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Verona: Vivere nella verità













Presentazione del libro "Il potere dei senza potere"

Il Centro di Cultura europea Sant’Adalberto e La Fondazione Giorgio Zanotto con l’Unione Giuristi Cattolici Italiani e la Libera Associazione Forense, invitano alla presentazione del libro di Václav Havel “Il potere dei senza potere”, recentemente rieditato, invitando al dialogo due importanti giuristi:

Marta Cartabia, giudice della Corte Costituzionale e autrice della prefazione al volume,
e
Maurizio Pedrazza Gorlero, professore di Diritto costituzionale e nota personalità accademica

La riproposizione del testo che ha rappresentato uno dei manifesti della dissidenza durante gli anni della “cortina di ferro” non delinea solo l'intento di ricordare la vicenda umana e politica di Václav Havel, uno dei protagonisti di quel periodo, ma anche quello di ricercare degli spunti di interpretazione del presente.
Nel momento di crisi economica che sta attraversando il nostro Paese, aggravato anche dal difficile passaggio politico e istituzionale, Havel ci ricorda come nessun mutamento del sistema possa considerarsi adeguato, se non implica anche il cambiamento della persona e l’insorgere in ciascuno del desiderio di “vivere nella verità”.
Oggi più che mai diventa attuale l’accento che questo volume ha posto sulla persona e sul valore, anche politico, di quell’inesauribile riserva di risorse esistenziali che essa rappresenta.
“Non è detto che con l’introduzione di un sistema migliore sia garantita automaticamente una vita migliore – avverte
Havel –, al contrario: solo con una vita migliore si può costruire anche un sistema migliore”.
(Centro Culturale Sant'Adalberto)


Comunicato stampa post evento – di Anna Ortolani

È stato appena ripubblicato Il potere dei senza potere, testo ormai introvabile scritto da Václav Havel nel 1978 (Seriate – Castel Bolognese, La Casa di Matriona – Itaca, 2013, pagine 208, euro 15). Il volume, a cura di Angelo Bonaguro e con una prefazione di Marta Cartabia, raccoglie anche il primo storico discorso di Capodanno tenuto da presidente (1990), il discorso di Hiroshima sulla «speranza e la morte» (1995) e quello pronunciato a Parigi nel 2009, sul mistero della storia e le sorti del mondo; fino ad alcuni brani dell’ultimo colloquio tra Havel e il cardinale Dominik Duka nel novembre 2011, a meno di un mese dalla morte.

La Fondazione GiorgioZanotto e il Centro di cultura europea Sant’Adalberto con l’Unione Giuristi Cattolici Italiani ela Libera Associazione Forense hanno invitato a parlare di questo piccolo “classico” due giuristi come Marta Cartabia, giudice della Corte Costituzionale e autrice della prefazione al volume, e Maurizio Pedrazza Gorlero, docente di diritto costituzionale all’ateneo di Verona.

Perché rileggere oggi Il potere dei senza potere, scritto nel 1978, quando lo scenario internazionale della guerra fredda appartiene a al passato e quel regime totalitario è ormai defunto?

“A rispondere è lo stesso Havel —afferma Marta Cartabia, giudice della Corte costituzionale italiana — quando avverte che l’errore peggiore che l’Europa occidentale possa commettere è la mancata comprensione di quello che realmente sono i sistemi totalitari, vale a dire lo specchio convesso — come quelli che a volte si trovano agli incroci delle strade — che esaspera i tratti del nostro contesto sociale attuale e, deformandoli, permette di meglio cogliere le insidie in esso racchiuse». C’è un elemento che accomuna i totalitarismi e lo Stato moderno, dice Havel, nonostante la distanza che a prima vista li separa, ed è l’elusione dell’uomo. Dunque, un testo che parla dell’oggi, afferma Cartabia, perché nonostante il contesto a prima vista non possa essere più diverso, ci sono elementi di estrema attualità. Quella era l’epoca della collettivizzazione, questa ha una forte matrice individualistica; quelli erano gli anni del pensiero unico, ora viviamo nel multiculturalismo. Tuttavia omologazione e alienazione sono elementi trasversali ad entrambi i momenti storici. “Nel contesto di crisi di identità che da anni affligge l’Europa, – continua Marta Cartabia – quest’opera sollecita a interrogarsi sul rapporto tra l’uomo e la politica, tra l’“io” e il potere. Havel descrive un sistema post-totalitario in cui il singolo, che apparentemente non ha modo di intervenire sul sistema, se diviene consapevole di sé e non è rassegnato alla menzogna, può diventare in realtà attore di una profonda trasformazione.”

