati dell'orizzonte del senso delle cose, nelle contraddizioni e difficoltà del nostro vivere. Raccogliendo l'invito di Benedetto XVI, abbiamo chiesto a Costantino Esposito di aiutarci a capire come sia possibile, necessario esicuramente conveniente "tornare a spalancarele finestre" per vivere secondo la vera ampiezza della nostra ragione e dei nostri desideri. (Centro Culturale San Ranieri di Pisa)

  • 30 mar

    Bolzano: E l'esistenza diventa una immensa certezza

    Testimonianza di Padre Aldo Trento

    Nella mentalità più diffusa ai nostri giorni, nella coscienza con cui ciascuno di noi affronta le sfide e le fatiche del vivere, sembra che non sia più possibile alcuna vera certezza. Quando pensiamo al senso della nostra esistenza non siamo forse tutti tentati, come figli del nostro tempo, di ritenere che la nostra origine e la nostra destinazione siano in balìa della sorte, e che in definitiva nulla possiamo rispetto alle forze incontrollabili di un fato cieco e di un’insensata casualità? Quel che però appare certo è che l’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino. Tra l’altro ciò appare ancora più urgente in un periodo storico in cui tutto o quasi (politica, economia, lavoro, vita personale e sociale…)  sembra accompagnare l’uomo sempre più verso il baratro dell’incertezza. “Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente” (Benedetto XVI, Enc. Spe Salvi, 2). E quindi: su quale certezza e conseguentemente su quale speranza l’uomo può fondare ragionevolmente la propria esistenza? La certezza che cerchiamo non è un’ideologia o una strategia o una convinzione psicologica, ma l’umile capacità di riconoscere ciò che “già siamo”. Non tanto che le cose andranno a posto come pensiamo noi, ma che noi stessi siamo in rapporto con Chi ci fa continuamente. Per ascoltare un’esperienza che racconti questa certezza, abbiamo invitato Padre Aldo Trento: missionario in Paraguay dal 1989 e parroco nella chiesa di San Rafael ad Asuncion, dove da alcuni anni gestisce un centro che sino a oggi ha assistito quasi 15.000 malati di AIDS, per la maggioranza bambini. E’  un uomo di cui colpisce la storia personale, drammatica e, al tempo stesso, feconda, da cui scaturisce  il suo modo di affrontare le circostanze, sia liete che dolorose, in terra di missione come una sorgente sorprendente e continua di vita: per questo desideriamo ci racconti come per lui sia ora possibile poter riconoscere quotidianamente, in ogni momento della sua vita, la Presenza di Colui che dà la Speranza più attesa: che nulla finisce, che nulla possa terminare e che così come siamo, ciò che abbiamo vissuto, che viviamo e che vivremo non vada perduto e soprattutto che i nostri desideri non siano stati neanche per un istante illusori. 
    (Centro Culturale Romano Guardini) 

  • 30 mar

    Trento: Da Barabba a Gesù

    Incontro con Pietro Sarubbi, attore del film Barabba di Mel Gibson 


     

    Da Barabba a Gesù. Convertito da uno sguardo di Pietro Sarubbi, edizioni Itaca (2011).  «Barabba è simbolo della nostra civiltà, è l’uomo di cui Cristo prese il posto sulla croce, come se Cristo fosse morto per salvare lui, e quindi in lui si riassume l’umanità intera, salvata».

    Barabba rappresenta l’uomo della nostra epoca, cinico e peccatore, che riceve lo sguardo illuminante da Cristo, ma necessita di tempo per capire, per comprendere il valore della grazia ricevuta e cambiare. Proprio come accade a Pietro Sarubbi, scelto da Mel Gibson per il ruolo di Barabba nel film La Passione di Cristo.

  • 30 mar

    Livorno: Spirto Gentil

    Presentazione del libro con Stefano Poli

     

  • 30 mar

    Cesena (Fc): Centenario di Giovanni Pascoli

    Lezione di Roberto Filippetti, studioso d'arte e letteratura dal titolo "L'apertura stupita sul Mistero e la crisi fra '800 e '900".

  • 30 mar

    Foggia: Il Mezzogiorno al centro della questione nazionale

    Convegno



     

  • 30 mar

    Milano: G. K. Chesterton. L'enigma e la chiave

    Presentazione del libro con Uboldo Casotto e Paolo Cevoli

    G.K. Chesterton. L'enigma e la chiave di Ubaldo Casotto, prefazione di Stefano Alberto, Edizioni Lindau, 2011  

    Chesterton ci piace, e piacerà in futuro, perché, come dice Stefano Alberto nella prefazione di questo volume, “è un uomo vivo che ci aiuta a restare vivi”. Chesterton non fu filosofo, ma nei suoi libri si trova la migliore filosofia, e questo volume ne ricostruisce il percorso attraverso saggi, romanzi, pamphlet polemici, articoli. Impossibile ricavarne un sistema, semmai - secondo l' uso della scolastica - glosse, note a margine, appunti di lettura. Ne emerge alla fine il quadro di un realista in lotta con il nichilismo, di un razionalista in lotta con i razionalisti, di un uomo libero in lotta con i libertari, di uno spirito religioso in lotta con le religioni, di un uomo che infine abbracciò la follia della croce per combattere la pazzia del riduzionismo moderno, tenendo fede al suo motto: "Per uno che sappia appena tenere in mano una spada è sempre un onore accettare un duello". Rileggere Chesterton aiuta a diventare protagonisti della sfida lanciata da Benedetto XVI alla postmodernità: "Allargare i confini della ragione". (Centro Culturale di Milano).

    Intervengono
    Ubaldo Casotto, giornalista, vicedirettore esecutivo per Il Riformista
    Paolo Cevoli, attore di teatro, comico di Zelig 

     

    Asolta l'audio dell'evento

  • 29 mar

    Seveso (MB): Siamo soli nell'Universo

    Incontro con Elio Sindoni

    Nella mostra allestita per l’edizione 2011 del Meeting di Rimini, Atomo: indivisibile? che sarà allestita a Seveso dal 14 al 22 aprile, l’Associazione scientifica Euresis ha affrontato la questione della certezza nella scienza in un modo originale. Invece di avventurarsi in ragionamenti astratti sul tema, ha preferito esemplificare la dinamica con cui la scienza acquisisce conoscenze di cui non è poi ragionevole dubitare .Come caso esemplare, è stata scelta la domanda sui costituenti ultimi della materia, questione che ha affascinato l’umanità dai greci ai giorni nostri. Nel riproporre la mostra a Seveso, abbiamo pensato di accompagnarla con un ciclo di conferenze che illustrino la stessa dinamica nei confronti di domande altrettanto importanti in campi diversi della conoscenza scientifica: Scienza a Seveso 2012: domande e certezze nella scienza

    SIAMO SOLI NELL’UNIVERSO.
    Incontro con Elio Sindoni, professore di Fisica Generale all'Università di Milano Bicocca. 
    Qual è la probabilità che ci sia, al di fuori del nostro pianeta, una qualunque forma di vita?  C’è una concreta possibilità che nell’universo esistanoaltri esseri evoluti come noi, o più di noi?

    Scarica il volantino

  • 29 mar

    Fermo (Fm): American Life

    Proiezione del film di Sam Mendes

  • 29 mar

    Verona: Evoluzione. I fatti e le teorie

    Dibattito con Roberto Fondi, Umberto Fasol ed Enzo Pennetta

     

     

    Roberto Fondi é paleontologo all'Università degli Studi di Siena.
    Umberto Fasol é preside ed insegnante di Scienze e Biologia all’Istituto “Alle Stimate” di Verona. 
    Enzo Pennetta é biologo, insegnante di Scienze Naturali.

     

     

  • 28 mar

    Padova: Bellezza e tradizione

    Presentazione del libro con Davide Rondoni, Marco Carminati, Fabio Bossetto

     

    Bellezza e tradizione, edizione Itaca a cura di Emanuela Centis, Cleofe Ferrari, Oriana Sartore, Alfredo truttero, Giulio Zennaro (Associazione Di.Segno). La pubblicazione del libro è la documenta­zione di un’esperienza artistica e descrive il percorso dell’Associazione Di.Segno attraverso le attività svolte negli anni 2005-2010. A partire dagli atti dei due simposi Internazionali tenuti a Padova e a Chioggia, che hanno trattato il rapporto tra gli affreschi  e le icone del vicino Oriente e la novità della pittura giottesca e veneziana dei sec. XIII-XIV, si è  aperta una riflessione sul rapporto fra tradizione e creatività, anche contemporanea. Il testo non si ferma solo sull’analisi, ma descrive anche alcune esperienze educative e di laboratorio.

    La presentazione del libro sarà introdotta da Andrea Colasio assessore alla cultura del Comune di Padova e vedrà la partecipazione di Davide Rondoni, saggista e poeta, Marco Carminati, giornalista del ‘Sole 24 ore’, Fabio Bossetto, ricercatore all’Università degli Studi di Padova. Inoltre l’incontro sarà arricchito dagli interventi di giovani che hanno sperimentato il metodo proposto dall'Associazione e descritto nel volume. Contestualmente verrà presentata la proposta di un’attività culturale laboratoriale rivolta agli studenti delle scuole superiori per il prossimo anno scolastico.

  • 28 mar

    Padova: Disegno Ritrovato

    Mostra d’arte a cura dell’Associazione Di.Segno


    DISEGNO RITROVATO - Una comunicazione affettiva. Inaugurazione: mercoledi 28 marzo ore 18.00 con la partecipazione di Giovanni Gentili, curatore di mostre 
    La mostra espone le opere del gruppo di artisti che ha seguito gli stages sul disegno proposti dall’Associazione dal 2003 e documenta i punti di svolta di una esperienza che, partendo da diversi aspetti del disegno e dall’esempio dei maestri della pittura, ha sviluppato un metodo che dà origine ad un nuovo divedere. Esso si sostanzia in un percorso proposto dentro una compagnia guidata a partire da un particolare tema. Ispirato inizialmente dalla lettura di San Bonaventura, il metodo indica una strada (itinerarium) della conoscenza(mentis) per raggiungere il significato delle cose e la vera creazione (inDeum) identificando tre momenti specifici. Nel primo si osservano le cose per sorprenderne la forma e la misura. Nel secondo ci si confronta con l’io tramite la scintilla creativa personale. Nel terzo momento si riconosce l’essenza delle cose osservate con uno sguardo nuovo attraverso la coscienza di Chi le fa. La serie di opere esposte illustra ed esemplifica i vari passaggi di questo metod omostrandone i risultati ottenuti. Con questa mostra vorremmo contribuire all’incontro tra gli universi che convivono a Padova e favorire la fruizione del bello per le giovani generazioni.


    SCHEDA DELLA MOSTRA DI.SEGNO RITROVATO -

    Il primo passo: la misura. Guardando gli esempi dei grandi maestri ci siamo chiesti: come sono stati possibili i risultati del disegno classico? Le ragioni sono molte ma spiccano su tutte la passione per l’uomo e la realtà concreta ed il metodo dell’osservazione e della misura. Dunque la prima risposta è che per conoscere bisogna misurare ed osservare bene. Da qui il primo esercizio: conoscere il soggetto attraverso le misure classiche. per cui dopo aver osservato l’esempio dei maestri si è cercato di copiare il modello reale riconoscendone le misure e le proporzioni. Dunque in questo primo passaggio la misura è lo scopo con cui si guarda il soggetto, la cerchiamo al suo interno. La linea è una traccia della realtà che vediamo e la nostra capacità è di osservare bene e senza fretta ma utilizzando tutto il tempo necessario. 

    Il secondo passo: la mia osservazione. Ma il nostro io cambia la visione, diciamo così, fotografica della realtà. Attraverso il nostro sguardo l’immagine è il risultato di una sintesi che conduce a forme nuove adattate alle diverse esigenze espressive. Ne sono prova gli innumerevoli ritratti eseguiti dai più grandi maestri, esempi che sono proposti dal periodo rinascimentale sino ad oggi come spunto per un lavoro personale. Si lascia libero campo alla propria visione del modello. Le consegne sono state dunque di porsi davanti al modello, fare uno schizzo iniziale e proseguire con il lavoro utilizzando la propria esperienza grafica o pittorica. In questo è illuminante una frase di Lucien Freud. “Il pittore deve dare libero corso a tutti i sentimenti e a tutte le sensazioni che gli capita di provare e non rifiutare nulla da cui sia naturalmente attratto”. Come nella corrente espressionista in Schiele e Kokoschka. 

    Terzo passo: il Disegno di una Presenza. Dopo aver trattato il soggetto come spunto per la propria creatività si pone il dato della sua presenza. Come da una citazione di Martin Heidegger “l’esperienza è la modalità propria dell’esser-presente” s’inizia a guardare il volto del soggetto non come un pretesto ma come una persona o una cosa reale, l’incontro con una alterità che non è una forma vuota ma è, appunto, una “presenza”. In questo ci è di riferimento l’esperienza di Alberto Giacometti il quale, passato dalle più aggiornate esperienze di avanguardia, riduce il problema al ritratto passando il resto della sua vita a lottare con questo modello che si ripresentava sempre nuovo e diverso, arrivando a questa sorprendente dichiarazione: “ma ho l’impressione, o l’illusione, di fare dei progressi ogni giorno. È questo a farmi andare avanti, come se dovessi proprio riuscire a cogliere il nucleo della vita.” 

    I temi: un aiuto all’osservazione.
    Nei nostri corsi abbiamo sempre affrontato dei temi specifici come aiuto ad osservare meglio e ad applicare il metodo in modo più preciso. La scelta è sempre desunta dal particolare significato che questi temi ed i soggetti a loro riferiti ci hanno suggerito. Inoltre ci aiutano ad approfondire nel confronto fra le opere eseguite la forza di segno che essi portano.

    La mano: il soggetto del nostro fare. La “nostra” mano ci ha servito fedelmente ed essa esprime la nostra volontà. Prende, accarezza, stringe, conduce, indica. La conosciamo bene ma la guardiamo raramente: questa abbiamo copiato. La sua apparente complessità ci spinge a guardare meglio il soggetto a vederne le forme, i pieni ed i vuoti, il movimento e le proporzioni.

    Il ritratto e l’autoritratto: la forma dell’io. Il nostro volto, il volto di un tu che mi guarda. Sono io che mi guardo, mi riconosco? Sono proprio io quello lì sullo specchio? Oppure: quella persona che ho davanti mi interpella, il suo volto si scopre a poco a poco come un muto colloquio. La sua complessità nelle proporzioni e nei particolari, la sua espressione singolare ci rivelano una profondità che prima non conoscevamo. Ci fanno conoscere e ci rendono presente una bellezza nuova.

    Still life: la vita delle cose. Ogni cosa dal panneggio all’astuccio, dalla foglia al sasso se bene osservata ci mostra una vita nascosta. L’applicarsi a questi soggetti ci spinge a superare la banalità con cui guardiamo la realtà e oltre a capirne proporzioni e forme cominciamo a intuirne la profondità. Esse sono ferme e pazientemente subiscono il nostro sguardo sino a che si rivelano a poco a poco nel nostro segno. Scopriamo che ci riguardano e che acquistano una vita particolare

    Il paesaggio: l’imponenza della creazione. Il mio sguardo su ciò che mi circonda. Il paesaggio non lo posso prendere poiché è troppo complesso ed immenso ma posso cominciare a coglierlo con il mio sguardo attento. Soprattutto imparo a connettere i tanti particolari ad uno schema o ad una struttura che mi aiuti ad ordinare la complessità tanto da sorprenderne l’armonia nascosta. E dopo questa scoperta cominci a volerle bene, ad amarne la bellezza nascosta. Come dice Giovanni Testori: “Credo che ci sia un indirizzo infallibile: non sbaglierà, nonostante gli errori, chi avrà voluto bene alla realtà, ossia alla Creazione. … Amando la realtà, ci sei dentro, ci vivi già dentro, e abbracci il tuo tema…”

    La sfida dell’applicazione di un metodo. L’entusiasmo per l’applicazione del metodo ha generato il desiderio di continuare una strada che si era scoperta. Si è voluto insomma che la sorpresa di un metodo nuovo non finisse. Perciò si è lanciata la sfida di continuare su altri soggetti e con altri incontri questo modo di disegnare, per poi ritrovarci e vederne i risultati. La sfida, dunque, è l’applicazione di un metodo, il proposito arduo che ci fa scoprire come “ogni cosa è incredibilmente nuova”. Non sappiamo dove questa storia ci porterà ma possiamo sin d’ora affermare che la partecipazione ad essa ha già cambiato in molti il modo di vedere e considerare la realtà attraverso il disegno. 

    “Ogni opera d’arte è creata completamente per niente. Tutto questo tempo passato, tutti questi geni, tutto questo lavoro, infine, sul piano dell’assoluto, per niente. Se non fosse questa sensazione immediata nel presente che si prova tentando di cogliere la realtà. E l’avventura, la grande avventura, consiste nel veder sorgere qualcosa di ignoto ogni giorno, nello stesso volto: è più grande di qualsiasi viaggio intorno al mondo”. Alberto Giacometti

  • 27 mar

    Udine: Marija Judina. La pianista che commosse Stalin

    Concerto con Giulio Giurato

    Scarica il notiziario del Centro Culturale Il Villaggio di Udine

    Marija Judina (1899-1970), una straordinaria figura di donna e musicista russa, è rimasta per anni sconosciuta in occidente ed emarginata dagli ambienti ufficiali della cultura sovietica perché il regime aveva paura della sua fede senza riserve, del suo temperamento indomito e della sua indipendenza di vedute. Eppure è stata al centro del dibattito musicale del Novecento, amica e corrispondente di grandi compositori e interpreti di tutto il mondo. E nel contempo testimone appassionata della vita della Chiesa, della rinascita dell’arte che in Urss si faceva strada tra le maglie di ferro della censura; amica di Florenskij, di Pasternak, di Solzenicin e di Aleksandr Men. Nata in una famiglia ebrea, il 2 maggio 1919 riceverà il Battesimo, a vent’anni. E sarà la fede a dettare lo sguardo alla vita, per lei e per gli amici che accompagneranno la sua conversione.C’è un episodio che la scolpisce per sempre. Nel 1943 Stalin ascolta alla radio il Concerto K488 di Mozart eseguito dalla Judina. Ne resta così colpito da chiederne immediatamente il disco. Ma il disco non esiste perché si tratta di una diretta, effettuata negli studi della radio di Mosca dalla pianista perseguitata dal regime. La Judina è convocata d’urgenza, l’orchestra è pronta, in una notte la registrazione è fatta, il disco confezionato e recapitato all’imprevisto ammiratore. Stalin fa avere alla Judina ventimila rubli, una cifra strepitosa. La Judina risponde con un biglietto: «La ringrazio. Pregherò giorno e notte per Lei e chiederò al Signore che perdoni i Suoi gravi peccati contro il popolo e la nazione. Dio è misericordioso, La perdonerà. I soldi li devolverò per i restauri della chiesa in cui vado». Shostakovich racconta che quando nel 1953 troveranno Stalin morto nella sua dacia, sul grammofono c’era il disco della Judina. C’è una verità, una bellezza che travolge anche il cuore più duro. (P. Bellemo)



  • 27 mar

    Brescia: La penultima cena

    Spettacolo pubblico di Paolo Cevoli

    Paulus Simplicius Marone. Ovvero il catering della cena più importante della storia dell'umanità, racconta la sua vita avventurosa. Le umili origini ad Ariminum, l'adozione da parte una famiglia nobile che lo porterà a Roma dove potrà apprendere l'arte culinaria alla scuola di Apicio, il più famoso chef dell'antichità. Al tempo stesso arrotonda le entrate con affari più o meno leciti ideati nel negozio del barbiere Filone, quartier generale di una compagnia variegata di clientes, puttanieri e perditempo. Tutto fila liscio fino a quando succede un patatrac durante una cena a casa del ricco commerciante di bighe Gitone Sulpicio. Paulus decide di fuggire nella terra più lontana e desolata dell'impero: la Palestina. Così il cuoco romagnolo si trova a Cana mentre due sposini celebrano il matrimonio. Qui accade l'imprevisto. Il miracolo di Gesù. Gli occhi di Paulus si incrociano con quelli del Maestro. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. E da buon romagnolo Paulus ha subito un'idea imprenditoriale: quello lì deve diventare mio socio! Per giorni segue la comitiva di Gesù e individua la persona giusta che potrebbe permettergli di parlare col Maestro: Giuda. In attesa di contattare il futuro socio, Paulus cerca di trarre profitto nel soddisfare l'appetito della moltitudine che segue il Profeta. Allestisce un chiosco di pani e pesci in attesa che Gesù termini il suo discorso. Quel giorno purtroppo gli affari non vanno tanto bene. Qualcuno distribuisce gratis pani e pesci. Così Paulus arrabbiato con il suo contatto, chiede a Giuda la possibilità di rifarsi economicamente. Concordano per una cena privata in occasione della Pasqua ebraica. Purtroppo si presentano solo in tredici. Da quel momento tutto va a rotoli. Gesù viene catturato, Giuda si fa di nebbia. Paulus Simplicius, preso dallo sconforto, decide di tornare a Roma. Meglio schiavo a Roma che libero in questa terra disgraziata. Ma le cose non andranno più come il nostro cuoco romagnolo aveva pensato. Dall'incontro con Gesù, Paulus Simplicius Marone non è più lo stesso. E quando per le strade di Roma ritrova alcuni commensali di quella famosa Ultima Cena ... 

    (http://www.ccdf.it/detail.asp?IDN=3018&IDSezione=4)

  • 27 mar

    Modena: Gesù di Nazaret

    Presentazione del libro di Benedetto XVI con Mons. Giacomo Morandi

    QUELLO CHE ABBIAMO DI PIU’ CARO
    Dialogo e presentazione del libro di Joseph Ratzinger Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione.

     Interverrà Mons. Giacomo Morandi, Esegeta e Vicario Generale della Diocesi di Modena Nonantola.

    L’incontro promosso dal Centro culturale La collina della poesia di Modena trova le sue ragioni nella Premessa al libro dello stesso Benedetto XVI. Il Papa ha inteso affrontare il tema della vita di Gesù in modo storico-critico secondo un principio metodologico orientato a far incontrare l’esegesi scientifica, sviluppata come ermeneutica storica, e la teologica, l’ermeneutica della fede. “… si tratta di riprendere finalmente i principi metodologici per l’esegesi formulati dal Concilio Vaticano II (in Dei Verbum 12) – un compito finora purtroppo quasi per nulla affrontato”. Il lavoro del Papa si è quindi articolato per ora in due Parti (confidiamo nell’uscita di “un piccolo fascicolo” sull’infanzia di Gesù) con uno scopo esplicito: “il mio desiderio era di illustrare [nella Prima Parte Gesù di Nazaret ed. 2006] «figura e messaggio di Gesù». … Esagerando un po’, si potrebbe dire che io volevo trovare il Gesù reale, a partire dal quale, soltanto, diventa possibile qualcosa come una «cristologia dal basso». ... Coniugando tra loro le due ermeneutiche di cui ho parlato sopra, ho cercato di sviluppare uno sguardo sul Gesù dei Vangeli e un ascolto di Lui che potesse diventare un incontro e tuttavia, nell’ascolto in comunione con i discepoli di Gesù di tutti i tempi, giungere anche alla certezza della figura veramente storica di Gesù”. Un compito che lo stesso Pontefice considera più difficile nella Seconda Parte, “perché solo nella Seconda si incontrano le parole e gli avvenimenti decisivi della vita di Gesù”.Così, “Anche se naturalmente resteranno sempre dettagli da discutere, spero tuttavia che mi sia dato di avvicinarmi alla figura del nostro Signore in un modo che possa essere utile a tutti i lettori che voglio incontrare Gesù e credergli”.

    Con Mons. Giacomo Morandi andremo ad approfondire attraverso una presentazione e un dialogo le tematiche della Seconda Parte del lavoro del Papa. 
    (Centro culturale La collina della poesia di Modena)

  • 25 mar

    Palermo: Stabat Mater

    Presentazione del libro Spirto Gentil ed esecuzione dello Stabat Mater di G.B. Pergolesi a favore di AVSI  

    Spirto Gentil (L. Giussani, Rizzoli 2011)  

      

     

     

     

     




    Simone Pirano é musicologo palermitano (Performingarts).


  • 25 mar

    Biassono (MB): Il Maestro e Margherita

    Presentazione del libro di Michail Bulgakov

  • 24 mar

    Bresso (Mi): Tempo attuale. Giovani e musica

    Incontro con Walter Muto e Marco Chrappan

    Tempo attuale giovani e musica. Solo Lady Gaga o c’è anche dell’altro? Tendenze e passioni nella musica dei giovani e per i giovani

    Walter Muto è musicista e critico musicale.
    Marco Chrappan è musicista.

  • 24 mar

    Nova Milanese (MB): Da Barabba a Gesù

    Incontro pubblico con Pietro Sarubbi, attore del film Barabba di Mel Gibson 

  • 24 mar

    Crema (Cr): Amare ancora

    Presentazione del libro di don Massimo Camisasca

     

    Don Massimo Camisasca è superiore generale della Fraternità San Carlo.
    La famiglia come bellissima tentazione per il futuro e non istituto del passato da difendere. Va controcorrente don Massimo Camisasca con il suo nuovo libro Amare ancora (Messaggero Padova, 14 euro, pp. 144), in libreria dal 15 ottobre 2011. Le pagine dei giornali e i talk show televisivi sono la cronaca quotidiana della crisi delle famiglie. Da prete, don Camisasca parla della famiglia in modo laico comprendendone le difficoltà e mostrandone, allo stesso tempo, le potenzialità: una promessa, una sfida, un’opportunità da riscoprire.

