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Cucciago (Co): Turchia. Tra incertezza e speranza

Incontro con mons. Paolo Bizzeti e Domenico Quirico

Il Centro Culturale "Luigi Padovese" in collaborazione con l’ Unità Pastorale Cucciago Senna ha presentato il quarto incontro del ciclo “Miracoli non parole” con la testimonianza di mons. Paolo Bizzeti, Vicario apostolico dell'Anatolia e di Domenico Quirico, inviato speciale de La Stampa.

Turchia …..e Mons. Luigi Padovese, Vescovo martire, ucciso in quella terra che fu terra-madre delle prime comunità cristiane. Turchia …. uno dei paesi più popolosi e importanti che unisce il continente europeo a quello asiatico e che da tempo è al centro delle relazioni internazionali … Perché musulmano, ma alla ricerca di un suo equilibrio democratico (oggi ancora più discusso). Perché meta dei profughi provenienti dal Medio Oriente. Perché terra-vittima di attentati e di repressioni dittatoriali. Perché sede di interessi economici sopranazionali.
Ma allora cosa sta succedendo in Turchia? E ancora … come vive lì l’esigua minoranza dei cristiani? Quale testimonianza danno nel loro paese e al mondo intero? Quale radicalità dobbiamo maturare noi per essere certi come loro, nel nostro mondo occidentale dove stanno crollando anche le evidenze più naturali?


Cronaca dell'incontro
Un evento importante, quello organizzato dal Centro Culturale Luigi Padovese a Cucciago il 27 maggio. Importante, per conoscere il Vescovo successore di Mons. Padovese, a cui è intitolato il Centro Culturale, e per capire quali sono le sfide che la Turchia pone ai cristiani e all'Europa. E soprattutto, un vero incontro: Mons. Paolo Bizzeti, Vicario Apostolico dell’Anatolia, risponde alle nostre domande e fa domande alla nostra vita.

Come vive la sua nomina di Vescovo in Turchia dopo l'uccisione di don Santoro e di Mons. Padovese. Quali ragioni la sostengono?
Prima di tutto, un debito di gratitudine verso quelle prime comunità cristiane che da duemila anni custodiscono il credo annunciato da San Paolo fra mille difficoltà. Poi il desiderio di riequilibrare “un’ingiustizia”: i cristiani dell’Occidente hanno molteplici occasioni per crescere nella fede e invece spesso vivono come addormentati … In Medio Oriente, invece, aumentano i catecumeni e la testimonianza di fede diventa più consapevole, proprio perché più difficile.

Che cosa si aspettano queste comunità da noi occidentali?
I nostri cristiani si sentono un po’ abbandonati e anche traditi dagli occidentali.
La nostra gente non dimentica. Alla fine della prima guerra mondiale hanno diviso la Turchia e dopo il Trattato di Losanna del 1923 si è passati da una presenza cristiana del 19% al 4% perché i cristiani ortodossi sono stati mandati in Grecia. La nostra gente ha paura delle politiche occidentali.
E soprattutto …. ai proclami non corrispondono i fatti. Ci sono grandi poteri extraeuropei che mirano alla destabilizzazione del Medio Oriente, iniziata tempo fa con le due guerre del Golfo. Prevalgono interessi economici, commercio di petrolio, traffico d’armi … E in questo “gioco”di poteri l’Europa si dimostra debole. E poi c’è il grande problema dell’Isis …L’Isis non ha un grande potere intrinseco. Si sostiene con la complicità di altri poteri. L’Isis fa paura e ha il fascino ambiguo della paura, ma è un fascino che in realtà copre, riempie un vuoto, un vuoto di ideali.
Don Julián Carrón, docente dell’Università Cattolica, ha detto : “I problemi non li creano gli altri, gli altri ci rendono coscienti dei problemi che abbiamo”…

E infatti l'Occidente è di fronte a una crisi antropologica. Si sta perdendo il gusto, il senso della vita: c'è depressione, chiusura, denatalità, popolazione anziana. Abbiamo perso la consapevolezza delle nostre radici e della forza della nostra cultura; non ci chiediamo più qual è la nostra missione nel mondo …
E poi c'è un problema anche nella Chiesa: la Chiesa italiana è spesso chiusa, dobbiamo costruire ponti e collegare comunità. Ad esempio, in Anatolia si fanno cose che nel resto del mondo non si riesce a fare: si celebra la Pasqua insieme fra cattolici e ortodossi, si vive l’unità nella diversità; in un convento di cappuccini alcuni locali vengono utilizzati da una scuola musulmana laica e l’interazione tra la scuola e la parrocchia funziona bene …

E infine, come viene ricordato Mons. Padovese?
Lo ricordano come un uomo buono, di grande fede. Ma non si è ancora andati a fondo nel cercare la verità sulla sua uccisione, che probabilmente non è da ricondurre solamente a motivi religiosi.

Ci fa conoscere il suo motto, Mons. Bizzeti: Rab Sizinle – Il Signore è con voi in lingua turca. E quest’incontro ne ha dato testimonianza.
(C. Pagani)


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