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Palermo: Henri Cartier-Bresson Fotografo

Visita guidata alla mostra forografica

Il Centro Culturale "Il Sentiero" ha organizzato la visita guidata alla mostra fotografica “Henri Cartier-Bresson Fotografo”, allestita presso la Galleria d’Arte Moderna di Palermo, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo e organizzata da Civita in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum Photos Parigi.
140 scatti del grande maestro francese, un’occasione unica per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, verso la realtà.
Ognuno di noi, cambia ontologicamente, fisicamente, a seconda di ciò che vede. Ma come dice lo stesso Cartier-Bresson nei suoi scritti, è la scelta che contraddistingue il fotografo. Questa è la grande, drammatica responsabilità di ogni fotografo, come di ogni uomo: la scelta di ciò su cui posare lo sguardo.

Cronaca della visita:
Venerdì 17 novembre Il Centro Culturale "Il Sentiero" ha proposto la visita alla mostra "Henri Cartier-Bresson Fotografo" alla Galleria d'Arte Moderna di Palermo. La mostra, promossa dall'assessorato alla Cultura del Comune di Palermo e organizzata da Civita in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson, propone un viaggio in 140 scatti selezionati dall'editore Robert Delpire, che l'allestimento curato da Curti e Andrea Holzherr per conto di Magnum rende avvincente ed efficace. C'è infatti il giusto spazio per concedersi un silenzioso incontro con lo sguardo di Cartier-Bresson sull'Europa, la Cina, la Russia, l'Italia, attraverso le diverse sezioni tra cui di tanto in tanto prende la parola lui stesso: oltre al video-documentario che fa parte della mostra, stralci di appunti di pugno dello stesso fotografo "mettono a fuoco" il suo gesto, il suo scatto. Quel silenzio che per HCB è imprescindibile per attendere "il momento decisivo" ("The Decisive Moment" 1952), ossia quel momento che la macchina fotografica - il suo taccuino, come lo definiva lui - consegnava l'istante all'eternità. Decisivo è il momento in cui si mostra il significato, che è per sempre. La parola che forse descrive meglio lo sguardo di Bresson è attesa, non certo fotografia per la quale ripetutamente lui si dichiara disinteressato.
“Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice” "Per parlare di Henri Cartier-Bresson - afferma Denis Curti, curatore della mostra - è bene tenere in vista la sua biografia. La sua esperienza in campo fotografico si fonde totalmente con la sua vita privata. Due episodi la dicono lunga sul personaggio: nel 1946 viene a sapere che il Moma di New York intende dedicargli una mostra postuma, credendolo morto in guerra, e quando si mette in contatto con i curatori, per chiarire la situazione, con immensa ironia dedica oltre un anno alla preparazione dell'esposizione, inaugurata nel 1947. Nello stesso anno fonda, insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert la famosa agenzia Magnum Photos. Cartier-Bresson è un fotografo destinato a restare immortale, capace di riscrivere il vocabolario della fotografia moderna e di influenzare intere generazioni di fotografi a venire".
Ancora più vere ci sembrano ora le parole di Chiaramonte: La fotografia, il cinema, la televisione sono potuti nascere in Occidente non perché noi siamo dei geni, ma perché in noi è potuta crescere una categoria esistenziale concreta del tempo istantaneo: noi, avendo il dono di Cristo morto e risorto, possiamo vedere il mondo alla luce della Resurrezione, e allora il tempo concreto, il concretissimo spazio della mia vita, diventa eterno perché vive di questo Altro al di là del quadro. Certamente Cartier-Bresson, da vero fotografo sa che la macchina che gli non è indifferente, racchiude un destino. Sa che fotografare il mondo è certamente fotografare la morte. Nel mondo esiste la morte e la morte è presente nelle sue fotografie e nei suoi disegni, ma con una certezza: che nell'uomo, in chi fa la foto e in chi la vede, vive un destino unico. E più forte di ogni morte, di ogni disperazione vive la necessità' della memoria, del tempo istantaneo, quindi la speranza cosciente o inconscia della Resurrezíone. Nessuno può fotografare senza questa fede. Cartier-Bresson, pur contemplando la morte, non è mai corresponsabile dello stesso gesto che la morte procura. Si mette a lato, si confronta col mistero e con quella scala, quel desiderio di eternità che è indelebilmente scritto nella nostra immagine. E per tutta la vita è andato alla ricerca dell'immagine eterna che dentro di noi vive.”


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