    Il sottotitolo Genitori e figli nel mondo di oggi e di domani suggerisce il tema portante del libro: i rapporti familiari, il legame tra genitori e figli, tra marito e moglie, strada esaltante e talvolta complicata verso la vita. Don Camisasca è sicuro che la famiglia soffre ma non passerà mai di moda, perché custodisce i valori profondi della vita di ogni uomo.
    L’autore racconta il cuore dell’essere umano in tutte le fasi della vita degli affetti: l’innamoramento, il matrimonio, l’essere padre, madre e figli, la fedeltà, i fallimenti, il lavoro, il rapporto con le altre famiglie e con la società, la cura degli anziani.
    Don Camisasca legge tra le pieghe più nascoste i valori per cui ogni uomo vive e lotta, anche quando sembra dimenticarsene. “L’uomo per essere felice cerca da sempre legami stabili, desidera che ciò che ama possa durare per sempre. Non è continuando a cambiare che si può essere più felici. Le difficoltà non sono i segni inevitabili di un fallimento ma la possibilità di un cambiamento”. “Oggi è ancora possibile educare i propri figli nella misura in cui trasmettiamo non regole ma qualcosa che viviamo davvero. I figli cercano punti stabili nel rapporto con il padre e la madre. Educare significa prendere per mano il proprio bambino per portarlo a incontrare le cose, giocando con loro, passando del tempo con loro”.
    Amare ancora è uno strumento utile per approfondire i temi cari a Benedetto XVI, che ha deciso di celebrare nel 2012 l’Anno Internazionale della famiglia con il VII incontro mondiale dal titolo La famiglia: il lavoro e la festa, in programma a Milano. “Questo appuntamento - ha spiegato il Papa - costituisce un’occasione privilegiata per ripensare il lavoro e la festa nella prospettiva di una famiglia unita e aperta alla vita, ben inserita nella società e nella Chiesa, attenta alla qualità delle relazioni oltre che all'economia dello stesso nucleo familiare". (Fraternità San Carlo)

  • 24 mar

    Sesto San Giovanni (Mi): Guareschi, l’umorismo e la speranza

    Presentazione del libro di Walter Muto




    Guareschi. L'umorismo e la speranza. Piccola antologia commentata dall'opera di Giovannino Guareschi (ed. Marietti 2012)
    Agosto 2008: per il centenario della nascita di Giovannino Guareschi al Meeting di Rimini viene allestita una mostra in suo onore. Ho scoperto ancora di più la grandezza di un autore che già amavo, che aveva avuto a che fare anche con la musica (scrivendo addirittura delle canzoni in Lager), che aveva dei gusti musicali.
    L’opera di Giovannino è un patrimonio sterminato e affascinante, la sua vita un esempio fulgido di fede e integrità morale. Così mi balena l’idea di buttare giù qualche idea per un libretto che sostenga una semplice ma per me inossidabile tesi: l’umorismo - il vero umorismo, quello che attacca il gesto, il costume, il malaffare, ma lascia intatta la persona – è possibile solo ad un cristiano. Esempi illustri nella storia lo testimoniano, e nelle opere di Giovannino questo è espresso con estrema chiarezza. Ne nasce questa breve antologia commentata che – ci tengo a dirlo – ho voluto scrivere comunque, senza avere un editore alle spalle, per fissare una serie di passi dell’opera guareschiana e una serie di miei commenti che mi sembrano centrati ed attinenti. Poi, dopo alcuni tentativi, la cosa è interessata a Marietti Editore, che ha accettato di pubblicarlo. (Walter Muto)

     

    Leggi l'articolo di Gianni Foresti su ilsussidiario.net: Walter Muto ha presentato il suo libro, Guareschi l’umorismo e la speranza, edito da Marietti 1820 in un’affollata libreria dell’hinterland milanese. Il libro è una piccola antologia a commento dell’opera del padre di don Camillo e Peppone. Lo snodo centrale del libro è la parola umorismo. Oggi quando parliamo di ciò pensiamo a Zelig, a Crozza che fustiga i politici, a Berlusconi oggetto di culto sarcastico dei uomini della sinistra come Vauro e la Guzzanti.
    Nel libro, l’autore evidenzia che l’umorismo nasce sempre dall’ironizzare su sé stessi come Guareschi afferma: “L’umorismo non è un genere letterario ma un modo particolare di intendere la vita”. E ancora: “[…] l’unico argomento di cui posso trattare scherzosamente in pubblico con la sicurezza di non suscitare risentimenti, è quello costituito dalla mia persona e dai miei affari personali”. L’umorismo è nemico della retorica, geniale fu l’invenzione dei trinariciuti, uomini con una terza narice da cui esce la materia grigia cerebrale per lasciare entrare le direttive del partito. Non sono solo i comunisti, che il nostro rappresenta anche con le sue vignette, ma chiunque rinuncia a pensare con la propria testa.
    Guareschi parte sempre dalla sua vita, dalla Bassa, dalla sua famiglia, dal lager, in breve, parte da ciò che vive e dalla realtà e la sua concezione di esse è assolutamente cristiana. È il Destino, o come spesso dice Giovannino, è la Divina Provvidenza che permette di cogliere il positivo dell’esistenza. È perciò il suo un umorismo profondamente cristiano.
    Walter Muto accosta al nostro scrittore l’americana Flannery O’Connor perché intravede nei loro scritti lo stesso comune intervento della Grazia divina nella vita degli uomini, del Mistero, che per entrambi lascia però vitale la libertà dell’uomo.
    Da questa concezione si pone l’accento su l’umorismo di Guareschi come speranza, da cui nasce anche il titolo del libro.
    Provate a riflettere un attimo: è andato in guerra, è stato in un lager nazista, è stato imprigionato in Italia dai democristiani che aveva aiutato nelle elezioni del ’48 con il suo Candido, è stato bistrattato dalla intellighenzia italiana che brindò alla sua carcerazione. Ma non ha mai odiato nessuno e mentre era in carcere scriveva: “È Dio che regola queste faccende e Dio non sbaglia mai. Il mio cuore è sgombro e leggero.[…] Completa è la mia fede nella Divina Provvidenza che, per essere veramente tale, non deve essere mai vincolata da scadenze”.
    C’è in Giovannino la certezza di un Destino buono.
    Conclude Walter Muto con un sillogismo: “Guareschi è un vero umorista. Guareschi è un cristiano. Un vero umorista può solo essere cristiano”.
    (Gianni Foresti

     

    Breve profilo 
    Walter Muto si è laureato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano alla Facoltà di Lettere Moderne con una Tesi in Storia della Musica. Ha conseguito anche il Quinto anno di Chitarra Classica al Conservatorio di Verona. Ha inoltre frequentato per 4 anni la Classe di Composizione del Maestro Sandro Gorli al Conservatorio di Milano ed ha partecipato a vari seminari di Chitarra Jazz. 
    Negli anni Walter ha accumulato una eclettica collezione di esperienze di lavoro: è stato docente di chitarra per diverse scuole di musica e accademie, ha tenuto conferenze sulla musica pop e rock, ha suonato in varie band e show televisivi, ha scritto canzoni per bambini, arrangiato musica per altri artisti, pubblicato e lavorato per varie situazioni nel campo dell’educazione come consulente o insegnante.
    E’ stato anche responsabile della Segreteria Gestionale dell’Accademia Internazionale della Musica, la più grande scuola privata di musica di Milano, dal 2002 al 2005.
    Dal Gennaio 2005 lavora come Student Services Coordinator presso IES Abroad Milano,  un istituto para-universitario con sede a Chicago, che fa studiare all’estero studenti di College statunitensi. 
    Al contempo, ha perseguito alcuni progetti paralleli in campo musicale, come concerti, specialmente per le scuole, ed altre produzioni musicali.



  • 23 mar

    Luino (Va): Il valore dell'individuo

    Incontro con Sergio Segato

     

  • 22 mar

    Seveso (MB): Il codice della vita. Siamo schiavi dei gnei?

    Incontro con Carlo Soave

    Nella mostra allestita per l’edizione 2011 del Meeting di Rimini, Atomo: indivisibile? che sarà allestita a Seveso dal 14 al 22 aprile, l’Associazione scientifica Euresis ha affrontato la questione della certezza nella scienza in un modo originale. Invece di avventurarsi in ragionamenti astratti sul tema, ha preferito esemplificare la dinamica con cui la scienza acquisisce conoscenze di cui non è poi ragionevole dubitare .Come caso esemplare, è stata scelta la domanda sui costituenti ultimi della materia, questione che ha affascinato l’umanità dai greci ai giorni nostri. Nel riproporre la mostra a Seveso, abbiamo pensato di accompagnarla con un ciclo di conferenze che illustrino la stessa dinamica nei confronti di domande altrettanto importanti in campi diversi della conoscenza scientifica: Scienza a Seveso 2012: domande e certezze nella scienza

    IL CODICE DELLA VITA: SIAMO SCHIAVI DEI GENI
    Incontro con Carlo Soave, professore ordinario della Facoltà di Scienze MM.FF.NN all'Universita Statale di Milano.

    Recenti scoperte permettono di guardare il ruolo svolto dal patrimonio genetico durante l’evoluzione secondo una nuova prospettiva.È proprio vero che il destino di ciascuno è già scritto nel proprio DNA?

    Scarica il volantino 
  • 22 mar

    Milano: La strada di Del Noce

    Presentazione del libro di Massimo Borghesi

    Augusto Del Noce. La legittimazione critica del moderno di Massimo Borghesi, (Edizioni Marietti, 2011)
    Un fitto dialogo con il mondo contemporaneo, un’attenzione costante al pensiero laico italiano,portano uno dei maggiori filosofi della politica del XX secolo a riconoscere nel cristianesimo e nell’ateismo le uniche soluzioni alla sfida lanciata dalla modernità (CMC)

    Intervengono
    Massimo Borghesi, professore di Filosofia Morale all'Università degli Studi di Perugia.
    Eugenio Mazzarella, professore di Filosofia Teoretica all'Università degli Studi di Napoli Federico II; deputato, membro della Commissione Cultura, scienza e istruzione alla Camera.
    Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera.
    Alberto Mina, direttore della Segreteria tecnica di Expo Milano 2015.  

    Guarda il video dell'evento

  • 21 mar

    Renate (MB): La ragionevolezza del Cristianesimo

    Incontro con Massimo Introvigine


    Massimo Introvigne è sociologo, filosofo e scrittore, fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni.

    Approfondimenti:
    - Recensione di M. Introvigne a «La vittoria della ragione» di R. Stark
    - Fede e ragione - intervista a R. Stark



     

  • 21 mar

    Pesaro (PU): 150 anni di Sussidiarietà in Italia

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011


    La mostra, organizzata dall’Associazione Centro Culturale Città Ideale e dal Circolo per la sussidiarietà presieduto dal Prof. Stefano Montaccini, esalta la storia italiana caratterizzata dall'impegno di tanti individui che, con l'inventiva, la coesione sociale, la politica, la solidarietà, hanno contribuito a costruire ed a far progredire il nostro Paese ed offre, in questo momento di crisi, un’opportunità di riflessione nel riconoscimento della capacità dell’individuo a perseguire il bene comune.
     
    Alla conferenza di presentazione sono intervenuti quali relatori:
    • Danilo Zardin, professore all’Università Cattolica di Milano e membro del comitato scientifico della mostra.
    • Pietro Marcolini, assessore alle attività culturali della Regione Marche.
    • Marco Cangiotti, preside della Facoltà di Scienze Politiche all’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino.

    Guarda le foto dell'evento

  • 21 mar

    Monza: "...e il profumo dei limoni?"

    Presentazione del libro di Jonah Lynch

    Tecnologia e rapporti umani nell'epoca di Facebook e Twitter, con J. Lynch autore del libro Il profumo dei limoni, edizioni Lindau, 2011.

  • 20 mar

    Badia Calavena (Vr): Il lavoro e l'ideale

    Testimonianza di Mirco Perlati

     

    Il Lavoro e l'ideale: Innovazione e lavoro, valorizzazione di sè e sviluppo di nuove opportunità.

    «Immagina un’idea e lasciala crescere»: è questo uno dei motti che è possibile leggere nelle pagine del sito Web di Penta Systems di cui Mirco Perlati è ideatore.

  • 20 mar

    Bologna: “Non sembiava imagine che tace”.

    Presentazione di Giovanni Cherubini e John Waters 


    Guarda l'intervista a John Waters di È-Tv 12 Porte
    Settimanale di cultura e informazione religiosa a cura della curia di Bologna

    Leggi l'articolo su Avvenire - Bologna Sette di domenica 18 marzo 

  • 20 mar

    Milano: The Company Man

    Cineforum dal titolo "Riprendere il cammino"

    The Company Man di John Wells (Weinstein Company, 2010)
    Per tre manager che vengono licenziati da una multinazionale americana tutto viene messo in discussione, soprattutto il rispetto di sé. Si può essere spazzati via, o ripartire davvero. 


    Per l’edizione 2012 della fortuna rassegna milanese “È ora di andare al cinema” il Centro Culturale di Milano e l’associazione Sentieri del Cinema propongono una silloge sul tema “Riprendere il cammino”. Cinque pellicole, tutte molto recenti, attraverso le quali si vogliono mettere in luce quali sono quei fattori che permettono di ripartire, di riprendere il cammino dopo una crisi. Una crisi chepuò essere quella finanziaria globale (The Company Men) che innesca per molti la perditadel proprio lavoro e delle prioprie certezze (Le nevi del Kilimangiaro e Giorni e nuvole),oppure una crisi personale (50/50 e Paradiso amaro) dove l’insorgere della malattia e della sofferenza costringe ognuno a chiedersi cosa vale veramente. Cinque storie molto diverse - raccontate da registi con tradizioni e sensibilità altrettanto diverse - tutte accomunate da una sottile ma incessante ricerca di quei punti saldi ai quali poter affidare la vita.

  • 20 mar

    Cesena (Fc): Le speranze, le crisi e l'energia di un popolo

    Dibattito con Andrea Caspani storico e direttore della rivista di ricerca storica

     

    MATURITA' 2012: "Dentro la crisi: generazioni a confronto". Il Centro culturale "Campo della Stella" propone  a tutti gli insegnanti ed i maturandi la XXXIV edizione del ciclo di iniziative per maturandi, che quest'anno si svilupperà attorno al tema "Dentro la crisi: generazioni a confronto", con la proposta di di film, lezioni storico-letterarie ed un concorso di scrittura saggistica. Terrà la prima lezione martedì 20 marzo alle ore 15.00 nella Sala "Cacciaguerra" della Banca di Cesena il prof. Andrea Caspani, direttore della rivista «Linea Tempo», che interverrà sul tema "150 anni di storia d'Italia: le speranze, le crisi e l'energia di un popolo" (Paola Ombretta Sternini, presidente Centro culturale "Campo della Stella")

  • 19 mar

    Melzo (Mi): Caravaggio. Vivere intensamente il reale

    Mostra itinerante a cura di Enzo GIbellato

     

    Riproduzione della versione presentata al Meeting di Rimini
     

    19 Marzo - Presentazione della mostra a cura di Enzo Gibellato, insegnante di Storia dell'Arte presso l'Itis "Leonardo da Vinci" di Algiate (Carate Brianza), Palazzo Trivulzio, via Dante 2, Melzo, Mi, ore 17.00

    Ex umbris in veritatem - 1998, a cura di Marco Bona Castellotti, professore di Storia dell'Arte Moderna all'Università Cattolica, sede di Brescia.
    La mostra intende delineare un percorso sintetico dell’opera di Caravaggio. Sono esposte le immagini di alcuni dei dipinti più significativi, distribuiti nel periodo compreso tra gli esordi romani e gli ultimi giorni napoletani, dal 1592 circa al 1610. Rispetto all'originale la mostra è arricchita da 3 pannelli: Vocazione di Matteo (Roma, S. Luigi dei Francesi), Madonna dei pellegrini (Roma, S. Agostino), Flagellazione (Napoli, Capodimonte) a grandezza naturale.
    Lla scelta del titolo “ex umbris in veritatem” è legata alla significativa evoluzione del pensiero e della tecnica del grande pittore lombardo, proteso in una ricerca della realtà che si accompagna, idealmente, a una sempre più profonda e drammatica ricerca della verità ultima delle cose. Nello studio del Caravaggio è impossibile separare l’opera dalla personalità dell’artista e la mostra punta proprio sugli effetti realistici e “teatrali” della rappresentazione, ma anche su alcune problematiche nodali, quali i rapporti del pittore con la Chiesa, con la committenza e con la tradizione cattolica, in un momento di intensi dibattiti culturali. Approfondisci.

    19 Marzo Presentazione della mostra a cura di Enzo Gibellato, docente di storia dell'arte presso l'Itis "Leonardo da Vinci" di Algiate (Carate Brianza), Palazzo Trivulzio, via Dante 2, Melzo (Mi)

     

  • 18 mar

    Verona: Il lavoro e l'ideale

    Mostra sul ciclo delle formelle del campanile di Giotto



  • 18 mar

    Bologna: “Non sembiava imagine che tace”

    Mostra itinerante realizzata in occasione della XXXII edizione del Meeting di Rimini svoltasi dal 21 al 27 agosto 2011

     

    Il Centro Culturale di Bologna Enrico Manfredini propone l’esposizione di una mostra didattica dal titolo «Non sembiava imagine che tace». L’arte della realtà al tempo di Dante, realizzata in occasione della XXXII edizione del Meeting di Rimini, svoltasi dal 21 al 27 agosto 2011. 
    La mostra non è stata ancora a Bologna, presso la cui illustre Università Dante studiò e fu più tardi tenuto il primo insegnamento sulla Divina Commedia da parte di Benvenuto da Imola, nella seconda metà del Trecento. Curata da un gruppo di dottorandi e giovani laureati dell’Università di Bologna, sotto la guida del prof. Marco Bona Castellotti, docente di Storia dell’arte moderna presso l’Università Cattolica di Milano, la mostra si rivolge a un pubblico ampio ed è suggerita in particolare per gli studenti delle scuole secondarie superiori e dell’Università. L’incontro di presentazione si terrà il giorno 20 marzo e vedrà la partecipazione del prof. Giovanni Cherubini, Emerito di Storia Medievale presso l’Università di Firenze, e di John Waters, Editorialista The Irish Times.

    La mostra si compone di una cinquantina di pannelli scritti illustrati e fotografici che svolgono un percorso sul nuovo realismo che matura nell’arte europea e in particolare italiana tra Duecento e Trecento. Dante entra costantemente nel percorso come testimone e protagonista di questo stesso clima culturale e quindi come un autorevole punto di vista sull’arte del suo tempo, alla quale vi sono numerosi riferimenti nella Divina Commedia. Seguendo i versi del Sommo Poeta la mostra si chiede quale sia il significato culturale di questo straordinario cambiamento nella rappresentazione della realtà, che costituisce un momento fondamentale nella storia dell’arte e della cultura europea.

    L’ingresso della mostra sarà ad offerta libera. I contributi raccolti saranno devoluti a favore dell’annuale Campagna Tende dell’AVSI, organizzazione non governativa ONLUS che sostiene con questa iniziativa cinque progetti socio-educativi in diversi paesi del mondo. Con il Patrocinio di : Quartiere Santo Stefano - Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Alma Mater Studiorum–Università di Bologna
    (a cura del Centro Culturale Enrico Manfredini)

  • 17 mar

    Bresso (Mi): Tempo addietro, il mito del vintage

    Incontro con Walter Muto

    Tempo addietroil tempo si fa breve, soprattutto quello a cui si guarda indietro con nostalgia,Il mito del vintagee la passione per il rétro nella musica leggera.

    Walter Muto é musicista e critico musicale.

  • 17 mar

    Castellammare del Golfo (Tp): "Di inguaribile c'è solo la mia voglia di vivere"

    Testimonianza di Mario Melazzini

     

    Testimonianza di Mario Melazzini, medico colpito dalla Sla, autore del libro "Io sono qui", edizioni San Paolo, 2011, e proiezione del documentario di Emmanuel Exitu, regista.

  • 17 mar

    Pisa: "Note di Nostalgia". Chopin e Pascoli

    Guida all'ascolto a cura di Pier Paolo Bellini del cd n.10 (Universal Music, 1999) della collana musicale "Spirito Gentil" curata da Mons. Luigi Giussani. (Performingarts)

    Tutti sappiamo quanto impegno occorra per ascoltare e comprendere la musica classica e la poesia: ma sappiamo anche come esso venga immediatamente ripagato quando ci permette di incontrare testimonianze e riverberi di quella bellezza che immancabilmente desideriamo. Per questo il CCSR ha invitato Pier Paolo Bellini, musicologo, docente all’Università del Molise, a guidare l’ascolto del cd musicale nr. 10 della collana “Spirto Gentil”: il prof. farà ascoltare brani di Fr. Chopin contenuti nel cd e leggerà poesie di G. Pascoli.

    L’iniziativa nasce in occasione della pubblicazione del libro «Spirto Gentil. Un invito all’ascolto della grande musica guidato da Luigi Giussani». A cura di Sandro Chierici e Silvia Giampaolo, BUR Rizzoli, 2011, che raccoglie i testi pubblicati nei diversi libretti di accompagnamento ai 52 cd della collana di musica classica e canto corale.

     

     

  • 17 mar

    Verona: Servono ancora i cattolici alla vita politica italiana?

    RINVIATO

    Rinviato a data da definirsi l'incontro con Enrico Letta, Maurizio Lupi e Mon.Giuseppe Zenti

  • 17 mar

    Cervia (Ra): 150 anni di Sussidiarietà in Italia

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

    All'inaugurazione sono stati invitati: 
    S. E. Mons. Giuseppe Verucchi, Arcivescovo di Ravenna e Cervia.
    Roberto Zoffoli, Sindaco di Cervia. 

    La Mostra, che ha avuto vastissima eco in tutta Italia, è curata dalla Fondazione per la Sussidiarietà con la collaborazione di un gruppo di studenti universitari. E’ stata realizzata in occasione dell’edizione 2011 del Meeting per l’amicizia fra i popoli e inaugurata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  L’evento rientra nel  calendario nazionale delle iniziative per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia che hanno ottenuto la concessione del logo ufficiale. Di che cosa si tratta? I 150 anni di storia italiana sono guardati e riletti alla luce di quella che si può chiamare «l’anomalia sussidiaria» dell’Italia − cioè l’iniziativa di tanti “io” che, dal basso e liberamente, si sono messi insieme e hanno collaborato a costruire la storia del nostro Paese − ignorata o trascurata da tanta storiografia. La mostra documenta la ricchezza di una storia fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche, frutto di energia costruttiva, inventiva, sussidiarietà e solidarietà. Punto sorgivo di tale ricchezza è una cultura fondata sulla convinzione che ogni singolo uomo valga “più di tutto l’universo” e non sia riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica.  Questa concezione di uomo ha dato vita a una grande civiltà, che precede il formarsi dello Stato unitario, ricca di diversità unificanti, alla quale hanno contribuito tutti gli italiani, in diversi modi, con il loro lavoro, le loro millenarie tradizioni, il loro impegno sociale e politico, costruendo un grande Paese (Centro Culturale Il Trabaccolo)

  • 16 mar

    Torino: Duns Scoto. Un uomo, un epoca

    Proiezione film



     “Duns Scoto” bellissimo e commovente film sul beato filosofo medievaleha vinto il Festival Internazionale del cinema cattolico di Roma 2011
    TRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=Z5d60zrI_N4
    (ulteriori informazioni sul sito www.centrofrassati.it  in “Approfondimenti")
    Interverranno: Fernando Muraca, regista e Padre Alfonso Bruno, produttore.

  • 16 mar

    Ancona: La crisi sfida per un cambiamento

    Dibattito pubblico sul volantino di Comunione e Liberazione

     

  • 16 mar

    Bari: Percorsi di Filosofia fra Ottocento e Novecento

    Lezione di Costantino Esposito su Hegel

    Costantino Esposito è professore di Storia della Filosofia all'Università degli Studi di Bari.


  • 16 mar

    Palermo: "Io sono qui"

    Testimonianza di Mario Melazzini e proiezione del documentario di Emmanuel Exitu

     


     Guarda le foto dell'evento



    IO SONO QUI di Mario Melazzini - dvd di Emmanuel Exitu Edizioni San Paolo - CDU: 86F 59128 pagine + DVD

    Mario Melazzini è un medico di successo di 44 anni che nel 2002 si ammala di SLA: siscrive “Sclerosi Laterale Amiotrofica”, si legge “morte in 5 anni”. I muscoli pian piano siparalizzano e si perde la capacità di camminare, deglutire, parlare, respirare. Fino alla paralisi totale e la morte. Mario allontana tutti e vuole il suicidio assistito, ma prima del giorno stabilito si fa la domanda: “è questo che voglio davvero?” Torna indietro confuso e si ritira sulle sue Alpi. Lassù succede qualcosa tra la sua anima e la bellezza delle montagne. Allora riprende in mano la sua vita e fa una cosa impossibile, cioè normale: vive. Fino a ideare e costruire con i suoi amici il “Nemo”, centro clinico all’avanguardia per le malattie neuro-degenerative presso l’ospedale Niguarda a Milano. Il libro e il DVD allegato, raccontano 7 giorni e 7 notti la vita di Mario Melazzini, medicoche con il dolore della malattia si è riscoperto uomo: i giorni vissuti sempre di corsa tra il lavoro in reparto con i suoi "compagni di malattia" e i continui viaggi per andare dai suo amici; le notti invece offrono brevi flash dalla sua “cuccia” (ovvero il letto), dove Mario riflette sulla sua vita quotidiana, racconta la storia, progetta il suo futuro. «Anche con limiti enormi, io sono ancora il protagonista della mia vita. Perché quando scopri di avere una malattia inguaribile, pensi che la tua vita sia finita. Invece, con una malattia inguaribile fai strane scoperte. Per esempio: arrendersi non serve a niente; la vera malattia è nell’anima; la vita è bella (non solo nei film, anche nella vita). E d’inguaribile c’è soltanto la mia voglia di vivere».







    Mario Melazzini è primario del day-hospital oncologico alla Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia e da sei anni èmalato di SLA, sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa con la quale, mediamente, non si vive più di tre anni. È anche presidente dell'AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica). Per le edizioni SanPaolo ha pubblicato: Ma che cosa ho di diverso? Conversazioni sul dolore, la malattia e la vita (2009).

    Emmanuel Exitu: regista autodidatta, è nato a Bologna. Il nome d’arte viene dall’In Exitu di Giovanni Testori. A Roma è arrivato per caso facendo quel che capita: dialoghista, adattatore, story editor per progetti tv in Lux Vide. Ha lavorato come drammaturgo e aiuto regista per il Teatro di Documenti fondato da Luciano Damiani, Luca Ronconi e Giuseppe Sinopoli firmando Sipari d’Autoritratto / Frammenti della Tragedia di Lecco (2003) e Baccanti di Guerra,riscrittura della tragedia d’Euripide alla prova della guerra d’Iraq (2004). Dal primo romanzo che racconta il grande viaggio dei Re Magi, “La Stella dei Re” (ed. Marietti), ha tratto la sceneggiatura per il film omonimo prodotto da Edwige Fenech e in onda su Rai Uno nel 2007, vincitore del primetime (5 milioni di spettatori). Il suo primo documentario “GREATER – Sconfiggere l’Aids” ha vinto il Babelgum Contest a Cannes nel 2008, scelto da SpikeLee fra 3 finalisti selezionati da una giuria di esperti su oltre 60 documentari provenienti da tutto il mondo.

  • 15 mar

    Seveso (MB): Che cos'è la vita

    Incontro con Giorgio Dieci



    Nella mostra allestita per l’edizione 2011 del Meeting di Rimini, Atomo: indivisibile? che sarà allestita a Seveso dal 14 al 22 aprile, l’Associazione scientifica Euresis ha affrontato la questione della certezza nella scienza in un modo originale. Invece di avventurarsi in ragionamenti astratti sul tema, ha preferito esemplificare la dinamica con cui la scienza acquisisce conoscenze di cui non è poi ragionevole dubitare .Come caso esemplare, è stata scelta la domanda sui costituenti ultimi della materia, questione che ha affascinato l’umanità dai greci ai giorni nostri. Nel riproporre la mostra a Seveso, abbiamo pensato di accompagnarla con un ciclo di conferenze che illustrino la stessa dinamica nei confronti di domande altrettanto importanti in campi diversi della conoscenza scientifica: Scienza a Seveso 2012: domande e certezze nella scienza

    CHE COS’È LA VITA
    incontro con Giorgio Dieci, professore di Biochimica all'Università degli Studi di Parma.
    Cosa, da un punto di vista scientifico, distingue la materia inertedagli organismi viventi? La capacità di crescere? Quella di riprodursi? Di comunicare? E quando la vita è comparsa sul nostro pianeta? 

    Scarica il volantino

     
  • 15 mar

    Rimini: La città ai tempi della crisi

    Incontro con Marco Cammelli


     

  • 14 mar

    Badia Calavena (Vr): Il lavoro e l'ideale

    Mostra sul ciclo delle formelle del campanile di Giotto

    "E' oggi decisivo ricomprendere il senso della nostra quotidiana fatica, perchè la nostra esistenza personale sia lieta, e torni a edificare un mondo in cui sia bello vivere" (Mariella Carlotti, curatrice della mostra)

     



  • 14 mar

    Foggia: Morte di un blasfemo

    Presentazione del libro di Francesca Milano



    Leggi l'intervento del prof. Ferrucci


    Leggi l'intervento del prof. Mobeen Shaid 

     

    La figura di Shahbaz Bhatti


  • 13 mar

    Macerata: Il Maestro e Margherita

    Presentazione del libro di Michail Bulgakov

     

    Nazareno Morresi è professore di Italiano all'Istituto d'arte di Macerata e studioso della letteratura russa. Stefania Palazzetti è laureata in Lingua e letteratura russa all'università di Macerata ed attualmente è docente nelle scuole superiori di Macerata


    Approfondimenti:

    La cosa più testarda del mondo di Emmanuel Exitu 

    Il Maestro di Aleksandr Men’ di Giovanna Parravicini

  • 13 mar

    Ascoli Piceno: La crisi, sfida per un cambiamento

    Dibattito pubblico sul volantino di Comunione e Liberazione

     

  • 13 mar

    Milano: Giovanni Testori. Poesie 1965 - 1993

    Presentazione del libro curato da Davide Rondoni




    Intervengono
    Sandro Lombardi, attore.
    Davide Rondoni, poeta e scrittore italiano, curatore del volume Giovanni Testori. Poesie 1965-1993, edizioni Ocar Mondadori, 2012.

