Seguici su:

Eventi

Biassono (MB): Il Solco

Premio Annuale di Poesia in Dialetto Lombardo

Cerimonia di premiazione delle poesie vincitrici della ventiseiesima edizione del concorso per poesie in dialetto lombardo "Il Solco", promossa anche dal Centro Culturale "Passamonti".
La cerimonia è stata presieduta dalla poetessa Maria Organtini, presidente del Cenacolo dei poeti e artisti di Monza e Brianza e come ospite d'onore Roberto Marelli, giornalista, attore e profondo conoscitore delle tradizioni Milanesi e Lombarde.
L'intermezzo musicale è stato di Federica Tremolada al pianoforte che ha proposto una sonata di Beethoven.

Accostandoci ad un’opera artistica, sia essa pittorica o musicale o letteraria, non possiamo non verificare che ciò che questa espressione inesorabilmente comunica è l’umano.
Nelle poesie di questa edizione del concorso “Il Solco” ciò che emerge - in maniera più o meno consapevole, più o meno nostalgica, più o meno lucida - è la condizione umana originale che caratterizza ognuno di noi e che il poeta, in questo caso usando il vernacolo, rende percepibile attraverso i suoi versi. E’ ancora una volta il nostro umano, quello radicale e più vero, che si palesa attraverso le poesie pervenute quest’anno.
E quali sono i tratti che costituiscono questa condizione umana originale? Il desiderio di un significato esauriente dell’esistenza, l’attesa di un compimento della vita, il bisogno di un amore che non si corrompa, l’insaziabile necessità - di fronte alla percepita precarietà delle cose - che non finisca tutto nel nulla. Per cui il cammino della vita è certamente colmo di memoria per quanto vissuto, ma proteso nel contempo ad un destino di cui si percepisce la presenza, pur senza riuscire a definirla.
“L’ombra leggera/ della tua mano/ che m’ha accarezzato/ per tanti anni/ e non sono più sola/ con te vicino,/ anche se in ombra/ e senza un bacio”: l’amore umano è segno e riflesso di un amore più grande, si percepisce una presenza misteriosa che è più reale anche della presenza in carne ed ossa, è la presenza di un Amore che non finisce.
“Però il cuore sulle giornate risciacqua/ la nostalgia che ancora oggi mi dà/ il cruccio per il tempo che ruba/ proprio tutto e senza pietà/ proprio tutto e senza pietà...“: si sperimenta ogni giorno la precarietà del tempo che “ruba tutto e senza pietà” e questo parrebbe un destino implacabile cui siamo sottomessi.
Ma c’è appunto un cuore che può “risciacquare” questa precarietà, perchè è fatto per un infinito, e non può quindi smettere di desiderare ciò che solo può riempirlo.
La stessa nostalgia che dà cruccio può cioè trasformarsi in una occasione formidabile per tornare ad attendere ciò che davvero compie il cuore: “Ti aspetto/ come s’aspetta/ l’aria/ il sole/ la luna.// Che come te/ nessuna”.
E si può attendere qualcosa solo se si è sperimentato un anticipo di bene, se la memoria riporta in ogni giornata questa esperienza, nell’attesa del suo compimento: “nella tua memoria vivo/ mentre aspetto”. Non solo per trovare un conforto in mezzo alle contraddizioni (“i ricordi più belli/da slegare ogni volta/che il cuore è in subbuglio”), ma perché quell’istante di bene che si è intravisto possa diventare presente per sempre, dentro ogni cosa.
La nostra esistenza diventa così un cammino di “viandante senza sosta”, sempre alla ricerca del senso, dentro ogni istante, anche quando spesso prevale la stanchezza, la delusione, l’affanno o la disperazione: “mi ritrovo a camminare la vita/ cercando il senso del respirare”. All’uomo che non si ritrae dalla fatica di questo cammino è dato di domandare tenacemente perché la luce possa illuminare le ombre della sera che pure sembrano prevalere: “Nel brunire dell’ultimo fiato/ che trafigge il giorno voglio fermarmi/ per rubare alle stelle l’alito dell’immenso/ e respirare il profumo della luna piena.// Nuove radici azzardano luce/ agli occhi della sera”.
Camminiamo dunque insieme, avendo come compagni di viaggio poeti ed artisti, per cercare la fonte di questa luce e riconoscerla nella Presenza del Mistero che il nostro cuore attende e che, imprevedibilmente, si rende incontrabile a noi dentro la realtà, da duemila anni.
Presenza che sola ci può consentire di stare di fronte a tutto, e di salvare tutto il bene che abbiamo sperimentato nella vita, senza più timore di perderlo.
(Centro Culturale Don Ettorere Passamonti)


Quando

Dove

Organizzato da