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Milano: La giustizia è misericordia

Incontro con padre Francesco Braschi

Secondo appuntamento del ciclo "Alla scoperta del volto della Misericordia" dal titolo "Perchè ormai la stessa giustizia è misericordia", la ridefinizione Cristiana delle virtù imperiali: dalla clementia e iustitia alla misericordia nel pensiero e nel percorso di S. Ambrogio “Liquet iustitiam ipsam misericordiam esse” (De obitu Theodosii). Interviene padre Francesco Braschi, Biblioteca Ambrosiana. Il Centro Culturale di Milano per l'Anno della Misericordia ha organizzato un ciclo di incontri sul tema della Misericordia. "Una bellezza disarmata entrò nel Mondo Antico. E oggi?" Su questa domanda si svolge l'intero ciclo curato da don Francesco Braschi, direttore della Classe di Slavistica dell’Accademia Ambrosiana. "La Misericordia, come scrive Papa Francesco nella Bolla Misericordiae Vultus – è come la sintesi del mistero della fede cristiana, “condizione della nostra salvezza... atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro...” (n.2). Siamo dunque posti davanti a una realtà dalla ricchezza inesauribile tanto quanto la stessa profondità del Mistero. Non è affatto scontato che ci si “accorga” del valore della misericordia, perché siamo abituati a considerare tale realtà – il più delle volte riducendola moralisticamente o sentimentalmente – come “normale”, abituale compagna. Ma davvero è così? Ci accade di pensare che la misericordia possa magari essere esclusa come scelta personale, ma non negata come realtà. Ma non sempre è stato così. Prima della venuta di Cristo, la misericordia non era semplicemente disprezzata o rifiutata: piuttosto, era negata quale principio logico e ragionevole, mediante il quale interpretare la realtà. Ce lo testimonia nel II secolo il pagano Celso, che nel suo Contro i Cristiani così si esprime: “Non sto per nulla rivolgendo ai Cristiani accuse più aspre di quanto la verità richieda. Infatti, tutti coloro i quali invitano ad abbracciare una religione pongono come pregiudiziale necessaria che uno sia puro di mano e saggio di parola e abbia una vita buona e giusta... Sentiamo ora chi mai i Cristiani invitano. Essi dicono: chiunque sia peccatore, sciocco, stolto e, per dirla in una sola parola, chiunque sia sciagurato, questi sarà accolto nel regno di Dio”. Un tale atteggiamento, secondo Celso, è del tutto contrario alla natura di Dio e irrispettoso nei suoi confronti: “Che è mai dunque questa preferenza concessa ai peccatori? Con questo loro insegnamento i Cristiani bestemmiano Dio e mentono contro di Lui”. La ragione di questo giudizio sta in una concezione ben precisa della realtà e dell’uomo: “In realtà è a tutti chiaro che nessuno, nemmeno con la punizione, potrebbe assolutamente cambiare quegli uomini che sono per natura inclini al peccato e incalliti in esso. Tantomeno lo potrebbe con la compassione. Mutare infatti natura è la cosa più difficile del Mondo.
Quello in cui accade il Cristianesimo è un mondo nel quale la compassione è ritenuta un atteggiamento irragionevole e ingiusto anche per Dio. Infatti, scrive Celso, “se, come essi [= i Cristiani] affermano, alla maniera di chi è schiavo della compassione, Dio si lascia dominare dalla pietà per chi geme e solleva i malvagi e respinge i buoni che non ricorrono a tali mezzi, Egli commette la più grande delle ingiustizie”.
Fu dunque davvero rivoluzionario, sul piano conoscitivo e culturale, poter leggere quello che Paolo scrisse nella prima lettera a Timoteo (1,15): “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna”.
Con il Cristianesimo entra nella storia la possibilità di lasciarsi cambiare dall’amore, e si genera un dinamismo nuovo e inedito."
(dall'Editoriale del Ciclo di Incontri, di don Francesco Braschi)


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