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Palermo: Steve McCurry Icons

Visita guidata alla mostra in corso alla GAM

Il Centro Culturale "Il Sentiero" ha organizzato la visita guidata alla mostra in corso alla Galleria d'arte moderna, dal titolo "Steve McCurry Icons. Dietro un'icona c'è sempre una persona vera."

Steve McCurry. Icons – Palermo Galleria d’Arte Moderna

Proponiamo di visitare questa mostra per conoscere un po' di più noi stessi e la realtà, anche una realtà lontana da noi, seguendo lo sguardo di Steve McCurry attraverso i suoi scatti.
La fotografia rivela il volto del nostro tempo e suggerisce il valore del punto di vista. L’occhio del cuore e l’occhio che vede.
Oggi la cultura è spesso ridotta allo svago, all'intrattenimento, qualcosa che non ha nessi con le domande e ai bisogni che toccano la vita. Noi pensiamo che misurarci con l’esperienza e ricercarla costituisce il modo più vero per incontrare l’umano. Una ricerca che diventa possibile solo facendo leva su quella sorgente di verità che c’è in ognuno e sulla religiosità, intesa come ricerca del significato ultimo, che ci accompagna. In tutti gli eventi che abbiamo presentato in questi anni, dalle mostre di autori contemporanei come Andy Wharol, Burri, a quelle di pittori dei secoli passati, abbiamo imparato a conoscere una modalità originale di guardare il reale attraverso l'espressione artistica dei singoli artisti. La persona, invece, nella nostra epoca, non è contemplata come strumento di conoscenza e di cambiamento, essendo riduttivamente intesa la conoscenza come riflessione analitica e teorica, e il cambiamento come prassi e applicazione di regole.
La mostra dedicata a uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, arriva in Sicilia, promossa dalla GAM di Palermo.
«Già il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile». Ed è appunto senza confini la sua mostra: un viaggio lungo decenni, con oltre 100 tra le sue migliori fotografie realizzate nei suoi viaggi tra India, Afghanistan, Pakistan e tanti altri scatti che immortalano paesaggi, persone e città realizzati in giro per il mondo. E Steve McCurry, tramite la sua arte, ha raccontato alcun fatti storici che hanno segnato il mondo. Proprio durante il periodo dell’invasione russa in Afghanistan, nel campo profughi di Peshawar, in Pakistan, nel 1984 fotografò Sharbat Gula, la giovane ragazza afghana di appena 17 anni alla cui foto, diventata la sua foto-icona, diede il nome de “La Ragazza Afghana”, l'indimenticabile ragazza dagli occhi verdi smarriti e fieri, accentuati dal logoro velo rosso cupo, drappeggiato, che le circonda il viso e le ricade sulle spalle, passata alla storia come la "Monna Lisa della guerra afgana, per il suo sguardo che sintetizza disperazione e bellezza.
McCurry si concentra sulle conseguenze umane della guerra, mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio ma, piuttosto, sul volto umano. Egli è guidato da una curiosità innata e dal senso di meraviglia circa il mondo e tutti coloro che lo abitano, ed ha una straordinaria capacità di attraversare i confini della lingua e della cultura per catturare storie di esperienza umana. "La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l'anima più genuina, in cui l'esperienza s'imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell'essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità".
E’ la ricerca del senso a guidare sempre la mano di McCurry, per il quale: “il significato, il senso, deve sempre avere la priorità”. L’uso sapiente della luce, la composizione degli elementi, le sfumature del colore, completano l’armonia della sua narrazione, che si tratti di Sharbat Gula, diventata adulta e segnata dalla vita, ritrovata dopo anni di ricerche nel 2001, o del gioco del pallone o dei riti religiosi, arcaici, propiziatori. McCurry scava la realtà alla ricerca dell'immediata compartecipazione emotiva. Così trova negli sguardi feriti dell'umanità e nei piccoli gesti, che al di là delle differenze di costumi e culture uniscono le persone di fronte al mistero della vita, i motivi di una solidarietà universale fra i popoli. Spesso le meditazioni avvengono in armonia con la natura circostante. E quando uno sguardo attento, misurato e ricettivo si posa sulle meraviglie sfaccettate di un territorio il risultato non può che essere di mirabile bellezza. Tra le fotografie esposte è da segnalare anche quella che ritrae Aung San Suu Kyi, l’attivista birmana Premio Nobel per la Pace nel 1991, la foto di un giovanissimo combattente afghano scattata a Kabul, alcuni momenti dei bombardamenti della città di Herat, sempre in Afghanistan; alcuni stupendi panorami scattati a Rio de Janero e in Birmania e tanti altri molto interessanti. Oltre alle fotografie è proiettato un documentario di National Geographic che racconta la ricerca e il ritrovamento di Sharbat Gula.

"Dietro un'icona c'è sempre una persona vera"
L'icona (dalla parola greca eikón che significa "immagine) nell'immaginario collettivo odierno è solo un simbolo, come in informatica, o una rappresentazione di realtà astratte. I costruttivisti e i suprematisti approdano all'astrattismo, nell'evidente debito verso l’icona, così come Vassili Kandinskij crea programmaticamente l’astrattismo a partire dall’esperienza delle icone.
Per Stive McCurry si tratta invece di immagini che rappresentano persone e luoghi veri; come Andy Warhol che si è ispirato, per esplicita ammissione, all’icona russa, le cui immagini ritraevano personaggi reali (Marilyn Monroe) o cose di uso comune (Zuppa Campbell). E' interessante che Steve McCurry abbia recuperato il significato dell'Icona come raffigurazione di una persona vera, Sharbat Gula , assunta come simbolo della guerra in Afghanistan.

Se sulla pellicola si imprime una traccia del fotografo che «mette sullo stesso asse l’occhio, la mente e il cuore», come diceva Henri Cartier Bresson, di Steve McCurry si può dire che è un autore di una grande e profonda umanità: è quell'uomo che durante la guerra di Cipro, piange, incappando nel corpo dilacerato di una ragazza, come riferisce il giornalista Domenico Quirico “E' attraverso la commozione che si sviluppa il passaggio fra la conoscenza e l’esperienza. Se non condivido non capisco, e non ho il diritto di raccontare. Noi occidentali ci vergogniamo di commuoverci. Ma io posso raccontare solo ciò che ho attraversato. Io racconto il dolore degli uomini, che è qualcosa di straordinariamente delicato, che posso toccare solo con la punta delle dita…”
"La fotografia è una piccola voce, nel migliore dei casi. Tuttavia qualche volta – solo qualche volta – una fotografia o una serie di fotografie possono farci prendere coscienza di un avvenimento. Molto dipende dall’osservazione; alcuni possono trarre un’emozione capace di farli pensare. Alcuni – forse molti – fra di noi possono venir provocati a usare la ragione, a riportare sulla strada giusta qualcosa che era sbagliato e possono addirittura consacrarsi alla ricerca di una cura per una malattia. Altri possono forse provocare più comprensione e più compassione per quelle vite che sono estranee alle nostre. La fotografia è una piccola voce." Come dice il fotografo Eugene Smith.


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