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Biassono (MB): Il Solco

Premio Annuale di Poesia in Dialetto Lombardo

Cerimonia di premiazione delle poesie vincitrici della 28° edizione del concorso per poesie in dialetto lombardo "Il Solco", promossa anche dal Centro Culturale "Passamonti". La cerimonia è stata presieduta da Maria Organtini, presidente del Cenacolo dei Poeti e Artisti di Monza e Brianza. Contributo video di Roberto Marelli, attore e giornalista.
L'intermezzo dialettale èbstato curato dalla compagnia teatrale La Rinascita - Biassono.

Le poesie del concorso “Il Solco” sono sempre un’occasione e uno spunto che ci costringono a riflettere sulla nostra esistenza e sulla realtà che, ogni giorno, assorbe il nostro impegno, le nostre energie e i nostri desideri.

In questa edizione, rispetto agli anni scorsi, abbiamo notato alcuni elementi di novità e di differenza che vorremmo sottolineare e proporre all’attenzione di tutti.

Leggendo le opere pervenute, è evidente la prevalenza della tematica descrittiva rispetto a una vena evocativa e malinconica. Infatti è divenuto più raro lo spazio lasciato alla nostalgia di ricordi del passato, lontani, spesso inutili per affrontare il tempo presente.

Un bisogno di vissuto, di esperienza reale, fa breccia tra le righe delle poesie e prorompe in tutto il suo acuto e profondo desiderio.

Il desiderio, anche se inespresso o a volte inconscio, è quello di affermare che ciò che si è vissuto, di cui si è fatto esperienza, permanga, non vada perduto, assuma una durata infinita, sia per sempre.

Emerge quindi il desiderio di trattenere le “Briciole di balsamo, emozioni/ ancora nelle mie mani/ che salvano il profumo e l’incanto/ della mia gioventù” e il tenero tentativo di risposta umana “Ora dentro una tiepida nicchia,/ li tengo racchiusi (i pensieri, ndr) nel cuore”.

E’ propria della natura umana la domanda che le cose belle sperimentate e le esperienze più significative possano “essere” per sempre. Se così non fosse, il nulla avrebbe il sopravvento e tutto ciò che si vive verrebbe trascinato, inesorabilmente, verso l’inutilità e quindi ultimamente verso la disperazione.  

Di fronte all’ampiezza di questo desiderio, non basta nemmeno sapere che “la vita generosa/ farà sempre rifiorire/ i suoi germogli” o che, di fronte al tempo perso nei silenzi, “Tornerà il sereno con parole nuove, dette sottovoce con la gentilezza di una volta”. Il pur grande miracolo della vita che continua, sarebbe poca cosa se costasse la cancellazione di quello che è venuto prima.

La vera questione allora è quella di domandarsi se esiste qualcosa o, meglio, Qualcuno a cui consegnare questo desiderio che non riusciamo a soddisfare con le nostre forze. Qualcuno che può donarci uno sguardo vero di fronte a quello che accade, anche se soffocato nei nostri limiti, errori e drammi (la speranza disattesa e la rassegnata constatazione che Nina non tornerà mai più nella poesia “Ti aspettavo questa notte”) e che ci faccia tornare a vedere tutto con gli occhi di un bambino (l’auspicio della poesia “Gli occhi di Ilaria”).

Ma non come ultima e perfida illusione “m’illudo di poter vedere anch’io,/ sempre, nel futuro,/ la bellezza della luce del mattino” ma come coscienza che tutto, veramente tutto, anche “l’accorante luce della sera/ che cala,/ del giorno che si spegne” ci è dato per il nostro bene, ci viene donato per un bene più grande.

Perciò quest’ultimo non andrà perduto, durerà per sempre. proprio come l’amore di Colui che ci ha creati, intessuti di questa natura infinita. Un amore paziente che ci attende per incontrarlo, ora e in ogni “momento”, così che possa compiersi il nostro desiderio nel cammino arduo e affascinante verso il nostro destino eterno.
(Centro Culturale Don Ettore Passamonti)


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