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Venezia: Cristiani e Musulmani nel mondo globale: un dialogo (im)possibile?

Visita guidata e incontro sul tema "Muri e dialogo"

Nel solco del tema di quest’anno "Muri e dialogo" il Centro Culturale "Luigi Padovese" ha organizzato un incontro a Venezia con esponenti di OASIS, Fondazione Internazionale per la reciproca conoscenza tra cristiani e musulmani, fondata da Sua Eminenza Angelo Scola nel 2004.

Il Centro Culturale Luigi Padovese ha organizzato una gita a Venezia per dialogare con il dott. Brignone della Fondazione OASIS. Al mattino, però, largo spazio al turismo: visita guidata alla Basilica di S. Marco per ammirare i mosaici illuminati, pranzo in compagnia e poi altra visita guidata alla Basilica della Salute.

Quindi, tutti pronti per il nostro incontro con OASIS.
La Fondazione è nata su sollecitazione dell’allora Patriarca Angelo Scola, nel lontano 2004; studia l’interazione e promuove la comprensione tra cristiani e musulmani all’interno del contesto globale, ormai caratterizzato da un crescente meticciato di civiltà e culture, con una speciale attenzione alle comunità cristiane in Medio Oriente, alle società a maggioranza musulmana in cui esse vivono, e all’Islam nella sua pluralità interna.
E proprio qui, con il dott. Brignone continua il nostro riflettere sul dialogo interreligioso …
A noi Cristiani perché interessa dialogare con i Musulmani?
Per varie ragioni: prima di tutto in Italia ci sono 3 milioni di islamici; poi la violenza jihadista ci interpella in modo drammatico; infine l’Islam è presente in modo peculiare, a differenza di altre religioni, perché ha visibilità pubblica, crea comunità. L’Islam in Italia è una presenza attiva, propone diverse iniziative culturali ed educative anche per i giovani, si fa notare quindi.
Per tutte queste ragioni ci interessa confrontarci con i Musulmani, anche perché l’Islam , smentendo di fatto la secolarizzazione della società, diventa un sfida culturale al mondo occidentale.
Perché noi occidentali ci sentiamo in pericolo? Perché abbiamo paura dell’Islam? Forse perché non abbiamo salvaguardato la nostra identità cristiana e ci ritroviamo insicuri, senza più radici, con una fede traballante di fronte a chi si ritrova forte di certe convinzioni.
Un altro grosso problema è quello della reciprocità: qui in Italia chiedono moschee, ma nei paesi arabi non si possono costruire chiese ed è difficile celebrare i propri culti.
In effetti c’è asimmetria al riguardo. Ma dobbiamo esserne fieri, perché se qui c’è libertà religiosa, ciò deve essere motivo di vanto per noi, e non merce di scambio.
Certo è difficile per le comunità cristiane che vivono nei paesi arabi ( in alcuni in modo particolare) esprimere la propria fede. Ma in alcuni stati, come in Libano (ora non più), esisteva una certa convivialità fra cristiani e musulmani ed anche una qualche circolarità di culto, soprattutto nei luoghi mariani cristiani, frequentati anche dai musulmani.
Come si è evoluto il rapporto fra le due religioni? Un excursus storico…
E’ stato faticoso e travagliato questo rapporto, fino al 1800. Finchè un grande personaggio ha cambiato il modo di guardare all’Islam: Charles de Foucald. Colpito dalla grande fede vissuta dai musulmani conosciuti in Marocco, si riavvicina lui stesso al cristianesimo con una conversione radicale. Chiamato a vivere nel deserto con i Tuareg di religione islamica, instaura con loro rapporti fraterni e di fiducia. Si apre una nuova strada: dal “parlare DEI musulmani” si passa al “parlare CON i musulmani”. Da allora si accede all’Islam dall’interno, ed esperienze di relazioni positive continuano .. ad esempio con i monaci di Tibhirine.
C’è quindi un ripensamento da parte della Chiesa, che ora mostra più stima nei confronti dell’Islam. Il Papa stesso sollecita una Chiesa in uscita, anche nel rapporto con le altre religioni, e sempre nel rispetto delle varie identità.
Nell’esperienza del popolo c’è la possibilità di dialogo. Cosa lo favorisce?
In alcuni paesi arabi si è proprio vissuto una certa convivialità fra le comunità, che ha portato addirittura alcune famiglie musulmane ad iscrivere i propri figli nelle poche scuole cattoliche presenti, dimostrando fiducia sia negli educatori sia nei principi educativi delle suddette scuole.
Quindi è il dialogo fra persone che favorisce il dialogo fra le religioni.
E come porci su alcuni temi di discussione, quali il presepe nelle scuole frequentate anche da bambini stranieri, il crocefisso nei luoghi pubblici…?
Questi sono problemi che ci poniamo soprattutto noi occidentali. La maggioranza degli islamici presenti in Italia è più interessata all’integrazione, al dialogo con lo Stato, a smarcarsi dal terrorismo. Questo interesse va sostenuto. Ad esempio coinvolgendoli in alcune iniziative e stimolandoli al confronto, senza rinunciare noi preventivamente ai nostri simboli culturali/religiosi. Dobbiamo imparare ad essere più propositivi. Ma anche più rispettosi, ad esempio su altri temi (richiesta di luoghi di preghiera, il velo…)
In Italia ci sono più sciiti o sunniti?
Tutti i musulmani osservano i cinque pilastri dell’Islam e condividono un libro sacro, il Corano.
Lo scisma fra le due principali confessioni nacque come una guerra civile e in seguito come una disputa di successione. Mentre la maggior parte della comunità islamica dà valore non solo al Corano, ma anche alla cosiddetta Sunna - ovvero alla tradizione (qualcosa di simile alla Tradizione e al Magistero della Chiesa Cattolica), e da essa deriva l’appellativo di Sunniti, gli Sciiti la rifiutarono, ritenendo rilevante solo il libro sacro.
In Italia sono maggioritari gli islamici sunniti.
Benessere e secolarizzazione …. anche per l’Islam?
In realtà, nei paesi arabi più ricchi l’Islam è diventato più radicale e integralista. Questo binomio viene quindi smentito. E proprio nel nostro occidente ricco (abbastanza) ma ormai povero di valori, si assiste alla crescita di conversioni alla religione musulmana, probabilmente per riempire un bisogno spirituale a cui la nostra società non sempre sa rispondere.

La conversazione si allarga su altri temi interessanti, ma in sintesi abbiamo imparato che
- la situazione dell’Islam è complessa e variegata
- il dialogo è possibile ed auspicabile
- la radicalizzazione in Europa nasce da una mancanza di valori e di significato del vivere che la nostra società manifesta
Perciò, non rinunciamo a ciò che siamo e approfondiamone la consapevolezza.




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