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Gallarate (Va): La canzone del sangue

Presentazione del libro di Giovanni Ricciardi

Il Centro Culturale "Tommaso Moro" invita alla presentazione del giallo “La canzone del sangue” di Giovanni Ricciardi (Fazi Editore, 206), durante la XVII Edizione Duemilalibri. Insegnante di greco e latino in un liceo romano, Giovanni Ricciardi è autore di sei gialli che hanno come protagonista il commissario Ottavio Ponzetti: durante la manifestazione Duemilalibri verrà a presentare il suo ultimo lavoro pubblicato dal titolo “La canzone del sangue”, una storia che questa volta si svolge in Sicilia e che ruota attorno alla canzone “Vitti ‘na crozza”. Lo spunto per invitarlo è venuto da un suggerimento di Mons. Massimo Camisasca, vescovo della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e suo grande estimatore , ma la lettura dei suoi libri, per chi lo ha fatto, ha rappresentato una scoperta sorprendente e istruttiva.
Ricciardi, che è stato a lungo collaboratore del mensile “30 giorni”, è un autore colto, ma che non fa pesare questa sua profondità. Le sue storie parlano di persone normali e della vita di tutti i giorni, sono ricche di riferimenti letterari (Manzoni, Gadda, Dante, Pavese, Buzzati, …) e musicali, con molta attenzione anche ai temi della scuola (ed alle problematiche che lì si vivono) e della famiglia.
La scrittura è leggera, rotonda e non spigolosa, mai noiosa o addirittura volgare nella espressione. Certo, l’uso frequente del latino (d’altra parte lo insegna tutti i giorni) da una parte, o la parlata strettamente romanesca del fido collaboratore (ma soprattutto, amico) Iannotta, dall’altra, potrebbero creare qualche elemento di disturbo allo scorrere delle frasi, ma in realtà non è così.
Nei suoi racconti, pur essendo classificati come gialli, non ci si compiace della violenza (anche se i morti ci sono); non si avverte quasi mai il senso della paura, anzi, si sente la presenza di forze provvidenziali; il suo commissario è un uomo vero, non sempre perfetto, attento osservatore della realtà quotidiana della sua città (Roma), mai alla ricerca della sensazione e dello scoop, capace soprattutto di guardare le cose e le persone con uno sguardo accogliente e senza condanne preventive.
Per Ricciardi “non tutto è affidato al caso e il male non ha l’ultima parola”: i racconti (sono parole dell’autore) “finiscono per essere un po’ gialli dell’anima, nei quali valgono di più il ragionamento e la riflessione che non i fatti che accadono”.
I suoi romanzi, come dice Mons. Camisasca, “sono percorsi da richiami evangelici, da citazioni di testi sacri, ma soprattutto da una esperienza dell’umano che rivelano una consuetudine con la vita della Chiesa”; e le camminate e le descrizioni dei luoghi che caratterizzano le avventure del commissario Ponzetti, sono (nell’espressione di Marco Malvaldi) “passeggiate del corpo e dello spirito”.

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