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Milano: Ogni cosa è avvenimento

EVENTO ANNULLATO

L'evento è sospeso causa l'aggravarsi estremo nella notte della condizione della madre di Alain Finkielkraut, a cui esprimiamo la nostra preghiera e vicinanza
(Centro Culturale di Milano)







Il Centro Culturale di Milano organizza l'incontro dal titolo "Ogni cosa è "avvenimento". Si può pensare e vivere così? Ripartiamo da Péguy.".
Interviene Alain Finkielkraut, filosofo, Parigi in dialogo con Pigi Colognesi, giornalista e Flora Crescini, insegnante.

Un’occasione unica per dialogare, parlare con Alain Finkielkraut, filosofo di grande intensità e ricercatore del vero, da diverso tempo amico del nostro Centro.

Sarà Charles Peguy ad aprire tutti i temi e problemi che affollano la nostra vita contemporanea (di lui ricorre il centenario insieme a quello della Guerra che lo vide cadere sulla Marna il 5 settembre 1914 alla sua prima apparizione sul fronte..).

Come lui –dice Finkielkraut- penso che oggi il riconoscimento dell’avvenimento sia la cosa più difficile ma mi sembra il compito per eccellenza.

«Essere in anticipo, essere in ritardo, che inesattezza! È la puntualità la sola esattezza». Vorrei io stesso essere capace di espormi al presente, in ciò che ha di singolare. Péguy ci dà il coraggio di resistere all’ideologia, provando a seguire il suo esempio. Abbiamo la responsabilità di pensare, di provare a pensare a questo presente”.

Si può vivere e pensare così nel nostro mondo dove tutto sembra necessario per puntellare la tenuta delle società mentre la crisi antropologica ed educativa cresce a dismisura? L’educazione, la convivenza tra gli uomini, le giovani generazioni, l’Europa, i nuovi diritti.

L’incontro, aperto al contributo di tutti è il perno del ciclo inaugurato dal Patriarca Sako, proseguito con Margarethe von Trotta che il CMC ha intitolato “Riguadagnare i fondamenti”, un imperativo tratto da Benedetto XVI -“riguadagnare i fondamenti è l’urgenza più grande che abbiamo” e di Papa Francesco “solo chi è certo dell’essenziale potrà essere disponibile a cercare forme e modi per comunicare la verità incontrata”.

Milano e il CMC accolgono il filosofo anche per salutarlo calorosamente per la nomina (con combattuta votazione) all’Accademia di Francia dove risiedono gli “imortali di Francia”.

Dall’Intervista di Finkielkraut che ha accompagnato la Mostra su Charles Peguy al Meeting di Rimini 2014

Il nostro mondo non è «prostituzionale» per lussuria, la prostituzione è l’intercambiabilità di tutte le cose, vale a dire tutto diventa malleabile, tutto diventa pertanto disponibile. Il pericolo di tutto ciò è che questa «messa a disposizione» ha qualcosa di molto gratificante, procura molto piacere, è voluttuosa, è eccitante e allo stesso tempo soddisfa in noi il desiderio di uguaglianza; non ci sono più differenze e dunque non c’è più gerarchia. Entriamo nel mondo dell’indifferenziato e l’uguaglianza suprema è il regno del simile. Posso citare, come eco di Péguy, questa frase di un filosofo francese contemporaneo, Jean-Claude Milner: «il nocciolo duro dell’impossibilità a trasformare si sgretola ogni giorno». Ecco la realtà, e ne abbiamo prove quotidiane.

Quella in corso non è una vittoria della differenza ma «sulla» differenza; perché la differenza è quello che io non posso essere, ciò che è irriducibile, ciò di cui non posso impadronirmi. Con il venir meno di tutte le resistenze, invece, io posso impadronirmi di ciò che voglio, posso diventare ciò che voglio. Questo mondo Péguy l’aveva preconizzato: la parte «data» tende a sparire a vantaggio dell’artificio umano. E noi continuiamo a ragionare, in virtù di ciò, in termini di progresso. Oggi ci sforziamo di porre dei limiti, ma è possibile e probabile che non ce la faremo, perché questa «messa a disposizione» generalizzata ha la pretesa di riempire l’attesa e colmare aspirazioni molto forti.

Di fronte al dato, a quello che siamo e che non abbiamo scelto, ci sono due possibilità principali, la gratitudine o il risentimento. La modernità – dice Hannah Arendt – è la vittoria del risentimento contro il dato. Prima della Arendt, Péguy è, di contro, un filosofo della gratitudine.

Preferiamo essere in una posizione di credito, piuttosto che di debito. Se siamo grati c’è una perdita, un debito, e non siamo più in una situazione di credito. […]

E sono ovviamente molto sensibile, sono affascinato da questo grande paradosso nel cristianesimo, «scandalo per i Giudei follia per i pagani».

Dice Peguy: «Il più grande avventuriero è il padre di famiglia» dice Péguy. […]

Amo questa frase, perché polverizza il cliché del padre di famiglia incarnazione del borghese tranquillo. È invece un’altra cosa, perché il padre di famiglia è impegnato nel mondo, non è più padrone di se stesso, non può nemmeno disinteressarsi delle cose della città, né nel suo futuro. […] Amo questa idea perché fa riflettere. […]

Meno padri o maestri vi sono a esercitare l’autorità, meno ci si sente responsabili di questo mondo; e così si rischia di moltiplicare il numero degli pseudo-avventurieri. […]

L’Europa non ha solo dei propri demoni da scongiurare, ma anche al suo interno dei nemici che la combattono. […] Diceva Tocqueville: c’è nella democrazia una certa ribellione contro le forme, e questa rivolta l’inquietava molto. La civiltà che ci è data l’abbiamo trovata anche un po’ convenzionale e adesso che ci abbandona ci sembra preziosa e cerchiamo almeno di riabilitarla, senza molta speranza. […]

L’Europa sarà capace di mantenere la sua promessa fondamentale.

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