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La questione

"Dante vive se lo si legge"

Il prestigioso Salone dei Vescovi della Curia di Verona non è riuscito a contenere il pubblico di appassionati accorso a seguire la lezione "Un modo nuovo di leggere la Divina Commedia", tenuta dal professor Enrico Malato, da molti ritenuto il più autorevole dantista vivente, il 14 gennaio scorso. L'incontro è stato proposto dalla Diocesi di Verona, dalla Società Letteraria, dalla locale Università e dal Centro di Cultura Europea Sant'Adalberto. Introdotto dal prof. Ernesto Guidorizzi, il prof. Malato ha esposto il progetto a cui sta lavorando da oltre vent'anni con un'equipe di specialisti, che ha l'ambizioso obiettivo di ricostruire il testo della Commedia, operando oltre 4000 modifiche all'edizione Petrocchi, dal 1966 punto di riferimento per tutti gli studi sul poema dantesco. Il progetto culminerà nel 2021, anniversario della morte del Poeta, ma già adesso disponiamo di una edizione per la collana "Diamanti" dell'editore Salerno, contenente in un solo tomo tutte le cantiche con un apparato di note, affiancato da un Dizionario della Divina Commedia. Come si sa, Verona è, insieme con Ravenna e Firenze, città dantesca: qui Dante ricevette l'ospitalità preziosa degli Scaligeri, qui compose buona parte del Paradiso, dedicata a Cangrande. Non solo: come ha sottolineato Malato, gli studi danteschi ricevettero a Verona un impulso fondamentale nel Settecento da un cenacolo culturale guidato da Scipione Maffei. Malato e i suoi collaboratori si propongono una via nuova per il loro lavoro: l'interpretazione, cioè l'approfondimento di ogni lezione, usata per chiarire quale può essere l'autentica volontà dell'autore. Compito delicatissimo invero, se si ricorda che nessun autografo dantesco ci è pervenuto.
La passione per Dante oggi è più viva che mai, negli studi accademici ma anche divulgativi, nell'interesse dei filologi e di tanti giovani, presenti alla lezione del prof. Malato. Dante è il padre della lingua italiana, e non si pensi ad una affermazione di maniera: ancora oggi, miracolosamente, possiamo affermare che la nostra lingua e la nostra cultura devono molto al grande esule. "Dante vive se lo si legge", ha concluso il grande dantista, ed è il compito che spetta alle nostre generazioni.
(Carlo Bortolozzo)