    Giovanni Testori è stato uno degli intellettuali più fertili e anticonformisti del secondo Novecento, autore di testi teatrali, romanzi, racconti e poesie. Questo volume contiene quella sua produzione lirica che - come già notarono gli acuti lettori Bo e Vigorelli - seppe dare forme e voci nuove alla crisi novecentesca.Testori si è mosso con estrema libertà nell’esplorare nuclei tematici ed elementi stilistici già attestati nella tradizione poetica a lui precedente e in quella contemporanea, e ha utilizzato nei suoi testi le parole dell’antica devozione insieme ad accenti post-futuristi, il lessico basso e fisiologico e i toni più sublimi, la colloquialità anche più scandalosa e la voce più tenera e incantevole. Questo volume antologico, che documenta l’intero arco della produzione di Testori, grazie alla guida di Davide Rondoni, poeta e lettore segnato dalla tensione dello scrittore di Novate, aiuta il lettore a entrare nella tesa, brutale e intensa poesia testoriana e nei suoi laceranti contrasti. (Centro Culturale di MIlano)

    Ascolta l'audio dell'evento

     

  • 12 mar

    Como: L’epoca dei diritti.

    Incontro con Marta Cartabia e Salvatore Abbruzzese


    Per il ciclo di incontri su L'UMANA AVVENTURA: ORIGINE E COMPITO,
    L’epoca dei diritti. Felicità vera o ultima utopia?

    Interverranno:
    Marta Cartabia, giudice della Corte Costituzionale.
    Salvatore Abbruzzese, professore di Sociologia della Religione all'Università degli Studi di Trento.



    Chi vuol essere l’uomo del terzo millennio? C’è una “natura”, una coscienza, che viene prima di qualsiasi condizionamento storico, sociale e culturale? Come affrontare questioni incalzanti l’umana avventura, dalla nascita all’aborto, dalla morte all’eutanasia, il matrimonio e la famiglia, i nuovi diritti, la concezione di democrazia, l’immigrazione, la convivenza tra i popoli, il lavoro, le riforme economiche e fiscali? (Centro Culturale Paolo VI)

  • 12 mar

    Trento: Oggi devo fermarmi a casa tua

    Presentazione della mostra itinerante promossa dal XXV Congresso Eucaristico Nazionale

      

  • 12 mar

    Ancona: 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011


    La mostra, che si compone di ben 36 pannelli e di diversi video, è stata  curata dalla Fondazione per la Sussidiarietà con la collaborazione di un gruppo di studenti universitari, realizzata in occasione dell’edizione 2011 del “Meeting per l’amicizia fra i popoli” e inaugurata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
    Comitato scientifico: Luca Antonini, Maria Bocci, Edoardo Bressan, Marta Cartabia, Gianluigi DaRold, Michele Rosboch, Giulio Sapelli, Andrea Simoncioni, Vincenzo Tondi della Mura, Gian LuigiTrezzi, Giuseppe Verde, Lorenza Violini, Giorgio Vittadini, Danilo Zardin.

    INAUGURAZIONE – Sabato 17 ore 16 con Vittoriano Solazzi, presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche.

    In questo momento di grave crisi economica sociale e culturale del nostro Paese, questa mostra intende documentare alla città di Ancona  la ricchezza di una storia,  quella italiana,  fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche, frutto di energia costruttiva, inventiva, sussidiarietà e solidarietà. Rileggere la storia non è solo un tuffo nostalgico nel passato, ma una possibilità di riscoprire il proprio io, le proprie tradizioni, la propria cultura, il significato della civiltà in cui si è nati e si vive, la propria appartenenza a un fenomeno di popolo. È questo lo scopo che si pone la mostra preparata per il Meeting 2011. I 150 anni di storia italiana sono guardati e riletti alla luce di quella che si può chiamare «l’anomalia sussidiaria» dell’Italia − cioè l’iniziativa di tanti “io” che dal basso e liberamente si sono messi insieme e hanno collaborato a costruire la storia del nostro Paese − ignorata o trascurata da tanta storiografia. Punto sorgivo di tale ricchezza è una cultura fondata sulla convinzione che ogni singolo uomo valga “più di tutto l’universo” e non sia riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica. Questa concezione di uomo ha dato vita a una grande civiltà, che precede il formarsi dello Stato unitario, ricca di diversità unificanti, alla quale hanno contribuito tutti gli italiani, in diversi modi, con il loro lavoro, le loro millenarie tradizioni, il loro impegno sociale e politico, costruendo un grande Paese. La prima parte della mostra affronta quattro periodi cruciali dal 1861 a oggi: dall’Unità alla Grande Guerra; il Fascismo e la Seconda Guerra mondiale; l’Assemblea Costituente; il boom economico e il post Sessantotto. Attraverso questo excursus viene messa in luce l’operatività sociale “sussidiaria” promossa dalle grandi tradizioni popolari (sia religiose che laiche) mediante un percorso dinamico fatto di iconografia, letteratura, stampa e cinema. Il “miracolo” che gli italiani, alla fine del percorso descritto, avranno realizzato, pur tra le inevitabili contraddizioni e distorsioni, non sarà solo quello della promozione dell'Italia a grande potenza industriale, ma anche quello di una virtuosa collaborazione tra ceti sociali e tra rappresentanti delle istituzioni pubbliche. La seconda parte della mostra offre spunti di riflessione sull’attuale momento di stallo  - ideale prima che economico e istituzionale  - che sta vivendo il nostro Paese, di fronte al quale non basta richiamare l’importanza del rispetto delle regole, ma occorre scommettere sul desiderio e la capacità di ogni singola persona di costruire il bene comune. Non è possibile alcuna svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore. Anche oggi, ciò che ha qualificato il secolare sviluppo italiano - l’azione dipersone educate a vivere ideali basati su una concezione non ridotta di uomo, di società, di economia  – può quindi ricostituire il tessuto connettivo di un popolo fatto da persone che si mettono insieme non per andare contro qualcuno o qualcosa, ma per costruire giorno per giorno pezzi di vita nuova all’altezza dei desideri più profondi, di verità, giustizia, bellezza, felicità… Con questo percorso, la mostra della Fondazione per la Sussidiarietà vuole offrire una riflessione sull'originalità dell'identità italiana. Un giudizio e un suggerimento per un nuovo inizio. Il percorso della mostra si sviluppa alla luce di due interventi che sintetizzano l’ipotesi di lavoro che ha guidato le persone che l’hanno realizzata, e cerca di documentarne la verità dal punto di vista storico:Benedetto XVI:  «La molteplicità dei soggetti, delle situazioni, non è in contraddizione con l’unità della Nazione... Unità e pluralità sono a diversi livelli, due valori che si arricchiscono mutuamente, se vengono tenuti nel giusto e reciproco equilibrio. Due principi che consentono questa armonica compresenza tra unità e pluralità sono quelli di sussidiarietà e di solidarietà, tipici dell’insegnamento sociale della Chiesa. Tale dottrina sociale ha come oggetto verità che non appartengono solo al patrimonio del credente, ma sono razionalmente accessibili da ogni persona». Giorgio Napolitano: «Non lasciamoci paralizzare dall’orrore della retorica: per evitarla è sufficiente affidarsi alla luminosa evidenza dei fatti. Nella nostra storia e nella nostra visione, la parola unità si sposa con altre: pluralità, diversità, solidarietà, sussidiarietà... Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. Convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso». Alla mostra è stato concesso il logo ufficiale delle  celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia. (Centro Culturale Miguel Manara, Ancona)

  • 11 mar

    Lugano: Factum Est

    Spettacolo teatrale di Giovanni Testori con Andrea Soffiantini


     "Per tanti anni ho potuto chiamare qualcuno maestro, e ho avuto per molto tempo al mio fianco un uomo che non conosceva la distrazione. Testori vedeva la realtà ferita intorno a sé, scorgeva il dramma nel quotidiano affollarsi del metrò così come lo percepiva in tutta la realtà dell’arte. Quando gli chiesi come comunicare attraverso il mestiere del teatro la vita, quando a me non usciva che un balbettio… non mi rispose; si girò verso di me, mi guardò per qualche istante, poi si allontanò portato via dalla scala mobile… (eravamo al settimo piano della Rinascente a Milano). Dopo solo una settimana avevo già le prime pagine di un suo testo teatrale scritto per me e che iniziava con un balbettio" (Andrea Soffiantini). Nasce così uno dei monologhi più drammatici di Giovanni Testori, scritto nel 1980 per Andrea Soffiantini, attore italiano, all'epoca giovane e desideroso di imparare un mestiere che ormai da decenni lo annovera tra i più bravi e umili attori teatrali italiani (personalmente, credo, il migliore). In questo monologo dà voce a una "creatura appena concepita per farle reclamare un diritto alla vita che il padre vuole negarle e la madre acconsente a toglierle. La creatura che, prima in un confuso balbettio, poi con parole sempre più scandite e più forti, si esprime in Factum est è, per Testori, creatura sacra per il fatto stesso d’essere già viva: in essa s’incarna Dio; sopprimerla è sopprimere Dio. Per questo l’intero monologo si scandisce su i tempi di un sacrificio, quasi di una Via crucis". Dopo il grande successo dell'anno scorso, questo spettacolo apre la nuova stagione dei Concerti di San Biagio e sarà in scena nell'omonima chiesa a Ravecchia, luogo che già trent'anni fa ospitò lo stesso Testori, con il suo Interrogatorio a Maria per volere di mons. Gianni Danzi, allora parroco di Daro e amico di don Pierino Lavizzari, parroco di Ravecchia. Quello a cui siamo invitati non è solo uno spettacolo teatrale, ma l'incontro con un uomo cresciuto nell'amicizia con il suo maestro; è la possibilità unica e imperdibile di vedere un'opera intensa e commovente come Factum est dalla stessa voce per cui Testori l'ha scritta: un attore capace di comunicare la vita. (Margherita Saltamacchia)

    Andrea Soffiantini é attore di teatro. 

  • 10 mar

    Udine: "Cossa importa se g'ho le scarpe rote..."

    Concerto del coro alpino universitario "Capitano Grandi"


     

  • 10 mar

    Bresso (Mi): I colori della terra

    Mostra fotografica di Diego Fasoli


     Le fotografi e di questa terza mostra personale sono state realizzate negli ultimi due anni. La luce, i paesaggi ed i colori sono i soggetti che particolarmente amo nella fotografi a e quindi  frequentemente  ritratti. È incredibile la varietà di tinte, sfumature, ombre e luci che la natura ci riserva. Mi piace osservarla, sia negli immensi scenari che nei minimi dettagli, con  l’atteggiamento di stupore che sempre scaturisce quando riconosciamo situazioni  e momenti particolari, grandi e semplici nello stesso tempo, siano macchie di fi ori di campo o un raggio di luce improvviso ed inaspettato. La mostra è incentrata sulla luce che permette di riconoscere i colori, da contorno alle cose, dissipa le tenebre e illumina i cuori. La maggior parte delle immagini sono state realizzate in un luogo “magico”,  che ho conosciuto lo scorso anno, l’Upper Antelope Canyon, uno “slot” canyon sito in una zona desertica dell’Arizona, all’interno di una riserva indiana Navajo, scavato in migliaia di anni dalla forza delle acque durante i violenti  temporali. Nel periodo da maggio a settembre, quando il sole ha una particolare inclinazione rispetto alla superficie terrestre e in una ristretta fascia temporale, ovvero per circa 30’ quando  è allo zenit, i raggi  si infilano in stretti crepacci  rimbalzando e saettando sulle verticali rocce di arenaria all’interno del Canyon,  formando così meravigliose luci, colori, sfumature e contorni. Ho avuto la fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto.    
    (Diego Fasoli)

  • 10 mar

    Caorle (Ve): Il bene di tutti. Una sfida, una conquista

    Convegno con Mariella Carlotti e Giuseppe Goisis

    Mariella Carlotti, professoressa di Letteratura Italiana, esperta di Storia dell'Arte tratterà su  "Gli affreschi del Buon Governo" di Ambrogio Lorenzetti (pittore del 1300). Giuseppe Goisis, professore di Filosofia Politica all'Università Ca' Foscari di Venezia, discuterà su "Le radici del bene comune".

  • 09 mar

    Rimini: La città ai tempi della crisi

    Incontro con Lorenzo Malagola e Giorgio Paolucci


     

  • 09 mar

    Milano: Potere, diritto, democrazia

    Dialogo con John Finnis sul Discorso di Benedetto XVI al Bundestag di Berlino

     

    Potere, diritto, democrazia. Come riconoscere ciò che è giusto.

    John Finnis, professore Emerito di Diritto Costituzionale all’University College of Oxford e nella Notre Dame University (Indiana, USA),
    Francesco Botturi, professore di Filosofia Morale all’Università Cattolica di Milano,
    Marta Cartabia, giudice della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana.



    Guarda il video dell'evento

    «È evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta. […] Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato. […] Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio». Dal Discorso di Benedetto XVI al Bundestag di Berlino, 22/09/2011-- 

    Abbiamo incontrato un fine intellettuale ma soprattutto un uomo unito. 
    Nel primo momento di lavoro pubblico sul Discorso al Parlamento tedesco di Benedetto XVI, ideate dal Centro Culturale di Milano e svoltosi nell’Aula Magna dell’Università Cattolica sono emerse, in tutta la loro drammatica attualità, le domande e gli ambiti che documentano una crisi della giustizia, del diritto, della politica ma anche la loro possibilità nuovo servizio e ripresa.
    La radice dei caratteri arbitrari o ‘creativi’ del diritto o dell’assecondamento della dittatura dei desideri, così come dell’impasse della politica, risiedono nella frattura tra “essere” e “dover essere”, tra ammettere e scommettere sulla capacità della ragione di riconoscere il reale (l’essere) e la conseguente dinamica dell’azione. Una frattura, si è ricordato, tra ciò che è giusto e che questo possa considerarsi esperienza riconosciuta e comune a tutti, divenire perciò costruzione della persona e della società (il bene comune potremmo dire o lo sviluppo integrale della persona).   E’ riecheggiato come il cristianesimo abbia individuato le vere fonti del diritto rimandando sempre alla natura e alla ragione, dando forza a quell’alleanza che affonda le sue radici nell’incontro tra Atene, Roma e Gerusalemme. Una fiducia nelle evidenze del cuore dell’uomo e nello stesso tempo una consapevolezza della sua fragilità. Comunque un punto di non ritorno del mondo da cui dipendono anche l’illuminismo e lo stesso positivismo, laddove non pretendano ridurre tutto a meccanismo e convenzione. “Come riconoscere ciò che è giusto?”. La considerazione di questo interrogativo, rivela la consapevolezza o meno in noi di una drammatica riduzione della ragione nel nostro tempo. Nell’incontro è emerso come il Discorso di Berlino rilancia a tutti una domanda su dove stiamo: se ci diamo la luce e la vita da noi stessi, preferendo il bunker senza finestre di sistemi perfetti e disumani, o se attinge al reale potendo vedere ancora la vastità del mondo in questo inizio di terzo millennio.Più la democrazia si può scambiare con l’accontentarsi di ricevere dal potere il riconoscimento dei propri singoli diritti alla differenza, più tutta la società si soggioga a un Potere della “maggioranza” perdendo i contorni della democrazia come società unita e condivisa. La Chiesa, quella realtà che Finnis scoprì da giovane studioso, sulla scia di Newman, come “l’unica seria candidata ad essere una comunità nuova nella consapevolezza che Dio esisteva, che era intervenuto nella storia, e può mostrare la risposta alla frattura, la risposta a Hume e Kant”, che avvallano il fossato tra morale e conoscenza, tra giustizia e diritto. Questo fattore vivente di comunità è un appello costante alla ragione, di riflessione sull’esperienza che costringe, quando si fa sentire, all’incontro con la realtà fino alla responsabilità di cui c’è grande bisogno. Il prossimo appuntamento il 13 aprile, un dialogo e interrogativo sul contributo della scienza con lo scienziato Emilio Chuvieco, dell’Università che parlerà dell’ecologia dell’uomo del Discorso a Berlino: il biocentrismo e la critica al cristianesimo, conseguenze morali e teologiche delle riflessioni di BenedettoXVI sulla vita e sulla natura.

     

    Uno dei maggiori riformulatori del giusnaturalismo è unanimemente considerato John Finnis. Docente nelle prestigiose Università di Oxford e Notre Dame, ateo negli anni della giovinezza, è quindi passato a una visione teistica, arrivando a convertirsi al cattolicesimo dopo il primo anno di permanenza a Oxford. Descrive così questi passaggi in un’intervista su Avvenire: «Avevo due amici all’Università di Adelaide che fecero un viaggio simile al mio e nei medesimi anni, tuttavia seguendo autori e riferimenti diversi. Arrivammo alla consapevolezza, attraverso lo studio e la riflessione, che Dio esisteva, che era intervenuto nella storia e che la fede cattolica era la sola, seria possibile espressione di tale divina rivelazione. E la Chiesa cattolica era l’unica seria candidata a essere la comunità fondata per trasmettere tale rivelazione e la grazia di Dio fino alla fine dei tempi». Continua il filosofo: «A me furono di grande aiuto per superare David Hume e Bertrand Russell alcuni libri sull’empirismo inglese scritti da un sacerdote e filosofo inglese scomparso prematuramente durante il Concilio, D.J.B. Hawkins. Ma importanti furono anche le letture di Newman, specialmente l’Apologia pro vita sua, e la critica dell’empirismo fatta del gesuita Bernard Lonergan». Finnis ha elaborato una filosofia della legge naturale che verte su una serie di “basic goods” di evidenza antropologica, i quali non necessitano di essere di per sé dei credenti in Dio. Lui la spiega così: «Tutta la realtà poggia ontologicamente o “presuppone” un’esistenza divina, una Creazione e una Provvidenza. Ma uno può occuparsi di fisica anche senza occuparsi del suo presupposto ontologico definito filosoficamente. Allo stesso modo, uno può arrivare molto lontano nella ragion pratica senza doversi confrontare con le primissime precondizioni ontologiche (metafisiche) dei beni verso i quali si orienta. L’ordine epistemologico della scoperta e l’ordine metafisico della dipendenza seguono direzioni opposte, è possibile quindi trovare un punto di incontro con tutti coloro che non siano nichilisti dogmatici».
    Il filosofo conclude elogiando il pensiero di San Tommaso: «Tutta la mia filosofia della ragione pratica, della legge naturale, della giustizia, della legge positiva, dell’intenzione e dell’azione, i miei lavori sulla teologia naturale seguono profondamente la linea, per quanto posso giudicare, di san Tommaso. In particolare, la sua teoria della legge positiva è di un tale livello che non è stata veramente mai superata. Il mio lavoro a riguardo è poco più che una sua elaborazione». In un’intervista per II Tempo, oltre a elogiare il Santo Padre e il suo discorso a Ratisbona, ha dichiarato: «Considero Tommaso un fondatore del pensiero moderno perché è alla lunga il più lucido e comprensivo divulgatore delle parti migliori della migliore tradizione filosofica della storia umana». Ha poi accennato anche alla portata dei cambiamenti culturali inaugurati dalla contraccezione: «è emersa l’auto-distruzione demografica delle culture che li hanno abbracciati».


  • 09 mar

    Ferrara: Una vita in cammino

    Incontro con Eugenia Roccella

     

  • 09 mar

    Palermo: Il Maestro e Margherita

    Presentazione del libro di Michail Bulgakov


     


    Giuseppe Chiappa, opera nel campo educativo come insegnante di Italiano e Storia in un Istituto Professionale di Stato di Palermo. La sua passione per la  letteratura russa e slavofila lo ha portato a conoscere il samizdat attraverso gli amici  della fondazione di RUSSIA CRISTIANA. Nell’incontro con il dissidente Andrej Donatovic Siniavskij , durante un suo breve soggiorno in Sicilia,  ebbe modo di approfondire la grande spiritualità del popolo russo. Ha studiato il cinema di Andrej Tarkovskj nel capolavoro dell’ Andrej Roublev  e quello del regista polacco Andrzej Wajda

     Approfondimenti:

    La cosa più testarda del mondo di Emmanuel Exitu 

    Il Maestro di Aleksandr Men’ di Giovanna Parravicini

  • 08 mar

    Livorno: Il Maestro e Margherita

    Presentazione del libro di Michail Bulgakov


     

     

     Approfondimenti:

    La cosa più testarda del mondo di Emmanuel Exitu 

    Il Maestro di Aleksandr Men’ di Giovanna Parravicini

  • 08 mar

    Udine: Amare ancora

    Presentazione del libro di Don Massimo Camisasca

    Don Massimo Camisasca è Superiore generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di  San Carlo Borromeo 

     L'esperienza di una bellezza e di un bene che nascono dalla stabilità e dalle fecondità della propria famiglia è un fatto concreto per molti di noi. Ed è un bene che vorremmo trasmettere ai nostri figli. Negli ultimi anni, invece, il concetto di famiglia come fondata su un rapporto stabile, definitivo e fecondo tra un uomo ed una donna è stato spesso in discussione e attorno a questo tema è nato un dibattito pubblico sostenuto da un’intensa propaganda da parte di una mentalità contraria alla famiglia.
    Il libro di don Camisasca ci accompagna proprio alla riscoperta della bellezza della famiglia, che assume sfumature diverse nei vari passaggi della vita: l’innamoramento, il fidanzamento, il matrimonio, il rapporto con i figli e tra fratelli, la cura dei genitori anziani. Non deve sorprendere il fatto che un testo sull’amore e sulla famiglia sia scritto da un sacerdote. Esso infatti nasce dall’esperienza fatta da don Camisasca della sua famiglia d’origine, dai molti colloqui avuti con padri e madri in cerca di aiuto e conforto, dalla responsabilità educativa dei giovani del seminario della Fraternità Missionaria San Carlo di cui è rettore. Il risultato è un libro ‘laico’ che aiuta a vivere a pieno e con letizia l’esperienza della vita familiare.
    La presentazione di “Amare ancora” vuole essere un passo verso la riscoperta della bellezza, della bontà e della verità della famiglia, come il Cardinale Scola ci ha invitato a fare in vista dell’Incontro Mondiale delle Famiglie che si terrà a Milano il 2 e 3 giugno. Egli ci ha anche ricordato che “vissuto con verità ed intensità, il cammino graduale dell’amore tra un uomo ed una donna troverà nel sacramento del matrimonio, su cui si fonda la famiglia, la sua pienezza”. Il libro di don Camisasca ci aiuta proprio a vivere con più verità e più intensità i rapporti all’interno delle nostre famiglie riscoprendone così la bellezza e a ricomprendere il valore vitale che la famiglia ha per la intera società. (Cristina Bassi, Centro Culturale Il Villaggio)

  • 08 mar

    Milano: Dentro le carceri di Milano. Per la scoperta del volto umano

    Dialogo con Mirella Bocchini, Guido Brambilla, Corrado Limentani, Monica Poletto e testiminianze di alcuni ex detenuti e volontari dell'associazione Incontro e Presenza.

     “L’incontro che si fa ogni volta che si entra in carcere ridesta innanzitutto noi stessi nella società in cui viviamo. Dietro al dolore che scava i volti e vela gli occhi, emerge con prepotenza la domanda originale sul significato di bene e male, le ragioni sul perché cambiare. E soprattutto se è possibile. Di fronte a questi interrogativi siamo tutti chiamati a rispondere, fino alla domanda sul nostro destino, sulla conversione. Questo richiamo è sorprendentemente reciproco e capace di generare amicizia, una compagnia ad un destino comune”. (Centro Culturale di MIlano)

    L’associazione Incontro e Presenza si occupa da 25 anni del reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti delle carceri milanesi promuovendone l’inserimento lavorativo e sostenendo le loro famiglie. 

    Mirella Bocchini, associazione Incontro e Presenza
    Guido Brambilla, magistrato, Tribunale di Milano
    Corrado Limentani, avvocato penalista, Tribunale di Milano
    Monica Poletto, presidente CDO Opere Sociali 

    Ascolta l'audio dell'evento 

  • 07 mar

    Bresso (Mi): Musica. Un'amicizia tra l'uomo e il tempo

    Incontro con Roberto Andreoni


    Il Tempo è qualità da godere? O da creare? Oppure una quantità da gestire e prevedere? Una finitezza da organizzare, o un campo ideale per accadimenti imprevedibili e stupori infiniti.

    Roberto Andreon é compositore.

  • 07 mar

    Melzo (Mi): "Io sono qui"

    Proiezione del documentario di Emmanuel Exitu


    IO SONO QUI di Mario Melazzini - dvd di Emmanuel ExituEdizioni San Paolo - CDU: 86F 59128 pagine + DVD

    Mario Melazzini è un medico di successo di 44 anni che nel 2002 si ammala di SLA: siscrive “Sclerosi Laterale Amiotrofica”, si legge “morte in 5 anni”. I muscoli pian piano siparalizzano e si perde la capacità di camminare, deglutire, parlare, respirare. Fino alla paralisi totale e la morte. Mario allontana tutti e vuole il suicidio assistito, ma prima del giorno stabilito si fa la domanda: “è questo che voglio davvero?” Torna indietro confuso e si ritira sulle sue Alpi. Lassù succede qualcosa tra la sua anima e la bellezza delle montagne. Allora riprende in mano la sua vita e fa una cosa impossibile, cioè normale: vive. Fino a ideare e costruire con i suoi amici il “Nemo”, centro clinico all’avanguardia per le malattie neuro-degenerative presso l’ospedale Niguarda a Milano. Il libro e il DVD allegato, raccontano 7 giorni e 7 notti la vita di Mario Melazzini, medicoche con il dolore della malattia si è riscoperto uomo: i giorni vissuti sempre di corsa tra il lavoro in reparto con i suoi "compagni di malattia" e i continui viaggi per andare dai suo amici; le notti invece offrono brevi flash dalla sua “cuccia” (ovvero il letto), dove Mario riflette sulla sua vita quotidiana, racconta la storia, progetta il suo futuro. «Anche con limiti enormi, io sono ancora il protagonista della mia vita. Perché quando scopri di avere una malattia inguaribile, pensi che la tua vita sia finita. Invece, con una malattia inguaribile fai strane scoperte. Per esempio: arrendersi non serve a niente; la vera malattia è nell’anima; la vita è bella (non solo nei film, anche nella vita). E d’inguaribile c’è soltanto la mia voglia di vivere».

    Mario Melazzini è primario del day-hospital oncologico alla Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia e da sei anni èmalato di SLA, sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa con la quale, mediamente, non si vive più di tre anni. È anche presidente dell'AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica). Per le edizioni SanPaolo ha pubblicato: Ma che cosa ho di diverso? Conversazioni sul dolore, la malattia e la vita (2009).

    Emmanuel Exitu: regista autodidatta, è nato a Bologna. Il nome d’arte viene dall’In Exitu di Giovanni Testori. A Roma è arrivato per caso facendo quel che capita: dialoghista, adattatore, story editor per progetti tv in Lux Vide. Ha lavorato come drammaturgo e aiuto regista per il Teatro di Documenti fondato da Luciano Damiani, Luca Ronconi e Giuseppe Sinopoli firmando Sipari d’Autoritratto / Frammenti della Tragedia di Lecco (2003) e Baccanti di Guerra,riscrittura della tragedia d’Euripide alla prova della guerra d’Iraq (2004). Dal primo romanzo che racconta il grande viaggio dei Re Magi, “La Stella dei Re” (ed. Marietti), ha tratto la sceneggiatura per il film omonimo prodotto da Edwige Fenech e in onda su Rai Uno nel 2007, vincitore del primetime (5 milioni di spettatori). Il suo primo documentario “GREATER – Sconfiggere l’Aids” ha vinto il Babelgum Contest a Cannes nel 2008, scelto da SpikeLee fra 3 finalisti selezionati da una giuria di esperti su oltre 60 documentari provenienti da tutto il mondo.

