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Cucciago (Co): Preti dalla fine del mondo

Incontro con padre Josè Maria di Paola e Alver Metalli

Il Centro Culturale "Luigi Padovese" ha organizzato l'incontro "Preti dalla fine del mondo, viaggio tra i Curas-villeros di Papa Bergoglio", incontro con Padre Josè Maria di Paola (don Pepe) e Alver Metalli giornalista e scrittore. Testimonianza di un amico del Papa che dedica la vita ai poveri di Buenos Aires.

Padre Pepe, così viene chiamato da tutti, fa parte del “Gruppo di sacerdoti per le villas de emergencia di Buenos Aires” più comunemente chiamati “curas villeros”. Le villas sono insediamenti, spesso abusivi e sempre precari, analoghi alle favelas brasiliane, che sorgono nella zona periferica di Buenos Aires.
Questa esperienza viene raccontata nel libro di Premat Silvina “Preti dalla fine del mondo. Viaggio tra i curas villeros di Bergoglio” pubblicato nel 2012.
Don Luigi Ciotti nella prefazione di questo libro dice: “L’autrice racconta una storia di fede e civiltà che rappresenta un esempio preciso di come Papa Francesco vorrebbe la chiesa. I curas villeros testimoniano che il Vangelo compie l’umanità, il cristianesimo è lievito di una società più giusta, Cristo libera realmente ogni persona”. Continua don Luigi Ciotti nella prefazione: “A leggere questo libro mi è tornato in mente più volte quel passo della Evangelii Gaudium in cui il Papa scrive: “Preferisco una chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, che una chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”.

Cronaca dell'incontro
Padre Pepe Di Paola, cinquant’anni, è uno dei “curas villeros”, i sacerdoti delle baraccopoli che vivono la loro missione a Buenos Aires. Sono impegnati nelle “villas de emergencia” o “villas miserias”, agglomerati precari e di solito abusivi di case-baracche, simili alle “favelas” brasiliane. Nelle “villas” trovano rifugio migliaia di poveri e migranti che arrivano nella capitale argentina soprattutto da Paraguay, Bolivia e Perù.
Sorriso dolce, viso pacificante, questo sacerdote, che sembra uscire dal film "Mission", con i capelli lunghi e la barba un po' trasandata, lascia trasparire tutta la forza di una posizione umana chiarissima: la teologia dell’incontro, cioè il desiderio vissuto di incontrare Cristo, incontrando i più poveri. Già, i più poveri, gli emarginati dalla società produttiva, che possono soccombere alla droga e alla violenza, ma che al contempo esprimono-insegnano una religiosità ancora viva, radicata e una solidarietà fattiva.
E il suo esserci in mezzo a loro diventa una sfida. Ai narcotrafficanti e alla criminalità organizzata, prima di tutto. E diventa anche una speranza, soprattutto per i giovani. Una speranza che si concretizza in progetti di prevenzione, come ci dice Padre Pepe. La triade povertà-criminalità-droga è molto forte e le si può contrapporre solo un’opera di prevenzione sistematica ad ampio respiro, in grado di mostrare che la vita ha senso, e che questo si acquisisce per contagio, incontrando persone che trasmettono la gioia di vivere. Perciò, prima di tutto, una pedagogia della presenza. Avvicinandosi ai ragazzi, senza aspettare che siano loro a bussare alle porte delle istituzioni e della Chiesa. Una “Chiesa in uscita”, allora. Come insiste Papa Francesco. Avvicinarsi, percorrere i quartieri, ascoltare, incontrare è il primo passo imprescindibile. Alla sequela di … San Giovanni Bosco. … Con una cappella in ogni quartiere, perché dove si incontra Cristo si scopre una vita piena di senso. … Con centri di recupero per tossicodipendenti. … Con centri di sostegno scolastico. … Con centri sportivi, perché lo sport può diventare scuola di vita, può diventare passione, può insegnare spirito di gruppo e spirito di appartenenza. … Con scuole professionali (falegnameria e stamperia…) … Con centri ricreativi e campeggi estivi.
Padre Pepe ci ha raccontato, ci ha testimoniato una Chiesa in uscita. E’ stato un incontro spiazzante, che ha suscitato diverse domande dal pubblico: sulle relazioni con i politici, sul pericolo delle sette molto presenti in Argentina, sul rapporto povertà-giustizia.
E ancora ci ha fatto riflettere sul nostro personale-uscire, sul nostro personale-andare verso le periferie (le periferie esistenziali nostre e le periferie di chi incontriamo) per guardare la realtà da un altro punto di vista … perché la realtà si vede meglio quando “ci decentriamo”, come ci ricorda Papa Francesco.



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