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Biassono (MB): Locke

Proiezione del film di Steven Knight

Il Centro Culturale Don Ettore Passamonti è tra gli organizzatori del cineforum "Quando la realtà risveglia il desiderio, inizia un cammino". Quattro viaggi, quattro storie diverse che narrano di uomini ridestati da incontri, alla ricerca di un compimento. Secondo appuntamento con la proiezione di "Locke" di Steven Knight (USA e GB, 2013).


Recensione a cura di Antonio Autieri, Sentieri del Cinema.
Ivan Locke sta andando di corsa a Londra: esperto capocantiere, deve abbandonare il lavoro più importante che gli sia passato tra le mani, un’ingente colata di cemento (operazione record a livello europeo) per un palazzo in costruzione; operazione che, all’alba, richiederebbe la sua presenza e la sua responsabilità. E invece deve lasciare tutto nelle mani di un collaboratore (di cui nemmeno si fida troppo), perché è richiesta la sua presenza anche altrove. Da Bethan, una donna praticamente sconosciuta che per sventatezza ha reso madre: e quel figlio che sta per nascere, non voluto, lo costringe a fare i conti con se stesso e con tutta la sua vita. La sua scelta, di esserci comunque pur non provando nulla per quella donna, fa crollare durante il viaggio tutti i capisaldi della sua vita di uomo “normale”, onesto, affidabile: dal lavoro (viene licenziato dal suo capo per l’abbandono del cantiere; ma lui continua a dare istruzioni al suo sottoposto, perché ci tiene che il lavoro sia ben fatto) alla famiglia. Perché quando dovrà dire alla moglie Katrina dove sta andando e perché, non sarà certo una cosa indolore… E cosa capiranno i figli?
Un solo attore in scena per 85’, per una storia che prende lo spettatore man mano e con il passare dei minuti si fa sempre più tesa e avvincente. È a suo modo un thriller questo piccolo grande film inglese girato in pochi giorni, in cui vediamo il protagonista parlare in continuazione al telefono: c’è da tranquillizzare la partoriente, il figlio maggiore che pian piano scopre che in serata il padre non verrà a vedere a casa la partita in tv e non capisce cosa succede, lo stesso collaboratore sempre più agitato per un lavoro per cui si sente inadeguato… Fino alla telefonata più difficile, quella che vorrebbe evitare.
E intanto Ivan Locke riflette, sulla sua vita che rischia di finire a pezzi. Vicenda raccontata in tempo reale, capace di rendere l’angoscia della situazione che vive il protagonista e l’urgenza morale delle scelte da prendere, Locke lascia a bocca aperta per l’uso sapiente delle parole (lo script è dello stesso regista Steven Knight, già sceneggiatore per Stephen Frears e David Cronenberg), delle inquadrature, delle luci che rimbalzano sui finestrini, delle musiche di Dickon Hinchliffe; e una prova maiuscola dell’unico attore, Tom Hardy (era Bane, il nemico di Batman nell’episodio conclusivo della trilogia di Christopher Nolan, ma coperto da una maschera che ne nascondeva il volto), che cattura per l’ampia gamma di espressioni (sarebbe l’ideale, ovviamente, vederlo in lingua originale). È tutto fuorché un virtuosistico pezzo di bravura, di attore e di regia, questo film che era, insieme a Still Life di Uberto Pasolini, il miglior film della Mostra di Venezia 2013 (ma entrambi fuori dal concorso principale, purtroppo); bensì un’opera sorprendente, in grado di restituire il dramma di un uomo segnato dal mancato rapporto con il padre – indimenticabile il “dialogo” con lui – e chiamato a prendere su di sé le conseguenze delle sue azioni. Con un finale aperto che lascia aperta ogni possibilità, a Locke e alle persone attorno a lui.

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