  • 06 mar

    Monza: La poesia di Giovanni Pascoli

    Parole Innamorate di realtà con Elena Landoni

    Elena Landoni é professoressa di Lingua Italiana e di Grammatica italiana all'Università Cattolica di Milano. 

  • 05 mar

    Ventimiglia (Im): 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

  • 05 mar

    Pavia: Era Santo, era uomo. Il volto privato di Papa Wojtyla

    Incontro con Lino Zani

     

  • 03 mar

    Magenta (Mi): Amare ancora

    Presentazione del libro di Don Massimo Camisasca

    Don Massimo Camisasca, è superiore generale della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo

     

  • 03 mar

    Lodi: Alla radice dello sviluppo. Il fattore umano

    Concerto del coro SAT a favore di AVSI

  • 03 mar

    Udine: Gesù di Nazaret

    Presentazione del libro di Benedetto XVI con Filippo Belli e Pietro Barcellona


    Don Filippo Belli, esegeta, e Pietro Barcellona, pensatore acuto e fuori dagli schemi, presenteranno il libro che il Papa ha recentemente pubblicato su Gesù di Nazareth.

    C’è una domanda cruciale che Benedetto XVI ha posto con forza in questo periodo (con particolare chiarezza in occasione del suo viaggio in Germania): abbiamo bisogno di Dio o si può vivere abbastanza bene anche senza di Lui? Abbiamo bisogno di voltarci (conversione) a guardare quest’uomo (Gesù) che passa per le nostre strade e di seguirLo, anche se il Suo volto e le strade che ci propone non sono quelle che ci saremmo aspettati, o tutto sommato una strada o l’altra fa lo stesso, purchè siamo animati da buone intenzioni?
    Credo sia la sua personale e motivata risposta a queste domande che ha spinto Joseph Ratzinger - Benedetto XVI a scrivere il libro Gesù di Nazaret (di cui ha pubblicato due volumi) e, sulla stessa linea, a indire l’anno della fede: fede nel Dio di Gesù Cristo.
    Oggi sembra che molti vivano su questo tema una grande confusione che coinvolge anche parte della ricerca esegetica sul Nuovo Testamento: “[...] l’impressione che, comunque, sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo in seguito la fede nella sua divinità abbia plasmato la sua immagine […] Una simile situazione è drammatica per la fede perchè rende incerto il suo autentico punto di riferimento: l’intima amicizia con Gesù, da cui tutto dipende, minaccia di annaspare nel vuoto.” (vol. I, pag. 8). Questa incertezza alla fine pervade tutto: sappiamo moltissimo su moltissime cose, ma non c’è un punto a cui sia possibile ancorarsi stabilmente. E questo punto “da cui tutto dipende” è “l’intima amicizia con Gesù”. La prima sfida che Joseph Ratzinger - Benedetto XVI ci lancia è questa pretesa: è come se dicesse “mi interessa andare a fondo di questa sfida (possiamo conoscere Gesù?) perchè questo è l’unico punto che può sostenere tutto il resto, non ce ne sono altri”. Seguendolo in questo percorso possiamo misurarci con l’annuncio del cristianesimo: la pretesa di Gesù di Nazaret di essere Lui quello che il cuore di tutti gli uomini attende; pretesa della Chiesa di essere il luogo della presenza di Gesù oggi (…ha costituito la Chiesa, perché sia per tutti e per i singoli sacramento visibile della salvezza [cfr. L.G. 9]). Ne abbiamo bisogno solo noi cristiani, per una nostra strana predisposizione, o la confusione di oggi documenta che senza Uno che risponde veramente a tutta la domanda, l’attesa e al bisogno dell’uomo, i nostri tentativi di “fare da soli” costruiscono solo una Babele?
    La seconda sfida è una sfida di metodo: “[...] La vera disputa dovrà quindi occuparsi della domanda se i testi neotestamentari - letti in modo giusto - ci rivelino un concetto di espiazione accettabile anche per noi, [la parola espiazione indica come ogni uomo è salvato: “ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo” (Efesini 2:13)] a condizione che siamo disposti ad ascoltare interamente il messaggio che lì ci viene incontro. […]” (vol. II, pag. 137). Non ci chiede di rinunciare alla nostra ragione, al rigore delle nostre ricerche, ma di essere disponibili ad ascoltare risposte diverse da quelle che avremmo già previsto (e che quindi alla fine non aggiungono nulla a ciò che già sappiamo). Avere bisogno di Lui vuol dire che basta affermare che c’è o che occorre riconoscerlo e seguirlo?
    Questa sfida radicale viene lanciata da Joseph Ratzinger - Benedetto XVI secondo il suo stile: non grida, non offende, accoglie, con intelligenza, umiltà e pacatezza, tutto ciò che di buono chiunque può portare, senza censurare niente, cercando sempre di far emergere e di seguire il vero. Per questo seguirlo in questo percorso vale la pena: può aiutare ciascuno di noi a spalancare la ragione e ad aprirsi a una esperienza personale più vera. Dentro la confusione di oggi, questo uomo mite è come uno che accende un lumino nel buio e comincia a camminare perché grazie a quel lumino può vedere dove è il sentiero e dove il fango della palude; con questa piccola luce ci conduce a quello da cui tutto dipende: l’intima amicizia con Gesù. E’ di questo che abbiamo bisogno, non per la crisi dell’esegesi, della Chiesa, della fede, ma per la crisi della civiltà, del mondo di oggi, dell’uomo, di ogni uomo: mia, tua, di tutti. (Giorgio Lorenzon, CC IL VIllaggio)

     

  • 03 mar

    Pescara: 150 Anni di Sussidiarietà in Italia

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

    La mostra curata dalla Fondazione per la Sussidiarietà e promossa a Pescara dal Centro Culturale di Pescara (già don Minzoni) in collaborazione con l’associazione di insegnanti Diesse Didattica e Innovazione Scolastica, e dei dirigenti scolastici Disal rimarrà aperta fino a domenica 11 marzo 2012. 

    Articolata in due sezioni, la mostra documenta la ricchezza di una storia fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche, frutto di energia costruttiva, inventiva, sussidiarietà e solidarietà.

  • 03 mar

    Cambiago (Mi): L'inizio del Cristianesimo a Milano

    Visita guidata a San Giovanni in Conca, Basilica di San Nazzaro, Basilica di San Simpliciano. A cura di Enzo Gibellato, docente di Storia dell' arte.

  • 03 mar

    Reggio Emilia: 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

  • 03 mar

    Verona: 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

    Presentazione della Mostra il giorno 01 Marzo 2012 alle ore 20.45 c/o Auditorium Verdi della Fiera di Verona con G. Vittadini, A. Bauli, A. Bolla

    Il racconto di 150 anni di sussidiarietà contenuto in questa mostra è una storia dell’Italia che raramente viene raccontata: quella fatta dell’iniziativa di tanti “io” che, dal basso e liberamente, si sono messi insieme e hanno collaborato a costruire il nostro Paese.  Gli ideali che muovono i protagonisti di questa storia li spingono a collaborare e creativamente a generare opere sociali, economiche, educative, in risposta ai bisogni personali e di tutti. Innumerevoli sono i sacrii ci, le sofferenze, le fatiche, i cambiamenti richiesti: ma ogni crisi è un’opportunità di nuova costruzione e conoscenza per chi è educato a vivere i no in fondo il proprio desiderio. Questo è il i lo rosso dell’“anomalia sussidiaria” italiana che può, se viene recuperata, dare la forza e l’intelligenza per affrontare il difi cile cambiamento che l’attuale situazione del nostro Paese impone. 

  • 02 mar

    Cremona: Il Maestro e Margherita

    Presentazione di Marta dell' Asta


    Ascolta l'audio dell'evento 

     

    Marta dell'Asta, Direttore responsabile della rivista La Nuova Europa, presenta il libro di Michail Bulgakov "Il Maestro e Margherita" , edizioni Baldini Castoldi Dalai, 2012.

     

     Approfondimenti:

    La cosa più testarda del mondo di Emmanuel Exitu 

    Il Maestro di Aleksandr Men’ di Giovanna Parravicini

  • 02 mar

    Cesena (Fc): "Tu sei lo mio maestro e il mio autore." Il viaggio di Dante

    Lettura di Franco Loi


     

     

    Un pubblico di giovani studenti ed adulti ha seguito con grande interesse ieri, venerdì 2 marzo alle ore 17 al Palazzo del Ridotto di Cesena, l'appassionata lettura dantesca del poeta Franco Loi sul tema "Tu sei lo mio maestro e 'l mio autore: Il viaggio di Dante". L'ottantaduenne Loi, riconosciuto come Il piu' grande poeta dialettale vivente, che ha reso il dialetto milanese una lingua letteraria a tutto tondo, si è confrontato con grande intensità con la tensione spirituale che scaturisce dalla creatività inesauribile del linguaggio dantesco.(Paola Ombretta Sternini, Centro Culturale Campo della Stella)

  • 01 mar

    Ancona: L'attualità de "il potere dei senza potere"

    Incontro con Giovanna Parravicini e Angelo Bonaguro



    Leggi l'articolo di Ubaldo Casotto scritto sul Riformista in memoria di Václav Havel  scrittore, drammaturgo e primo presidente della Cecoslovacchia libera dopo la caduta del comunismo.

  • 01 mar

    Susa (To): Speranza della rinascita in Africa

    Discussione con Roberto Scalon

    Roberto Scalon, professore di Sociologia alla Facoltà di Scienze Politiche all'Università degli studi di Torino, presenterà il messaggio di Papa Benedetto XVI nel suo Viaggio Apostolico in Benin.

     

  • 01 mar

    Torino: G.K. Chesterton. L’enigma e la chiave

    Presentazione del libro di Ubaldo Casotto 


    “G.K. Chesterton. L’enigma e la chiave” (Edizioni Lindau 2011) di Ubaldo Casotto. Saranno presenti l’autore Ubaldo Casotto (giornalista) e Gianluca Segre (presidente AEC).

     

  • 26 feb

    Seregno (MB): Tradizione e creatività Russa

    Mostra di opere di Marina Bel'Kevic


    Marina Bel'Kevic, artista moscovita

  • 26 feb

    Stresa (VB): Quando la famiglia è anche cattedrale

    Proiezione del film documentario sulla Sagrada Familia a cura di don Massimo Manservigi, sacerdote ferrarese e direttore del settimanale «La Voce di Ferrara-Comacchio»

  • 25 feb

    Lugano: La responsabilità della memoria

    Presentazione del romanzo di Nava Semel

    Perché fare memoria del dolore, o addirittura dell’orrore? Non è meglio scordare tutto, anzi non è forse necessario dimenticare per poter vivere? Mercoledì scorso al Palazzo dei Congressi di Lugano è stata data una commovente risposta a questa domanda: è necesssario, anzi possibile, ricordarsi – anche dell’orrore – quando si ama. Qualsiasi orrore è sconfitto se nel rapporto fra due esseri umani uno può raccontarlo e l’altro ascoltarlo, aprendo così un’imprevista possibilità di vita. In occasione della Giornata Europea della Memoria 2012 l’Associazione Svizzera-Israele e l’Associazione Scrittori della Svizzera Italiana hanno invitato la scrittrice israeliana Nava Semel a presentare il suo ultimo libro E il topo rise (Ed Atmosphere Libri, Roma, 2012), il cui protagonista è “la storia”. È un qualcosa che vive quasi di vita propria nella mente della protagonista, qualcosa che si intreccia con la fantasia della sua nipotina che colma le lacune del non-detto, qualcosa che lascia tracce indelebili anche dopo una catastrofe planetaria, e si trasforma in mito, in videogioco, in sogno, per poi ridiventare la testimoninanza della verità in un diario. È un libro forte e poetico, violento e delicato.
    (A cura del Centro Culturale della Svizzera)



     

  • 24 feb

    Palermo: Una certezza per l'esistenza

    Dibattito con Costantino Esposito e Grazia Tagliavia 

     

     

    Ascolta gli inerventi del prof. Costantino Esposito e della professoressa Grazia Tagliavia

  • 21 feb

    Sondrio: Don Guanella uomo della sua terra, santo ed educatore. Cosa ci insegna oggi?

    Incontro pubblico con Guido Scaramellini, don Attilio Mazzola e Antonio Valentini

    :

    Incontro pubblico sulla figura di Don Guanella tra le varie iniziative proposte all'interno della mostra
    Don Guanella Santo, testimone di fede e carità:
    "E' Dio che fa - Don Luigi Guanella: spirito e carisma"
    Grande mostra sulla vita, sul pensiero e sulle opere sociali del Santo  

    Guido Scaramellini: curatore della mostra
    don attilio Mazzola: guanelliano e Vicario Episcopale per la VIta Consacrata
    Antonio Valentini: medico

     

  • 18 feb

    Abbiategrasso: 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

     

    Comunicato stampa in occasione della Mostra a cura del Centro Culturale Shalom

  • 17 feb

    Pisa: Augusto Del Noce e il mondo contemporaneo

    Presentazione del libro di Massimo Borghesi

















    Massimo Borghesi,  professore di Filosofia Morale all'Università degli Studi di Perugia. è autore di un volume appena uscito: "Augusto Del Noce, La legittimazione critica del moderno, Genova, Marietti, 2011"

    Chi vuole approfondire la figura di Augusto Del Noce può andare a vedere il seguente articolo:
    www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2010/2/1/YOUTUBE-Meeting-di-Rimini-1989-Omaggio-a-Von-Balthasar-con-Augusto-Del-Noce/64633/

  • 17 feb

    Monza: Gli affreschi del Buon Governo di A. Lorenzetti

    Lezione di Mariella Carlotti, docente di Letteratura Italiana, esperta di Storia dell'Arte

  • 17 feb

    Ravenna: 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011


     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    I 150 anni di storia italiana sono guardati e riletti alla luce di quella che si può chiamare «l’anomalia sussidiaria» cioè l’iniziativa di tanti “io” che dal basso e liberamente si sono messi insieme e hanno collaborato a costruire la storia del nostro Paese − ignorata o trascurata da tanta storiografia. La mostra documenta la ricchezza di una storia fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche, frutto di energia costruttiva, inventiva, sussidiarietà e solidarietà.
    Punto sorgivo di tale ricchezza è una cultura fondata sulla convinzione che ogni singolo uomo valga “più di tutto l’universo” e non sia riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica. Questa concezione di uomo ha dato vita a una grande civiltà, che precede il formarsi dello Stato unitario, ricca di diversità unificanti, alla quale hanno contribuito tutti gli italiani, in diversi modi, con il loro lavoro, le loro millenarie tradizioni, il loro impegno sociale e politico, costruendo un grande Paese.
    Afferma Monica Fabbri, presidente del Centro Culturale Pier Giorgio Frassati: “La sfida della sussidiarietà, così bene testimoniata dai pannelli, ha un’alta valenza educativa: "I ragazzi, in particolare, devono poter vedere che la speranza si realizza concretamente attraverso l’opera di uomini che non smettono di guardare la realtà in modo positivo, nonostante le avverse condizioni”. 
    Aggiunge Caterina Graziani, che ha collaborato per alcuni anni con il Centro Culturale Pier Giorgio Frassati, che fortemente ha voluto la mostra a Ravenna: “Attualmente la situazione nazionale sia dal punto di vista amministrativo sia etico indica grandi difficoltà. Vedere la mostra della sussidiarietà in 150 anni di storia è stato comprendere che ciò che dà forza all'uomo è qualcosa di grande che ha dentro. Le storie di sussidiarietà raccontate nella mostra dalla nascita della Repubblica, attraverso il Risorgimento, la prima guerra mondiale, il fascismo e la seconda guerra mondiale, sono esempi di possibilità di interagire con la nostra realtà in maniera costruttiva, ma perché mossi da un desiderio grande di verità e bellezza e giustizia. E' possibile oggigiorno che la verità e la giustizia siano compiute? E' possibile che ognuno possa vivere pienamente partendo da un desiderio grande di scoprire il senso delle cose?. Questa è la sfida che lanciamo."
    (Comunicato stampa del Centro Culturale Pier Giorgio Frassati)

     

     

     

     

  • 15 feb

    Bresso (Mi): Educazione, risveglio della fede

    Incontro con la psicologa della famiglia Vittoria Maioli Sanese



    (http://www.ccmanzoni.it/public)


     

  • 14 feb

    Macerata: Dalla primavera di Praga agli estremi confini della terra

    Incontro su V. Havel e don Ricci


    “Dalla Primavera di Praga fino agli estremi confini della terra: V. Havel e don F. Ricci, due protagonisti della storia del ‘900 accomunati dalla passione per l’uomo”.
     Vaclav Havel, dissidente, protagonista della “Rivoluzione” di Praga e Presidente della Repubblica Ceca, e Don Francesco Ricci, il cui impeto missionario lo ha portato a percorrere le strade del mondo “gettando la semente a larghe mani nel cuore di tanti giovani” (Giovanni Paolo II), hanno fatto della passione per la verità dell’uomo il motivo di ogni loro azione.

    Colpiti dalla straordinarietà di questi due personaggi e delle loro opere, abbiamo chiesto a due giornalisti che li hanno conosciuti, Alessandro Rondoni e Luigi Geninazzi, di parlarci di loro, perché queste due testimonianze possano essere un aiuto a risvegliare la libertà di ognuno di noi a muoversi per ciò che veramente abbiamo a cuore.

    Da questo nasce la proposta dell’incontro a cui vi invitiamo, desiderosi di cogliere insieme, nella situazione di crisi e di confusione in cui siamo, questa sfida e occasione.

    (Daniela Fabiani, Associazione Centro Nuova Cultura Macerata)

  • 14 feb

    Milano: Peguy,“…Nulla è mai nulla, tutto è nuovo”

    Del ciclo di letture teatrali e dialoghi per la città contemporanea:"LE FORZE CHE MUOVONO LA STORIA. I CERCATORI"

    Lettura dell’attore AndreaMaria Carabelli, a seguire dialogo con Giancarlo Cesana e Giulio Sapelli 

    Charles Peguy: “…Nulla è mai nulla, tutto è nuovo” La storia è la scrittura della libertà degli uomini e la battaglia culturale che ne consegue. Nella cultura e nella letteratura ci sono punti cruciali, o classici, che segnano la nostra mentalità. Coglierne le aspirazioni per l’esperienza umana in rapporto alla verità di sè, è fare cultura, esprimere un gusto del vivere e sente l’urgenza dei tempi per ritrovare compagni di strada o luci di sommovimento.




     


     Guarda il video dell'evento

  • 13 feb

    Loreto (An): Contro la riduzione positivista della ragione

    Incontro con Giorgio Israel

  • 13 feb

    Como: Libertà, uguaglianza, democrazie dal Nord Africa all'Europa

    Incontro con Samir Khalil, Martino Diez e Giorgio Paolucci

     

    Per il ciclo di incontri su L'UMANA AVVENTURA: ORIGINE E COMPITO interverranno:

    Samir Khalil Samir
    , gesuita copto, dottore in teologia orientale e in islamologia, vive a Beirut, dove insegna all’Università di Saint-Joseph. Fondatore e direttore del CEDRAC (Centre de Documentation et de Recherches Arabes Chrétiennes), è professore presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma e il Centre Sèvres di Parigi, nonché presidente dell’International Association for Christian Arabic Studies.Autore di una cinquantina di opere e di oltre milletrecento articoli, è noto in tutto il mondo come specialista dell’Oriente cristiano e delle relazioni fra Islam e Occidente.L’ultimo suo testo edito in Italia è Islam e Occidente. Le sfide della coabitazione, Torino, Lindau, 2011.

    Martino Diez è direttore scientifico della Fondazione internazionale “Oasis” dal gennaio 2009. Laureato in lingue e civiltà orientali, ha conseguito nel 2007 il dottorato di ricerca in studi orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal 2008 è docente a contratto di lingua araba presso l’Università Cattolica di Milano e docente incaricato presso lo Studium Generale Marcianum di Venezia. Tra le sue pubblicazioni: Abû l-‘Alâ’ al-Ma‘arrî. L’epistola del perdono. Il viaggio nell’Aldilà, Einaudi 2011, Abû t-Tayyib al-Mutanabbî. L’emiro e il suo profeta. Odi in onore di Sayf ad-Dawla al-Hamdani, Ariele 2009, e Georges Anawati. L’ultimo dialogo. La mia vita incontro all’Islam, Marcianum Press 2010. Ha inoltre collaborato alla revisione della traduzione araba delle catechesi di Benedetto XVI su san Paolo.

    Giorgio Paolucci, giornalista, è caporedattore del quotidiano «Avvenire» e scrittore. Da vent’anni si occupa delle problematiche legate all’immigrazione e all’Islam. Con Camille Eid ha scritto Cento domande sull’Islam, intervista a Samir Khalil Samir, Marietti 2002, e I cristiani venuti dall’Islam, Piemme 2005.


    Chi vuol essere l’uomo del terzo millennio? C’è una “natura”, una coscienza, che viene prima di qualsiasi condizionamento storico, sociale e culturale? Come affrontare questioni incalzanti l’umana avventura, dalla nascita all’aborto, dalla morte all’eutanasia, il matrimonio e la famiglia, i nuovi diritti, la concezione di democrazia, l’immigrazione, la convivenza tra i popoli, il lavoro, le riforme economiche e fiscali? 

    È a livello di queste domande che si pone la “sfida” di Benedetto XVI, richiamata, in particolare, nei discorsi all’Università di Ratisbona (12 settembre 2006), al Collège des Bernardins (12 settembre 2008), a Westminster Hall (17 settembre 2010) e al Parlamento tedesco (22 settembre 2011). Da qui la proposta del Centro culturale Paolo VI, con il primo incontro incentrato su quanto è avvenuto e sta avvenendo nei Paesi interessati dalla cosiddetta “Primavera araba”: premesse, sviluppo e prospettive future di un mondo in evoluzione, che riguarda anche noi che viviamo in Occidente (intervento del Dott. Martino Diez). Si passerà poi a una panoramica sui “diritti” nel mondo islamico e al ruolo dell’Europa in questo frangente (intervento di Samir Khalil Samir). (Centro Culturale Paolo VI)

  • 12 feb

    Stresa (VB): La Cometa. Una grande famiglia all'opera.

    Testimonianze dei volontari dell'Associazione Cometa

  • 11 feb

    Forlì (Fc): 150 anni di Sussidiarietà in Italia

    Convegno con Giorgio Vittadini e Roberto Balzani

     

    Il convegno dal titolo, “La crisi, sfida per un cambiamento”, prende spunto dal documento che Cl ha diffuso a livello nazionale con una riflessione non solo sugli aspetti economici e sociali. “La vera sfida – spiega l’avvocato Valerio Girani, responsabile diocesano della Fraternità di Cl – è educarci ad una concezione della vita che ci consenta di avere una consistenza per affrontare la crisi. Per questo abbiamo fortemente voluto questo momento di confronto in città dove ascolteremo anche alcune testimonianze che documentano, nel modo di fare impresa o di vivere i rapporti familiari e sociali, un affronto positivo della realtà. Un atteggiamento possibile solo a partire dalla percezione della realtà come ultimamente positiva”. Quella stessa intelligenza, creatività, capacità di sacrificio del popolo italiano documentata nella mostra “150 anni di sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”, inaugurata dal Presidente della Repubblica, Napolitano, al Meeting di Rimini della scorsa estate e allestita, in collaborazione con il centro culturale “La Bottega dell’Orefice” fino al 12 febbraio, a palazzo Albertini. Queste iniziative sono il contributo che il movimento di Cl di Forlì, che ha appena festeggiato il 50° anniversario della sua presenza in città, desidera portare alla realtà locale. “Siamo consapevoli – aggiunge Girani – che è dentro un popolo che rinasce la speranza. In continuità con l’insegnamento di don Giussani, ci muoviamo non contro un nemico ma per un bene desiderato e perseguito”. Il 25 gennaio Cl ha iniziato anche il nuovo anno di scuola di comunità, la catechesi del movimento, sul testo di Giussani “All’origine della pretesa cristiana”. Il libro è stato presentato, in contemporanea in tutta Italia, da don Julian Carròn, presidente della Fraternità di Cl e anche a Forlì un migliaio di persone hanno ascoltato la video conferenza, all’Auditorium Cariromagna e al Teatro Testori. Il libro, scrive lo stesso autore, è “un tentativo di definire l’origine della fede degli apostoli. In esso ho voluto esprimere la ragione per cui un uomo può credere in Cristo: la profonda corrispondenza umana e ragionevole delle sue esigenze con l’avvenimento dell’uomo Gesù di Nazareth”. (Francesca Tassinari)

    Roberto Balzani, sindaco di Forlì
    Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà

  • 11 feb

    Cremona: Oggi devo fermarmi a casa tua

    Presentazione della mostra itinerante promossa dal XXV Congresso Eucaristico Nazionale

  • 10 feb

    Ostra (An): Desiderio d'Infinito e qualità della vita

    Incontro pubblico a cura di "Medicina e Persona"





     «La medicina si occupa sempre di più di rendere migliore la vita dell’uomo,anche quando non può più fare nulla per preservarla o prolungarla.Viviamo però (e non era mai successo prima) un clima culturale che considerale circostanze e le condizioni in cui ci troviamo a vivere, quasi più“decisive” del vivere stesso.Quasi che il desiderio strutturale dell’uomo di Infinito (“di non finire”)fosse sconfitto; come se la positività ultima della vita non fosse più un’esperienza possibile in determinate condizioni.Ma è ragionevole, possibile cercare di contribuire a migliorare la vita degliuomini, cercando di determinarne la qualità? E quali strumenti sono necessari,con quale metodo avvicinarsi ad un mistero così grande e profondo come quellodella vita di ogni singolo uomo?“Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”, questa frase di Paoloindica forse l’unica condizione che rende qualsiasi tentativo umano, nonviolento né artificioso, ma fruttuoso di conoscenza e di bene.Tutto può essere misteriosamente positivo quando ci si accosta all’uomo,quando ci accostiamo ad un altro, ricordandoci del desiderio di infinito checostituisce la natura più profonda ed intangibile del nostro io.
    (Giuseppe Olivetti, Centro Culturale Simona Romagnoli)



    Paola Marenco, medico chirurgo, è responsabile della Struttura Semplice Trapianti di Midollo dell'Ospedale Niguarda di Milano e membro dell'Associazione "Medicina e Persona".

  • 10 feb

    Melzo (Mi): Prima la persona

    Testimonianza di Mario Melazzini



                                               


            



    Mario Melazzini e' un medico colpito dalla Sla nel 2002, oggi alla guida di “Nemo”, centro clinico all’avanguardia per le malattie neuro-degenerative presso l’ospedale Niguarda a Milano.

