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Forlì: Oltre il bosone di Higgs. Esplorare l'infinitamente piccolo

Incontro con Lucio Rossi

Il Centro Culturale "Don Francesco Ricci - La Bottega dell'Orefice" è stato tra gli organizzatori dell'incontro "Oltre il bosone di Higgs", le nuove tecnologie del CERN per esplorare l'infinitamente piccolo con Lucio Rossi, fisico del CERN di Ginevra.


Cronaca dell'incontro
Dopo l’incontro con Marco Bersanelli e l’esplorazione dell’infinitamente grande, nel Salone Comunale di Forlì circa 200 persone sono venute a incontrare il prof. Lucio Rossi che racconta la sua esperienza di scienziato che esplora l’infinitamente piccolo. La sua ricerca si svolge al CERN, una grande opera che è stata fatto dagli stati europei insieme. Si chiede il professore se oggi sarebbe ancora possibile: l’Europa deve riconoscere un bene più grande per costruire insieme. Come nelle chiese che vengono costruite nel tempo così è il CERN, un’opera comune che va avanti. Oltre al genio del singolo ci vuole la comunità che fa qualcosa che eccede il singolo.
Al CERN la ricerca parte dalle questioni di sempre, dalle grotte di Lascaux alla filosofia greca fino a oggi: da dove veniamo, dove stiamo andando (abbiamo un destino?), chi siamo? La scienza non dà risposte esaurienti, descrive uno spicchio per quanto importantissimo della realtà.
Da dove veniamo? Il big bang è l’origine del nostro universo ma non è l’origine del tutto (Hawking sosteneva essere un punto di passaggio), dell’essere delle cose dal nulla. L’energia in quel momento si è trasformata in energia e materia per cui adesso ci troviamo a studiare le particelle che si sono generate. La fisica moderna si occupa di capire di cosa siamo fatti, come quando i bambini rompono un orologio. L’acceleratore LHC del CERN serve a scoprire le particelle di cui siamo fatti, è un potentissimo microscopio (lo strumento è il modo con cui arrivo alla realtà, è fondamentale, come la ragione). Più vado nel piccolo più vado indietro nel tempo, perché vedo condizioni che esistevano solo all’inizio del big bang, un miliardesimo di secondo dal big bang. Gli acceleratori sono macchine per vedere indietro nel tempo! L’astrofisica e lo studio delle particelle (infinitamente grande e piccolo), entrambe vanno verso l’origine. All’interno di LHC onde fanno accelerare particelle che poi magneti potentissimi “tengono in pista”. Vengono accelerate fino alla velocità della luce, quando arrivano a quella velocità diventano più pesanti e si scontrano e “saltano fuori dei pezzi” che vengono visti da un oggetto che si chiama rivelatore. Così è stato scoperto il bosone di Higgs.
La conoscenza interessante è quella indiretta: il bosone di Higgs vive un miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo, non c’è possibilità di vederlo in maniera diretta! E’ come capire, interrogando dei ragazzi, chi erano i loro nonni: così si può arrivare a una conoscenza, mettendo insieme tutti gli elementi e trovando l’unica ragione che li mette insieme tutti. Ed è così che si conosce nella vita, sostiene Rossi, come è certo che ci sia la Nuova Zelanda senza esserci mai stato. Noi conosciamo più dei nostri padri ma abbiamo più domande, è un libro che non si chiude mai, trovato il bosone di Higgs nascono nuove domande. Ad esempio il bosone di Higgs spiega la materia che però è il 5% di quello che c’è nel mondo (il resto è materia oscura e energia oscura). Ci sono più cose in cielo e in terra Orazio che nella tua filosofia! Rispondendo a una domanda ne apriamo un’altra ma la cosa incredibile è che queste domande sono comprensibili (come diceva papa Benedetto). Mistero non vuol dire che una cosa non c’è ma che per ora non riusciamo ad afferrarla. Ad esempio la teoria della supersimmetria piace molto agli scienziati perché mette insieme tante cose ma per ora non c’è riscontro nella realtà.
Il professore passa ad illustrare il futuro del CERN oltre il bosone di Higgs, LHC ad alta luminosità per vedere ancora meglio, per vedere meglio il bosone di Higgs, per capire la direzione dove andare. Perché andare avanti, si chiede Rossi? Perché la realtà ci attira, lavoriamo per i nostri figli e nipoti, questo è il bello delle cattedrali. Solo se si ha uno scopo si riesce a lavorare così a lungo termine.
Al CERN sono nate tante cose che fanno parte della nostra vita come il web che è l’esaltazione della comunicazione (ma una persona, si chiede, cosa comunica se non ha niente da dire?). Oppure l’antimateria che non sappiamo bene cos’è ma esiste e la usiamo (ad esempio è alla base della PET).
Bisogna innovare, fare cose nuove perché siamo attirati dalla bellezza di quello che abbiamo intorno prima ancora che dall’utilità. L’industria delle candele, anche raffinata al massimo non avrebbe portato alla luce elettrica.
Al CERN non erano certi che esistesse il bosone di Higgs, ci devi mettere la tua fatica, il tuo lavoro e il tempo, siamo alla mercè di qualcun altro che richiede però il nostro lavoro.
Il dato è qualcosa che non dipende da noi ma che c’è, poi il passaggio per capire se il dato è donato è un passaggio personale. La “teoria del tutto” fa sorridere, tante volte gli scienziati nella storia pensavano di avere trovato tutto, ma la realtà ci eccede, non c’è mai il tutto.
Il professore conclude riprendendo quanto affermato all’inizio: ho visto scienziati andare contro l’evidenza pur di affermarsi. Perché il singolo si affermi deve accettare di mettersi insieme agli altri, ci vuole la comunità. Di Milano quello che rimane è la cattedrale. Un ambiente che non riesce a riconoscere valore al singolo non va bene, ma allo stesso modo per realizzarti devi essere con gli altri (anche i tuoi competitori!) e lo puoi fare solo se riconosci un bene più grande: la condivisione della conoscenza non fa perdere niente ma diventa un di più. Se una cosa non è fatta per la mia soddisfazione “non ci gioco” non è possibile senza l’altro.


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