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Cucciago (Co): IA. Un ponte verso il futuro?

Dialogo con Mauro Ceroni e Andreagiovanni Reina

Quest’anno il Centro Culturale "Luigi Padovese" propone una serie di incontri ed eventi dal titolo “COSTRUIRE PONTI”, tema particolarmente caro a Mons. Bizzeti, successore di Mons. Padovese in Anatolia, che ha fatto del “costruire ponti” il punto focale della sua opera pastorale. Il secondo evento è un incontro a tema scientifico di grande attualità e con forte impatto nella nostra quotidianità: l’Intelligenza Artificiale. La si considera spesso come un fenomeno curioso, associata a pc che battono i grandi campioni umani nei giochi o a robot che svolgono attività domestiche o lavorative. La tecnologia del machine learning, su cui si basa l’IA, è soprattutto onnipresente nei software che guidano la nostra vita ed è destinata a rimescolare le carte del potere economico, tra imprese e tra nazioni.
Ma, intelligenza-umana e intelligenza-artificiale in cosa si assomigliano e in cosa si diversificano? Quanto è importante la conoscenza dell’intelligenza umana per costruire nuove macchine intelligenti? Quali sono le applicazioni attuali e quali le prospettive nel futuro? Le macchine governate dall’IA ci aiuteranno a lavorare meglio e a lavorare tutti? Quale sguardo occorre per valorizzare i frutti della genialità umana senza diventarne succubi? In questo campo tutto nuovo – da “cambiamento d’epoca”- come si gioca la responsabilità personale e sociale?

Sono intervenuti
Mauro Ceroni, professore Universitario e primario in Neurologia
Andreagiovanni Reina, ricercatore in Robotica


Cronaca dell'incontro
Un tema scientifico di grande attualità e con forte impatto nella nostra quotidianità: l’Intelligenza Artificiale. La si considera spesso come un fenomeno curioso, associata a pc che battono i grandi campioni umani nei giochi o a robot che svolgono attività domestiche o lavorative. La tecnologia del machine learning, su cui si basa l’IA, è soprattutto onnipresente nei software che guidano la nostra vita ed è destinata a rimescolare le carte del potere economico, tra imprese e tra nazioni. Già oggi in campo medico, ad esempio, sono disponibili sistemi cognitivi in grado di attingere, analizzare e apprendere da un bacino infinito di dati (pubblicazioni scientifiche, ricerca, cartelle cliniche, dati sui farmaci, ecc.) ad una velocità inimmaginabile per l’uomo, accelerando processi di diagnosi o suggerendo percorsi di cura ottimali in caso di malattie particolari.
E quindi, intelligenza artificiale e … intelligenza umana: a confronto e in relazione. Quali problematiche, quali prospettive? Un dialogo fra un neurologo e un ingegnere-informatico. Due punti di vista. E anche due concezioni un po’ diverse. Ma, innanzitutto, cos’è l’intelligenza artificiale? Ce ne parla il Dott. Reina: “E’ l’abilità di un sistema tecnologico di risolvere problemi o svolgere compiti e attività tipici della mente e dell’abilità umane.” In questo campo le esemplificazioni sono molteplici: il navigatore, il riconoscimento di immagini, i traduttori automatici, la robotica domestica e industriale, le macchine che imparano, i robot che competono con i campioni di giochi da tavolo …Ma anche i limiti sono notevoli: l’IA è poco flessibile, manca di generalizzazione, è specifica.
A differenza dell’intelligenza umana, di cui ci parla il Prof. Ceroni. Già nel 1970, Dreyfus – citato da Ceroni - pone una critica radicale e mai superata all’impresa di costruire una vera intelligenza artificiale e chiarisce le caratteristiche peculiari e inimitabili dell’intelligenza umana: il computer rimane uno strumento nelle mani dell’intelligenza che lo ha costruito e lo utilizza. E "il rischio non è l'avvento del computer superintelligente che sottometta gli uomini, ma di esseri umani sottosviluppati intellettualmente”
Ma … qual è allora il vero rischio? Quello di ridurre la mente e il suo funzionamento a sole spiegazioni fisiologiche e neurologiche, così come si faceva con il cognitivismo e il funzionalismo. Nulla può accadere nella persona che non abbia una base neurologica, che non implichi un’attivazione di circuiti nervosi, ma ciò non significa affatto che tutto sia riducibile a ciò. L’uomo è un soggetto consapevole di sé, un io che ha coscienza di sé, che conosce la realtà abbracciandone i particolari a partire da un contesto, e per ciò stesso è in grado di dare giudizi. A differenza di una macchina-robot-computer.
Ma il “ping-pong” fra intelligenza-umana e intelligenza-artificiale continua. E Reina illustra alcuni suoi studi/esperimenti. Intriganti e divertenti. E qui si tratta di sciami di api e “sciami” di minuscoli robottini, per i quali valgono alcune leggi del cervello umano: il modo in cui costruiscono una risposta a uno stimolo esterno assomiglia, per certi versi, a quello del nostro cervello; e le interazioni tra i singoli esemplari ricordano quelle tra neuroni. Quindi l’ IA in aiuto alle neuroscienze.
Ma dove ci porterà lo sviluppo così veloce della tecnologia? Dipende e dipenderà molto da come l’uomo affronterà questa sfida. Ci sarà una maggiore automazione di varie attività e quindi un conseguente cambiamento di molti lavori. Come abbiamo assistito ad un grande cambiamento lavorativo durante la rivoluzione industriale, anche questa nuova rivoluzione tecnologica arriva con nuove sfide ed allo stesso tempo bellissime opportunità.
Quindi, tecnologia, robotica, intelligenza artificiale …. un ponte verso il futuro?
Sì, un ponte già costruito, un ponte che stiamo già attraversando.
E quali scenari ci attendono al di là del ponte? Dipende/dipenderà molto dai criteri di scelta di studio/applicazione/utilizzo che fanno/faranno i protagonisti/utenti di questa “avventura”. Cioè tutti noi.
(Clara Pagani)



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