     


    Ascolta gli interventi della serata

    Rassegna stampa

  • 09 feb

    Torino: Conversazioni con l'autore

    Presentazione del libro di Donna D'Oldenico

     Metti una sera a Torino, per partecipare alla presentazione del terzo romanzo di Giovanni Donna d’Oldenico, medico del lavoro, sposato con Carmina, padrone di una coppia di border collie. E papà di nove pargoli, dai 22 ai 2 anni. Sei maschi che dormono su un soppalco, stesi con il loro saccopelo, pancia e schiena a terra, magnifica camerata di soldati freschi di leva. E tre ragazze, privilegiate da una cameretta tutta per loro. Suonano i ragazzi e a ciascuno il suo strumento. C’è chi si esercita al pianoforte a coda, chi alla viola, chi al flauto traverso. Giuseppe, il numero 6, è anche dotato di un singolare genio matematico: ti sa dire in un attimo se il 27 di aprile del 2058 sarà un lunedì o un giovedi. Sulla porta di casa uno di solito ci appende il suo patronimico. O se proprio non ci tiene, ci mette un numero. Sulla porta di casa d’Oldenico, invece, nessun numero e niente nome. Bensì, leggiamo, “DOMINICI SCHOLA SERVITII”, SCUOLA DI SERVIZIO DEL SIGNORE, una frase della regola di san Benedetto. Ma è una casa o un monastero? Decisamente il secondo. Un monastero laico, allegro, pimpante, dove un uomo, una donna e il resto della grande tribù aprono le loro affaccendate e gloriose giornate con la sveglia alle sei del mattino, la colazione, l’Angelus, e poi via, ciascuno al suo lavoro. Altro momento fisso è la sera, attorno alle 22, quando gli undici (più eventuali ospiti, come il marocchino Walid che per una decina d’anni è stato un d’Oldenico in affido), si ritrovano a recitare compieta (in latino), a leggere un articolo di giornale (spesso tratto dal Foglio, talvolta da Tempi, e, può capitare, perfino dalla Stampa) e a compulsare l’immancabile pagina di storia della Chiesa. Ma dicevamo del romanzo: “Dodici”, edito da Marietti 1820, è il terzo pubblicato dal nostro pater familias di antica casata piemontese. Dotata di arguzia sopraffina e genio fantasy, la narrazione ci immerge in sacri riti e profani macelli, che avvengono in un mondo diviso in due regni: quello dei Territori, abitato da Barbari che vivono innamorandosi e facendo figli nel letto invece che nelle macchine per la riproduzione, come succedeva ancora ai tempi dell’Antica Leggenda (e un monastero benedettino nasconde forse l’ultimo Papa); e Repubblica, moderna “civiltà” prometeica, dove anche il piacere è graziosa concessione di Stato e ciascuno ha un’identità elettronica passibile di essere revocata da un potere sempre incombente, all’apparenza democratico e in realtà ferocemente oligarchico. Lo stesso grigio potere che si accinge a creare il primo uomo prodotto interamente in laboratorio, lo spirito dell’Anticristo.Insomma, una godibilissima miscela di bensoniano “Padrone del mondo” e “Seme inquieto” alla Burgess, terre di Narnia di lewisiana memoria e resistenza umana incarnata dagli uomini dell’Antica Leggenda: cristiani combattenti e cristiani oranti, cristiani contrabbandieri e cristiani amanti. Sorprendente che, da un autore e per un libro così, all’incontro organizzato all’istituto scolastico san Giuseppe dal Centro Culturale Pier Giorgio Frassati e dall’Associazione per le attività educative e culturali (AEC), siano accorsi per passaparola molti giovani. Al punto che si è dovuto aprire il teatro del collegio san Giuseppe per accogliere il numeroso pubblico accorso. A sentire e a vedere chi? A sentire e a vedere l’io narrante di un padre, medico e scrittore. E poi uno dice che la famiglia non ha più appeal (o, almeno, così dicono a Repubblica). Mentre perfino a Torino, tra i barbari che custodiscono certi territori, pare sia ancora chestertonianamente appurato che la famiglia è il test della libertà («perché è l’unica cosa che l’uomo libero fa da sé e per sé»).Twitter: @LuigiAmicone

  • 09 feb

    Milano: Alla ricerca del bene perduto, forse solo nascosto

    Incontro sulla figura di G. Caproni


    Giorgio Caproni, centenario della nascita del poeta (7 gennaio 1912)
    ...da vecchio, ha avuto il coraggio, mancato a molti intellettuali, di gettare lo sguardo al fondo della questione umana e lì tenerlo inchiodato.I movimenti dell’arte non vengono da spiriti ginnici, ma da bastoni come lui, piantati in una terra dura. A rileggerlo, noterete che ha avuto il coraggio di non giocare con la poesia e di offrire uno sguardo aperto all’evento del mondo.


    Proiezione del filmato "GIORGIO CAPRONI. IL SEME DEL PIANGERE" di Gabriella Sica. Regia di Gianni Barcelloni, Produzione Rai Educational Durata 42'. Musiche di Ludwig Van Beethoven e Nicolò Paganini Presentato da Gabriella Sica. Cesare Cavalleri legge dal suo carteggio inedito.

     

    Testo e audio dell'evento

  • 08 feb

    Bresso (Mi): Le difficoltà ad educare i nostri figli.

    Incontro con la psicologa della famiglia Vittoria Maioli Sanese

     (http://www.ccmanzoni.it/public/)



     

  • 08 feb

    Udine: Oltre la crisi. Cosa sta accadendo? Come uscirne?

    Convegno col prof. Becchetti.

     

    Convegno col professor Becchett, relatore della Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sulla crisi finanziaria, con presentazione della Mostra “150 anni di sussidiarietà”, curata dalla Fondazione per la Sussidiarietà

    Oltre la crisi. Cosa sta accadendo? Come uscirne? Per affrontare queste domande, che stanno diventando sempre più drammatiche la Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Udine, Il Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo FVG, Il Centro Culturale Il Villaggio, l’Associazione Culturale Universitaria Antonio Rosmini e Il Movimento Cristiano Lavoratori in collaborazione con il Forum delle Associazioni Familiari e L’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti hanno organizzato un convegno che rifletterà sulle radici della crisi finanziaria, economica, ambientale, di senso della vita che stiamo vivendo, per prendere coscienza di cause e fattori in gioco e individuare le condizioni che possono permettere a ciascuno e a tutti di affrontare con responsabilità la sfida che abbiamo davanti.Il convegno affronterà questi temi a partire dai criteri che nascono dalla Dottrina sociale della Chiesa. Relatore sarà Leonardo Becchetti, professore di Economia all'Università Tor Vergata di Roma e relatore della Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: "Per una riforma del sistema finanziario internazionale nella prospettiva di un’Autorità pubblica a competenza universale". Come significativa esemplificazione di un approccio positivo alla crisi verrà presentata la mostra “150 anni di Sussidiarietà”, curata dalla Fondazione per la Sussidiarietà, che mostra come in tanti momenti di crisi dall'unità d'Italia ad oggi siano sempre emerse nel popolo italiano forze capaci di affrontare con creatività situazioni anche drammatiche, costruendo il bene comune.

    La guerra che si sta combattendo con le armi della finanza ha fatto perdere nel mondo almeno 30 milioni di posti di lavoro. La speculazione ha tagliato fuori anche la politica che spesso è diventata debolissima, fino ad essere irrilevante. Senza un poderoso sforzo di innovazione culturale non riusciremo ad uscire da questa crisi, anche perchè gran parte degli economisti e dei sociologi sembra non coglierne le radici profonde continuando a minimizzarla e ad invocare una crescita che non ci sarà mai se queste radici non vengono individuate ed affrontate.Lo scoppio della bolla immobiliare nel 2008 è collegata direttamente con la bolla dei titoli tecnologici del 2001. La gestazione di entrambe è iniziata già negli anni '80 con una finanziarizzazione dell’economia mondiale di dimensioni gigantesche. L’attività bancaria, invece che concentrarsi sul finanziamento delle attività produttive, si è spostata sulle attività finanziarie e speculative. La filosofia e la politica che stanno alla base di questo squilibrio sono lo sviluppo di un pensiero che tende ad abbandonare la creazione di valore per concentrarsi sull’estrazione di valore con la conseguente esplosione della finanza ombra e della speculazione e la creazione di un’infinità di enti che battono moneta fuori da ogni controllo. La conseguenza è che sta emergendo un nuovo assetto geopolitico mondiale ed un nuovo scenario economico.
    Se vogliamo tornare ad investire sul futuro, per i nostri giovani, per una democrazia sostanziale, per una società più giusta è necessario impegnarsi in una seria riflessione sulle cause della crisi che stiamo vivendo e sulle soluzioni di natura etica, politica, economica e tecnica.Trasformiamola in occasione di discernimento e di nuova progettualità affinchè non si perda la speranza in un futuro migliore e la fiducia nella dignità e nella capacità di bene della persona umana. La mostra “150 anni di Sussidiarietà” offre una grande occasione di riflessione in questo senso. Essa si sofferma sulla ricchezza di opere, realtà sociali ed economiche che, frutto dell’iniziativa di tanti singoli uomini, insieme hanno collaborato a costruire la storia del nostro Paese. Centrale, nella riflessione proposta, è l’idea che ogni singolo uomo abbia un valore altissimo e non sia perciò riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica. Questa posizione antropologica ha dato vita in Italia, fin dai primi anni post- risorgimentali, a dei soggetti, in particolare il movimento cattolico e il movimento operaio, ricchi di creatività e spirito di iniziativa. Persone sostenute da ideali che le aiutano a non ridurre il loro desiderio di verità, giustizia e libertà, emergono via via nelle vicende tragiche e sanguinose della Prima guerra mondiale, della resistenza al Fascismo, della Seconda guerra mondiale, nel compromesso virtuoso tra forze politiche che ha dato frutto alla Costituzione, nella difficile ricostruzione del secondo dopoguerra, che culmina nell’incredibile boom economico.
    (Comunicato Stampa Centro Culturale Il Villaggio) 

  • 07 feb

    Genova: Cosa tiene accese le stelle

    Face to Face con Mario Calabresi




    L'incontro si svolgerà in forma di intervista al noto giornalista italiano, che illustrerà le motivazioni e il metodo dei suoi recenti lavori, in particolare del suo ultimo libro, in cui si è impegnato a raccogliere e raccontare storie di persone che, in quest'epoca segnata dalla crisi, non hanno rinunciato ai loro desideri e progetti, né sono venuti meno alla responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Calabresi ci racconta storie di imprenditori, ricercatori, artisti, che ben rappresentano l'Italia creativa e laboriosa, ma anche di persone comuni, o anzi per alcuni aspetti svantaggiate, come la tredicenne di Taggia, figlia di immigrati marocchini, che diventa la migliore studentessa della sua scuola, spinta dalla voglia di imparare e di costruire il proprio futuro. Al centro di queste storie sta infatti quel desiderio che “tiene accese le stelle”, che trae origine nella natura profonda dell'uomo e che può costituire oggi l'antidoto più potente al lamento e alla rassegnazione imperanti. Con questa iniziativa il Centro culturale intende offrire a tutti la possibilità di incontrare un grande protagonista del mondo dell'informazione, che testimonia una sguardo aperto e appassionato alla positività del reale

    .

    Sfidando un freddo pungente sommato al vento che sa rendere inospitale la splendida Genova, la sera di martedì 7 febbraio si è svolto presso il Teatro della Tosse l’incontro del Centro Culturale Charles Péguy con Mario Calabresi, direttore de La Stampa e autore di tre libri, tra i quali l’ultimo, cui era dedicata la serata: Che cosa tiene accese le stelle. Stimolato dalle domande del Presidente del Centro, professor Marco Di Antonio, Calabresi ha parlato delle motivazioni che lo hanno spinto a scrivere il libro, delle persone che più lo hanno colpito e le cui esperienze il libro racconta, della sua visione sulle difficoltà e sulle speranze del nostro paese, infine anche della sua storia personale. La testimonianza fornita da Calabresi è stata autorevole e avvincente. È emerso dalle sue parole uno sguardo di grande positività verso la realtà; una fiducia nelle persone, nella loro voglia di mettersi in gioco anche nelle circostanze più difficili; una critica agli atteggiamenti di autocommiserazione e di lamentela. «Quando un giovane dice: “ci hanno rubato il futuro” – ha detto Calabresi – è come un calciatore che prima di scendere in campo dice: “ci hanno rubato la partita”. E il grave è che lo dice prima di entrare in campo, prima di iniziare a giocare, prima di provare». Il cuore della questione sta quindi, per Calabresi, nella persona, nella sua responsabilità individuale, nella sua fame e nel suo desiderio. Ma anche nell’educazione, nei luoghi e nelle persone da cui la persona può trarre alimento per crescere in questo sguardo positivo. Anche perché, ha ricordato l’autore, l’energia per vivere e costruire non sta solo nei muscoli o nell’ottimismo della volontà dell’individuo, ma anche nel contesto sociale in cui è immerso. C’è un motore sociale, collettivo, oltre che individuale, da cui si trae l’energia del vivere. E la responsabilità personale è anche la responsabilità di fare i conti con la realtà e la responsabilità di fare memoria. Memoria, ad esempio, di un passato non lontano, in cui la situazione italiana non era affatto più facile di quella attuale, ma piuttosto dominata da tanta povertà e poche opportunità, contrariamente a una certa vulgata oggi dominante, che idealizza una mitica (e mai esistita) età dell’oro, spegnendo e mortificando le speranze dei giovani del nostro Paese.Ma una posizione umana come quella documentata da Calabresi, in cui la speranza e la fiducia nella positività del reale prevalgono sullo sconforto e sul lamento, non nasce da sola o per uno sforzo della persona; piuttosto, si impara. Ognuno di noi ha bisogno di imparare da un maestro, da qualcuno che “mostra, più che dire”. È questo ciò che è avvenuto a Calabresi stesso, come è emerso chiaramente nel momento in cui, sollecitato a documentare da dove traggano origine le sue posizioni così “fuori dal coro”, ha parlato della sua storia, ricordando il decisivo rapporto con una madre profondamente cristiana, che ha cresciuto i propri figli nell’idea di verità e di giustizia, insegnando loro a guardare la realtà e le persone con questa ultima positività, anche di fronte alle vicende più drammatiche (su tutte, l’“ingiusta” morte del padre).Ed è anche quello che è accaduto a molti dei presenti in sala, colpiti, toccati, commossi da una testimonianza capace di ridestare l’umano. Tra questi, in particolare, gli amici del Teatro della Tosse, realtà cittadina di grande tradizione e prestigio, che ha ospitato l’incontro; tra alcuni di loro e alcuni membri del Centro Culturale, al termine della serata, si è aperto un dialogo imprevisto, generato dalla commozione per quanto ascoltato. A dimostrazione che questa è davvero la dinamica della vita: è solo un umano ridestato che può a sua volta risvegliare l’umanità della persona incontrata. (A cura del Centro Culturale Charles Peguy di Genova)


  • 04 feb

    Castellammare del Golfo (Tp): "Uzzareddu. Storia di un piscaturi "

    Presentazione del libro di Nino Paradiso


  • 04 feb

    Palermo: Avanguardie Russe

    Mostra di Arte Russa del XX Secolo




     

  • 03 feb

    Magenta (Mi): Cara Beltà, il desiderio di bellezza attraverso la musica

    Concerto con Origines Trio

  • 03 feb

    Milano: Cosa c’è quando c’è la poesia?

    Dialogo intorno a “Poesia presente” In Italia dal 1975 al 2010 di Francesco Napoli, Raffaelli editore con Maurizio Cucchi, Francesco Napoli Ermanno Paccagnini e Davide Rondoni.


    Appello: poesia, presente! Tra i potenti mezzi predominanti il nostro tempo, a partire da un’antologia critica dagli anni ’70 ad oggi, con di versi protagonisti e amici il Centro Culturale di Milano propone un dialogo aperto sulla presenza di una parola diversa, legata al profondo dell’esperienza. Questo libro di Francesco Napoli inizia indagando quel “vuoto letterario” di cui parlava Pasolini in Nuovi Orizzonti , rivista di quei primi anni Settanta segnati da un a Koinéletteraria e linguistica: la rottura con la Neoavanguardia, la ripresa dell’allegoria e l’allargamento all’area anglofona. Si passa poi agli anni Ottanta dove l’autore ritrova i poeti dedicati ai temi del neo-volgare, ai motivi dell’interdialettalità della lingua, e alla necessità dell’assorbimento della prosa nella poesia. Napoli  mostra poi gli anni ‘90 come un periodo poetante nell’Essere, rivolto al mondo e al trascendente, mentre la poesia del nuovo millenio viene infine riconosciuta come un’espressione fertile e in costante evoluzione: una presenza attiva. Come diceva Romano Guardini “un’opera poetica non è soltanto espressione, ma anche affermazione. Ogni affermazione sta per sua essenza sotto il criterio di misura della verità”.  
    (Centro Culturale di Milano)

     

    Ascolta l'audio dell'evento

  • 02 feb

    Seveso (MB): L'io in azione. Storie di famiglie al cinema

    Cineforum dedicato al tema della famiglia


     

  • 02 feb

    Macerata: "La prima politica è vivere"

    Presentazione del libro di Maurizio Lupi







     



     


    "....se sei attento a te stesso, sei attento all'altro, non aspetti più che il problema venga risolto dall'università, dallo Stato, dal comune ma diventi tu stesso motore del cambiamento. La prima politica, insomma , è vivere...."
    (Maurizio  Lupi)

    In un momento ricco di tensioni economiche e sociali dove la stessa politica vive giorni impopolari si tratta di decidere se lasciar prevalere scetticismo, rassegnazione e quindi ribellione oppure giudicare le cose e gli avvenimenti per quelli che sono, guardando quello che c'è.
    Tutto questo interroga il nostro io e ci porta ad andare a fondo delle nostre ragioni e dei motivi che ci spingono a  vivere la nostra responsabilità proprio lì dove siamo. Mai come ora, quindi, siamo davanti ad un'opportunità che provoca continuamente la nostra libertà.
    Maurizio Lupi ha scritto il libro, partendo proprio da questa sfida, partendo cioè dall'urgenza e dalla contemporaneità di chiedersi in ogni momento le ragioni del proprio impegno in politica e nella vita.
    Tutti noi siamo chiamati a fare ogni mattina questo passo, ognuno con il suo ruolo e con le responsabilità cui è sollecitato a rispondere. Siamo chiamati ad essere protagonisti ed appassionati della realtà, non smettendo mai di giudicare ciò che la vita ci ha fatto incontrare quindi testimoniare.

    E' stato invitato il Sindaco di Macerata Romano Carancini.

    (Daniela Fabiani, Centro Nuova Cultura Macerata)

  • 02 feb

    Lugano: "La vita è radiosa dal momento in cui si comincia a donarla"

    Testimonianza di Piero Gheddo


    Piero Gheddo, sacerdote missionario, giornalista e scrittore, racconterà la vita di Clemente Vismara (sacerdote missionario, dichiarato Beato il 26 giugno 2011 da Benedetto XVI).

    In seguito della sua partecipazione alla tragedia che fu la prima guerra mondiale Clemente Vismara comprese che vale la pena vivere, e vivere una vita dedicata a Dio. Scelse come modalità quella del sacerdote missionario. Trascorse 65 anni in Birmania come appassionato educatore di studi di bambini che nessuno voleva, o che gli venivano venduti per poco. Ha scritto, durante la stagione dei monsoni e per il giornalino per ragazzi del PIME: «Io credo che in tutto il mondo terracqueo, extra-missionario, non vi sia padre più padre di me. Si dice il cento per uno per modo di dire, la realtà può anche essere il duecento, il trecento per uno. Diceva un tale: “al mondo ci son tre cose belle: i bimbi, i fiori e le stelle”. I bimbi ci sono anche qui, i fiori pure, e le stelle… anche quelle.»  La vita è radiosa dal momento in cui si comincia a donarla. Vivere solo la propria vita è asfissiante
    (A cura del Centro Culturale della Svizzera Italiana)

  • 31 gen

    Bresso (Mi): Il matrimonio, perfetta amicizia

    Testimonianza di Don Francesco Ventorino


    (http://www.ccmanzoni.it/public/)




     

  • 30 gen

    Magenta (Mi): La bontà insensata, il segreto degli uomini giusti

    Presentazione del libro di Gabriele Nissim

  • 30 gen

    Milano: Realtà ed esperienza

    Dialogo con il filosofo Alain Finkielkraut

     

     

     

    intervengono

    Flora Crescini, professoressa di Letteratura italiana
    Luca Doninelli, Scrittore  



    Dopo cinque anni il grande filosofo francese torna a Milano. Lo incontriamo a partire dalle sue ultime opere: Noi i moderni, donaci un cuore intelligente, E se l' amore durasse.

    "Cuore e intelligenza devono tornare a parlarsi. Il pericolo che corriamo sta non nella mancanza completa di no o dell' altra, ma nel loro divorzio. [...]Ecco la lotta che ognuno ha davanti, tra quest' attenzione e l' inclinazione all' astrazione. Un cuore intelligente è questa capacità di fare attenzione. Ognuno di noi è un' avvenimento". 
    (http://www.cmc.milano.it/Programma.asp?Idcategoria=6&IdEvento=6209#appro)

    Scarica il testo dell'evento o guarda il video

  • 29 gen

    Gallarate (Va): Amare ancora

    Presentazione del libro di don Massimo Camisasca.



     

  • 29 gen

    Melzo (Mi): 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

  • 28 gen

    Melzo (Mi): 150 anni di Sussidiarietà in Italia

    Presentazione della mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011 sui 150 anni di sussidiarietà. Partecipa Marta Busani, professoressa all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

  • 22 gen

    Roma: Il dramma dell'uomo in Fëdor Dostoevskij

    Incontro con Tat'jana Kasatkina

    con Marco Andreolli, scrittore, e Monica Mondo, giornalista.

     

    Tat'jana Kasatkina, autrice del libro "Dal Paradiso all’inferno: i confini dell’umano in Dostoevskij", edizioni Itaca, 2012, è direttore della “Commissione di studio su Dostoevskij” all’Accademia delle Scienze di Mosca.

  • 21 gen

    Loreto (An): Il profumo dei limoni

    Presentazione del libro di Jonah Lynch

  • 21 gen

    Firenze: Il grande inquisitore

    Incontro con Tat'jana Kasatkina e Gustavo Zagrebelsky












    A conclusione di un ciclo di conferenze che l'ha portata in varie città d'Italia, proponiamo l'intervista a Tat'jana Kasatkina, de ilsussidiario.net “La grande lezione dell’Inquisitore ai cristiani”. Tat'jana Kasatkina, direttore del Dipartimento di Teoria della letteratura presso l'Accademia Russa delle Scienze e' autrice del libro "Dal paradiso all' inferno: I confini dell'umano in Dostoevskkij" edito da Itaca Libri. Nel volume, attraverso una lettura originale essa mostra che l’opera del profeta russo del XIX secolo si è nutrita della tradizione cristiana, letteraria e iconografica: è questa la sorgente che gli ha insegnato a non temere l’umano, ma ad amarlo. Sempre. Dostoevskij parla dell’uomo all’uomo, affascina e impaurisce proprio perché raggiunge il mistero insondabile del suo essere una creatura aperta al bene e al male con un’ampiezza che va dal paradiso all’inferno.  


    Vedi la locandina di invito 

  • 20 gen

    Rovereto (Tn): Il linguaggio del cinema

    Cineforum

    Venerdì 20 gennaio 2012 ore 20.30
    Scolpire il tempo, lo specifico dell'arte cinematografica
    - relatore Lucio Guizzo

    Venerdì 27 gennaio 2012 ore 20.30
    Uno sguardo sulla realtà, la grammatica del cinema
    - relatore Lucio Guizzo

    Venerdì 3 febbraio 2012 ore 20.30
    Uno specchio della vita, analisi e valutazione di un film
    - relatore Lucio Guizzo

     
    Il relatore, don Lucio Guizzo, docente ed esperto di cinema, svolge ogni anno laboratori di cinema per gli studenti liceali di Padova. 

  • 19 gen

    Cernusco sul Naviglio (Mi): Famiglie e crisi economica.

    Incontro pubblico in preparazione della Giornata Mondiale delle Famiglie con Gianna Savaris del Sindacato delle famiglie, Vice presidende del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari

  • 17 gen

    Bologna: Il segreto di Gaudì

    Incontro con Etsuro Sotoo e Hisako Hiseki          



    “Sono venuto in  Europa a cercare un blocco di pietra da lavorare…..do milioni e milioni di colpi alla pietra per darle una forma ma in realtà è la pietra che sta formando me”. Il passaggio a Bologna di Etsuro Sotoo, giapponese di 59 anni, più della metà vissuti in Spagna come scultore della Sagrada Familia, ha lasciato una traccia profonda perché ci ha messo di fronte un uomo che cerca la felicità e si lascia guidare dalla realtà che ha di fronte. Tre incontri, uno al Centro Culturale “E. Manfredini” e due nelle scuole superiori della città, a cui hanno partecipato più di 2000 persone tra ragazzi e adulti per raccontare il segreto di Gaudì. “Gaudì aveva un’intelligenza diversa”, ci ha detto, “ma che possiamo avere tutti. Perché noi pensiamo che l’intelligenza sia sapere tutto e fare tutto noi, in realtà la vera intelligenza è domandare a chi sa le cose: questa era l’intelligenza di Gaudì! Tutto questo Gaudì l’ha chiesto alla natura; era un grande osservatore della natura. Sembra che la natura non risponda, in realtà dipende da come tu poni la domanda”. In questa prospettiva ci ha introdotto nel lavoro iniziato dal grande architetto nel 1882 e proseguito in tutti questi anni con il sacrificio di tanti operai, certi di quello che stavano facendo anche se non avrebbero visto l’opera terminare. E poi ha descritto la capacità di utilizzare e affermare la natura così com’è, con tutta la sua energia. Abbiamo visto le immagini delle sue sculture e ci ha raccontato come cerca di immedesimarsi con il maestro. Ci ha lasciato con un compito: “L’invito che vi faccio è quello di cercare nel fondo del vostro cuore, cercate la verità e ad ognuno il cuore risponderà e vi indicherà cosa dovete fare. Non dovete avere né paura né vergogna perché scavare nel vostro cuore è molto bello. Io non so perché siete tutti differenti ma se veramente cercate nel vostro cuore, vi interrogate, scoprirete che tutti cercate la stessa cosa e la stessa strada”. Ora ciascuno al proprio lavoro. (Giuseppe Cappiello, Presidente Centro Culturale “E. Manfredini”)

  • 17 gen

    Maranello (Mo): Caravaggio, l'urlo e la luce

    Incontro pubblico con Roberto Filippetti sull'arte di Caravaggio

    Roberto Filippetti è docente di lettere a Venezia e di iconologia e iconografia cristiana presso l’Università Europea di Roma.


    Oltre 400 persone martedì 17 gennaio hanno assistito all'auditorium Enzo Ferrari a Maranello alla conferenza con il Prof. Roberto Filippetti dal titolo “Caravaggio L'urlo e la luce”, attraverso una presentazione multimediale dei quadri del pittore. Il Professor Filippetti  ha reso possibile ai presenti fare “un incontro” con l’uomo ed artista Caravaggio. "Ho usato a volte le mani per compiere il male e le gambe per scappare, ma i miei occhi sono rimasti sempre lì, su quell'Uomo, su sua Madre, su quei grandi che l'hanno seguito fino a dare la vita per Lui. (...) Sono un poveraccio, ma Lui mi ha dato questo talento, e io l'ho speso. (...) La spada e' l'arma che ho preso in mano io e ho fatto il male (...) Invece il pennello me lo ha messo in mano Dio per far risplendere il fascino della realtà” (R. Filippetti, Caravaggio L'urlo e la luce).
     
    Le parole che il Prof. Roberto Filippetti immagina uscire dalla bocca di Caravaggio sintetizzano molto bene la figura del pittore così come emersa nella serata e così come indicava il titolo stesso dell’incontro “l'urlo e la luce” cioè rispettivamente il grido dell'uomo-Caravaggio in tutta la fragilità ed i limiti della natura umana, e la grazia ricevuta, che si è resa così manifesta e chiara nella bellezza dei quadri. 
    Ciò che è stato evidente attraverso tutte le opere è che tutta la realtà, a volte anche debole e caduca – Caravaggio dipinge frutta bacata, piedi nudi e sporchi, semplice gente del popolo, garzoni di bottega, prostitute - ha un valore, è degna di stima perché è stata salvata, quindi dentro ad un disegno buono. Guardando a Caravaggio uno percepisce che nella realtà tutta, per chi ne accetta la sfida, c'è una promessa di bene per la propria vita, anche se non sempre corrisponde ai propri progetti. (Centro Culturale Nuovi Incontri di Maranello)

     

  • 17 gen

    Cesena (Fc): La crisi, sfida per un cambiamento

    Dibattito pubblico

     

     

     













    "La crisi. Sfida per un cambiamento", dibattito pubblico che si è svolto il 17 febbraio nell'Aula Magna di Psicologia a Cesena, con la partecipazione di 450 persone. Sono intervenuti: Stefano Zamagni, professore di Economia Politica all'Università degli Studi di Bologna, Federico Minoli, Ceo Cantiere del Pardo ed Emilia Smurro, presidente Fondazione Meeting. Ha condotto la serata il dott. Massimo Bassi che é responsabile di CL a Cesena.

