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I pittori della realtà in Lombardia

Ciclo di conferenze

Giacomo Ceruti, Due ragazzi che giocano sulle cesteAIC propone un ciclo di conferenze dedicate ai "pittori della realtà in Lombardia" a cura di Filippo Piazza, professore all'Università degli Studi di Udine. L'amore verso la realtà delle cose, uno dei caratteri più evidenti dell'arte lombarda, si è sviluppato nel corso di tre secoli, arrivando anche a determinare l'imprinting culturale del grande Caravaggio.
- Romanino, Moretto e Savoldo: tre sguardi pieni di verità
- La pittura lombarda e Caravaggio: avvisaglie di una rivoluzione
- Dalle periferie del mondo a protagonisti dell'esistenza: i pitocchi di Giacomo Ceruti

L'origine milanese di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio rappresenta un aspetto non secondario di un più ampio ordine di questioni, connesse direttamente con alcune specificità culturali e artistiche della Lombardia, territorio che, in antico, comprendeva anche parte dell'attuale Emilia Romagna. Se gli sviluppi dell'arte di Caravaggio trovarono soluzione a Roma e in altri luoghi della penisola (Napoli, Malta, Sicilia), è però in Lombardia che si determinó lo straordinario imprinting culturale che avrebbe segnato per sempre la poetica caravaggesca sino agli ultimi anni della sua intensa carriera. In Lombardia, infatti, già nel corso del XVI secolo alcuni pittori avevano gettato i presupposti di un'arte che rappresentasse la realtà in modo aderente al naturale, con uno sguardo attento non solo alla restituzione del dato oggettivo, ma, allo stesso tempo, adottando un profondo senso religioso, espresso grazie alla ricerca compiuta sull'uomo e sul suo mondo. Moretto, Romanino e Savoldo, intepretarono, da diverse angolazioni, questi nuovi orizzonti, e non è un caso che su di loro fissó la propria attenzione Giovanni Testori, affascinato dal carattere tutt'altro che idealizzante della loro pittura. Per il ciclo affrescato nella chiesa di Pisogne (in Valle Camonica), Testori coniò il termine “sistina dei poveri”, che ben sintetizza uno degli aspetti più rappresentativi della pittura di Romanino, in grado di dialogare direttamente con gli strati più umili della popolazione.
La realtà delle cose, descritta oggettivamente nelle opere di questi grandi maestri, divenne un modo per esprimere una verità più profonda sull'uomo. Per questo il ciclo di tre conferenze, intitolato suggestivamente "I pittori della realtà in Lombardia" (titolo della grande mostra curata da Roberto Longhi a Milano nel 1953), intende ripercorrere una parte significativa della storia pittorica lombarda, partendo dai bresciani Moretto, Romanino, Savoldo, agli altri precursori di Caravaggio, attivi alla fine del Cinquecento tra Cremona, Bergamo e Milano; arrivando a spiegare le motivazioni insite nella poetica di un grande pittore del Settecento, Giacomo Ceruti il Pitocchetto. Quest'ultimo, nativo di Milano ma operoso soprattutto a Brescia e in Veneto, riuscì tra a trasporre uno sguardo intriso di pietà sui poveri e gli emerginati del suo tempo, descrivendoli per la prima volta come protagonisti autentici della storia umana.

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