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Forlì: Quando la fede spezza le catene

Incontro con Grégoire Ahongbonon

Il Centro Culturale "Don Francesco Ricci - La Bottega dell'Orefice" è stato tra gli organizzatori dell'incontro "Quando la fede spezza le catene", incontro con Grégoire Ahongbonon, fondatore dell'Associazione San Camillo.

Cronaca dell'incontro
A tanti alla fine dell’incontro con Gregoire Ahongbonon è venuto naturale pensare a Madre Teresa sentendo il racconto di quest’uomo che va in cerca dei più abbandonati tra gli abbandonati, i malati di menti, tenuti legati in catene, li libera, si prende cura di loro e dei loro corpi sofferenti e restituisce loro la dignità. Il perché lo dice subito: “non sono un medico e neanche un guaritore, vivo qualcosa che supera la mia persona, se sono qui è perché ho voluto cercare Gesù nei poveri. I malati mentali sono abbandonati e vivono una sofferenza incredibile e Gesù vuole venire in loro soccorso ma ha bisogno di qualcuno che lo faccia per Lui. E’ venuto a prendermi in un buco, ero come questi malati, ero sull’orlo del suicido e io che non sono niente, sono andato verso i malati e adesso sono loro che, a loro volta, vanno verso i malati e diventano anche direttori dei nostri centri: noi non siamo diversi dai malati di mente. Ci hanno messo in testa che sono pericolosi e questa è la loro sofferenza, sono come i lebbrosi di un tempo che venivano abbandonati”. Chiarita l’origine, Gregoire racconta come è sorto in lui questo sguardo. Nasce nel Benin e si trasferisce in Costa d’Avorio dove diventa riparatore di gomme, diventa benestante e si allontana da Dio e dalla Chiesa Cattolica in cui è stato battezzato. Improvvisamente comincia ad avere problemi e perde tutto, arriva all’orlo del suicidio e a vivere una vita da misero, abbandonato tutti. Ritorna alla Chiesa attraverso un missionario che lo accoglie e lo ascolta, come il figliol prodigo . Va ad un pellegrinaggio a Gerusalemme e lì chiede di mettere in pratica il Vangelo. Durante il pellegrinaggio il sacerdote dice che ogni cristiano deve trovare il modo di essere pietra viva e questo lo colpisce in profondità e inizia a chiedersi quel è la pietra che deve essere lui. Incontra, con gli amici di un gruppo di preghiera, dei malati completamente abbandonati (nessuno ti cura se non hai soldi) cominciano a lavarli e a cercare delle medicine. Alcuni muoiono, ma come persone umane. In quel momento capisce perché Gesù si identifica col povero e il malato e desidera di cercare Gesù nei poveri: carcerati, bambini di strada e poi i malati mentali, i dimenticati dei dimenticati, nudi nelle strade, che mangiano nelle pattumiere, considerati indemoniati e allontanati da tutti per paura (anche Gregoire, ammette, ne aveva). Passando per la strada vede un malato nudo che cerca cibo nella pattumiera e anche se aveva già visto quella scena tante volte, quel giorno è stato un modo di vedere diverso e si dice: “Gesù che io cerco nelle chiese è qui presente adesso, malato” e sente una voce: “se è Gesù, perché hai paura?”. Incontrandoli capisce che erano uomini, donne e bambini che volevano essere amati. Inizia portando loro cibo e acqua nelle strade, poi ospitandoli nella cappella di un ospedale e ad avere risultati che stupivano tutti fino a costruire un piccolo centro. Una volta viene chiamato in un villaggio dove c’è un malato di mente, gli dicono che è ormai in putrefazione ma lui vuole vederlo lo stesso. Era bloccato al suolo come Gesù in croce, con i vermi che uscivano dalla carne. Il ferro era ormai entrato nella carne ma riesce a liberarlo. Dopo essere stato pulito quell’uomo si rivolge a Gregoire e dice: “non so come dire grazie a Dio e a te, cosa ho fatto per meritare una tale sorte, posso ancora vivere?”. Dopo poco è morto, ma come un uomo. Da quel momento comincia ad andare nei villaggi a liberare altri malati. Cosa vuole comunicarci Gregoire? Che ognuno di noi deve avere uno sguardo nuovo su questi malati perché siamo noi che formiamo la loro sofferenza. Quell’immagine (l’uomo incatenato) è l’immagine della mia persona, di tutte le persone di questo mondo. E’ l’umanità che è incatenata finchè uno solo è incatenato. Ci invita ad aprire gli occhi: “quando vedo un uomo e una donna incatenata, se fosse mio figlio, potrei lasciarlo così?” A uno dei presenti che chiedeva come mai uno come lui non ha vinto il premio Nobel risponde: “il grande premio che chiedo è la vostra preghiera perché, non credo che libererò tutti i malati ma, se siamo uniti nella preghiera, molte catene potranno essere spezzate. Quello che desiderano è di essere accompagnati. E’ più facile vivere coi malati di mente che con chi pensa di essere sano. Dove voi siete, nella preghiera, ditevi che state facendo un’opera di liberazione da queste catene perché Dio cerca chi, dove e quando vuole per la sua opera. Non sono i grandi ricchi che si occupano dei poveri, Dio prende chi ha pochi mezzi. Non accuso nessuno, è una Grazia che non è data a tutti. Allora se senti che hai questa voglia di condividere rendi grazie al Signore. Comunque vivo qualcosa che non posso spiegarmi. Dio si occupa sempre dei Suoi poveri. Vogliamo cercare di organizzare tutto che è come mettere lo Spirito Santo in una bottiglia. Abbiamo fiducia in Dio, gente che si è affidata alla Provvidenza ha fatto grandi cose”.
La storia di Gregoire è raccontata nel libro “Gregoire. Quando la fede spezza le catene” di Rodolfo Casadei. Il ricavato della vendita andrà a supporto della sua opera.


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