  • 17 gen

    Bresso (Mi): La tua famiglia è la migliore che ci sia

    Testimonianza di Silvio Cattarina 

     



    Testimonianza di Silvio Cattarina e dei suoi ragazzi della comunità Terapeutica educativa "Limprevisto" di Pesaro.
    (http://www.ccmanzoni.it/public)

    Silvio Cattarina: Nasce a Storo in Trentino il 3 gennaio 1954, dove trascorre i primi anni e dove frequentemente fa ritorno portando con sé la famiglia, i ragazzi delle Comunità e numerosi amici. Frequenta le scuole superiori a Pesaro, ospite del convitto Villa Marina. In questo periodo incontra Comunione e Liberazione e Don Luigi Giussani. Si laurea in Sociologia in Urbino nel 1979. Nel 1980 si sposa con Miriam con la quale “dopo tanti bacini” avrà quattro figli. Conosce Don Gaudiano ed inizia il lavoro di operatore presso la Comunità Terapeutica di Gradara dove si ferma per sette anni. Successivamente favorisce la nascita e dirige la Comunità Terapeutica di S.Carlo di Cesena. Il 1 ottobre 1990 sempre con don Gaudiano dà vita alla Comunità Terapeutica Educativa per minori devianti e tossicodipendenti. Nascono poi “L’Imprevisto”, il Centro Diurno, la Comunità Terapeutica femminile “Tingolo per tutti”, le Case di Reinserimento, la Cooperativa sociale “Più in Là”. Nel frattempo dopo aver conseguito anche il titolo di psicologo, organizza e partecipa come relatore, in Italia e all’estero, a diversi momenti di studio, seminari e congressi. I Centri e le Comunità lanciati da Silvio Cattarina costituiscono un’esperienza che ha qualcosa di unico e rappresentano un punto di riferimento ed un modello osservato e studiato per il suo rilevante interesse e per i suoi interessanti risultati. Silvio per sintetizzare la sua esperienza afferma: “sono sempre stato con i tossici, sono cresciuto ed invecchiato con loro, non sono mai andato da nessun altra parte, è più quello che ho ricevuto di quello che ho dato, mi hanno insegnato tutto loro, guai a chi me li porta via… sono essi l’Imprevisto della mia vita, l’Imprevisto un’eccedenza della realtà, una sovrabbondanza di grazia che ci viene incontro avvolgendoci di meraviglia. Anche il male e il dolore – in un certo senso – sono una sovrabbondanza, uno straripante bisogno d’amore.

  • 17 gen

    Milano: Job o la tortura degli amici

    Rappresentazione teatrale basata sul libro di Fabrice Hadjadi.


























     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Produzione Teatro degli Incamminati, regia di Andrea Maria Carabelli, contributo audio di Sandro Lombardi, con Roberto Trifirò e Andrea Maria Carabelli e con la cantante lirica Dina Perekodko, assistente alla regia Matteo Bonanni dramaturgo Fabrizio Sinisi scenografo Roberto Abbiati.
    Dalla contraddizione alla constatazione, dall’assurdo all’amore. Dopo aver fallito mettendogli contro i nemici ed ogni sorta di avversità, il diavolo prova ora l’ultima carta, mettergli contro gli amici e loro spiegazioni. “Come potrebbe il male farci tanto male se non avessimo prima udito la promessa del bene? ” Giobbe grida perché sa di essere fatto per la gioia, perché non ha rinnegato la gioia: “O gioia, sai bene che se grido così forte, è a causa tua, perché sento ancora la tua chiamata”. Tanto più la ferita sanguina, tanto più forte è l’appello che la gioia fa; lei che non viene a ridurre la frattura, ma a ingrandirla. Questa è l’idea forte del dramma di Hadjadj; altrettanto forti sono le figure degli amici di Giobbe, letti in chiave moderna. 
    (http://www.cmc.milano.it/Programma.asp?IdCategoria=4&IdEvento=6218#appro)




  • 16 gen

    Milano: Dostoevskij,“…Il campo di battaglia è il cuore dell’uomo”

    Del ciclo di letture teatrali e dialoghi per la città contemporanea:"LE FORZE CHE MUOVONOA STORIA. I CERCATORI"

    Lettura Teatrale dell’attore Massimo Popolizio a seguire dialogo conTat’jana Kasatkina, Franco Loi

    Fedor Dostoevskij: “…Il campo di battaglia è il cuore dell’uomo”La storia è la scrittura della libertà degli uomini e la battaglia culturale che ne consegue. Nella cultura e nella letteratura ci sono punti cruciali, o classici, che segnano la nostra mentalità. Coglierne le aspirazioni per l’esperienza umana in rapporto alla verità di sè, è fare cultura, esprimere un gusto del vivere e sente l’urgenza dei tempi per ritrovare compagni di strada o luci di sommovimento.



    Guarda il video della serata e scarica il testo dell'evento

  • 15 gen

    Stresa (VB): Cilla...dalla tragedia alla grande opera

    Testimonianza dello scrittore Adriano Moraglio

  • 15 gen

    Crema (Cr): 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011


     

  • 13 gen

    Padova:"La prima politica é vivere"

    Presentazione del libro di Maurizio Lupi.



    Maurizio Lupi, La prima politica è vivere, edizioni Mondadori  (collana Saggi) 2011, 108 pagg.


    Mai forse come in questo momento storico le quotazioni della politica sono cadute in basso nella pubblica considerazione. Eppure, proprio in questo momento storico in cui al governo del Paese c’è un tecnico alla guida di tecnici, occorre riscoprire le ragioni della politica vera, quella che sa dialogare senza rinunciare alla propria identità nella prospettiva del bene del Paese. Per questo motivo l’Associazione culturale universitaria “Antonio Rosmini”, con la partecipazione della Scuola di Formazione all’impegno sociale e politico della Diocesi di Padova (Fisp) e del Centro Universitario Padovano propongono la presentazione del volume La prima politica è vivere (ed. Mondadori 2011) di Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei Deputati. 

    ll testo sarà presentato da Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico, alla presenza dell’Autore. Introdurrà Daniele Marini, professore di Sociologia del Lavoro e dei Sistemi Organizzativi all’Università degli Studi di Padova.

    Maurizio Lupi è un cattolico impegnato in prima linea nella cosa pubblica. È stimato dai suoi elettori, ma anche dagli avversari politici. Eppure in un momento storico travagliato e difficile come quello che stiamo vivendo - che vede il riemergere della questione morale, la drammatica crisi economica e una politica percepita come sempre più lontana e luogo di privilegi - ci sono alcune scottanti domande che molti cittadini, critici, giornalisti gli pongono, attraverso articoli, lettere o negli incontri pubblici: cosa vuol dire essere morale per un politico? Vita privata e responsabilità pubblica coincidono? Quando una legge è giusta? È coerente che un cattolico faccia politica insieme a persone di diversa estrazione, stile e cultura?  

    Per provare a rispondere a questi interrogativi, da lui stesso avvertiti con urgenza, nel volume Maurizio Lupi ripercorre il suo personale cammino, che si intreccia profondamente con la nostra storia recente, con i temi e le questioni fondamentali della politica e della società italiana. L'incontro con don Giussani e Comunione e Liberazione. Le esperienze manageriali in Lombardia nei primi anni Novanta, a contatto con il tessuto produttivo del Paese. I primi passi in politica come assessore comunale nella giunta Albertini, laboratorio del centrodestra che sarà. La battaglia per l'affermazione del principio di sussidiarietà che porterà, anni dopo, alla nascita di un Intergruppo parlamentare bipartisan. E poi, ancora, la nomina a vicepresidente della Camera, un ruolo che gli farà comprendere appieno il valore delle istituzioni e il senso della Giustizia. Il risultato è un viaggio nella memoria privata e collettiva, in cui spiccano le storie di politici, religiosi, imprenditori, semplici cittadini, tutti accomunati dalla passione per ciò che fanno e per il Paese in cui vivono.  

    «Si tratta di una riflessione personale sul rapporto tra fede e politica, che svela perché il cristianesimo ha a che fare con ogni aspetto della vita e perché la politica non può essere ridotta solo a un problema di coerenza, spiega l’autore, «ma va misurata anzitutto nella sua capacità di lavorare per il bene comune e offrire risposte efficaci ai bisogni dei cittadini». Unica condizione è la voglia di essere «protagonisti» della propria esistenza, ognuno con il suo ruolo e con le responsabilità cui è chiamato a rispondere. Perché se sei attento a te stesso, sei attento all'altro, non aspetti più che il problema venga risolto dall'università, dallo Stato, dal comune, ma diventi tu stesso motore del cambiamento. La prima politica, insomma, è vivere. 
    (comunicato stampa a cura di Eugenio Andreatta) 

     

       

  • 13 gen

    Trento: Di padre in figlio

    Presentazione del libro di Franco Nembrini.


    "Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare”, è il tema dell’incontro pubblico con il prof. Franco Nembrini, Rettore del Centro scolastico “La Traccia” di Calcinate (Bergamo), in programma venerdì 13 gennaio alle 18.00 nell’aula magna dell’Istituto tecnico industriale M. Buonarroti, in via Brigata Acqui 15 a Trento. All’argomento Nembrini ha recentemente dedicato un libro (edizioni Ares) che presenterà in quest’occasione. Promotori dell’iniziativa sono Edus -  Educazione e Sviluppo, il centro culturale Il Mosaico, il Sindacato delle famiglie, il centro per la didattica e l’innovazione Diesse e l’associazione culturale Nitida Stella. La partecipazione è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado 


    Sembrano sempre più complessi e appaiono talvolta insormontabili gli ostacoli, le barriere e i problemi che genitori, insegnanti e adulti alle prese per diverse con bambini e ragazzi devono affrontare. L’impressione è che per entrare in rapporto con loro occorrano conoscenze, competenze e tecniche adeguate ai “mondi” dell’infanzia e dell’adolescenza. Armamentario di cui non solo padri e madri, ma perfino molti navigati docenti e addetti ai lavori sono sprovvisti. Di qui il crescente, anzi, massiccio ricorso ai cosiddetti “esperti” – psicologi, pedagogisti, scrittori gettonati, specialisti di vario tipo – chiamati a suggerire alle scuole e alle famiglie efficaci soluzioni da adottare con figli e alunni per favorire una loro crescita equilibrata e possibilmente tranquilla, al riparo dal rischio di sgradevoli scivoloni, incidenti e cadute lungo questo primo e delicato tratto dell’esistenza personale e sociale. A questo punto sorge però una domanda: il fatto di rivolgersi spesso a consulenti (il cui mercato è non a caso fiorito negli ultimi anni) per fronteggiare i mille nodi della maturazione e dello sviluppo di giovani e giovanissimi, non nasconde forse la tendenza a “medicalizzare” il rapporto che gli adulti hanno con loro? Non si elude così il vero problema: quello della fatica di educare? Fatica di educare che, se appartiene ad ogni epoca, nella nostra risulta molto più indigesta. Il perché sta nel profondo disagio derivante dall’incapacità dell’attuale generazione adulta di “consegnare” ai giovani un certo bagaglio di saperi e di valori. Non si riesce, in sostanza, a trasmettere loro (dal latino tradere, radice della parola tradizione) un’idea positiva della vita. Ed ecco la spasmodica ricerca di esperti che indichino qualche rassicurante scorciatoia.Il baricentro dell’attenzione si sposta dunque dai ragazzi agli adulti. Sono loro – siamo noi – il problema. Un problema di fragilità che genitori e insegnanti non riescono né possono dissimulare a lungo davanti a figli e studenti. Una fragilità che affiora anche quando chi siede in cattedra ostenta sicurezza con idee e atteggiamenti incapaci di reggere alla prima difficoltà. Bambini e ragazzi se ne accorgono subito e ai loro occhi i “grandi” perdono ogni credibilità.La crisi educativa è quindi innanzitutto crisi dell’adulto. Nessuna tecnica o escamotage può tacitare questo dato. C’è bisogno, insomma, di ripartire dalla testimonianza. Che questo sia il punto della questione è documentato nel libro “Di padre in figlio, conversazioni sul rischio di educare” (Ares, 2011) di Franco Nembrini. Fondatore e rettore dell’istituto paritario “La Traccia” a Calcinate, in provincia di Bergamo, l’autore racconta di una vita, la sua, interamente attraversata, provocata, mobilitata dall’esperienza educativa. Prima in famiglia – quarto di dieci figli –, poi da insegnante in varie scuole, infine come genitore. Non è tipo da salotti televisivi, Nembrini, né assomiglia ai raffinati affabulatori sempre pronti a elargire consigli sul come porsi nei rapporti con i ragazzi. No. Ogni volta, alle decine di migliaia di giovani e di adulti incontrati in questi anni, ha raccontato chi è, e del suo lavoro. Il libro dice della povertà conosciuta da piccolo (padre operario e poi bidello), della sua indole ribelle e incline a rigettare l’autorità, ma anche di quando una professoressa seppe accendere in lui il gusto dell’insegnamento, e dell’incontro con un uomo – don Luigi Giussani – che lo accompagnò alla scoperta del senso della vita. Una mamma, un papà, un docente, degli educatori chiamati ad occuparsi di bambini e ragazzi, non possono non leggere d’un fiato le pagine di un libro come questo, in ciascuna delle quali ritrovano situazioni, problemi, rapporti quotidianamente affrontati anche da loro come una sfida. Una sfida da cui un adulto e tutte le sue convinzioni sono continuamente messi alla prova. Una sfida così non si vince con le teorie degli esperti. Né formule precotte, per quanto geniali, possono attenuarne l’urto. Dalla testimonianza di Nembrini emerge piuttosto un metodo. Un metodo che nulla toglie all’unicità irripetibile di ogni singola relazione educativa. Ma che costringe da un lato a misurarsi seriamente con le domande dei ragazzi, dall’altro a proporre loro un’ipotesi di significato della vita e della realtà. Ipotesi ambiziosa, la cui affidabilità va saggiata attraverso un percorso compiuto insieme all’adulto. Mettendo in campo tutta l’energia della libertà. Il rispetto della libertà di figli e studenti – per cui non è che la proposta sia accolta – è l’elemento che più risalta nel testo di Nembrini. Educatore è infatti solo chi accetta un confronto serrato e senza sconti con la loro umanità. In definitiva, l’autore scommette tutto sulla libertà dei ragazzi: una libertà scossa, intrigata, sfidata dalla proposta di un’ipotesi di lavoro per la vita che va verificata con lealtà, senza pregiudizi. Colpisce, in questo libro-testimonianza, anche l’appello ai genitori perché non si scandalizzino dei loro errori e delle loro incoerenze. Perché la bontà della proposta che rivolgono ai figli supera e abbraccia i loro stessi sbagli. Come accade a chi si sente amato di un amore più grande della sua incapacità di corrispondervi. Solo così è possibile ridire sempre il proprio “sì” all’avventura della vita. «Solo così – osserva Nembrini – può continuare ad accadere quel miracolo che sempre è stata l’educazione e che ha garantito, nel bene e nel male, anche in momenti terribili della storia, che il mondo andasse avanti». (Antonio Girardi)

     

    Leggi l'articolo di Paola Ronconi Papà, dimmi che é valsa la pena venire al mondo 

  • 13 gen

    Cesena (Fc): 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011


     






     

  • 01 gen

    Cambiago (Mi): "Come raggio di sole ...."

    Proiezione del video: BEETHOVEN sinfonia n6 “Pastorale” Diretta da Herbert Von Karajan. Segue discussione.

    “Di fronte alla realtà, in tutte le circostanze che ci accadono, esiste un solo modo di comportarsi grazie al quale le cose diventano oggetto, o meglio soggetto, causa di quella tenerezza per cui l’uomo è fatto: le prove che dobbiamo affrontare rivelano la volontà educatrice, come raggio di sole tra la nuvolaglia oscura”.

  • 29 dic

    Palermo: Epifania della bellezza

    Presentazione del Calendario di Russia Cristiana 

     

    Oltre alla presentazione del Calendario di Russia Cristiana 2012, è stato un momento di conoscenza della cultura russa con la declamazione di poesie di autori russi come Pasternak e la mostra di un'atelier di un iconografo locale... incontro che ha preceduto idealmente la guida alla mostra delle Avanguardie russe. (CC Il Sentiero)

     


       

     

  • 28 dic

    Cambiago (Mi): "The End of the Affair"

    Proiezione del film e discussione con Leonardo Locatelli, critico cinematografico

  • 18 dic

    Reggio Emilia: Concerto di Natale

    Concerto pubblico

  • 16 dic

    Udine: La crisi sfida per un cambiamento

    Partecipano: Luca Erzegovesi, professore di Economia degli Intermediari Finanziari e di Finanza Aziendale all'Università degli studi di Trento, Antonio Rosanò, presidente di GAP srl, Luca Antonini, professore di Diritto costituzionale e di Diritto costituzionale Tributario all'Università degli Studi di Padova. Introduce Gianfranco Cernotto, responsabile di Comunione e Liberazione di Udine.


    Quello che Comunione e Liberazione propone sulla crisi che stiamo attraversando ci è sembrato un contributo prezioso per affrontare il presente, anche faticoso e a volte drammatico, come un'occasione positiva per ciascuno di noi e per il nostro popolo. Lo riproponiamo, pertanto, ed invitiamo a partecipare al momento di dialogo che si svolgerà su questi temi il 16 dicembre alle ore 21.00 allo SpazioVenezia.
    (Centro Culturale Il Villaggio di Udine

  • 16 dic

    Trieste: Emilia e i suoi ragazzi

    Testimonianze di In-Presa, una cooperativa sociale lombarda che si occupa di educazione.

     

    Partecipano:
    Stefano GIORGI Direttore Generale della cooperativa sociale “In–presa”
    Emanuele BOFFI redattore del settimanale “Tempi” - autore del libro “Emilia e i suoi ragazzi – L’opera civile della fede” 



    In-presa ha origine dall'iniziativa di Emilia Vergani che, a partire dal 1994, decide di coinvolgere alcune famiglie a lei legate da profonda amicizia in esperienze di affido diurno per ragazzi in situazione di difficoltà.Dalla passione educativa per i ragazzi a lei affidati e dal suo impeto a ricercare con tenacia e coraggio il volto buono del Mistero che fa e sostiene tutte le cose, Emilia fonda, nel novembre del 1997, il Centro In-Presa: luogo dove offrire ai giovani, attraverso il lavoro, la strada per scoprire che la vita ha un senso e che la realtà è positiva.Successivamente, nel gennaio 1999 costituisce l'Associazione In-Presa Onlus, che dal novembre 2000 in seguito alla sua prematura scomparsa, prende il nome di Associazione In-Presa di Emilia Vergani Onlus.Ora è Cooperativa Sociale, ente accreditato presso la Regione Lombardia per tutte le attività di formazione e di orientamento da questa riconosciute.Ci sembra interessante proporre questa esperienza anche perché In-Presa fa parte di quel sistema di istruzione e formazione professionale fatto di scuole statali, libere e paritarie, competitive fra loro nella didattica e nella ricerca, strumento concreto anche di lotta alla crisi (economica, educativa, sociale,...).

  • 13 dic

    Civitanova Marche (Mc): 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011


      

  • 12 dic

    Milano: Nietzsche,“Io per primo ho scoperto la verità"

    Del ciclo di letture teatrali e dialoghi per la città contemporanea:"LE FORZE CHE MUOVONOA STORIA. I CERCATORI"

    Friederich Nietzsche: “…Io per primo ho scoperto la verità”

    La storia è la scrittura della libertà degli uomini e la battaglia culturale che ne consegue. Nella cultura e nella letteratura ci sono punti cruciali, o classici, che segnano la nostra mentalità. Coglierne le aspirazioni per l’esperienza umana in rapporto alla verità di sè, è fare cultura, esprimere un gusto del vivere e sente l’urgenza dei tempi per ritrovare compagni di strada o luci di sommovimento.

    Grandi attori - Franco Branciaroli, Massimo Popolizio e Andrea Carabelli- leggeranno testi selezionati, mentre personaggi del mondo della cultura e del lavoro - Costantino Esposito, Giorgio Pressburger,Tat’jana Kasatkina, Franco Loi, Giulio Sapelli, Giancarlo Cesana- ne diranno la verità 


    lettura dell’attore
    Franco Branciaroli 

    a seguire dialogo con 
    Costantino Esposito
    Giorgio Pressburger 




    Guarda il video della serata

    Scarica il testo dell'evento

  • 10 dic

    Ostra (An): Senza Tiempo, concerto di A. Minucci

    Concerto di Alfredo Minucci, cantautore napoletano

  • 08 dic

    Venezia: Concerto Cappella Marciana

    Terza edizione del Gran Concerto per l’Immacolata promossa da AVSI point di Venezia.

     

     

    Il prestigioso coro della Cappella Marciana e Francesca Scaini si esibiscono a Venezia nella Basilica Santi Giovanni e Paolo giovedì 8 dicembre alle ore 17.00.

    Musiche di G. Croce, A. Gabrieli, C. Monteverdi, M. Pozzobon, A. Vivaldi, F. Zorzini.

    L’iniziativa è promossa da: AVSI Point di Venezia, Centro Culturale S. Tommaso d’Aquino, Collegium Tarsicii, Scoletta San Lorenzo Giustiniani, Unione Cattolica Stampa Italiana.

  • 06 dic

    Biassono (MB): Il popolo del Duomo di Milano

    Presentazione del libro di Martina Saltamacchia

  • 05 dic

    Fidenza (Pr): La crisi, sfida per un cambiamento

    Dibattito pubblico

  • 04 dic

    Bari: La penultima cena

    Spettacolo di Paolo Cevoli






     

  • 03 dic

    Porto Viro (Ro): Non moriamo neanche se ci ammazzano

    Spettacolo a favore di AVSI

     

  • 03 dic

    Modena: Amare ancora

    Presentazione del libro di Don Massimo Camisasca

  • 03 dic

    Pisa: Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso

    Visita guidata della pittrice Lara Leonardi alla Mostra di Picasso a Palazzo Blu, Pisa

  • 02 dic

    Torino: Di padre in figlio

    Presentazione del libro di Franco Nembrini

     

     

    Leggi l'articolo di Paola Ronconi Papà, dimmi che é valsa la pena venire al mondo 

  • 02 dic

    Perugia: Sul senso religioso

    Presentazione del libro "Sul senso religioso" di Giovanni Montini e Luigi Giussani con Massimo Borghesi  e don Stefano Alberto.

     

    Massimo Borghesi é professore di Filosofia Morale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Perugia
    don Stefano Alberto é professore di Teologia all'Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Milano

    (http://ccmv.splinder.com/)

  • 02 dic

    Palermo: La crisi, sfida per un cambiamento

    Dibattito pubblico sul volantino di Comunione e Liberazione

     

    Vedi video dell'incontro

  • 01 dic

    Bresso (Mi): Adesso 2012

    Presentazione del libro di Paolo Massobrio.

  • 01 dic

    Bari: La crisi, sfida per un cambiamento

    Dibattito pubblico sul volantino di Comunione e Liberazione

  • 30 nov

    Milano: La sfida della realtà

    Dialogo in occasione della pubblicazione del libro "La ragione inquieta" di Costantino Esposito


     

  • 30 nov

    Milano: Immenso e fragile

    Mostra fotografica di Ragnar Axelsson a cura di Enrica Viganò 

  • 29 nov

    Bologna: La crisi, sfida per un cambiamento

    Dibattito pubblico sul volantino di Comunione e Liberazione

     TGRai3 - Servizio di Lisa Bellocchi ore 14,00 del 30-11-2011

  • 25 nov

    Bresso (Mi): La ragazza che guardava il cielo

    Incontro con l'autore Alberto Reggiori.

  • 24 nov

    Padova: Di padre in figlio

    Presentazione del libro di Franco Nembrini





    L'incontro è organizzato dall’Associazione genitori La Romano Bruni, in collaborazione con le Scuole Romano Bruni, le Scuole di ristorazione Dieffe, Diesse Veneto, Fidae Padova e Agesc Padova, con il contributo di Friuladria.

    Quarto di dieci figli, insegnante, padre di famiglia, oggi rettore della scuola paritaria La Traccia di Calcinate (BG), per Franco Nembrini l’educazione è la vocazione della vita; e innumerevoli volte è stato chiamato a parlarne: a genitori, a insegnanti, a educatori di strutture di vario genere, perfino a medici e a funzionari pubblici. Qui sono raccolti alcuni degli interventi più significativi, che - con linguaggio piano e diretto, nutrito dai mille esempi di una lunghissima esperienza - vengono ora offerti a chiunque - in casa, a scuola, in ogni àmbito dell’esistenza - voglia farsi accompagnare nel difficile e affascinante compito di trasmettere ai giovani una speranza per la vita.
    «Ebbi l’occasione di conoscere il professor Nembrini al grande convegno della Diocesi di Roma sull’educazione del 2007», scrive il cardinale Camillo Ruini nella prefazione. «Quel giorno era intervenuto il Santo Padre e aveva ricordato a tutti i presenti in primo luogo che l’educazione, e specialmente l’educazione cristiana, ha bisogno di quella vicinanza che è propria dell’amore; quindi che il rapporto educativo è un incontro di libertà, che implica necessariamente la nostra capacità di testimonianza; infine, la necessità di una “pastorale dell’intelligenza”, vale a dire di un lavoro per allargare gli spazi della razionalità, da quella tecnico-pratica a quella che affronta il problema della verità, del vero e del bene. Poi fu la volta di Nembrini e il dato che rilevai fu la consonanza del suo intervento con quello del Papa, pur secondo una diversa prospettiva: come se quel che Benedetto XVI diceva dall’alto della millenaria sapienza della Chiesa fosse confermato per così dire “dal basso”, da una voce puntuale e concreta che mostrava come i criteri richiamati dal Santo Padre siano effettivamente rintracciabili nell’esperienza quotidiana. I temi di quell’intervento ritornano, ampliati e sviluppati, in questo libro».
    Nato a Trescore Balneario (BG) nel 1955, Franco Nembrini dal 1974 al 2009 insegna prima religione e quindi italiano negli istituti tecnici. Nel 1984 partecipa alla fondazione della scuola La Traccia di Calcinate (BG); dal 1999 al 2006 è presidente della Federazione Opere Educative (FOE), l’associazione di scuole libere legata alla Compagnia delle Opere, e fa parte del Consiglio nazionale della scuola cattolica e della Consulta nazionale di pastorale scolastica della CEI, nonché della Commissione per la parità scolastica del Ministero dell’istruzione. Dal 2008 al 2011 è responsabile degli insegnanti e degli studenti medi superiori del movimento di Comunione e Liberazione. Attualmente è a tempo pieno rettore de La Traccia, e partecipa attivamente alla vita di Centocanti, l’associazione di giovani appassionati di Dante nata proprio dalle sue lezioni e dagli innumerevoli incontri sulla Commedia svolti in ogni parte d’Italia.
    L’Associazione genitori La Romano Bruni, fondata nel 2010, non ha scopo di lucro e si propone tra l’altro di promuovere e sostenere la libertà di educazione e, in particolare, l’attività educativa dell’Istituto Romano Bruni, sviluppando e favorendo la cooperazione tra le famiglie e di attivare e sostenere iniziative educative di qualsiasi ordine e grado, con particolare attenzione all’educazione e alla crescita dei legami familiari.
    All’Istituto Romano Bruni fanno capo la Scuola primaria “Beretta”, la Scuola secondaria di primo grado “Bettini” e il Liceo scientifico “Romano Bruni”, gestite da una cooperativa sociale onlus, nata da alcuni genitori e insegnanti desiderosi di accompagnare la crescita dei propri figli in un percorso culturale ed educativo attento e impegnato.
    L’istituto è intitolato a Romano Bruni (1920-1999), educatore, pedagogista e psicologo padovano, autore di numerosi contributi scientifici in vari settori. Negli anni Ottanta Bruni collaborò con le maestre della scuola elementare Gianna Beretta di Padova, alcune delle quali diplomate con lui in Logopedia, una collaborazione nata come consulenza su singoli casi di bambini in difficoltà, poi proseguita come stimolo ad approfondire l’intera impostazione educativa della scuola attraverso la formazione dei docenti.

