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Carpi (Mo): La festa più pazza del mondo

Inaugurazione 32° edizione

Com'è possibile che un niente possa servire al mondo, rispondere a tutto il suo grido? Il niente che è una madre quando accudisce il proprio figlio, o mentre svolge le pulizie di casa, sempre le stesse, o nel sacrificio quotidiano del lavoro non visto da nessuno.
Può una povera persona che tenta di vivere la fede nella quotidianità, immersa pure nella miseria del proprio limite, rispondere al progetto grande di Cristo, alla vittoria della Vita sulla morte? Che questa Festa possa essere d'aiuto alla gente di questa città, alle emergenze serie e grandi che deve affrontare ogni giorno pare altrettanto impossibile. "Ecco venite a vedere la vita che c'è, una vita che chiede l'impossibile."

Ogni anno a giugno nella grande piazza dei Martiri di Carpi, vicino a Modena, si svolge una festa popolare animata da giochi, eventi culturali, testimonianze. È un appuntamento che si ripete ormai dal 1984 e che ha avuto origine da un'intuizione di Piccinini. Così, in un'intervista rilasciata per la Newsletter della Fondazione Enzo Piccinini, Nadia ricorda quel momento, un sabato pomeriggio, seduti su una panchina, mentre in piazza Martiri c'erano molte persone. «A un certo punto Enzo dice: Come farà tutta questa gente a incontrare Cristo? Come farà a vivere senza di Lui? È un peccato che tutta questa gente non possa incontrare Cristo». Nacque da questa domanda l'idea di fare una festa e di realizzarla in piazza, nel cuore della città, perché tutti vi potessero partecipare. Era una iniziativa assolutamente nuova, perché sino ad allora la piazza veniva usata solo per incontri pubblici promossi dal Comune, ed era una sfida impegnativa per il piccolo gruppo di giovani che allora costituiva la comunità di Cl a Carpi. Però, sostenuti dall'entusiasmo di Piccinini, «abbiamo cominciato a muoverci e la festa c'è stata, dopo solo tre settimane».
«Per me» continua Nadia «l'amicizia di Enzo, magari inconsapevolmente, ha significato l'incontro con Cristo. Era l'amicizia di Cristo. Era qualcosa di così totalizzante che probabilmente non mi sarei mai riavvicinata alla Chiesa se non l'avessi sentita in questa forma. Enzo non aveva un carattere facile, spesso con lui si combatteva. Lui ti sfidava in continuazione e ti chiedeva: Perché vivi? In che cosa speri? Su che cosa fai affidamento? Era un'amicizia quotidiana in cui entrava tutto. Lui tornava dall'ospedale alla sera e trovava il tempo per venirci a incontrare, quasi tutti i giorni. Con lui si percepiva che il Movimento non era a lato della vita, ma riguardava la vita, era essenziale per vivere».
[...] Emilio Bonicelli, "Enzo. Un'avventura di amicizia", Marietti, 2009.

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