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Il libro di Massimo Borghesi su don Luigi Giussani

AIC segnala l'uscita in libreria di "Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno" di Massimo Borghesi, Edizioni di Pagina, Bari, 2015.
Vi proponiamo la recensione al libro di Eugenio Andreatta:
C’è ancora spazio per opere su don Giussani dopo la corposa, documentatissima e per certi versi definitiva biografia di Alberto Savorana? Una risposta viene da Massimo Borghesi, che nel suo ultimo volume, intitolato “Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno” affronta un aspetto nodale del fondatore di Cl: il suo pensiero.

Basandosi sull’opera di Savorana, ma anche forte dei suoi studi precedenti su Hegel, Guardini, Gilson, Del Noce, Agostino, sulla teologia politica - senza dimenticare vari contributi sullo stesso don Giussani che troviamo raccolti nel volume - Borghesi dichiara fin dal sottotitolo la sua chiave di lettura. Quello di don Giussani per lui è “un itinerario moderno”, non nostalgico di età passate, ma pienamente inserito nel contesto storico e intellettuale della sua epoca, teso a valorizzare, nel rapporto con la verità cristiana e la tradizione, il polo soggettivo e moderno della libertà.

Due espressioni chiariscono ulteriormente come Giussani si colloca nel moderno. La prima è la categoria di “senso religioso”, propria di un’antropologia aperta al soprannaturale per la quale la via alla verità non può trascurare la dimensione del soggetto. In parallelo poi la sottolineatura sull’esperienza, termine considerato sospetto negli anni Cinquanta e Sessanta in quanto potenziale cavallo di Troia del soggettivismo post-cartesiano, in Giussani rimane saldamente ancorata all’oggettività delle evidenze e delle esigenze ultime, i «criteri del cuore», destati del continuo corpo a corpo con la realtà: «Si dà esperienza solo come verifica della corrispondenza tra i criteri del cuore e il reale incontrato». “Esperienza del vero”, quindi, dove il soggetto, l’io non è un recettore passivo, ma viene chiamato a un lavoro libero e ininterrotto.

Un tentativo unico quello di Giussani nell’Italia del ’900. Lo testimoniano il senso, se non nuovo completamente rinnovato, di parole quali esperienza, senso religioso, avvenimento, incontro. Di ognuna di queste il filosofo individua le radici, tratteggia le linee portanti, analizza le contiguità con pensatori e teologi contemporanei. Esemplare il confronto con Rahner, di cui vengono esposti i punti comuni con Giussani ma anche le sostanziali divergenze. Si delinea così «un raro caso di pensiero cattolico fuori del ghetto, in grado di intercettare talune tra le figure più significative» e, si potrebbe aggiungere, spesso ignorate dal mondo cattolico, «quali von Balthasar, Ratzinger, Del Noce, Testori, Lobkowicz, Methol Ferré».

Un pensiero sintetico, quello del prete di Desio, che è così in grado di non farsi imprigionare in gabbie e correnti della sua epoca. Borghesi parla di un superamento nei fatti del «contrasto tragico che divide il pensiero cristiano moderno, diviso tra agostinismo e neotomismo», ma anche della capacità di «ricucire il dualismo tra fenomenologia e ontologia che segna la filosofia del Novecento».

Nel volume, accanto a pagine di grande pathos, che seguono il “pensiero immaginativo”, concreto del Giussani che rivive in prima persona i racconti evangelici, ne troviamo altre in cui l’autore affila la lama dialettica misurandosi con i critici del fondatore di Cl, provenienti dalle più varie sponde filosofiche e politiche, tra i quali Benvenuto, Barcellona, Severino, de Mattei.

Densissime le pagine dedicate alle tentazioni teologico-politiche del movimento, laddove si evidenzia ad esempio il ruolo chiave, rivestito dentro Cl, negli anni caldi del post-Sessantotto di un pensatore come don Giuseppe Ruggieri, attuale esponente di punta assieme ad Alberto Melloni della scuola di Bologna, che identificava tout court la comunità cristiana come soggetto politico della liberazione. Quasi commovente di contro la delineazione di don Giussani che di continuo, in modo discreto ma inequivocabile correggeva il suo movimento da questa e altre parzialità, come nell’équipe di Riccione del ’76. «Una storia di condivisione e insieme di correzione», la definisce Borghesi.

Un testo molto ricco insomma e che contiene almeno due sollecitazioni per chi è impegnato in un lavoro culturale come quello di AIC. La prima è, come si diceva all’inizio, che la pubblicazione della fondamentale opera di Savorana (“Vita di don Giussani” ha conseguito per distacco il record di libro più presentato di sempre nel nostro paese) non chiude ma apre ancora di più la ricerca su don Giussani, che come il ricco e generoso padrone di casa evangelico oggi più di ieri continua a tirar fuori dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove per ognuno di noi.

La seconda indicazione sta nella frase posta da Borghesi all’inizio del suo volume, tratta dai primi scritti di don Giussani: «Il cristianesimo non si realizza mai nella storia come fissità di posizioni da difendere, che si rapportino al nuovo come pura antitesi; il cristianesimo è principio di redenzione che assume il nuovo, salvandolo». Comprendendo più a fondo il lavoro di approfondimento continuo che don Giussani fece per tutta la sua vita in paragone con i suoi contemporanei, con maggiore curiosità e desiderio «vaglieremo tutto per trattenere il valore».


Massimo Borghesi,
Luigi Giussani,
Edizioni di Pagina,
Bari, 201
Disponibile anche come ebook

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