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Ascoli Piceno: Ognuno al suo lavoro...ad Ascoli

Presentazione mostra

Il Centro Culturale "Clemente Rebora" ha organizzato un incontro di dialogo sul tema del lavoro a partire dalla mostra “Ognuno al suo lavoro” esposta al Meeting 2017. Prima dell’incontro è stata proiettata una clip (VEDI IL VIDEO) con le interviste fatte dal Centro Culturale ad alcune persone del territorio (imprenditori, insegnanti, liberi professionisti, eccetera) che si sono messi in gioco rispondendo a domande pertinenti la loro esperienza di vita nel mondo del lavoro.

“La creazione del video è stata un’esperienza entusiasmante, in quanto ciascuno di noi ha dovuto segnalare dei maestri da seguire, delle persone che colpivano per la passione e l’originalità con cui vivono il proprio compito quotidiano. Crediamo che in un momento così complicato per la nostra zona per la penuria di possibilità lavorative, di stabilità, quest’incontro possa essere un contributo per tutto il territorio e la cittadinanza per riscoprire che ognuno di noi possiede un talento, una caratteristica unica e irripetibile da mettere al servizio di tutti perché possa generare bellezza e contribuire a creare un luogo più umano in cui vivere.

Sono intervenuti
Mario Alvisi, Ducati-Alfa Romeo-Abarth
Antonio Nastasi, AD Elantas Europe del gruppo Altana

RIVEDI il video "Ad ognuno il suo lavoro...ad Ascoli"


Cronaca dell'incontro
L’incontro “Ognuno a suo lavoro” nasce dal contraccolpo che insieme agli amici del Centro Culturale Clemente Rebora abbiamo avuto visitando la mostra omonima durante lo scorso Meeting. Nell’ascoltare quei testimoni abbiamo colto una corrispondenza tale da farci richiedere le motivazioni che ci spingono a lavorare e come concepiamo il lavoro; così abbiamo pensato di contestualizzare la mostra di Rimini alla realtà della nostra città: Ascoli Piceno.
In un mondo del lavoro in continua evoluzione, dove si è misurati per i successi raggiunti o per i fallimenti inattesi, siamo partiti dal chiederci se quello che facciamo a lavoro ci basta oppure no. Cioè se ci compiaciamo di quello che sappiamo fare o se ci avviliamo per quello che non sappiamo fare. Tutto quì? O c’è ancora qualcosa da scoprire di noi che passa anche attraverso quello che facciamo, mentre lo facciamo? E poi ci siamo chiesti se abbiamo qualcuno da guardare che, per come vive il lavoro, ci affascina al punto tale da proporci, attraverso la propria testimonianza, un’ipotesi di lavoro come avventura nella scoperta di sé e non come una fatica.
In questi mesi, ognuno degli amici ha proposto un “maestro” da intervistare per porre delle domande che bruciano il cuore. Ne è venuto fuori un percorso interessantissimo che non ha avuto la pretesa di dare delle risposte preconfezionate così da chiudere definitivamente il discorso, ma ha lasciato aperta una finestra su come guardiamo il reale, e quindi anche il nostro lavoro.
Come non sottolineare che ci siamo scoperti ancora più amici, entusiasmandoci e divertendoci - soprattutto nel montaggio della clip (durata 15’ e proiettata prima dell’incontro: veramente commovente) - come bambini, dove la parte più difficile è stata quella del taglio delle interviste: non riuscivamo ad escludere nulla, tanto erano belle!
Dopo la visione della clip è iniziato un dialogo incessante tra Mario Alvisi (Ducati-Alfa Romeo-Abarth) e Antonio Nastasi (AD di Elantas Europe della multinazionale Altana) davanti ad una platea (sala strapiena con gente in piedi) interessata e curiosa. La loro affinità è stata sconvolgente nel modo in cui si sono confrontati. E pensare che si sono conosciuti solo 15’ prima dell’incontro e si sono subito piaciuti. Antonio - dalle radici siciliane - ci raccontava della sua infanzia e dell’importanza della sua famiglia e della figura di suo padre: un esempio per lui di come stava a lavoro. E continuava dicendo che per lui la vita va oltre la sua carriera e di come ogni giorno va a lavoro dandosi le ragioni per cui si alza al mattino. E’ contento e si stupisce nel vedere la bellezza dei colleghi che crescono come dei fiori, perché ciò permette all’azienda di crescere e all’uomo di diventare uomo. Mario ci provoca ponendoci davanti ad un bivio: “possiamo stare davanti alla realtà a viso aperto, rischiando di prendere anche degli schiaffi, o con il braccio davanti agli occhi restando quello che siamo senza guardare nessuno. E incalza domandandoci il perché la gente che lavora nel posto più bello del mondo è triste? Perché la tristezza e il lamento esprimono una mancanza di senso di quello che si sta facendo, tra sé e l’azione che si sta compiendo. Antonio dice di avere una certezza assoluta che in tutti noi c’è del bene e che possiamo fare del bene al prossimo semplicemente con il confronto e appassionandoci a quello che facciamo, con curiosità e lealtà. Mario ci confida che non riesce a lavorare senza un’ipotesi positiva che è poi tutta da verificare. Lui dice che c’é Qualcuno che continuamente gli fa la corte e conclude dicendo che il problema non è tirar fuori il meglio di sé ma cercare di capire che cosa sta a fare al mondo.
Ci siamo lasciati con questa domanda aperta e...il lavoro continua


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