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Milano: Cosa piove dal cielo?

Proiezione del film di Sebastián Borensztein

Per l’edizione 2012 della fortuna rassegna milanese “È ora di andare al cinema” il Centro Culturale di Milano e l’associazione Sentieri del Cinema propongono una silloge sul tema“Riprendere il cammino”. Cinque pellicole, tutte molto recenti, attraverso le quali si vogliono mettere in luce quali sono quei fattori che permettono di ripartire, di riprendere il cammino dopo una crisi. Una crisi che può essere quella finanziaria globale (The Company Men) che innesca per molti la perdita del proprio lavoro e delle proprie certezze (Le nevi del Kilimangiaro e Giorni e nuvole), oppure una crisi personale (50/50 e Paradiso amaro) dove l’insorgere della malattia e della sofferenza costringe ognuno a chiedersi cosa vale veramente. Cinque storie molto diverse - raccontate da registi con tradizioni e sensibilità altrettanto diverse - tutte accomunate da una sottile ma incessante ricerca di quei punti saldi ai quali poter affidare la vita.
Il film che chiude la rassegna Riprendere il cammino, è il recente COSA PIOVE DAL CIELO? di Sebastián Borensztein. Un' opera "imperdibile" davvero poco vista in Italia. Spiazzante fin dall' esordio (con una mucca che precipita dal cielo), si tratta di un film curioso e intelligente, con una riflessione non scontata sul senso dello stare insieme.
(Centro Culturale di Milano)
Cosa Piove dal cielo?, Aargentina, 2011. Prologo oscuro: due innamorati insieme in barca, una mucca casca dal cielo (!) e sfonda il natante. Buenos Aires: Roberto (il grande Ricardo Darìn, già noto al pubblico italiano per Il segreto dei tuoi occhi) è un cinquantenne solitario con un piccolo negozio di ferramenta. Passa giornate scandite dalle stesse immutabili abitudini: la visita alla tomba dei genitori, la scortesia nei confronti di clienti, le recriminazioni verso i fornitori (è capace di contare tutti chiodi in un pacco e fare telefonate di fuoco al rivenditore se ne manca qualcuno), la lettura dei quotidiani per ritagliare articoli su piccoli fatti assurdi, la luce spenta puntualmente quando la sveglia scatta sulle 23. Anche Mari, una vecchia fiamma conosciuta in campagna e venuta apposta a Buenos Aires per incontrarlo, non sembra scalfire la sua scontrosità. Una sera l'uomo vede un giovane cinese buttato in mezzo alla strada da un taxi. Forzando il suo solito comportamento, Roberto aiuta Jun (questo il nome del giovane), venuto dalla Cina per cercare uno zio che dovrebbe risiedere a Buenos Aires. Ma lo zio non si trova all’indirizzo indicato, e anche nella locale Chinatown nessuno sembra conoscerlo. Così Jun alla fine è ospitato da Roberto, che cerca però in tutti i modi di liberarsene. Gran parte del film è dedicata proprio a questo strano e complicato rapporto: Jun si esprime solo in cinese e Roberto in spagnolo; per capirsi usano i gesti o hanno sempre bisogno di qualche negoziante cinese o del ragazzo delle consegne a domicilio che faccia da interprete. Nonostante Jun sia discreto, gentile e cerchi di assecondare i desideri del padrone di casa, Roberto sembra tetragono nella sua misantropia, una posizione che solo in un lungo colloquio (con l’ausilio del garzone interprete) svelerà le sue ragioni. Curioso e ben lontano da ogni sentimentalismo Cosa piove dal cielo parla dell’incontro apparentemente impossibile tra due persone di lingua e culture differenti, svelando nel profondo posizioni e stati d’animo (il preconcetto, la paura, la certezza delle proprie idee) che solo gli innocenti come il disarmante Jun, ma anche la saggia Mari riescono a superare; un percorso molto più sofferto e doloroso toccherà invece a Roberto. Ma sorprende anche l’ironia e le piccole cose che il film volutamente adopera per insinuare che la vita non sia poi così priva di senso come sembra a chi sfoglia i giornali solo alla ricerca di conferme. C’è qualcosa di grande che unisce non solo la Cina e l’Argentina ma, misteriosamente, ognuno di noi.
(Giuseppe Musicco)

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