Per mostrare come questo possa accadere Havel, che era scrittore e drammaturgo, mette in scena la storia di un fruttivendolo che un giorno decide di opporsi al conformismo semplicemente togliendo dalla vetrina della sua bottega lo slogan imposto dall’ideologia al potere.

Esponendo il cartello per anni egli ha manifestato la sua fedeltà al mondo dell’apparenza, adattandosi alle circostanze. Mentendo, ha contribuito ad edificare quel mondo.
Ma il giorno in cui decide di non esporre più il cartello, il personaggio tenta di vivere nella verità. Questo gesto fa di lui un dissidente e gli scatena contro una serie di ritorsioni, perché togliendo il suo mattone dall’edificio della menzogna, egli ne rende instabili le strutture. La vita nella menzogna, infatti, si perpetua solo a condizione della sua universalità: ogni trasgressione, ogni tentativo di vita nella verità «la nega come principio e la minaccia nella sua totalità». Perciò, afferma Havel, la vita nella verità «non ha solo una dimensione esistenziale (restituisce l’uomo a se stesso), noetica (rivela la realtà com’è), e morale (è un esempio); ma ha anche una evidente dimensione politica». “La capacità di cambiamento che c’è in ognuno ha una forza dirompente – afferma Cartabia – perché tutti coloro che vivono nella menzogna possono essere folgorati dalla verità.”

Il professor Pedrazza Gorlero si è soffermato sul ruolo determinante che l’ideologia svolge in questo sistema. “Se le intenzioni della vita sono di esprimersi in modo variegato, libero, di costruire secondo la pluralità delle forme – ha spiegato – il sistema esige e permette solo una grigia uniformità. L’ideologia è chiamata a sanare la frattura fra le intenzioni della vita e le intenzioni del sistema: ad essa è assegnato il compito di spacciare le intenzioni del sistema come quelle che servono la vita, che la rendono tale. L’ideologia costruisce un mondo dell’apparenza da cui i bisogni autentici della vita sono assenti: essa prende in considerazione l’uomo e i suoi bisogni solo per quanto ciò può contribuire alla realizzazione delle intenzioni del sistema. Fornendo una falsa risposta al desiderio dell’uomo, il potere deve far riferimento alla vita autentica che sopravvive, inespressa, negli uomini. Nascosta nella menzogna, vive perciò la sfera segreta inespressa, delle intenzioni della vita. Tuttavia, essa non resta sempre inespressa: nel momento in cui viene alla luce e si manifesta il sistema viene sgretolato dalle sue fondamenta perché l’uomo si riappropria dell’espressione del suo desiderio.”

Impossibile dire quando la «vita nella verità» porta ad un mutamento generale della società e dell’organizzazione politica, ma l’effetto è certo. Molto più complicato indovinarne la direzione. Havel non individua il superamento dei sistemi post-totalitari nei sistemi «democratici»: semmai si fa strada l’idea di un sistema «post-democratico», la prospettiva di una «rivoluzione esistenziale» che è «soprattutto prospettiva di una ricostituzione morale della società, una nuova esperienza dell’essere e il ritrovato rapporto interiore con l’altro uomo e con la comunità umana.” Questa è la direzione.


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