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La questione

Don't look up. Moderne comete incapaci di epifanie

Netflix movie - 2021

La giovane assistente (Kate Dibiasky – Jennifer Lawrence) di un astronomo (Randall Mindy – Leonardo Di Caprio) scopre una cometa che sta dirigendosi verso la terra; l’impatto è previsto entro sei mesi e la conseguenza sarà l’estinzione del pianeta. Ogni tentativo di mobilitare il potere per mettere in atto azioni di dirottamento della traiettoria dell’asteroide a salvaguardia del pianeta sembrano destinate a fallire. La politica e i media, come pure i portatori di interessi economici distorcono e manipolano l’informazione insinuando incredulità nelle informazioni scientifiche e perdendo l’opportunità di salvare la terra.
Un film preapocalittico con un finale tragicamente sarcastico, che fa riflettere sulla condizione umana e tratta di tematiche non prive di una certa originalità per un disaster movie, perché utilizza dinamiche comunicative contemporanee, credibili e verosimili.
L’equilibrio tra umorismo e sarcasmo, reale e grottesco, verità e finzione è sempre difficile e si avverte un po’ di stentoreità nella scrittura e negli espedienti narrativi, ma nel complesso il film regge e riesce a portarci alla conclusione senza troppa fatica, che è quel che conta (un po’ di fatica però l’ho fatta, a differenza di altri che me ne avevano parlato con più entusiasmo).
La cosa che mi ha colpito favorevolmente è il titolo. Don’t look up: Non guardate in alto! Non sollevate lo sguardo. Che è quello che il potere (politico, economico o mediatico - poco conta), insiste a raccomandare, banalizzando e deformando la realtà a favore dei propri interessi.
È proprio in un momento decisivo del film, che Randall, in mezzo ad una strada affollata di NewYork, paralizza il traffico cittadino inchiodando l’automobile per scendere e guardare al cielo, dove la cometa è ormai talmente vicina da essere chiaramente visibile, non solo a lui con i suoi strumenti astronomici, ma a tutti, con i propri occhi.
La gente viene invitata ad alzare lo sguardo, a staccarsi dalla menzogna della prosaicità quotidiana per osservare la realtà per quel che è e per quel che significa. È condotta a confrontare il proprio cuore, la propria mente, il proprio io con qualcosa di non manipolabile, bellissimo e terribile al tempo stesso – come la vita è, di fatto.
Questo – così sembra a me – è il messaggio più interessante del film, che è vero per ogni uomo in ogni momento della storia, passato o futuro. Era vero quando non c’era internet e i social e lo sarà quando tutto sarà nuovamente mutato.
Il finale raccoglie i frutti di queste posizioni e ci dice che la vita prende senso per chi sa guardare in alto, ma rimane insensata per gli altri, fino ad epiloghi grotteschi e tragicomici, per chi crede che il senso della vita stia nell’opera delle proprie mani.
Mi sembrava un bel messaggio, ma poi ho ascoltato un’intervista ufficiale a Leonardo di Caprio, reperibile su Youtube e targata Netflix, in cui non si fa alcun cenno al titolo o a significati di questo genere. Anzi l’attore dice che il senso del film è “Un’analogia tra la nostra cultura moderna e l’incapacità di dar retta alla verità scientifica. (…). Analogia tra la cometa e il pericolo del cambiamento climatico, con le reazioni delle persone e dei media. (…) [il film] rispecchia la nostra cultura e la gestione delle cattive notizie. E si chiede se noi come specie, riusciremo ad evolverci per concentrarci su quella che è la questione più importante che abbia mai interessato l’umanità nella sua storia”, vale a dire il climate change e le sue influenze distruttive sul pianeta.
Distribuito in periodo natalizio, correrebbe d’obbligo un’altra analogia ad un’altra cometa, che fu foriera di una buona notizia per alcuni, ma venne anche allora vissuta come il presagio della fine di un mondo per il re della Palestina di allora, il tetrarca Erode, e fu stimata ben poco credibile per i capi religiosi e politici di un popolo oppresso dalla dominazione romana che disperava di una salvezza. Il Messia che pure attendevano non poteva essere riconosciuto in segni così poco sensibili anche per la cultura di allora. E l’analogia sembrerebbe doverosa anche con altri scienziati, tre astronomi, che hanno saputo guardare in alto a quella stella, e proprio con la loro scienza sono andati oltre all’apparenza fenomenica del segno, per raggiungere Ciò che il segno indicava e significava.
La stella è stata allora l’occasione di una manifestazione, di una epifania di verità e di salvezza per il mondo. Occasione persa da molti, raccolta da alcuni.
Ma sono analogie di un tradizionalista cattolico come me, e mi illudo, dimenticando che le stelle di oggi non svelano più epifanie.
Chi anche accetti di guardare in alto rischierebbe di essere accompagnato a vedere solo asteroidi. Di Caprio ce lo ha assicurato.
Giorgio Bordin