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Forlì: Lejeune e la scoperta della trisomia 21

Incontro con Pierluigi Strippoli

Il Centro Culturale "La Bottega dell'orefice" è stato tra gli organizzatori dell'incontro dal titolo "Jerome Lejeune, la scoperta della Trisomia 21 e la ricerca di una cura per la sindrome di down" con la partecipazione di Pierluigi Strippoli, professore di Biologia applicata all'Università di Bologna.
E’ stato un evento in cui abbiamo sperimentato cosa diceva Julián Carrón nel saluto inaugurale della nuova sede del Centro Culturale di Milano a Settembre: « Che il centro culturale sia uno spazio umano dove la libertà sia custodita, dove il contributo di ciascuno sia stimato e valorizzato come un bene che rende tutti più ricchi». E’ stato così per noi: il centro culturale si è messo a servizio di alcuni amici che hanno desiderato l’incontro con il Professor Strippoli che, sulla scia degli studi di Lejeune continua il suo lavoro sulla trisomia 21. La scintilla è stata il desiderio di una amica (Elisabetta) a cui un anno fa è nato un figlio con la sindrome di down di incontrare altre famiglie con cui condividere questa avventura. Ha coinvolto innanzitutto il marito, vari amici e il centro culturale che è stato assolutamente sussidiario alla loro iniziativa. Così, proprio come diceva Carron, abbiamo fatto esperienza di uno spazio umano all'interno del quale ognuno ha potuto liberamente mettere in gioco la propria creatività per generare un bene per tutti, fino a condividere questo spazio umano con tutti i partecipanti.
Abbiamo visto questi amici muoversi con un entusiasmo e una attenzione ai particolari commoventi. L'incontro è stato tutto impostato sul desiderio di comunicare una esperienza, quella di alcuni genitori con i loro bambini e quella del Professor Strippoli, così carica di umanità, di attenzione alle persone e di come la sua ricerca sia determinata dall'incontro imprevisto e imprevedibile con Lejeune. Sempre Carrón diceva "Se la libertà è al centro del vostro lavoro, risulterà evidente che la vostra originalità non consiste in una verità che possedete e volete inculcare negli altri, ma nel documentare attraverso incontri, spettacoli e mostre una verità che avete scoperto e che attrae perché ha il volto della bellezza, che mai si può imporre con la forza.". La bellezza disarmata di una esperienza è stata proposta alle 330 persone presenti. Alla fine, proprio per questo desiderio di incontrare le persone è stato organizzato un buffet e la gente è rimasta per un'ora dopo l'incontro per continuare a dialogare. Come notava una amica alla mostra: quanto bisogno ha la gente di un luogo dove sentirsi accolta!
Erano presenti anche diverse famiglie con figli down e anche alcune donne incinta di bimbi down, cariche di domande, dubbi e in alcuni casi paura del futuro. A queste persone non è stato fatto il solito discorso pro-life ma è stata proposta alla loro libertà una esperienza di Bellezza, una possibilità di speranza, un abbraccio. E' stato l'inizio di un processo che sta continuando nel rapporto di tanti di loro con Elisabetta e gli altri amici.
(Centro Culturale "La Bottega dell'Orefice, Forlì)

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