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Eventi

Cucciago (Co): Nel mare ci sono i coccodrilli

Monologo teatrale

Il Centro Culturale "Luigi Padovese" ha organizzato lo spettacolo "Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari" monologo teatrale tratto dall’omonimo libro di Fabio Geda, di e con Christian Di Domenico.

Racconto dello spettacolo
Muri e dialogo. Questo è il fil rouge di tutti gli eventi che il Centro Culturale "Luigi Padovese" propone quest’anno. Dialogo quindi …. con il protagonista di una drammatica e moderna Odissea narrata da Christian Di Domenico.
Il protagonista: un ragazzino afghano di dieci anni, Enaiatollah Akbari, di etnia hazara, costretto a fuggire – per volere di sua madre che non può più nasconderlo - dopo che suo padre è stato ammazzato e derubato da alcuni banditi. Enaiatollah inizia il grande viaggio, da solo, in compagnia delle sue paure, dei suoi desideri, delle sue fatiche, dei suoi primi sguardi sul mondo e sulla miseria degli uomini.
Passano i giorni, i mesi, gli anni. Enajatollah è costretto a muoversi ulteriormente, a spostarsi di stato in stato, ad abbracciare lavori improbabili e comunemente reietti da tutti. E ricorda. Ricorda la madre, che lo ha abbandonato per dargli un’opportunità di vita. Ricorda il padre che gli ha lasciato una lettera-testamento … bellissima, che lo aiuta a “metter radici” nella sua famiglia, nei suoi affetti, nelle sua storia. Ricorda il maestro, ucciso dai talebani davanti ai suoi occhi, perché insegnava, insegnava la vita e, si sa, imparare a vivere è una grande minaccia per ogni dittatura. Ricorda il suo compagno di banco e di giochi, il compagno di un’ allora “vita normale”, che alla fine potrà ritrovare.
E incontra. Incontra persone (poche) che gli tendono la mano. Incontra soprattutto la miseria degli uomini, la paura, il pericolo. Incontra la morte, che gli passa accanto, gli mostra il destino di altri che, come lui, hanno intrapreso il grande viaggio. E sogna. Sogna di vivere, prima di tutto. Perché vivere non è scontato. Sogna di arrivare in Italia, sogna … di poter sognare, come tutti i ragazzi.
E per raggiungerla, questa terra, affronterà la fame, il freddo, ripetuti soprusi, il mare, la solitudine. Arriverà a Venezia, a Roma ed infine a Torino dove, grazie al suo ex compagno di banco e di giochi, verrà accolto da una famiglia, una famiglia vera. Ed è qui che potrà coronare un altro suo grande desiderio: studiare. Negli anni di “pellegrinaggio” da un lavoro all’altro, tante volte aveva visto bambini andare a scuola, tante volte ne aveva visti altri giocare in cortile tra una lezione e l’altra, tante volte aveva semplicemente sperato di poter un giorno avere la stessa occasione, la stessa opportunità.
E alla fine queste speranze si realizzano. Una storia a lieto fine. Una storia vera. La storia di un ragazzo.
La cronaca ci parla del fenomeno dell’immigrazione come di un problema / risorsa; ci si occupa / preoccupa della sua gestione; se ne discute a livello politico, se ne discute fra amici ….
Noi invece abbiamo “incontrato” uno di loro, Enajatollah, lo abbiamo riconosciuto nel suo bisogno di vivere, di vivere con dignità. Nel suo bisogno di “terra”, terra buona, accogliente, capace di riempire quel vuoto di legami lasciati nella sua terra lontana. Lo abbiamo riconosciuto nel suo bisogno di un nuovo inizio. E anche noi gli abbiamo teso virtualmente la mano.
Così come ci ricorda Papa Francesco:
“E necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde alla “cultura dello scarto” – ad un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore”.



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