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Succivo (Ce): Un gobbo snob

Spettacolo teatrale con Gianni Aversano

"Un gobbo snob. Esilio napoletano dell'insaziabile Leopardi", una drammatica farsa fiorita di poesie e canzoni di e con Gianni Aversano, Peppe Papa e Domenico De Luca, regia Franco Palmieri.

L’idea nasce dal libro “Leopardi a tavola. 49 cibi dalla lista autografa di Leopardi a Napoli”, adeguatamente integrato dalle informazioni sul poeta contenute nei saggi del Prof. Raffaele Urraro, innestate in una Napoli nobile e lazzarona con canzoni antiche e recenti che ne trasmettono il “feeling”

In scena, Pasquale Ignarra (interpretato dallo stesso Aversano), il cuoco di casa Ranieri, che negli ultimi quattro anni di vita del Leopardi lo segue fedelmente nei suoi “traslochi” e nei suoi smodati desideri culinari. Con lui, un immaginario operaio dei traslochi (Peppe Papa) con cui dialoga su strane abitudini, innumerevoli malattie, peculiari quotidianità del giovane conte, ma anche della poetica musicale e della grande forza “prometeica e rivoluzionaria” di un uomo alquanto malmesso.

Leopardi non appare in scena, se non in una silhouette durante la lettura della sue lettere al padre (voce di Andrea Soffiantini), ma nei dialoghi tra i due protagonisti emerge forte la presenza del genio letterario “maledetto, gobbo e snob” – secondo la definizione del suo nemico Tommaseo – e dell’uomo Leopardi, mai cosi vicino ad una vitalità sempre solo desiderata.

Lo spettacolo si snocciola tra aneddoti sulla vita e notizie inedite, tutte riportate in maniera corretta e sempre con “leggerezza”, divertenti “riletture” di poesie conosciute e no, canzoni napoletane “leopardiane” (accompagnate alla chitarra da Domenico De Luca), citazioni edoardiane e del teatro dell’arte e tanto altro ancora…

Un riuscito tentativo di calare Leopardi nella Napoli nobile e plebea rappresentata dai vari tipi di canzoni e forme teatrali saltando, senza timore, dalla trivialità popolare alla poesia alta.

Napoli – con la sua malinconia, il suo sarcasmo anti ottimistico, lo sberleffo all’autorità, la passione amorosa dolce e amara , la contemplazione del panorama notturno, l’eterna lotta col mistero della vita , i piaceri della buona tavola – si ritroverà come città leopardiana, e don Giacumino, si rivelerà inaspettatamente, come un autentico Napoletano

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