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Eventi

Gallarate (Va): Il sorriso della libertà

Mostra sulla figura di San Tommaso Moro

Il Centro Culturale Tommaso Moro è tra gli organizzatori della mostra dal titolo "Il sorriso della libertà. Tommaso Moro, la politica e il bene comune". dedicata alla figura di Tommaso Moro. Tra gli intellettuali più stimati e letti del suo tempo, giurista affermato e rispettato, padre di famiglia dolce ed attento, amico arguto, l'uomo di fiducia del suo re nel tempo convulso dell'alba della modernità europea, che vide la fine di tutto un cosmo di riferimenti, e l'inizio di un mondo nuovo. Eppure, Tommaso Moro è stato capace di rinunciare a tutte le sicurezze e gli onori della sua attività di politico e giurista, di sposo e genitore, di scrittore e di amico. La storia del suo processo e della sua testimonianza in difesa della libertà religiosa rispetto alle pretese dello Stato costituisce una delle più grandi lezioni di autentica laicità della storia del pensiero moderno. La sua è la storia, secondo le parole di Chesterton "di un diamante gettato nel fango perché non lo si riusciva a spezzare".

Beatificato nel 1886, canonizzato nel 1935, Tommaso Moro é stato proclamato da Giovanni Paolo II patrono dei politici e dei governanti nel 2000.

La mostra, promossa nel 2012 dalla Fondazione Costruiamo il Futuro, intende ripercorre la vita ed i tempi "fuori dissesto" (W. Shakespeare), introducendo i lettori ai drammatici rivolgimenti politici e culturali dell'Europa del primo '500, dilaniata dalla crisi protestante e dall'Inghilterra di Enrico VIII, Caterina d'Aragona e l'astuto clan di Anna Bolena e Cromwell, dove l'attesa di un erede costituirà la breccia per la radicale trasformazione di un paese saldamente cattolico ed eurocentrico nella nazione che oggi conosciamo. In parallelo al delinearsi degli avvenimenti che porteranno Enrico VIII a separarsi da Roma, a chiudere i monasteri, e a pretendere l'autorità suprema in materia di fede, ecco svolgersi la vita e le opere del suo amico e servo più fedele e disinteressato, chiamato alla responsabilità civile più alta sotto la rassicurazione da parte di Enrico stesso di "dover pensare prima a Dio, e poi al re", e che, proprio per questa lealtà, conoscerà la povertà, il silenzio e infine il processo e la morte.

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