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Milano: Sing Street

Propiezione del film di John Carney

Nuova proiezione per il ciclo "il Cineforum del Circolino" la proiezione del film "Sing Street" di John Carney.
Nella Dublino degli anni 80, per esorcizzare una crisi economica divenuta endemica, anche a causa del riflesso dell’isolamento provocato dalla Guerra Civile d’Irlanda del Nord, ai giovani non resta che sognare un futuro migliore nella vicina Inghilterra, magari nel mondo scintillante della Moda o della Musica Rock.
In questo clima di precarietà, un gruppo di ragazzi decide di mettersi insieme per fondare una band di musica “futurista”: sarà un successo, ma soprattutto sarà una grande esperienza di educazione alla propria umanità che invece la scuola sembra non sembra più in grado di garantire.

Dalle 19.30 cena con entrée a sorpresa, riso venere con pomodorini, gamberetti, focaccia con spada e finocchi e pepite di baccalà, vitello tonnato, insalatone classiche e con mele e spada, birra e sorbetto di melone.


Riflessioni a caldo dopo la visione di Sing Street
Cosa ci rende così irrestistibilmente simpatici i ragazzi di questa improbabile band “futurista” irlandese?
Forse perchè si tratta in fondo di ragazzi perdenti, emarginati dai compagni di scuola come corpi estranei, che con coraggio e determinazione riescono a farsi strada, seguendo la loro intuizione, senza mai smettere di credere che prima o poi arriverà il successo.
O forse perchè ci sembrano così indifesi e isolati nel contesto scolastico e soprattutto così colpiti da situazione familiari a dir poco disastrose.
Ed anche gli sprazzi di felicità e spensieratezza restano sempre brevi oasi nel quadro della grave depressione economica delll’Irlanda degli Anni 80, che è prima di tutto morale, dove l’unica risposta disponibile sembra essere la disciplina esagerata e manesca imposta dalla scuola. Si tratta dunque sempre di una felicità “triste”, come confessa Raphina, quasi incredula di fronte a un ragazzo che per la prima volta è disposto ad amarla per davvero, per quello che è.
E’ prima di tutto un’assenza di amore e di stima, sperimentata già a partire dalle proprie famiglie, perennemente sull’orlo della disgregazione e della violenza, che caratterizza la sfortunata adolescenza dei nostri protagonisti.
L’insopprimibile bisogno di essere amati, di essere importanti per che ci è vicino, potrà essere sperimentato gradualmente proprio tra i componenti della band, che condivideranno non solo una comune passione e ideale, ma anche un’amicizia non convenzionale, in grado di compensare il vuoto dei rapporti familiari e e istituzionali.
Una unità che si spinge fino ad accogliere tra loro perfino il compagno di classe (apparantemente) più negativo, cioè il bullo, che viene ingaggiato ovviamente come buttafuori. In questo clima di ritrovata positività, anche il bullo, inizialmente lontano e ostile, senza nessuno scopo nella vita, se non distruggere le opere degli altri, troverà una sua ragione di vivere, oltre che una possibilià di rapporto con gli altri, prima completamente negata.
Nell’adesione a questa compagnia i ragazzi avranno così l’occasione per affermare il proprio desiderio, l’aspirazione a realizzare pienamente la propria umanità, desiderio che è invece censurato o nascosto nella maggior parte degli altri personaggi, rassegnati a un futuro segnato dal rischio disoccupazione e alcolismo.
Ma come viene risvegliato questo desiderio, questa positività?
Proprio qui sta forse l’aspetto più interessante e sorprendente della vicenda, perchè il desiderio di formare la band non parte paradossalmente dalla passione per la musica, ma nasce dal colpo di fulmine del protagonista per Raphina, cioè da un incontro totalmente imprevisto, ma sconvolgente, che fa scattare tutta la potenzialità e la positività della sua umanità, contagiando poi progressivamente e irresistibilmente gli altri compagni, anch’essi in ricerca di un ideale per cui spendere la propria vita e quindi già predisposti ad accogliere subito e senza obiezioni questa inaspettata opportunità di amicizia e di crescita personale.

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