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Casale Monferrato (Al): Govindo il dono di Madre Teresa

Presentazione del libro di Marina Ricci

Presentazione del libro dal titolo "Giovindo. Il dono di Madre Teresa", di Marina Ricci. Il Centro Culturale "Alberto Gai" vuole così presentare la mostra dal titolo "Madre Teresa. Vita, spiritualità e messaggio" che verrà esposta dal 25 febbraio al al 5 marzo 2017. La mostra che è stata realizzata in occasione della manifestazione “Meeting per l’Amicizia fra i popoli”, anno 2016, offre un percorso attraverso la vita e la spiritualità della suora albanese nata a Skopje nel 1910 e morta a Calcutta nel 1997.

Cronaca dell'incontro
«La vita di ognuno è attraversata da possibilità che vale la pena non lasciarsi sfuggire, perché Dio si manifesta così.» Con queste parole si può riassumere la testimonianza di Marina Ricci, giornalista, per vent’anni vaticanista del Tg5, che a un certo punto della vita si è trovata di fronte a un treno in corsa e ha deciso di saltarci sopra al volo. Adesso, a due decenni di distanza, riflette sulla decisione di allora e può affermare, fatti alla mano, che quel treno proprio non lo doveva perdere, perché ha rappresentato l’occasione per riafferrare la propria vita e il suo significato.

«Quando sono stata mandata a Calcutta per la prima volta dal mio direttore Enrico Mentana per seguire da vicino la malattia di Madre Teresa e visitare le case delle Missionarie della Carità, il primo impatto con la città è stato devastante. Vedere da occidentale tutta quella gente vivere per strada – che significa cucinare, mangiare, dormire, fare i propri bisogni per strada – mi faceva provare un senso di vergogna. Di fronte a tanta povertà, nacque l’idea, condivisa da mio marito, di dare la disponibilità per adottare un bambino dell’orfanotrofio di Madre Teresa, benché la gestione famigliare, con quattro figli naturali, fosse già impegnativa. Le suore mi proposero un bambino “di quelli che nessuno vuole”, un bambino handicappato. Lì mi trovai di fronte a un bivio: rifiutare, d’altronde ero una madre con un lavoro che mi costringeva a stare spesso lontano da casa, o dire di sì e accogliere mio figlio Govindo. Appoggiata da mio marito ma con non poca fatica decidemmo di andare avanti. Ero in un periodo in cui mi sentivo inquieta, perché la mia vita era caduta nella routine ed ero finita in quella specie di limbo in cui non sei né ateo né praticante. Ma io avevo chiaro che volevo stare di nuovo con Gesù Cristo. E, accogliendo Govindo, noi e i nostri figli abbiamo fatto l’esperienza di avere Gesù Cristo in casa. E non siamo stati eroi, abbiamo solo risposto con fatica a una possibilità per la nostra vita. “La vita con Govindo – disse mio marito al funerale di nostro figlio – è stata drammatica, misteriosa e bellissima.” La cosa più grande che Govindo mi ha insegnato è che noi siamo un grande bisogno di essere amati, lui in modo semplice rendeva evidente questa struttura umana che è propria di tutti: con tutte le sue difficoltà motorie, quando instaurava un rapporto bello, vero, con un terapista arrivava a fare cose inaspettate, quando si sentiva amato riusciva a compiere gesti su cui nessun medico avrebbe scommesso. D’altro canto Madre Teresa sosteneva che la povertà e la sofferenza più grandi non sono quelle fisiche, ma il sentirsi non voluti, soli, abbandonati.»

Al termine del racconto, ascoltato da un pubblico rapito e fortemente partecipe, c’è stato ampio spazio per le domande all’autrice. Come riconoscere nelle persone in cui mi imbatto Gesù che mi viene incontro? Come hanno vissuto i fratelli insieme a Govindo? Cosa permane di lui nella famiglia Ricci ora che è morto? Come si posero amici e parenti di fronte alla scelta di questa adozione? L’autrice, senza risposte preconfezionate, ha raccontato episodi di vita: l’evidenza che durante i suoi giorni a Calcutta ci fosse Qualcosa di diverso da lei che stesse gestendo la sua vita, ammettendo però che nella quotidianità sia difficile mantenere con costanza questa chiarezza; il racconto della gioia dei fratelli nella vita con Govindo, e benché alla gioia fosse sempre abbinata una buona dose di fatica, non mancava mai la certezza che Govindo fosse un bene per tutti loro. Oggi il fatto che una delle figlie sia consacrata, un’altra lavori per una ong e altri due studino per diventare terapisti, significa che Govindo ha lasciato un segno. E anche la chiesa gremita al suo funerale è stata un segno, per molti Govindo ha significato qualcosa di importante, benché a priori tutti i parenti e gli amici avessero dipinto scenari a dir poco drammatici immaginando l’arrivo del nuovo figlio nella vita della famiglia Ricci.

Prima di chiudere la serata, c’è stato ancora il tempo per due parole sulla mostra “Madre Teresa. Vita, spiritualità e messaggio”, curata dalla stessa Marina Ricci insieme alla postulazione per la causa di canonizzazione di Madre Teresa. La mostra, che sta già suscitando un vivo interesse nelle scuole e nei gruppi parrocchiali, sarà visitabile gratuitamente fino al 5 marzo nella chiesa di Santa Caterina, in piazza Castello. È aperta tutti i giorni dalle 9 alle 13 e al pomeriggio su prenotazione al numero 338.9225978.


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