  • 23 nov

    Firenze: La penultima cena

    Spettacolo pubblico di Paolo Cevoli

    Paulus Simplicius Marone. Ovvero il catering della cena più importante della storia dell'umanità, racconta la sua vita avventurosa. Le umili origini ad Ariminum, l'adozione da parte una famiglia nobile che lo porterà a Roma dove potrà apprendere l'arte culinaria alla scuola di Apicio, il più famoso chef dell'antichità. Al tempo stesso arrotonda le entrate con affari più o meno leciti ideati nel negozio del barbiere Filone, quartier generale di una compagnia variegata di clientes, puttanieri e perditempo. Tutto fila liscio fino a quando succede un patatrac durante una cena a casa del ricco commerciante di bighe Gitone Sulpicio. Paulus decide di fuggire nella terra più lontana e desolata dell'impero: la Palestina. Così il cuoco romagnolo si trova a Cana mentre due sposini celebrano il matrimonio. Qui accade l'imprevisto. Il miracolo di Gesù. Gli occhi di Paulus si incrociano con quelli del Maestro. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. E da buon romagnolo Paulus ha subito un'idea imprenditoriale: quello lì deve diventare mio socio! Per giorni segue la comitiva di Gesù e individua la persona giusta che potrebbe permettergli di parlare col Maestro: Giuda. In attesa di contattare il futuro socio, Paulus cerca di trarre profitto nel soddisfare l'appetito della moltitudine che segue il Profeta. Allestisce un chiosco di pani e pesci in attesa che Gesù termini il suo discorso. Quel giorno purtroppo gli affari non vanno tanto bene. Qualcuno distribuisce gratis pani e pesci. Così Paulus arrabbiato con il suo contatto, chiede a Giuda la possibilità di rifarsi economicamente. Concordano per una cena privata in occasione della Pasqua ebraica. Purtroppo si presentano solo in tredici. Da quel momento tutto va a rotoli. Gesù viene catturato, Giuda si fa di nebbia. Paulus Simplicius, preso dallo sconforto, decide di tornare a Roma. Meglio schiavo a Roma che libero in questa terra disgraziata. Ma le cose non andranno più come il nostro cuoco romagnolo aveva pensato. Dall'incontro con Gesù, Paulus Simplicius Marone non è più lo stesso. E quando per le strade di Roma ritrova alcuni commensali di quella famosa Ultima Cena ... 

    (http://www.ccdf.it/detail.asp?IDN=3018&IDSezione=4)

  • 23 nov

    Torino: Un'amicizia all'Opera

    Mostra pubblica sulla Santità Piemontese nella Torino dell'Unità.







  • 22 nov

    Ancona: Le pietre raccontano

    Presentazione della guida di Santa Maria della Piazza di Ancona

     

    AA.VV.Le pietre raccontano. Santa Maria della Piazza, edizioni Itaca, 2011.

     

    L’attrattiva destata dalla bellezza di Santa Maria della Piazza ha mosso alcuni amici a chiedersi: perché le cose sono? Perché i nostri avi hanno costruito questo edificio? Di quale Bellezza è segno? Che cosa indica? Hanno interrogato le pietre scoprendo con stupore che esse conservano la memoria di Ancona, fin dalle sue origini, e che questa chiesa, originalmente intitolata a santo Stefano e ben nota a sant’Agostino d’Ippona, custodisce una straordinaria storia, da riscoprire e da rivivere.«Mi piace pensare – scrive monsignor Menichelli nella prefazione – che questo libro non offra solo un po’ di storia d’arte, ma diventi “libro di ancoraggio”, di “solidità” per i nostri giorni».
    (Centro Culturale Miguel Mañara)
     

    Dal notiziario della Giunta regionale Marche abbiamo estrapolato un articolo di Paola Marchegiani sul libro “Le pietre raccontano” – Santa Maria della Piazza. Questo il link di riferimento:  lepietreraccontano

  • 18 nov

    Pisa: "Mentre io costruivo la cattedrale, la cattedrale costruiva me”


    Incontro pubblico su A. Gaudí, la Sagrada Familia e l’uomo moderno,


    L'incontro su A. Gaudí, la Sagrada Familia e l’uomo moderno  si propone di farci incontrare e conoscere, attraverso la lettura della prof.ssa Carlotti, un uomo come Gaudì che si è lasciato cambiare dal suo lavoro di artista e architetto, cioè ha spalancato le finestre della sua ragione lasciandosi ‘interrogare’ dalla cattedrale che stava costruendo, lasciandosi ‘costruire’ da essa…: “Mentre io costruivo la cattedrale, la cattedrale costruiva me”. (CCSR http://ccsrpisa.wordpress.com)

  • 18 nov

    Triuggio (MB): L'avventura umana di San Carlo Borromeo

    Incontro pubblico con Alessandro Molteni e Francesca Giussani.



     

  • 18 nov

    Napoli: Cosa rende la vita vita

    Dibattito sul disegno di legge sul testamento biologico

  • 16 nov

    Genova: Gesù di Nazaret

    Presentazione del Libro di Joseph Ratzinger 

  • 15 nov

    Torino: Come orizzonte il mondo

    Testimonianza su Enzo Piccinini, medico chirurgo scomparso prematuramente nel 1999.

  • 14 nov

    Reggio Emilia: Convertito da uno sguardo

    Incontro con l’attore Pietro Sarubbi interprete del personaggio “Barabba” nel film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson

  • 11 nov

    Milano: 150 anni di Sussidiarietà

    Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

     

     

     

    Foto di  © Stefania Malapelle

  • 10 nov

    Rovereto (Tn): Gesù di Nazaret

    Dibattito sul libro "Gesù di Nazaret" di Benedetto XVI

  • 07 nov

    Torino: L'intelligenza del diritto

    Dibattito sul discorso di Benedetto XVI al Parlamento tedesco, Berlino 22 settembre 2011


     

  • 05 nov

    Milano: Assemblea Soci AIC

    Assemblea dei Soci dell'Associazione Italiana Centri Culturali con Julián Carrón, Milano 05 novembre 2011

  • 03 nov

    Firenze: Fine di una storia

    Presentazione del Romanzo, Fine di una storia di Graham Greene, Mondadori editore

  • 31 ott

    Palermo: Fine di una storia

    Conversazione sul libro di Graham Green.




  • 28 ott

    Triuggio (MB): La libertà in Dostoevskij

    Incontro con don Fabio Baroncini


     

  • 28 ott

    Rimini: Crisi e destino

    Dibattito pubblico sulla crisi economica

  • 22 ott

    Ravenna: Incontro con Pietro Sarubbi

    Incontro pubblico con Pietro Sarubbi, attore del film Barabba di Mel Gibson 





















     

  • 20 ott

    Cremona: I cattolici e l'Unità d'Italia

    Presentazione del libro di Lucetta Scarfatta.

  • 19 ott

    Badia Calavena (Vr): "In fondo al cammino c'è Qualcuno che ti aspetta"

    Mostra su "Il portico della gloria" a cura di Enrico Leonardi, professore di Lettere.

  • 18 ott

    Bergamo: La penultima cena

    Spettacolo di Paolo Cevoli

  • 15 ott

    Livorno: Chi sei tu che mi guardi?

    Evento artistico-culturale aperto alla città di Livorno


    Chi sei tu che mi guardi è il titolo dell’evento artistico-culturale che si è svolto a Livorno presso il Conservatorio Mascagni dal 8 al 29 Ottobre. Esso ha assunto l’aspetto di una sinfonia armonica, dove l’arte “parlava” insieme alla storia dell’arte, alla letteratura, alla psicologia. Le opere d’arte esposte dalla sottoscritta e da Emanuele Cazzaniga e gli incontri culturali presentati da relatori vivaci e comunicativi, hanno avuto a tema la domanda chi sei tu che mi guardi: ogni persona fa l’esperienza di guardare e di essere guardato. Van Gogh, Dante Alighieri, Rachmaninov, Schumann sono diventati contemporanei ed attuali poichè attraverso la bellezza delle loro opere, che parlano dell’uomo e di come esso è fatto, è riemersa tutta l’umanità che è in noi, i nostri desideri e tutte le domande del cuore. Lo stupore e la meraviglia, vivendo da protagonista l’evento, mi hanno accompagnato in questo percorso destandomi dal torpore; mi ha colpito vedere sul volto dei musicisti, che suonavano dal vivo introducendo gli incontri che hanno riscosso un grandissimo successo di critica e pubblico, la fatica, il tremore e al tempo stesso l’agilità e l’ardore con cui eseguivano i brani; questi musicisti, tutti molto giovani, hanno offerto il loro talento per costruire con noi un luogo di bellezza aperto a tutti. Io ed Emauele abbiamo avuto il privilegio di accogliere molte persone alla mostra ed aprire un dialogo con loro di fronte ai miei quadri e alle sue sculture; le domande che ci ponevano inaspettatamente ci costringevano ad essere leali con la nostra esperienza artistica: la bellezza, attraendoci a sé, ci ferisce e ci fa scavare nel nostro profondo. Perfino i bambini di alcune scuole elementari di Livorno proponevano domande altamente significative, desiderosi di sapere come si fa a stare di fronte al dolore ed alla morte. Questo cammino ha generato stupore nei visitatori, che con gli occhi spalancati rimanevano attratti e noi commossi eravamo ricolmi di gratitudine.
    (Lara Leonardi)


  • 14 ott

    Padova: Viaggio verso la fine del tempo. Apocalisse di Lilith

    Presentazione del libro di Luciano Violante

    Viaggio verso la fine del tempo. Apocalisse di Lilith, edizioni Piemme, 2011



    Incontro con:
    Luciano Violante, magistrato, presidente della Camera nella XIII legislatura.
    Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.
    Giuseppe Zaccaria, magnifico rettore dell’Università degli Studi di Padova.
    Flavio Zanonato, sindaco di Padova.

  • 13 ott

    Milano: In un mondo incerto

    Dialogo sul libro "Il rischio educativo" di don Luigi Giussani tradotto in lingua araba 

  • 08 ott

    Macerata: Oggi devo fermarmi a casa tua

    Mostra itinerante promossa dal XXV Congresso Eucaristico Nazionale.

  • 05 ott

    Casale Monferrato (Al): Gesù di Nazaret

    Presentazione del libro di Benedetto XVI.

    (http://www.ilmonferrato.it/news.php?NEWUUID=0CC797C7-B1EA-4A09-897B-EAAA1EB17568)

  • 03 ott

    Bologna: La notte di San Petronio

    Concerto pubblico con Davide Rondoni, Trio Eccentrico e Beatrice Buscaroli, in occasione della vigilia del Santo Patrono di Bologna.

    (http://www.centromanfredini.it/archivio/2011_12/incontri_sanpetronio.html)

  • 29 set

    Lecco: Luoghi di bellezza

    Dialogo con Etsuro Sotoo, scultore del Tempio della Sagrada Familia

  • 20 set

    Macerata: Gesù di Nazaret

    Presentazione del libro di Benedetto XVI con Don Domenico Mongiello ed il prof. Marcello La Martina. Presiede S.E. Mons. Claudio Giuliodori.

    La proposta nasce dallo stupore e dalla gratitudine per la paternità con cui il Papa ci richiama instancabilmente ad un rapporto personale con Cristo e ci invita a “lasciarci attrarre dalla bellezza del Suo amore” (Veglia con i giovani, Madrid, 20 agosto 2011).
    In Gesù di Nazaret Benedetto XVI ricostruisce la figura e il messaggio del Gesù reale nel tentativo di giungere alla certezza della sua figura storica e di sviluppare uno sguardo su di Lui che può diventare un incontro per tutti i lettori che vogliono conoscerLo e crederGli.
    Abbiamo chiesto a tre testimoni di mostrarci come si sono lasciati sfidare dalla proposta contenuta in questo libro.
    (Daniela Fabiani, Associazione Nuova Cultura di Macerata)

  • 27 mag

    La Spezia: Lavoro e bene comune

    Incontro pubblico sul valore del lavoro

  • 27 mag

    Ascoli Piceno: Uomini di Dio

    Proiezione del film

  • 22 mag

    Rivolta D'Adda (Cr): "Libertà va cercando ch'è sì cara"

    Il carcere esperienza di rinascita

     

    Vigilando Redimere (Mostra a cura del Meeting per l'amicizia tra i popoli). Viviamo in una società dove chi sbaglia è dannato: dentro o fuori le sbarre rimarrà sempre prigioniero dei suoi errori, un malvagio da emarginare. Ben diversa è l’esperienza cristiana. In essa un uomo, qualunque delitto abbia commesso, ha sempre una possibilità di cambiare e di redimersi. Non a caso fin dall’inizio del cristianesimo c’è stata un’attenzione profonda al mondo delle carceri: visitare i detenuti è una delle opere di misericordia corporale. Scriveva sant’Agostino: «È necessario perseguire i peccati non i peccatori… è esempio di umanità chi persegue il peccato avendo come fine di liberare/salvare l’uomo». E rivolgeva questo invito: «Diligite homines, interficite errores», «amate gli uomini, condannate gli errori».Il principale intento della mostra è proprio documentare che, paradossalmente, in un luogo dove tutto sembra finalizzato alla privazione della libertà, può nascere una domanda di verità di sé, inizio di un percorso di riconquista dell’umano. Proprio il riconoscimento dell’errore e la richiesta di perdono agli uomini e a Dio è il principio di un cammino di redenzione.Si scopre così che in tutto il mondo chi sta espiando una pena può dare testimonianza di libertà, umana e di fede, monito per tutti a scoprire che «omnia gloria filiae regis ab intus», «tutta la gloria della figlia del re viene dal di dentro», cioè dalla coscienza del rapporto col Mistero. Persone colpevoli dei peggiori crimini vivono la reclusione come possibilità di ripresa della dignità umana, imparano che la libertà non dipende dalle circostanze, sperimentano la cella come una “clausura”, cioè il modo con cui vivere il rapporto con Cristo.Analogamente ci sono uomini - magistrati di sorveglianza, guardie, educatori - che vivono con grande umanità e rispetto per le persone il loro lavoro nelle carceri. Ad essi si aggiungono molti fra coloro che svolgono nelle carceri un’attività di caritativa o danno vita ad attività produttive che offrono lavoro ai detenuti.Il più importante aspetto di queste testimonianze, messo in luce dalla mostra con diversi mezzi espressivi, ma soprattutto dalla presenza di chi è direttamente coinvolto nella vita delle carceri, è la documentazione di una presenza che fa rinascere la speranza in un ambiente dove non si dovrebbe aver più speranza.Si potrà anche toccare con mano l’alto livello qualitativo del frutto del lavoro di questo “mondo sommerso”, lavoro reso possibile dall’iniziativa di cooperative di produzione e lavoro che, scevre da connotati assistenzialisti, sono state capaci di inserirsi con professionalità sul mercato. Queste testimonianze saranno illuminate nella loro più vera prospettiva da documentazioni di tipo storico, artistico, letterario, teatrale, cinematografico, opera di grandi personalità che hanno colto il duplice aspetto di fallimento e di possibile resurrezione dell’umana esistenza nelle carceri.Infine la mostra metterà a tema anche il ruolo della detenzione nel nostro Paese, a partire dalla costituzione che concepisce la detenzione come un “percorso di redenzione” e il carcere come un luogo in cui “vigilando redimere”. Oggi questa funzione rieducativa prevista dalla Costituzione è spesso disattesa. Accade così che nella maggior parte dei casi non è vero che le carceri sono luoghi di recupero e di redenzione dei detenuti. Quale deve essere la strada perché in questi luoghi sia possibile un percorso riabilitativo per chi “libertà va cercando, ch’è sì cara”?O protagonisti o nessuno. A maggior ragione in carcere.

  • 18 mag

    Bologna: Vivi, più forti della malattia

    Presentazione del libro di Fabio Cavallari (ed. Lindau) sulle storie di uomini e donne piu' forti della malattia

    Uomini e donne vivono ogni giorno in condizioni di grave infermità, senza una ragionevole speranza di guarigione. Vivono all’interno delle loro case, spesso – ma non sempre – accuditi da famigliari, amici, medici, infermieri, volontari. Immobili, incapaci di parlare, dipendono in tutto dagli altri. Ciò che per i sani è scontato e quasi inconsapevole, per loro è un quotidiano atto di coraggio e determinazione. Le loro sono storie impegnative e straordinarie. Commuovono, fanno riflettere. Dimostrano come ogni essere umano circondato dall’amore vuole vivere, a qualunque costo. Cavallari racconta le storie di chi la malattia ha condotto fino ai confini estremi della vita. L’impressione che si ricava da queste esperienze è molto forte e coinvolgente. L’esistenza di questi uomini e di queste donne ci sfida a un duro confronto sul significato della nostra esistenza. E ci chiede di pensare al futuro della società in cui viviamo affinché vi ritrovi posto l’umanità nel suo senso più profondo.

    (http://www.centromanfredini.it/archivio/2010_11/letteratura_vivi.html)

  • 18 mag

    Ascoli Piceno: Marija Judina, la pianista che commosse Stalin

    Incontro pubblico

  • 13 apr

    Macerata: Cosa vuol dire essere italiani oggi?

    Incontro pubblico per l'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia.

  • 04 apr

    Ascoli Piceno: La poesia di Clemente Rebora

    Incontro sulla poesia di Clemente Rebora

  • 29 mar

    Ascoli Piceno: Mediterraneo in fiamme. Cosa sta succedendo?

    Incontro pubblico

  • 23 mar

    Verona: Cento cuori per amare l'Africa

    Mostra itinerante su San Daniele Comboni

  • 21 mar

    Chioggia (Ve): Marija Judina. La pianista che commosse Stalin

    Presentazione del libro di Giovanna Parravicini

    Il centro culturale “Terzo Millennio” presenta una serata dedicata a “Marija Judina. La pianista che commosse Stalin”. Serata dedicata alla scoperta di una delle più grandi pianiste del Novecento. Non solo una rievocazione, pur suggestiva, di una figura del passato, ma l’incontro presente e vivo, attraverso la parola e la musica, con la bellezza di una vita spesa per l’amore al Vero. Interverrà la dott.ssa Giovanna Parravicini, autrice del libro “Maria Judina. Più della Musica” e saranno eseguiti brani al pianoforte dalla pianista Virginia Rossetti.

     

    Marija Judina (1899-1970), una straordinaria figura di donna e musicista russa, è rimasta per anni sconosciuta in occidente ed emarginata dagli ambienti ufficiali della cultura sovietica perché il regime aveva paura della sua fede senza riserve, del suo temperamento indomito e della sua indipendenza di vedute. Eppure è stata al centro del dibattito musicale del Novecento, amica e corrispondente di grandi compositori e interpreti di tutto il mondo. E nel contempo testimone appassionata della vita della Chiesa, della rinascita dell’arte che in Urss si faceva strada tra le maglie di ferro della censura; amica di Florenskij, di Pasternak, di Solzenicin e di Aleksandr Men. Nata in una famiglia ebrea, il 2 maggio 1919 riceverà il Battesimo, a vent’anni. E sarà la fede a dettare lo sguardo alla vita, per lei e per gli amici che accompagneranno la sua conversione.C’è un episodio che la scolpisce per sempre. Nel 1943 Stalin ascolta alla radio il Concerto K488 di Mozart eseguito dalla Judina. Ne resta così colpito da chiederne immediatamente il disco. Ma il disco non esiste perché si tratta di una diretta, effettuata negli studi della radio di Mosca dalla pianista perseguitata dal regime. La Judina è convocata d’urgenza, l’orchestra è pronta, in una notte la registrazione è fatta, il disco confezionato e recapitato all’imprevisto ammiratore. Stalin fa avere alla Judina ventimila rubli, una cifra strepitosa. La Judina risponde con un biglietto: «La ringrazio. Pregherò giorno e notte per Lei e chiederò al Signore che perdoni i Suoi gravi peccati contro il popolo e la nazione. Dio è misericordioso, La perdonerà. I soldi li devolverò per i restauri della chiesa in cui vado». Shostakovich racconta che quando nel 1953 troveranno Stalin morto nella sua dacia, sul grammofono c’era il disco della Judina. C’è una verità, una bellezza che travolge anche il cuore più duro. (P. Bellemo)

  • 21 mar

    Chioggia: Marija Judina, la pianista che commosse Stalin

    Concerto della pianista Virginia Rossetti


    Serata dedicata alla scoperta di una delle più grandi pianiste del Novecento Lunedì 21 marzo alle ore 21, presso l’Auditorium San Nicolò a Chioggia, il centro culturale “Terzo Millennio” presenta una serata dedicata a “Marija Judina. La pianista che commosse Stalin”. Serata dedicata alla scoperta di una delle più grandi pianiste del Novecento. Non solo una rievocazione, pur suggestiva, di una figura del passato, ma l’incontro presente e vivo, attraverso la parola e la musica, con la bellezza di una vita spesa per l’amore al Vero. Interverrà la dott.ssa Giovanna Parravicini, autrice del libro “Maria Judina. Più della Musica” e saranno eseguiti brani al pianoforte dalla pianista Virginia Rossetti. L’ingresso è libero. 

    Marija Judina (1899-1970), una straordinaria figura di donna e musicista russa, è rimasta per anni sconosciuta in occidente ed emarginata dagli ambienti ufficiali della cultura sovietica perché il regime aveva paura della sua fede senza riserve, del suo temperamento indomito e della sua indipendenza di vedute. Eppure è stata al centro del dibattito musicale del Novecento, amica e corrispondente di grandi compositori e interpreti di tutto il mondo. E nel contempo testimone appassionata della vita della Chiesa, della rinascita dell’arte che in Urss si faceva strada tra le maglie di ferro della censura; amica di Florenskij, di Pasternak, di Solzenicin e di Aleksandr Men. Nata in una famiglia ebrea, il 2 maggio 1919 riceverà il Battesimo, a vent’anni. E sarà la fede a dettare lo sguardo alla vita, per lei e per gli amici che accompagneranno la sua conversione.C’è un episodio che la scolpisce per sempre. Nel 1943 Stalin ascolta alla radio il Concerto K488 di Mozart eseguito dalla Judina. Ne resta così colpito da chiederne immediatamente il disco. Ma il disco non esiste perché si tratta di una diretta, effettuata negli studi della radio di Mosca dalla pianista perseguitata dal regime. La Judina è convocata d’urgenza, l’orchestra è pronta, in una notte la registrazione è fatta, il disco confezionato e recapitato all’imprevisto ammiratore. Stalin fa avere alla Judina ventimila rubli, una cifra strepitosa. La Judina risponde con un biglietto: «La ringrazio. Pregherò giorno e notte per Lei e chiederò al Signore che perdoni i Suoi gravi peccati contro il popolo e la nazione. Dio è misericordioso, La perdonerà. I soldi li devolverò per i restauri della chiesa in cui vado». Shostakovich racconta che quando nel 1953 troveranno Stalin morto nella sua dacia, sul grammofono c’era il disco della Judina. C’è una verità, una bellezza che travolge anche il cuore più duro. (P. Bellemo)

  • 16 feb

    Bologna: Incontro con Alessandro D'Avenia



    Incontro con Alessandro D'Avenia, autore del Best Seller "Bianca come il latte, rossa come il sangue", MOndadori edizioni, 2010. Sono uno scrittore e insegnante, perdutamente innamorato della realtà. Amo insegnare. Amo scrivere. E cerco il paradiso impastato nella polvere della vita quotidiana e nel cuore delle persone che incontro.Insegna italiano e latino in un liceo milanese. Studia, legge (di tutto, dai fumetti a Dostoievskij), scrive, fa sport, guarda film e serie, e cura il suo blog. Tutto il tempo che può lo dedica agli amici. Lo puoi trovare per le strade della città, in bicicletta, un meraviglioso ferrovecchio nero, che non è una semplice bici, ma un modo di stare al mondo e guardare la realtà. Si è fatto crescere la barba.Non ha la pretesa di insegnare niente a nessuno (a parte i suoi alunni…), ma di testimoniare il fatto che la vita ha sempre il miglior copyright. 

    (http://www.centromanfredini.it/archivio/2010_11/incontri_davenia.html)

  • 15 dic

    Roma: Van Gogh un grande fuoco nel cuore

    Presentazione del libro su Van Gogh.

  • 29 nov

    Roma: Guerra ai Cristiani

    Dibattito pubblico sul libro di Mario Mauro

  • 27 apr

    Roma: Non si può uccidere la speranza

    Proiezione del fil sulla vita di padre Jerzy Popieluszko e successivo incontro con il regista.

  • 26 mar

    Roma: Dal ponte all'Infinito

    Incontro con Maurizio Riro Maniscalco

  • 28 feb

    Roma: Ho incontrato la Carita

    Dibattito pubblico

La Questione

Dove la domanda si accende

Il modo autentico di raccontare un’esperienza è riconoscere le ragioni di quell’esperienza stessa, adesso.

“Dove la domanda si accende”, edito per il 30 anni (e più) del Centro Culturale di Milano è più che un libro. Raccoglie 12 testi, mai editi prima, di maestri del nostro tempo, che vanno al cuore della cultura contemporanea, e ci fa immaginare la scoperta e lo stupore dell’essere in rapporto con ciò che di profondamente umano e vero c’è nella vita di tutti.

Esistono dunque uomini in cammino, esiste un bisogno comune, esiste la possibilità di farsi ed essere compagni di strada, desiderare di essere dove l’umano si accende. Emerge anche la gratitudine immensa –che in fondo è il test soprattutto per la dimensione culturale- per quella Presenza che mette in movimento la vita, la persona.

La cultura nuova, di cui c’è bisogno è una visione del mondo, dalla persona al destino, che parte da un incontro fatto, da un avvenimento cui si partecipa, non da libri o da idee che si sentono.

Così affermò don Giussani nell'incontro inaugurale del Centro: Dal senso religioso a Cristo, ossia: da una passione interiore all'incontro umano, concreto, fisico, che ci spalanca al senso pieno di quella passione. Dalla posizione che prendiamo personalmente rispetto a questa partenza possiamo vivere e incontrare tutto e tutti.

Sembra ininfluente, tanto siamo misurati dai cosiddetti “indicatori”, eppure è così che nasce la cultura: non dall'essere impeccabili nell'erudizione (che non guasta) ma dalla passione che genera novità. Perché la cultura sta in questa generazione, non certo nel "già detto" cui sempre più la stanno riducendo giornali e televisione, per cui tutti siamo liberi di dire quello che vogliamo, senza giudizio, a patto che siano sempre le stesse cose, e possibilmente con le stesse parole.

“In campo aperto” -come recita il titolo del film che accompagna il libro- è l’ampiezza e lo spazio, non indistinto, dove questo movimento di persone e di pensiero procede, così come le immagini e interviste del film ne fermano la memoria ed esistenza in un commovente fotogramma (Camillo Fornasieri).

 

 

 

 

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in evidenza

Primavera Araba: Cristiani pro o contro?

L'Associazione Italiana Centri Culturali tutti i giorni propone un articolo tratto da uno dei maggiori quotidiani italiani e internazionali che offra spunti di riflessione, approfondimenti culturali, nuove idee o provocazioni che possono essere utili per l' attività e la crescita dei centri culturali associati. Leggi l'articolo di Samir Khalil Samir  gesuita filosofo, teologo, islamista e studioso di lingue semitiche

I 30 anni del CMC

In occasione dei trent' anni di attività del centro culturale di Milano, Itaca Libri pubblica "Dove la domanda si accende", con testi inediti di autori che hanno fatto la storia del centro:  Hans Urs von Balthasar, Giovanni Baravalle, Julián Carrón, Alain Finkielkraut, Luigi Giussani, Laurent Lafforgue, Pierre Manent, Czesław Miłosz, Alberto Moravia, Chaim Potok, Rainer Riesner, Giovanni Testori.

