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Milano: 1968. Ieri e oggi un desiderio di cambiamento

Incontro con P. A. Bertazzi, L. Pero e A. Brandirali

Il Centro Culturale di Milano ha organizzato l'incontro "1968. Ieri e oggi un desiderio di cambiamento. da Parigi a Praga passando per Milano". Ricorrono i 50 anni dal 1968. Ci può essere un modo storicistico e un modo nostalgico di guardare a uno snodo di avvenimenti che indubbiamente ha segnato cambiamenti radicali in Italia e, in modi diversi, nel mondo.
Tra i diversi motivi storici e di importanza per farne un momento di attenzione pubblica desideriamo anzitutto cogliere i legami col nostro presente, altrimenti tutto diventa archivio o trofeo. Il legame, senza forzature, ci pare consista nell’individuare l’inizio del 68 come il focalizzarsi di un desiderio di un’autenticità a partire dalle contraddizioni delle società di quel tempo e la documentazione di attese e punti di partenza diversi, se non contradditori tra loro. Come lo definì don Luigi Giussani “un’urgenza di autenticità del vivere dettata da un’irrequietezza”.
Leggeremo perciò il 68 alla luce del fenomeno del Desiderio, come ricerca del proprio posto nel mondo, di un’utilità di sé, di un significato relazione tra sé e il mondo. Vi sono in questo senso delle analogie con il nostro tempo, quando esso sembra essere l’ultimo giorno di un lungo processo che ha accumulato profonde ingiustizie e incertezze e in cui un nuovo desiderio, spesso incerto ma esistente, si affaccia.
Paolo VI in un discorso di quell’epoca definiva il 68 un fenomeno di sazietà e di fame, “sazietà verso la società del benessere”, fame di “aspirazione vaghe e turbolente” ma anche di “aspirazioni concrete, partecipazione”.
Nel 68 si consumano una rottura con la tradizione e con il passato, necessaria per una novità e un progresso. Un fenomeno interessante poiché le grandi tradizioni sembravano aver smesso di parlare, di proporsi nel presente come capacità di senso e giudizio sul mondo. Sia quella cattolica che quella comunista, protagoniste, insieme ad una minoritaria liberal borghese, della crisi e delle nuove aspirazioni.
Come cultura e operatività, per ottenere quella trasformazione della società o per affermare l’autenticità al posto della menzogna, la proposta dice ancora don Giussani, “fondamentalmente e globalmente, si poneva come necessità di eversione del passato, inimicizia col passato, ostilità col passato o negazione di esso”.

La stanchezza delle culture e delle tradizioni viene altresì immediatamente sostituita dal benessere omologante, come ammoniva già Pasolini con la poesia della Tradizione (“Oh generazione sfortunata non potrai riandare a ciò che non avendo ricevuto non hai neanche perduto”)

Il Centro si è confrontato in questi mesi con diversi interlocutori, sia inerenti alla stagione del ’68 sia delle giovani generazioni, come preannunciato dal Programma 2017/18.
Daremo perciò vita a una serie di momenti e qui annunciamo il primo.

Il Centro Culturale di Milano ha invitato alcuni testimoni di quella stagione e persone significative nella società di oggi.

Aldo Brandirali, politico, già fondatore di “Servire il popolo”.
Nel 1968 era stato membro del Pci e di proposte alternative lancia la sua proposta politica e un giornale che ha fatto epoca Servire il Popolo, fino ad oggi stimato politico milanese.

Pier Alberto Bertazzi, professore di Medicina del Lavoro, di Comunione e Liberazione.
Allora giovane studente universitario, oggi docente di Medicina del Lavoro (una delle professioni nate dall’attenzione al lavoro di quegli anni); vive dall’interno la lacerazione di Gioventù Studentesca, il movimento studentesco più numeroso degli anni ’60 che, nella quasi totalità, prenderà la strada del nascente Movimento studentesco, e sarà tra i protagonisti della fedeltà all’intuizione iniziale dando vita a Comunione e Liberazione.

Luciano Pero, professore di Organizzazione presso il MIP del Politecnico, già leader del Movimento Studentesco (insieme a Mario Capanna uno dei tre studenti espulsi dall’Università Cattolica).
Piemontese, leader riconosciuto del Movimento Studentesco; dopo il passaggio a Filosofia in Statale si connette al nascente fenomeno della Silicon Valley, oggi docente e luminare in materia di innovazione aziendale. E’ lui il primo firmatario del documento che chiede di votare l’occupazione dell’ateneo milanese.

Ha coordinato
Giancarlo Cesana, una generazione successiva, è studente di Medicina che in quegli anni avverte una simpatia a sinistra con richiami alla proposta cristiana e aderisce negli anni ’70 a Comunione e Liberazione.

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