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La questione

"La politica è vita nel senso più completo della parola"

E' don Luigi Sturzo che pronuncia queste parole, il sacerdote siciliano che è sicuramente uno dei più grandi sociologi e politici della prima metà del Novecento, fondatore del Partito Popolare Italiano nel 1919. Monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, Presidente della commissione storica per la beatificazione di don Luigi Sturzo e grande conoscitore del prete siciliano, ha parlato dell'impegno socio politico di Sturzo al Centro Culturale di Milano, martedì 21 marzo. E’ stato il terzo appuntamento del ciclo "Il crollo delle evidenze, e la nascita di cose nuove". A tema la politica come atto d'amore verso il prossimo. Già nel 1905 nel suo discorso di Caltagirone «I problemi della vita nazionale dei cattolici», don Sturzo segna uno spartiacque tra la vecchia posizione dei cattolici obbedienti alla norma del non expedit, e la nuova fase storica che sente la necessità della formazione di un partito laico, democratico e costituzionale di ispirazione cristiana. Un cristiano che esce dalle sacrestie e mette a tema l'apertura al trascendente senza il quale è facile cadere nell'ideologia e nei populismi rischiosi come hanno dimostrato i grandi totalitarismi del XX secolo. E’ popolarismo e non populismo quello di Luigi Sturzo. La prima è fondamentale responsabilità di un cristiano cattolico impegnato nel dibattito pubblico per don Sturzo è difendere la libertà della persona di rispondere ai propri bisogni attraverso la dinamica originale di ogni sviluppo umano: la relazione, la creazione di formazioni sociali in cui tali bisogni (educazione, salute, assistenza, commercio) possano trovare espressione.
Il servo di Dio, don Luigi Sturzo ci lascia un metodo valido per l’oggi, la convergenza fra il cristianesimo e ciò che è profondamente umano. Scriverà don Sturzo: «L’errore moderno è consistito nel separare e contrapporre Umanesimo e Cristianesimo: dell’Umanesimo si è fatto un’entità divina; della religione cristiana un affare privato, un affare di coscienza o anche una setta, una chiesuola di cui si occupano solo i preti e i bigotti. Bisogna ristabilire l’unione e la sintesi dell’umano e del cristiano; il cristiano è nel mondo secondo i valori religiosi; l’umano deve essere penetrato di Cri­stianesimo (Miscellanea londinese, vol. III)