Il CMC fu fondato da persone più vicine ai venti che ai trent'anni e fu una specie di trabocco di vita, la necessità cioè di creare un luogo dove sia gli incontri con "maestri" che le riflessioni che da essi nascevano potessero svilupparsi sistematicamente, proprio come aveva sempre detto don Giussani a proposito della cultura, che è la "coscienza critica e sistematica dell'esperienza". Noi conoscevamo bene quella definizione, ma fu ed è l'esperienza di impegno quotidiano a farcene comprendere il significato concreto (dalla prefazione di Luca Doninelli).

Con questo libro si offrono al lettore alcune straordinarie conferenze e interventi, per lo più inediti, di grandi figure del nostro tempo, che il Centro Culturale di Milano (già Centro Culturale San Carlo) ha chiamato in tempi diversi e nell’arco di un trentennio della sua attività, per dare un contributo di pensiero e giudizio sul mondo contemporaneo. Persone di diversi Paesi e formazione, accomunate da un’esperienza di tensione alla verità e gusto di un paragone con la proposta ricevuta. Esistenza e Mistero, ragione e verità, convivenza e democrazia, scienza e conoscenza: l’attualità e forza di queste parole ci consegnano riflessioni e amicizie straordinarie, insieme all’urgenza di un impegno presente e futuro.

 

In allegato DVD
In campo aperto. Una storia scritta a Milano e vissuta nel mondo

Filmati di repertorio, media, giornali, di oltre 30 anni di attività
37 minuti  
Interviste con: Aharon Appelfeld, Marco Bona Castellotti, Julián Carrón,
Luca Doninelli, Camillo Fornasieri, Franco Loi, Giulio Sapelli,
Andrée Ruth Shammah, Carlo Tognoli, Giorgio Vittadini

Percorsi di filosofia tra '800 e '900

L’Associazione Italiana Centri Culturali propone la registrazione video dei “Percorsi di filosofia tra Ottocento e Novecento”, il ciclo di lezioni organizzato dal Centro Culturale di Bari presso l’Università degli Studi di Bari «Aldo Moro» da marzo a maggio 2012. L’iniziativa è nata dal bisogno di un gruppo di insegnanti e studenti di approfondire alcune questioni fondamentali nella storia del pensiero e nel dibattito filosofico contemporaneo – come il problema delle capacità e dei limiti della ragione, la crisi della modernità, la sfida del nichilismo, il rapporto tra filosofia e scienza – anche in virtù del fatto che nel 2012 “Filosofia” costituisce materia d’esame per molti maturandi. Tuttavia, non si tratta solo di una proposta per addetti ai lavori ma di una vera e propria occasione per leggere la situazione culturale di oggi, rivolta quindi anche ad un pubblico più ampio di appassionati e curiosi. Ciò che muove infatti l’attività dei nostri Centri Culturali è la consapevolezza che ogni gesto può essere un’occasione di conoscenza per tutti. E’ per ora disponibile la registrazione del primo incontro del ciclo, ossia una lezione di Costantino Esposito su “Hegel: la ragione come mondo”. Seguiranno le registrazioni delle altre lezioni in programma: “Nietzsche e la crisi dell’epoca moderna” (Costantino Esposito), “Heidegger e il problema del nichilismo” (Costantino Esposito), “Scienza e filosofia nel Novecento: il tramonto dell’episteme” (Giambattista Formica).

Vedi la locandina de percorsi 

Visita la pagina del Centro Culturale di Bari 

Clicca qui lo streaming della prima parte della lezione di Costantino Esposito: Hegel, la ragione come mondo

Clicca qui lo streaming della seconda parte della lezione di Costantino Esposito: Hegel, la ragione come mondo

Venezia torna da Congdon

In occasione del centenario della nascita di William Congdon, è aperta fino all’8 luglio la grande mostra di Ca’ Foscari dedicata al maestro dell'Action painting, secondo Peggy Guggenheim "l'unico che ha capito Venezia, il suo mistero, la sua poesia e la sua passione". Le tele di Congdon, esposte nelle sale del piano nobile di Cà Foscari, saranno affiancate da gigantografie del suo soggiorno veneziano, da bacheche con lettere e schizzi, dalla proiezione di disegni, appunti grafici e opere di particolare rilevanza. Leggi l'articolo di Luca Fiore su Tracce. Visita la pagina del Centro Culturale americano Crossroads Cultural Center relativa all'evento su William Congdon alla Philipps Collection di Washington D.C. in cui i dipinti Palaces, 2 (Venice ) e  Venice, 2 (Canal Boat) sono stati esposti per la prima volta al pubblico americano. Visita  The William G. Congdon Foundation

I quaderni della sussidiarietà

Leggi qui il quaderno pubblicato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, che riepiloga il dibattito sviluppato sulle pagine del quotidiano online ilsussidiario.net intorno all’intervento di Costantino Esposito (Ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Bari), durante il Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, il 23 agosto 2011. Il professor Esposito – la cui conferenza viene qui riproposta – aveva svolto le sue riflessioni nel corso dell'incontro dedicato al titolo del Meeting 2011: “E l'esistenza diventa una immensa certezza”. La pertinenza delle tematiche affrontate alla situazione dell'uomo contemporaneo è documentata in queste pagine dalle riflessioni di personalità autorevoli del mondo culturale italiano, che hanno accettato di paragonarsi con lealtà e serietà con i giudizi proposti a Rimini.

proposte

VII Incontro Mondiale delle Famiglie

A un mese dall’Incontro mondiale delle Famiglie, che si terrà a Milano dal 29 maggio al 3 giugno,  AIC vuole essere di aiuto nella programmazione di momenti culturali che richiamino il significato di questo decisivo evento ecclesiale. In preparazione al momento, leggi il Settimo appuntamento (08.05.12) con il cardinale Angelo Scola, che ogni sabato propone su “Il Sole 24ore” una riflessione in vista dell'Incontro mondiale delle famiglie, in questo articolo  l'Arcivescovo ragiona sulla possibilità di conciliare la famiglia con il lavoro.

Ha iniziato mettendo in rilievo la centralità della famiglia. Si è poi soffermato sulla necessità di non lasciarla sola nella formazione degli adulti di domani. Quindi ha ragionato sulle povertà che colpiscono le famiglie, "soggetti economici" e fattori di sviluppo del "bene comune".

Leggi i precedenti interventi del cardinale Angelo Scola su “Il sole 24ore”:

La sfida contro individualismo e frammentazione sociale (24.03.12)

Un patto educativo per gli adulti di domani (31.03.12)

La nuova povertà delle relazioni fragili (07.04.12)

Il soggetto economico dimenticato (17.04.12) 

La conciliazione tra casa e lavoro (24.04.12)

Il fisco lasci più risorse nelle case (28.04.12)

Altri documenti utili:

Lectio Magistralis del cardinale Angelo Scola al Salone del Libro di Torino, 12 Maggio 2012

Visita il sito ufficiale dell'evento - Family 2012 Lettera di Benedetto XVI sulla famiglia Castel Gandolfo, 23 agosto 2010

Lettera del cardinale Angelo Scola Milano, 14 settembre 2011

Intervento di don Carrón "La trasmissione della fede nella famiglia" Valencia, 5 luglio 2006 

Alcuni incontri preparatori dei vari centri culturali:

Torino: Famiglia, un dialogo ancora possibile?

Lugo(Ra)Cineforum dal titolo "Storie di famiglie al cinema" 

Lodi: La qualità dei legami familiari

Perugia: L'amicizia coniugale

Ancona: Nel grande si che Dio ha detto all'uomo e alla vita

Carugate(Mi): Famiglia, il miracolo nel quotidiano

Proposta di Itinerario Milanese a cura di Opera d' Arte

Libro di Benedetto XVI

AIC invita tutti i centri associati a promuovere e organizzare presentazioni del libro:"Gesù di Nazaret. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione". Con questo libro il Papa affronta la frattura sapere-credere che si annida nel cuore stesso della fede: la persona di Gesù. Scendendo nell’arena dell’interpretazione dei testi, e in dialogo con i grandi esegeti, mostra la ragionevolezza dell’immagine di Gesù trasmessa dai Vangeli, affermandoche la fede, che è all’origine della redazione del Nuovo Testamento, è vera conoscenza di Gesù. Anzi, la fede è il presupposto adeguato per capire quello che troviamo scritto nel testo sacro. Possiamo, così, recuperare la fiducia nei Vangeli canonici: in essi troviamo i tratti inconfondibili di quella Presenza che è all’opera tra noi, oggi.Leggi la relazione  del Cardinale Angelo Scola Arcivescovo di Milano al Convegno della CEI «Gesù nostro contemporaneo» , Roma 9-11 febbraio 2012 a partire dal libro Gesù di Nazaret. Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione. di J. Ratzinger. Scarica il libretto di Ignacio Carbajosa Professore ordinario di Sacra Scrittura nella Facoltà di Teologia “San Dámaso”, Madrid. Questo testo vuole essere un aiuto alla lettura e alla presentazione del libro di J. Ratzinger /Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Innanzittutto per capirne la portata storica. Il libro del Papa rappresenta, infatti, un grande contributo persuperare la frattura sapere-credere che da più di due secoli costituisce unadelle grandi sfide alla nostra fede. Alla fine del Settecento è comparsa lapretesa illuminista di conoscere veramente il Gesù storico, cioè il “vero”Gesù. Si tratta di una pretesa che nasceva da un pregiudizio su quello chela Chiesa aveva trasmesso fino a quel momento: il Gesù confessato dalla fede non era oggetto di conoscenza storica. Secondo certi autori, i Vangelici avrebbero tramandato un’immagine di Gesù nata dalla fede nella sua divinità e dalla devozione. E questo avrebbe impedito di conoscere il vero Gesù.  Vedi le presentazioni del libro Gesù di Nazaret di Benedetto XVI a Firenze,  Genova e Modena 
Per un aiuto alla presentazione pubblica contattare la segreteria AIC.

Libro del mese: Dal paradiso all'inferno

 Perché i testi di Dostoevskij, che raccontano un mondo così diverso dal nostro, riescono sempre a sfidarci e a parlarci di noi? Perché le sue opere rimangono attuali e capaci di affascinare anche le nuove generazioni? Tat’jana Kasatkina – studiosa di fama mondiale – ci inoltra e ci guida nel mondo di Dostoevskij e dei suoi eroi, un mondo più volte indagato dalla critica letteraria, ma che non finisce mai di rivelare l’origine della sua misteriosa e inesauribile forza vitale. Attraverso queste lezioni prende per mano il lettore e lo accompagna nei meandri di un luogo spesso tenebroso, aiutandolo a riconoscere nel buio la positività estrema che il cuore intuisce, ma non riesce ad afferrare fino in fondo. Attraverso una lettura originale essa mostra che l’opera del profeta russo del XIX secolo si è nutrita della tradizione cristiana, letteraria e iconografica: è questa la sorgente che gli ha insegnato a non temere l’umano, ma ad amarlo. Sempre. Dostoevskij parla dell’uomo all’uomo, affascina e impaurisce proprio perché raggiunge il mistero insondabile del suo essere una creatura aperta al bene e al male con un’ampiezza che va dal paradiso all’inferno. Un libro unico nel suo genere per la compresenza di scientificità e implicazione personale con cui l’Autrice sfida apertamente i lettori a non sottrarsi alla responsabilità della vita che «tra mille tormenti» conduce l’uomo al Destino. Nella seconda parte del volume due dialoghi tra la Compagnia teatrale La Traccia e Tat’jana Kasatkina a proposito dell’avventura di Delitto e castigo e un dialogo sul cristianesimo tra Julián Carrón, Tat’jana Kasatkina, Aleksandr Filonenko.
Contattare la segreteria di AIC per un aiuto alla presentazione pubblica.

Il Genio di Leopardi

In un momento come quello attuale AIC ripropone Leopardi e la sua geniale ed emozionante lettura della statura dell' uomo di fronte al Mistero. Una delle voci più alte e inquiete della modernità. Per un aiuto alla presentazione dell' opera di Giacomo  Leopardi  contattare la segreteria di AIC. 

Riproponiamo la parte conclusiva del primo capitolo di "Le mie letture"  di Luigi Giussani, edizioni BUR dal titolo Giacomo Leopardi: Al culmine del suo genio profetico (pagine  26-31)

Cara beltà che amore

Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,

Fuor se nel sonno il core

Ombra diva mi scuoti,

O ne’ campi ove splenda

o bellezza che ti nascondi dietro il volto di una donna, o che «nascondendo il viso», mi appari nel sogno notturno, che mi desti l’attrattiva attraverso l’ombra della notte, oppure che ti nascondi dietro uno spettacolo della natura

Più vago il giorno e di natura il riso;

Forse tu l’innocente

Secol beasti che dall’oro ha nome,

Or leve intra la gente

Anima voli? o te la sorte avara

Ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara?

Dove sei Bellezza, Bellezza col B maiuscolo, che ti nascondi dietro il volto di una donna, dietro il fascino di un sogno notturno, o dietro uno spettacolo della natura? Forse tu sei vissuta nell’età dell’oro, di cui le fiabe narrano, o forse tu verrainelle età future.

Viva mirarti omai

Nulla spene m’avanza;

S’allor non fosse, allor che ignudo e solo

Per novo calle a peregrina stanza

Verrà lo spirto mio.

Altro che negazione! Di vederti viva in quest’arido suolo non c’è più nessuna speranza, né d’incontrarti, o Bellezza, a meno che io t’incontri quando, per uno strano «novo calle»,per uno strano sentiero, «a peregrina stanza», a una dimora ignota, il mio spirito verrà.

Già sul novello

Aprir di mia giornata incerta e bruna,

Te viatrice in questo arido suolo

Io mi pensai.

Da ragazzo io credevo di trovarti un giorno o l’altro fra le strade del mondo.

Ma non è cosa in terra

Che ti somigli; e s’anco pari alcuna

Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,

Saria, così conforme, assai men bella.

Fra cotanto dolore

Quanto all’umana età propose il fato,

Se vera e quale il mio pensier ti pinge,

Alcun t’amasse in terra, a lui pur fora

Questo viver beato:

se io, che cerco di immaginarti, riuscissi a trattenere questa immagine che nella mia fantasia avviene, se io riuscissi a trattenerla sempre, sarei già felice anche in questo tentativo di immaginazione

E ben chiaro vegg’io siccome ancora

Seguir loda e virtù qual ne’ prim’anni

L’amor tuo mi farebbe.

Se io tenessi desto l’amore a te, seguirei ancora lode e virtù e come quando ero ragazzo cercherei ancora la nobiltà della vita.

Or non aggiunse

Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;

E teco la mortal vita saria

Simile a quella che nel cielo india.

Ma il destino, il cielo, non ci permette, in mezzo ai nostri affanni, di tener desta e viva questa immagine.

Per le valli, ove suona

Del faticoso agricoltore il canto,

Ed io seggo e mi lagno

Del giovanile error che m’abbandona;

E per li poggi, ov’io rimembro e piagno

I perduti desiri, e la perduta

Speme de’ giorni miei; di te pensando,

A palpitar mi sveglio. E potess’io,

Nel secol tetro e in questo aer nefando,

L’alta specie serbar; che dell’imago,

Poi che del ver m’è tolto, assai m’appago.

Se dell’eterne idee

L’una sei tu cui di sensibil forma

Sdegni l’eterno senno esser vestita,

E fra caduche spoglie

Provar gli affanni di funerea vita;

se tu, o Bellezza, sei una degli abitanti dell’iperuranio di Platone, del mondo ideale dove tutte le cose sono perfette, se sdegni che l’eterno senno sia rivestito di carne, se sdegni di portare gli affanni della nostra vita mortale e perciò te ne stai nel tuo limbo lassù

O s’altra terra ne’ superni giri

Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,

E più vaga del Sol prossima stella

T’irraggia, e più benigno etere spiri;

Di qua dove son gli anni infausti e brevi,

Questo d’ignoto amante inno ricevi.

È stato rileggendo questo brano che, quando avevo quindici anni, mi si è illuminato improvvisamente tutto Leopardi, per ché questa è una sublime preghiera. Mi sono detto: che cosa è questa Bellezza col B maiuscolo, la Donna col D maiuscolo? È quel che il cristianesimo chiama Verbo, cioè Dio, Dio come espressione, Verbo appunto. La Bellezza col B maiuscolo, la Giustizia col G maiuscolo, la Bontà col B maiuscolo, è Dio. Allora, non solo questa Bellezza non ha sdegnato rivestire l’«eterno senno» di carne umana, non solo non ha sdegnato di «provar gli affanni di funerea vita», ma è diventato Uomo ed è morto per l’uomo. Non l’uomo «ignoto amante» di lei,ma lei presente, ignota amante dell’uomo. Il genio, come ho detto, è profeta, e infatti questa è una profezia dell’Incarnazione, nel senso letterale della parola.

Viva mirarti omai

Nulla spene m’avanza;

[...]

[...]. Già sul novello

Aprir di mia giornata incerta e bruna,

Te viatrice in questo arido suolo

Io mi pensai.

Questo è anche il messaggio cristiano: la Bellezza è diventata carne e ha provato «fra caduche spoglie / [...] gli affanni di funerea vita. Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto, dice il vangelo di Giovanni: ignoto amante fra i suoi, venne a casa sua e i suoi non l’hanno riconosciuto.

«Se dell’eterne idee / L’una sei tu»: questo è il grido naturale dell’uomo, è il grido dell’uomo che la natura ispira, è il grido, la preghiera dell’uomo a che Dio gli diventi compagno ed esperienza, milleottocento anni dopo che ciò era accaduto.

Se dell’eterne idee

L’una sei tu cui di sensibil forma

Sdegni l’eterno senno esser vestita,

E fra caduche spoglie

Provar gli affanni di funerea vita;

O s’altra terra ne’ superni giri

Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,

E più vaga del Sol prossima stella

T’irraggia, e più benigno etere spiri;

Di qua dove son gli anni infausti e brevi,

Questo d’ignoto amante inno ricevi.

In effetti, il messaggio cristiano è proprio in questa strofa di Leopardi. Il messaggio di Leopardi è, dunque, potentemente positivo, obiettivamente e non per una forzatura di me credente. È, infatti, esaltante, perché, essendo espressione del genio, non può essere che profezia

 

 

Guida all'ascolto

In occasione della pubblicazione del libro Spirto Gentil, che raccoglie i testi pubblicati nei diversi libretti di accompagnamento ai cd, AIC propone numerosi eventi musicali tutti coordinati dal musicologo Pier Paolo Bellini e dall’associazione PerformingArts. Ogni evento verrà introdotto da una guida all’ascolto (della durata complessiva di circa un’ora). Ne proponiamo alcune già disponibili, costruite su singoli cd o su selezioni fatte da cd differenti, facendo a volte ricorso a percorsi paralleli tra musicisti e poeti.

La flessibilità realizzativa di queste guide le rende particolarmente adatte a qualsiasi tipo di situazione organizzativa.

Le proposte

1. Finito e infinito in Leopardi e Mozart (visualizza cd n. 5  e cd n. 16)
La sproporzione tra smisuratamente grande e smisuratamente piccolo, tra ciò che ha limiti e ciò che non li ha… un tema ben presente a Leopardi (Sopra il ritratto di una bella donna) e a Mozart (Requiem e Messa dell’Incoronazione). Ma un accento fa la differenza, una opportunità inaspettata di riconsiderare questa situazione drammatica e universale. Guida realizzata su cd.
 
2. “Note di nostalgia”: Pascoli e Chopin (visualizza cd n. 10)
L’intuizione vertiginosa che il vero sembra, a volte, quasi “a portata di mano”: Sosta, trovo? Non gemono le porte più, tutto oscilla in un silenzio austero. Il silenzio in cui quella Goccia continua a risuonare, ancora e sempre. E un’altra intuizione, drammatica: che ciò che un tempo forse c’era non è più qui… la Prima Ballata.Guida realizzata su cd o dal vivo (pianoforte).
 
3. “Il nulla alle mie spalle”: il problema della consistenza. Beethoven e Montale (visualizza cd n. 3)
L’azione casuale di volgersi indietro (non l’avevamo mai fatto) e di vedere compirsi il miracolo dell’inconsistenza delle cose … come una grande festa (la Settima Sinfonia, l’apoteosi della danza) le cui ragioni sono distrattamente tralasciate. Basta un particolare, una prospettiva inattesa… e tutto si trasforma. Guida realizzata su cd.
 
4. “Il viandante dell’Eterno”: l’Arpeggione di Schubert (visualizza cd n. 18)
Basta un verso a rappresentare la condizione immutabile dell’uomo: Straniero sono venuto, straniero riparto. Non esiste un “posto” adeguato a compiere le attese strutturali: A volte mi sembra di non appartenere a questo mondo. E allora, l’unico gesto ragionevole è “camminare”, mettersi in viaggio, essere viandanti… nella speranza che, durante il cammino, qualcosa debba accadere. Guida realizzata dal vivo (violoncello e pianoforte).
 
5. “Quando un giorno da un malchiuso portone…”: i Preludi di Rachmaninov (visualizza cd n. 45)
Lo scorrere del tempo, il passare delle giornate stanche, nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi… E, inaspettatamente, come per una distrazione, come per errore, lo svelarsi di un orizzonte che spalanca. E allora il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d'oro della solarità. O le campane della grande pianura russa. Trasportandoci nella solarità.Guida realizzata dal vivo (pianoforte).
 
6. “Cantare anche nel dolore”: il Trio Dumky di Dvorak (visualizza cd n. 26)
Il canto dei gitani. Intense riflessioni, mentre si cammina. La vita, nella sua ingenua e immediata alternanza di gioia e dolore, profondità e leggerezza. Senza intermediazioni, come solo un bambino è capace di sostenere, con naturalezza. Nei tempi in cui la mia vecchia mamma mi insegnava a cantare, - strano - le lacrime scendevano dai suoi occhi. Musica di popolo, un fiore raro e bello, che cresce in mezzo agli sterpi contorti. Migliaia passano di lì senza accorgersene, mentre altri la calpestano. E così è grande la probabilità che perisca prima di essere vista da uno spirito attento che l’apprezza.Guida realizzata dal vivo (violino, violoncello e pianoforte) .

7. “Il tramonto della luna”: Leopardi e Chopin (visualizza cd n. 10)
“Non so cosa mi manca”, scriveva il musicista polacco nel suo diario. E il poeta italiano, con lui, si chiedeva Che vuol dir questa solitudine immensa? Ed io che sono? Due cammini umani in gran parte sovrapponibili, un percorso intenso e drammatico in cui Domanda, Dissolvenza e Disillusione sembrano ritmare il drammatico dipanarsi dell’esistenza. Guida realizzata dal vivo (pianoforte) 

8. “Non sono più fatto per una vita tranquilla”: le Sonate di Beethoven (visualizza cd n. 22)
Se l’uomo è struttura di desiderio, la sua esistenza non può che essere “tensione”. Il genio tedesco lo sapeva bene: “Il nostro tendere a qualche cosa rende tutto infinito; la meschinità rende tutto finito”, e lo comunicava con straordinaria forza (sonata op. 10, n. 1). Ma sapeva anche che il Ritorno della persona amata (sonata op. 81a) è infinitamente più esaltante di qualunque, universale impeto di perfezione.Guida realizzata dal vivo (pianoforte) 

9. “Tu sei il fanciullo eterno, che vede tutto con maraviglia”: il Quintetto di Dvorak (visualizza cd n. 39)
Essere condotti per mano, nelle diverse situazioni, nei diversi stati d’animo che si alternano senza disciplina. La voglia di camminare, di affrettarsi e improvvisamente il venir meno delle energie, la riflessione, la coscienza di un dramma… e, senza ragioni, la frenesia di ballare. E infine un imprevisto. Che realizza le attese. Come succede al bambino che, d'un tratto, senza farci scendere a uno a uno i gradini del pensiero, ci trasporta nell'abisso della verità... Guida realizzata dal vivo (quintetto d’archi) 

10. “Cammino senza soste, cercando il riposo”: l’op. 100 di Schubert (visualizza cd n. 14)
L’idea del viaggio ha accompagnato il compositore tedesco per tutta la vita: il wanderer, il viandante, è e sarà l’uomo. E può cominciare il suo cammino con il piglio del giovane baldanzoso. Ma incontra inesorabilmente le contraddizioni, le incertezze. Ed eccolo sostare, riflettere, intonando melodie malinconicamente stupende. Per correre occorre trovare risposta a tutto, essere certi che Attimi di beatitudine rasserenano la tristezza della vita; nell'aldilà gli attimi di beatitudine diventano gioia eterna.Guida realizzata dal vivo (violino, violoncello e pianoforte) 

11. “Senza briglie”: le Serenate di Dvorak (visualizza cd n. 43)
Cinque movimenti. Cinque momenti. La vita che scorre. Come vivere una intera giornata insieme al compositore boemo, svegliarsi con la voglia di correre tra i prati, di cavalcare senza briglie, come un puledro. Essere presi da un ricordo, qualcosa che è rimasto indietro, irrisolto. E lasciarsi prendere di nuovo da nuova euforia. Ma, a quel senso di incompiutezza occorre trovare risposta adeguata, per vivere pienamente la festa. Guida realizzata dal vivo (orchestra d’archi) 

12. Senso religioso e fede in Wolfgang Amadeus Mozart (visualizza cd n. 5, cd n. 16 e cd n. 24)
La musica liturgica ha accompagnato tutta la produzione e tutta la vita dell’enfant prodige salisburghese. Tante parole, tanta ironia (spesso fuori luogo) sulla sincerità della sua esperienza religiosa. Ma nel giovane era chiara la coscienza della sproporzione di fronte alla maestà del mistero (Ho costantemente Dio davanti agli occhi. Riconosco la sua onnipotenza e temo la sua collera), così come la portata del fatto cristiano (… ma riconosco anche il suo amore, la sua compassione e la sua misericordia per le sue creature: non abbandonerà mai coloro che lo servono). La Messa dell’Incoronazione, la Messa in do minore, il Requiem… capolavori. E testimonianza.Guida realizzata su cd 

13. “Quando corpus morietur”: il Miracolo della Speranza. Stabat Mater di Pergolesi (visualizza cd n. 1)
La morte non fu certo una realtà estranea al giovane musicista marchigiano: pur vivendo solo 26 anni vide morire un fratello, il padre e la madre. E così, costringersi a rimanere di fronte all’agonia del Crocifisso per tutto quel tempo (dum) che la madre attese, fino all’ultimo respiro (emisit spiritum) è dura condizione per la grande, inspiegabile, inconcepibile festa. Ora (fac ut). Una sorpresa. Il miracolo: la morte non è la fine. La certezza che ci sia, in ultimo, paradisi gloria.Guida realizzata su cd e dal vivo (archi, soprano e contralto) 

14. “Si est dolor similis sicut dolor meus”: i Responsori di De Victoria (visualizza cd n. 25)
Raccontare fatti, cantando. Come se la voce diventasse un pennello, per farci “vedere”. E nello stesso tempo riuscire a sollevarsi dalla fredda cronaca, partecipare in maniera totale alla tragedia che si sta realizzando davanti ai propri occhi: l’amicizia tradita, la violenza del potere distruttivo, il buio sull’umanità, il grido e infine la morte, in deserto solitudinis. Guida realizzata su cd e dal vivo (coro) 

15. “Slava”: Gloria, la festa finale nei Vespri di Rachmaninov (visualizza cd n. 17)
Dipingere l’esistenza, cantando. Far percepire l’anelito che sostiene il cuore di chi vive, quell’anelito che, nell’esperienza del limite, spinge a desiderare intensamente ciò che lo trascende. Ed essere capaci, sempre e solo con la voce umana, di trascinarci al di là, oltre, in quei luoghi senza confini in cui tolti i sigilli dalle labbra, è possibile proclamare la festa eterna. E goderne.Guida realizzata su cd 

16. La Messa dell'Incoronazione (visualizza cd n. 16)
Un giovane, geniale quanto stravagante, a 23 anni è capace di docere, delectare et movere, trasmettendo, quasi fosse naturale e semplice, verità profonde, le verità della fede. Un catechismo ingenuo, popolare e trascendente allo stesso tempo, attraverso i cardini dell’Ordinarium liturgico: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei.Guida realizzata su video 

Per informazioni e prenotazioni degli eventi contattare la segreteria AIC o scrivere a segreteria@performingarts.it